Bonzi

Da EFL - Società Storica Lombarda.
Spreti vol. II, p. 126
Stemma Bonzi o Bondi (Stemmario Camozzi n. 344)

Antica famiglia che risulta originaria di Dossena in val Brembana, forse derivata dall’importante famiglia Bonghi, feudatari a Dossena e dintorni. Un ramo importante dei Bonzi da molti secoli risulta trasferito a Crema. Nel 1450 Fachino Bonzi, impresario di barche sul fiume Serio, si adoperò attivamente per la Serenissima e ne ebbe diritto perpetuo di pesca sul fiume. Nel 1694 i Bonzi ebbero poi da Venezia investiture feudali sul detto fiume e titolo di conte.

Componenti della famiglia Bonzi nel 1690 risultano nella confraternita dei Bastagi di Venezia (Milizia de Mar): tra le parentele brembane, specialmente di Dossena, figurano in quella data i nomi Astori, Omacini e Bonzi detti anche Bonci con Francesco di 22 anni e Menegi di 27. Erano anche nell’analoga Compagnia dei Caravana a Genova, che era di esclusivo appannaggio dei maschi brembani. Per acquisire il diritto di appartenenza alla Compagnia gli uomini mandavano a partorire le mogli nel paese d’origine. Nel 1738 la famiglia fu ascritta al Maggior Consiglio di Crema. Il conte Orazio, fervente democratico, partecipò nel 1802 ai Comizi di Lione dove era presente come delegato anche l’avvocato Antonio Bonzi, bergamasco, che era docente di diritto civile al Collegio Mariano di Bergamo e ivi collega di Mascheroni. Studioso degli antichi statuti, fu autore di un trattato di diritto Municipale, traduttore di Cicerone, e anche poeta. Morì a Lione nel 1802 a circa 60 anni. Lasciò alle scuole della Misericordia 3000 volumi che nel 1825 ca. passarono alla Biblioteca Civica Angelo Mai, dove v’è un suo busto.

In tempi recenti la famiglia si diramò molto, anche negli USA. È particolarmente ricordato per il suo coraggio e le sue iniziative il conte Leonardo (1902 † 1977), Medaglia d’Oro, Medaglia d’Argento e medaglia di Bronzo al Valore Aeronautico, quattro medaglie d’Argento al Valor Militare.

[GPA, feb 2008]


Genealogia

Genealogia Bonzi

Stemmi

ARMA: Inquartato: al 1° e 4° d’oro alla croce di verde: al 2° e 3° campo di cielo: nel punto sinistro del capo un lago, uscente dall’angolo, nell’angolo sinistro delle punte una roccia, che si stende sino al capo, piantata di tre alberi e scendente in sbarra: la roccia accompagnata verso la punta ed a sinistra da un lago, contornato da tre alberi con un fiume, scorrente in banda dall’angolo sinistro del capo, all’angolo destro della punta, con un’isola di terra attraversante, il tutto al naturale.

CIMIERO: Una vasca ripiena d’acqua, dalla quale è nascente un putto di carnagione inginocchiato, col braccio destro al petto ed il sinistro sul ginocchio sinistro.

Storia

Personaggi

Dimore

Crema e Milano.

Iconografia

Ritratti e dipinti

Archivio fotografico

Fonti

Presso la Biblioteca Civica 'A. Maj' di Bergamo sono conservate le pergamene relative alle seguenti persone (per maggiori dettagli vai al sito):

Bonzi Pasino di Giovanni d. Bretta, di Dossena, 1495 perg 1125

Bonzi Zambono fu Giovanni, di San Gallo, 1464 perg 3296

Bibliografia

Vittorio Spreti, Enciclopedia storico-nobiliare italiana, Milano, 1928-32, vol. II, p. 126:

Famiglia ascritta al Maggior Consiglio di Crema nel 1738. FACCHINO, impresario di barche del Serio, si adoperò vivamente a favore della Serenissima: con dogale veneta del 1450 ebbe per sé e discendenti in perpetuo il diritto di pesca sul fiume predetto ancora goduto dalla famiglia. Nel 1694 i Bonzi ottennero da Venezia, mediante sborso di ottocento ducati, l’investitura della giurisdizione sul Serio con prerogativa feudale nonché il titolo comitale. ORAZIO, fervente democratico, partecipò ai Comizi di Lione nel 1802. I Bonzi con sovr. risoluz. 9 aprile 1836 ottennero la conferma della nobiltà e del titolo comitale. Sono iscritti nell’Elenco Ufficiale col titolo di «conte» per m. e di «nobile» per mf. in persona di: ANTONIO, di Francesco, di Leonardo. Fratelli: Elena, Laura Valeria in Garbati, Antonia, Carolina, ALDO, di Giuseppe, di Leonardo. Fratelli: Jole in Premoli, Amalia in Bissaccani, CLITO, ENZO, IRO, Maria in Fadini, Rina in Premoli, ERCOLE. Figli di IRO: GIUSEPPE, LEONARDO, ADOLFO.

Cfr. BENVENUTI, Dizionario ecc., p. 71 seg.

a. g. [Alessandro Giulini]

Ivi, Appendice, Milano, 1935, vol. I, pp. 397-398:

Il Racchetiti nella «Storia Genealogica» delle famiglie nobili cremasche, inedita, e che si trova nella Biblioteca Municipale di Crema, ne riassume la storia così: «Famiglia di barcaioli, antichissima in tal mestiere. Il primo nominato nelle genealogie si è un ERCOLE, il quale viveva al cominciare del 600. PACHINO Bonzi, cittadino Cremasco, con una grande barca o come era chiamata nave con la quale faceva il viaggio di Venezia, partendo da Montodine o poco di sotto dove il Serio sbocca nell’Adda, condusse gli oratori mandati a Venezia per congratularsi col nuovo Principe Cristoforo Moro, ed essendosi adoperato perché la Città di Crema cadesse sotto il dominio dei veneziani venne da Francesco Foscari, Doge di Venezia, con ducale del 28 marzo 1450, investito del diritto di pesca nel fiume Serio. Con altra ducale del 10 febbraio 1511 il Doge Leonardo Loredano riconfermava tale diritto alla famiglia Bonzi pei meriti di BERNARDINO, il quale non degenerando dalle ottime tradizioni degli antiqui della famiglia sua, per le qualità che meritano dalla Signoria larga dimostrazione di gratitudine, non aveva dubitato di esporre a beneficio dello Stato e periclitare la vita sua cosicché dai nemici era stato crudelissimamente squartato». Nel 1694, 11 febbraio, il Doge Silvestro Valier, richiamando le benemerenze della famiglia verso la Repubblica, mentre confermava l’esclusivo diritto di pesca dei pesci e dell’oro nel fiume Serio alla famiglia Bonzi in perpetuo, li investiva del titolo di Conte, iscrivendoli al Libro Aureo dei titolati. Il titolo venne poi sempre riconosciuto e confermato da tutti i Governi che si succedettero nel Lombardo-Veneto. Con Decreto 23 giugno 1929 furono apportate alcune modificazioni all’antica e originaria descrizione dello stemma gentilizio che venne così formulata e trascritta nei registri della Consulta Araldica il 24 giugno 1929, e come pubblicato nel Vol. II, a pagina 126: «Inquartato: nel 1° e 4° d’oro, alla croce di verde; nel 2° e 3° campo di cielo al paesaggio obliquamente percorso da destra a sinistra da un fiume nel cui mezzo scorgesi un’isola, dall’angolo superiore sinistro si scorge un lago da cui partono dei gruppi di rupi coperte di piante e di cespugli e che si estendono fino al letto del fiume, alla destra di questo poi, si presenta di bel nuovo un piccolo lago rotondo circondato da tre piante e dall’angolo destro inferiore si innalzano lungo tutta la tratta inferiore del quadrato fino al letto del fiume, delle rocce coperte di piccole macchie. Lo scudo sarà, pei maschi, fregiato di ornamenti comitali col cercine e gli svolazzi di verde e d’oro. Cimiero una vasca tonda ripiena di acqua, al naturale, nel cui mezzo sorge un putto ignudo con la destra sul petto, e per le femmine, degli ornamenti speciali femminili e nobiliari». Sono iscritti nel Libro d’Oro della Nob. Italiana e nell’Elenco Uff. Nob. Ital. 1933, coi titoli di Conte (m.), Nobile (mf.), in virtù del D. C. G. di Riconosc. 23 giugno 1929: ANTONIO, di Francesco, di Leonardo. Figli: GIANFRANCO, Luisa e. Ida. Fratelli: Elena ; Laura ; Valeria in Garbati; Antonia; Carolina. GIUSEPPE, di Leonardo, n. 14 novembre 1830, morto 17 maggio 1894, spos. 14 ottobre 1851 con Ida Albergoni. Figli di Giuseppe: ALDO, n. a Crema 16 ottobre 1852 (celibe), residente in Aldo Bonzi, provincia di Buenos Aires in Argentina; Amalia, n. a Crema 29 gennaio 1858, spos. ivi nel maggio 1882 con Antonio Bissacani, vedova il 22 agosto 1909; ENZO, n. a Crema 18 dicembre 1862 (celibe), Colonnello nella Riserva; IRO, Avvocato, n. ivi 16 marzo 1865, spos. a Milano 11 agosto 1900 con Sarina Nathan; Maria, n. a Crema 5 aprile 1867, spos. ivi 12 maggio 1889 col Nob. Ing. Orazio Fadini, ved. il 10 settembre 1895; Rina, n. a Crema 5 luglio 1871, spos. ivi 24 aprile 1892 col Conte Giulio Premoli, ved. il 28 dicembre 1921; ERCOLE, n. a Crema 27 agosto 1873, spos. alle Isole Hawaii il 15 sett. 1903 con Alice Spalding e residente a Pasadena in California. Figli di Iro: LEONARDO, n. a Milano 22 dicembre 1902; Alda, n. a Cisano Bergamasco (La Guarda) 5 settembre 1907; Luisa, n. ad Acquafredda (Brescia) 5 ottobre 1912. Figli di Ercole: GUGLIELMO, n. a Kealia (Hawaii) il 25 giugno 1904, spos. a Pasadena (California) 16 aprile 1929 con Helen di Edward Mumford Fowler da Pasadena, da cui: TEDDIE, n. a Pasadena nel 1931; FEBO, n. a Fogliano (Varese) 27 settembre 1906; Ida Maria, n. a Milano 5 novembre 1912; Maria Alice, n. ivi 25 dicembre 1914. (Queste ultime due figlie di Ercole, non sono ancora iscritte nell’Elenco Ufficiale).

v. s. [Vittorio Spreti]


AA.VV., Cognomi e Famiglie del Bergamasco. Dizionario illustrato. Supplemento a “L’Eco di Bergamo”, Bergamo, Ottobre-Novembre 2000, pp. 43-44:

Secondo l’interpretazione più attendibile storicamente, il nome della famiglia Bonzi deriverebbe dall’attività di servitori esercitata dai componenti a favore del nobile casato Bonghi o Bongis di Bergamo. Durante il periodo medievale la potente famiglia, proprietaria di palazzi e torri in Città Alta, godeva anche di diritti feudali sul territorio di Dossena, che molto probabilmente governava con l’aiuto di abitanti del posto. E’ allora plausibile che il cognome Bonzi possa derivare dalla famiglia cittadina Bonghi o Bongis, nel senso di servitori dei feudatari. La culla della stirpe andrebbe così ricercata nel paese della valle Brembana, o comunque in zone limitrofe, quali San Gallo, oggi frazione di San Giovanni Bianco. Componenti della famiglia Bonzi compaiono poi nell’elenco della Compagnia dei Bastazi nel porto di Venezia e nell’analoga Compagnia dei Caravana a Genova, addetta al carico e allo scarico delle merci nel porto. Costituita nel 1340, la Compagnia dei Caravana, grazie ad un privilegio che restò valido fino al 1848, diventerà di esclusivo appannaggio dei maschi brembani. Per acquisire il diritto di appartenenza alla Compagnia gli uomini mandavano a partorire le mogli nel paese d’origine.

Nella Compagnia dei ventiquattro Bastazi a Venezia sono invece elencati in un documento del 1690 vari componenti della famiglia Bonzi, quali Paolo, Antonio, Jacopo, Francesco e Menego. Nella storia del casato vanno ricordati Antonio, dottore di Bergamo, fautore delle idee rivoluzionarie francesi, e autore del piano di giurisdizione criminale della città; un altro Antonio, giurista, insegnante al collegio Mariano di Bergamo all’inizio del secolo XVIII, e Antonio Mauro, sacerdote del XVIII secolo.

Il nome della famiglia Bongis potrebbe derivare a sua volta da Bongiovanni, composto da buon e Giovanni (con valore augurale o qualitativo), o da Bonci, cognome toscano alla cui base sta il nome boncio, derivato da Barone. Nel Bergamasco si contano 302 famiglie Bonzi, presenti in particolare a San Giovanni Bianco e San Pellegrino Terme; in Italia 864.

Ricchezze dal porto di Genova.

Furono la gran povertà del territorio e il desiderio di migliorare la loro condizione a spingere nel ‘300 molti montanari bergamaschi a cercar fortuna a Venezia e a Genova; gli storici aggiungono che in quel periodo l’esosità fiscale dei Visconti era divenuta insopportabile, mentre gli scontri tra le fazioni dei guelfi e dei ghibellini rendevano più che mai insicura l’esistenza. Una delle principali possibilità di lavoro per questi uomini rotti a tutte le fatiche furono i porti, dove furono impegnati in lavori di facchinaggio, distinguendosi per abilità e capacità organizzative fino ad ottenere l’esclusiva con la Compagnia dei Caravana a Genova e quella dei Bastazi a Venezia. In particolare, nel porto ligure, per un privilegio derivante dalla tradizione e per successivi riconoscimenti dell’autorità genovese, furono gli uomini della valle Brembana ad avere l’esclusiva dell’importante servizio. Come del resto fecero in epoca successiva gli emigranti, i caravana brembani, che avevano una loro divisa consistente in un grembiule turchino (“scossàl”) lungo fino alle ginocchia, mandavano a casa il frutto del loro lavoro. Si calcola che ancora nel Seicento alle famiglie brembane arrivassero da Genova circa 12.000 ducati all’anno.

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