Calepio

Da EFL - Società Storica Lombarda.
Spreti, Vol. II, p. 245
Spreti, App., parte I, p. 471
Stemma dei Capitani da Caleppio (Stemmario Camozzi n. 522)
Stemma di Ursina Calepio, moglie di Girardo Lupi, nella sala quattrocentesca del Castello di Cenate
Medaglione della sala quattrocentesca del Castello di Cenate, raffigurante forse Ursina Calepio

Calepio era luogo di grande importanza già in epoca romana e nel più lontano medioevo antica Pieve, come testimoniano anche il prezioso palazzetto d’epoca carolingia e il grande castello dei conti.

Da lì prese poi il nome una delle più antiche e famose famiglie bergamasche: i conti di Calepio, che l’abate G. B. Angelini elenca tra i casati che “ai posteri si consegna alla memoria”, frase ricordata da B. Belotti.

Il capostipite risulterebbe Gisalberto, nato nel 918 ca., che però doveva appartenere ancora a quel ramo dei de’ Martinengo che solo nel XII secolo tramuterà il nome in quello di conti di Calepio. (Egli è citato da Valeria Bettoni nella sua relazione al Convegno del 2002, richiamando l’imponente riordino dell’archivio Calepio fatto da G. Franco Alessandretti).

Dice Lelio Pagani:

“Il nome porta al luogo con il quale i Conti intrecciano la maggior parte della loro vicenda; e il luogo offre condizioni precise: Calepio, uno dei perni della struttura territoriale antica bergamasca, non senza significato nei tempi romano e altomedievale, citato come “castrum” in documenti del X secolo, presto sede di pieve. Complessa, storicamente, la questione dell’innesto della famiglia “Calepio” sui luoghi, così come complesse sono le vicende dei suoi rapporti con Bergamo e con Brescia. È acquisito tuttavia che essa costituisce un ramo dell’importante famiglia “De Martinengo” la cui presenza nella Valle Calepio è attestata a partire dal secolo X. In documenti del secolo XII alcuni membri di tale famiglia sono espressamente designati come “de Calepio”. Merita di essere segnalata l’”oratio” che l’umanista Giovanni Michele Alberto Carrara compose in occasione delle nozze di J. Petri de Vicomercato Cremensis et Helisabeth Comitis Nicolini de Calepio Filiae, esempio di un elegante lavoro di “ricostruzione” e forse per alcuni aspetti di “costruzione” delle origini della famiglia. Ivi tra l’altro si sostiene con tono altamente elogiativo: “Nata est simul cum Civitate nostra Gentilitas Calepiana, cum ea crevit, cum ea effloniit. Nulla est de temporibus priscis historia, quam res gestae Calepianorum non reddant illustriorem. È da osservare che la ricerca di documentazione estesa ai periodi più antichi e il tentativo di comporre una relativa cronologia essenziale sono ampiamente attestati dallo stesso Archivio Calepio, nelle carte riguardanti appunto la “Storia della famiglia”. Si pensi per esempio al ricco plico - nelle carte del famoso Conte Pietro - dedicato alla storia della famiglia avanti il 1370 (su di esso potrebbe utilmente basarsi un tentativo di interpretazione critica del problema).

Il ramo principale termina nel 1828 con la morte di Maria Ester, figlia di M. Antonio ed Emilia Martinengo, il secondo si stacca con Trussardo II, figlio di Nicolino, fratello di Andrea e nipote del famoso Ambrogio. Vi emergono Pietro, nato nel 1693, figlio di Orazio e di Maria Stampa, critico e letterato, che sposò Caterina Colleoni. Suo nipote Pietro (1762 † 1834) uomo politico di idee filorivoluzionarie, cisalpino e massone, sposò Teresa Stampa e ne ebbe quattro figli: il primogenito Trussardo (1784 † 1842) sposò Luisa Pirola, mentre gli altri non ebbero discendenza. Galeazzo Orazio (1789 † 1871) ne fu l’ultimo rappresentante.

Un terzo ramo importante, quello dei Calepio di Cologno, si era staccato nel XVI secolo con Gian Battista e si estinse con Anna Maria Calepio Ricotti († 1909), che istituì una Pia Fondazione, mentre il cugino conte Giuseppe Maria adottò il nipote conte Luigi Martinoni, che unì al suo già prestigioso nome quello dei Calepio.

Oltre a qualche fronda sparsa, Trussardo, Nicolino, Ambrogio, i due Pietro e altri personaggi sono più dettagliatamente presentati nelle apposite schede.

Dedico dal compianto Prof. Pagani, questo tentativo di sintesi tra le varie fonti, che si ripromette di facilitare il compito di chi si cimenterà nell’ardua impresa di fare chiarezza in questa intricata matassa di nomi, di fatti e di date.

Al complesso albero genealogico che viene riportato poi nell’apposito capitolo sembra opportuno premettere alcune considerazioni esplicative di questo provvisorio tentativo di inquadrare le diramazioni della famiglia Calepio. Vengono utilizzate varie fonti cercando di integrare i dati sulla base di un albero fornitomi dall’amico G. Maria Suardo che è più comprensibile di quello, di altra mano, che c’è nella “Storia di Bergamo “del Belotti (edizione 1959). Altra fonte, oltre al citato lavoro di Valeria Bettoni e Franco Tironi vi è quello da A. Fumagalli (p. 114 “S. Agostino di Bergamo”). Non ho potuto sin ora attingere alla Genealogia del Tiraboschi e all’archivio Calepio riordinato con imponente impegno dal Dott Gianfranco Alessandretti.

[GPA gen 2008]


Genealogia

Genealogia Calepio

Stemmi

ARMA: di rosso al leone d’oro:

Alias: D’oro alla fascia di nero. (Ricon. D. M. 20 luglio 1905 al Conte GIUSEPPE, di Camillo, di Giuseppe).

Stemmi famiglia Calepio

Storia

Personaggi

Frate Ambrogio da Calepio

Dimore

Cologno al Serio e Roma.

Iconografia

Ritratti e dipinti

Archivio fotografico

Fonti

Presso la Biblioteca Civica 'A. Maj' di Bergamo sono conservate le pergamene relative alle seguenti persone (per maggiori dettagli vai al sito):

Calepio (conti di) Alessandro fu Cristoforo, 1502 perg 0137

Calepio (conti di) Furgulo (eredi di -), 1560 perg 0029

Calepio (conti di) Giovanni, 1566 perg 1036

Calepio (conti di) Giovanni fu Cristoforo, 1502 perg 0137

Calepio (conti di) Girolamo, 1560 perg 0029

Calepio (conti di) Monica fu Furgulo, 1560 perg 0029

Calepio (conti di) Natale fu Furgulo, 1560 perg 0029

Calepio (conti di) Nicolino, canonico Cattedrale Bergamo, 1502 perg 0137

Calepio (de) Bergamino fu Giovanni d. Mazuchellus, di Bergamo, 1338 perg 1588

Calepio (de) Giacomo di Pasino, notaio, 1475 perg 0958

Calepio Aloisio fu Bernardino, 1546(+) perg 0258

Calepio Bernardino, 1506 perg 1281

Calepio Francesco fu Venturino, 1546 perg 0258

Calepio Giacomo, 1501 perg 1781 0B

Calepio Giacomo di Pasino, notaio, 1469 perg 1132

Calepio Giovanni Giacomo fu Venturino, 1546 perg 0258

Calepio Giulio, canonico e vicario generale del vescovo di Bergamo, 1543 perg 1679

Calepio Venturino fu Giacomo, 1452 perg 007


Conti di Calepio (dei) Nicolino, ministro Ospedale Grande, 1461 perg 0740

Conti di Calepio (dei) Nicolino, ministro Ospedale Grande, 1461 perg 0741

Bibliografia

Vittorio Spreti, Enciclopedia storico-nobiliare italiana, Milano, 1928-32, vol. II, p. 245:

CALEPPIO.

Famiglia bergamasca, investita del titolo comitale di Calepio dall’imperatore Federico Barbarossa ed ebbe dal doge di Venezia Francesco Foscari la giurisdizione della valle Caleppiana che venne poi riconfermata da Luigi XII re di Francia, nel 1509. Conta fra i suoi personaggi: NICCOLINO comandante dei Comuni delle riviere bergamasca e bresciana e quel GIACOMO autore del noto dizionario Calepino.

GIUSEPPE nel 1905 ottenne il riconoscimento del titolo comitale e l’iscrizione nel Libro d’Oro della nobiltà italiana.

La famiglia è iscritta nell’Elenco uff. nob. in persona di detto Giuseppe di Camillo, di Giuseppe, delle sorelle: Maria in Martinoni e Luisa in Ghislotti; nonché la cugina Maria, di Andrea, di Camillo, in Ricotti.

v. s. [Vittorio Spreti]

Ivi, Appendice, parte I, p. 471:

È inoltre iscritto nell’Elenco Uff. Nob. Ital. 1933, col titolo di Nobile (mf.): GUIDO, di Achille, di Guido.

v. s. [Vittorio Spreti]


AA.VV., Cognomi e Famiglie del Bergamasco. Dizionario illustrato. Supplemento a “L’Eco di Bergamo”, Bergamo, Ottobre-Novembre 2000, p. 53:

Antico casato bergamasco, di cui oggi rimangono solo poche famiglie. Secondo gli storici furono i Martinengo, proprietari del castello di Calepio, intorno al 1240, a prendere il cognome poi rimasto anche nelle successive generazioni. La fortezza, situata in posizione strategica sul fiume, ebbe un ruolo rilevante nella lotta fra i Visconti e la Serenissima. La famiglia patteggiò sempre per la Repubblica di Venezia andando incontro a feroci rappresaglie da parte dei Visconti. Trussardo Calepio, che negli scontri del 1427 appoggiò l’esercito veneziano e fu fautore della Serenissima in Valtellina e in valle Camonica, ebbe la giurisdizione di tutta la valle di Calepio. Più tardi la famiglia venne investita del feudo della valle Calepio. Famoso esponente del casato fu frate Ambrogio da Calepio, vissuto nel XV secolo e autore di un dizionario di latino conosciuto poi come “calepino”.

Secondo l’elenco telefonico non risulta nella nostra provincia la presenza di famiglie Calepio. In Italia sono esistenti ancora 8 nuclei di questo antico casato: a Cassine e Castelnuovo Bormida (Alessandria), a Somma Lombardo (Varese), a Sgurgola (Frosinone), a Lissone (Milano), a Fano Adriano (Teramo) e due a Roma.


http://www.treccani.it/enciclopedia/calepio_(Dizionario-Biografico)/

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