Castello di Cenate Sotto - CAPPELLA DI SAN FRANCESCO SAVERIO

Da EFL - Società Storica Lombarda.

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Gabriele Medolago – Francesco Macario, IL CASTELLO DI CENATE SOTTO E LA FAMIGLIA LUPI, pp. 110-112:

Nel 1718 Corrado e Carlo Lupi, zio e nipote, dopo aver trasformato la propria abitazione di Cenate in un palazzo “moderno”, decisero di dotarlo anche di un oratorio privato. Ne chiesero quindi facoltà alla Santa Sede, esponendo come nella parrocchia di Cenate si trovasse ab immemorabili il castello Lupi, situato in collina, distante dalla parrocchiale, con una strada scoscesa ed alpestre ed a volte quasi impraticabile in quanto rovinata dalle acque correnti quando pioveva, che spesso era stata sistemata ma inutilmente. In origine il castello apparteneva ad una sola famiglia, ma poi per divisioni era pervenuto a tre, che soggiornavano in tre case contigue ed unite, la prima di Corrado e Carlo, zio e nipote, la seconda di Cesare, la terza dei fratelli Giovanni Battista e Vittorio. Nessuna aveva un oratorio privato e la concessione sarebbe andata a beneficio anche delle altre due famiglie che vi avrebbero potuto sentire Messa, in tutte le famiglie vi erano delle gentildonne per le quali era scomodo recarsi alla parrocchiale. L’oratorio avrebbe potuto anche dare motivo di maggior unione e pacificazione delle famiglie, dato che per lungo tempo vi erano state gravissime inimicizie fra il padre di Corrado, cioè il fu Vittorio, e le altre due famiglie, anche se al momento vi erano fra loro unione e buona corrispondenza.

Il 2 luglio il cardinal Fabio Olivieri chiese al cardinal Pietro Priuli, vescovo di Bergamo, di prendere le debite informazioni ed inviargliele. Questi esaminò due testimoni nella cancelleria episcopale: il 16 agosto Innocenzo fu Carlo Rossi, di 57 anni, nato e cresciuto a Cenate, possidente, ed il 17 il nobile Antonio fu nobile Vincenzo Terzi di 54 anni, che fra l’altro era intervenuto nelle liti della famiglia Lupi come avvocato ed il 20 rispose confermando quanto scritto dai Lupi. Dallo scritto si apprende che la casa di Corrado e Carlo era divisa da quella di Cesare solo da un muro, quella di Giovanni Battista e Vittorio era separata dalla altre due dalla strada.

Non abbiamo più notizie sulla questione fino al 13 agosto 1739 quando Clemente XII inviò un Breve da Roma presso Santa Maria Maggiore a Corrado Lupi concedendo di far celebrare nell’oratorio della sua casa di campagna, previa visita e licenza dell’Ordinario, eccettuati i giorni di Pasqua, Pentecoste, Natale ed altre solennità. La concessione riguardava Corrado ed i suoi nipoti Carlo, Vittorio, Paolo, Elisabetta e Giulia, i consanguinei ed affini abitanti con lui, i familiari e gli ospiti. Il 15 settembre dello stesso anno Vittorio si presento dal vicario generale conte Giuseppe Maria Rotigni, dottore in utroque iure, cioè in diritto civile ed in diritto canonico, Canonico della cattedrale e vicario generale, con il Breve, questi visitò quindi l’oratorio, vide che era separato dai locali adibiti a funzioni domestiche ed adeguatamente ornato e concesse facoltà di celebrare Messa, duratura ‘ad libitum’ dell’Ordinario, fatte salve le feste.

La cappella era stata ricavata al pianterreno del braccio settentrionale del porticato, nell’angolo est, e dedicata a San Francesco Saverio, come ricorda un’iscrizione esistente sull’arco trionfale, sostenuto da due lesene con capitello, entro cartiglio di stucco I con due teste d’angioletto, venne posta l’iscrizione:

DOM

DIVO FRAN ZAVERIO

DICATVM

MDCCXL

La navata è compresa nel corpo del fabbricato, mentre il presbiterio e la sagrestia fuoriescono costituendo un piccolo corpo di fabbrica. Sul lato nord della sagrestia si apre una feritoia. Venne altresì demolita la volta del locale per ottenere una maggiore altezza.

Alla cappella si accede per una porta posta a sud con sopraporta decorato, a sinistra si ha una porta ed a destra una finestra con inferriata. La navata ha soffitto piano raccordato con un semplice cornicione alla parete. Decorazioni si trovano sopra la finestra e la porta dal lato ovest. Il presbiterio ha un altare in muratura con dipinta sul davanti la croce sul Calvario ed al di sopra due gradoni. Nel presbiterio, diviso da un gradino, si trova una finestra ad est. Ad ovest invece si entra nella sagrestia, fornita di finestra sul lato ovest. Il soffitto è a volta a padiglione con decorazioni a finte architetture. L’ancona è in stucco con angioletti e cartiglio, ma la pala è purtroppo scomparsa. Il pavimento è in cotto.

Nella parete ovest si apriva la porta che metteva alla sagrestia, ora chiusa, ed un’apertura rettangolare, pure chiusa, probabilmente un tempo chiusa da grata, forse lignea. Fu realizzato anche un campaniletto sul tetto.

Il 28 dicembre 1748 Corrado fu Vittorio Lupi nel suo testamento, dopo aver invocato il suo protettore San Francesco Saverio, costituì un Legato per la celebrazione di quattro Messe annue per 25 anni in questa cappella il giorno del Santo, quando la famiglia era in villa.

Il 21 ottobre 1778 il vescovo Dolfm amministrò la cresima in questa chiesa, definita aula della Famiglia Lupi nel castello di Cenate . Il 3 agosto 1779 fu celebrato un matrimonio “nell’oratorio privato posto nel palazzo del conte e cavalier Vittorio Lupi”.

L’abate Giovanni Suardi nel 1853 lo definisce oratorio privato all’interno del palazzo, ricorda il quadro di San Francesco ed aggiunge che, fosse originale o copia, era molto bello.

Nel 1881 si dice che una volta era pubblico dei conti Lupi ed ora privato di Paolo Scarpini.

L’abside della chiesina fu purtroppo rovinata da fenditure provocate da movimenti tellurici, e restaurata nell’intervento Leggeri.

Alle pareti della navatina nel 1979 stavano appese delle tele con le Stazioni della Via crucis di 73x54 cm cui monsignor Giuseppe Beretta dice forse di un pittore Averara, oltre alla pala d’altare con la predicazione di San Francesco Saverio di ignoto del Settecento ad olio su tela 2.10x1.30 cm.