Canonico Giovanni Pesenti

Da EFL - Società Storica Lombarda.

(2 settembre 1664 † 9 giugno 1759)

[Genealogia]

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Figlio di Vincenzo Pesenti e di Maria Brembati.

Giovanni Raggi. Ritratto del Canonico Giovanni Pesenti". Olio su tela (cm 90x71) Paladina (fraz. Sombreno, Bergamo), collezione privata

Di questo importante personaggio della famiglia Pesenti sappiamo purtroppo solo quanto basta per renderci conto che meriterebbe d’essere molto meglio conosciuto. Orfano a tredici anni ed in modo tragico della madre C.ssa Maria Brembati, fu privato dalla stessa tristissima fatalità della presenza del padre Vincenzo. Egli era il maggiore dei fratelli sopravvissuti, di Giuseppe (1668+1716) che continuerà la famiglia e delle due sorelle: Elena 1666 +…… (suor Laura Benedettina) e Giulia 1671+… che sposerà il C.te Giulio Lupi, mentre i fratelli Giuseppe (1664+1666), Alessandro (1670+1671) come la prima sorella Elena (1661+1663) erano morti infanti. Essi dopo il bando del padre nel ‘77 ebbero non poche difficoltà finanziarie e furono assistiti dagli zii paterni Gio. Battista e Giacinto . Abbracciò la carriera ecclesiastica e fu uno dei Canonici del Duomo di Bergamo negli anni in cui questo importante monumento ebbe la sua più significativa e laboriosa veste artistica. Uomo di indubbia cultura, raccolse e continuò seppur in altro modo, la tradizione del prozio Giovanni Paolo (1579+1658) viaggiatore instancabile e scrittore dalla Peregrinatio Jerosolamitana, ed ancor prima di Padre Eliseo, cappuccino eruditissimo in greco ed ebraico, ma anche dal nonno materno Ottavio Brembati. Mecenate e intenditore d’arte, specie di pittura, Egli ebbe significativi contatti, documentati da un ricco epistolario, con importanti pittori da Sebastiano Ricci, al Pollazzo al Raggi. Raccolse una collezione di quadri di grande interesse e qualità (1767 inventario dei suoi beni). Di questa raccolta restavano ancora pregevoli opere, oltre un secolo dopo, quando fu inventariata la quadreria del suo bisnipote C.te Pietro Pesenti (1771+1826) patriota Cisalpino, che pur era stata gravemente saccheggiata al tempo della invasione degli Austro-russi del 1798. Ebbe un ruolo fondamentale nella costruzione della nuova chiesa Parrocchiale di Sombreno e nella committenza dei relativi quadri. Di lui v’è un bellissimo ritratto in tarda età che ne esprime felicemente lo sguardo profondo e nel contempo vivido. È anche ritratto come offerente nella grande tela sull’altare maggiore della Parrocchiale di Sombreno. Nel 1755 aveva costituito una primogenitura

È molto probabile che fosse lui il Giovanni Battista Pesenti padrino di cresima nel 1704 del violinista Pietro Antonio Locatelli (parrocchia di Sant’Agata)

Comunicazione di Alessandro Cont, 25 settembre 2005: Spesso i ritratti settecenteschi non sono contrassegnati da una iscrizione identificativa. Di solito, comunque, i canonici bergamaschi di quel secolo si facevano raffigurare con la cappa magna color viola risvoltata di nero sulla spalla sinistra, con il rocchetto bianco decorato a pizzi e con l’abito talare nero al di sotto di quest’ultimo (si veda, in merito, il ritratto di Giovanni Pesenti eseguito da Raggi e oggi nella villa Pesenti di Sombreno). Talvolta, invece, venivano rappresentati con il solo talare (come nella pala d’altare di Polazzo sempre a Sombreno) o con l’abito ‘corto’ cosiddetto ‘di campagna’ che normalmente associamo ai ritratti degli ‘abatini’ settecenteschi (cfr. il ritratto ghislandiano del sacerdote Carminati presso la Cattedrale di Sant’Alessandro). Queste caratteristiche potrebbero contribuire a una identificazione.

Dalla scritta in basso a sinistra, un po’ consunta, forse apposta in un secondo tempo, pare di poter decifrare: «IOANNI PESENTI O.C.R. / QUI VIXIT ANN. XCV / ET SIBI / POSTERISQ. OPTIME MERIT. / DONATUS FRATRIS NEPOS/ANN. MDCCLX». (La terza riga è la meno leggibile). Dal contesto si ricava che il canonico Giovanni Pesenti visse 95 anni e che morì nel 1760. Ci induce a far rientrare nel catalogo di Giovanni Raggi il presente ritratto, dopo averne espunto la tela della chiesa di Sombreno, in cui compare l’effigie dello stesso personaggio, il fatto che la piccola tela non può essere riferita, come la pala, ai modi di Francesco Polazzo (cui del resto non si riconoscono episodi ritrattistici in Bergamasca) e più, perché questo modo scabro di tratteggiare la mano, e di indagare impietosamente la decadenza dentro le profonde rughe del viso, nonché il modo tutto particolare di rendere la tattilità della fattura del pizzo fanno sentire la presenza di Giovanni Raggi. L’opera è inedita e priva di letteratura. Si tratterebbe dell’unica commissione affidata al Raggi da parte della famiglia del suo antico e primo protettore e mecenate, appunto il conte canonico Pesenti, grazie all’aiuto del quale egli aveva potuto frequentare a Venezia la bottega del Tiepolo. Vista l’età dell’effigiato si può quasi con certezza suggerire che il motivo di tanto interesse del Pesenti per il giovane promettente Raggi, forse risiedette nel fatto che il canonico del duomo dovrebbe avere ben conosciuto e ammirato il nonno suo Pietro Paolo (attivo proprio nella cattedrale di Bergamo nel 1703) e avere nel contempo soppesato l’inutilità di lasciare Giovanni affidato alle sterili cure del padre Agostino, figlio, artisticamente nullo, di Pietro Paolo. (Da: I pittori Bergamaschi – Il Settecento III. A cura di Fernando Noris, p. 66. Immagine in bianco e nero, p. 90)


Inventario dei quadri del canonico Giovanni Pesenti


Pesenti 14b Canonico Giovanni 2 (piccola).jpg
Francesco Polazzo. Pala maggiore della chiesa dei Santi Fermo e Rustico, parrocchia di Sombreno
Il Canonico Giovanni Pesenti ritratto come offerente nella grande tela sull’altare maggiore della Parrocchiale di Sombreno
Vittore Ghislandi (Fra' Galgario) Ritratto di prelato (Canonico Giovanni Pesenti). Coll. privata