Colleoni

Da EFL - Società Storica Lombarda.
Spreti, vol. II, p. 500
Spreti, vol. II, p. 498
Colleoni e Colleoni Porto (Spreti, vol. II, p. 499)
Spreti, vol. II, p. 501
Spreti, App., Parte I, p. 622
Colleoni Porto (Spreti, vol. II, p. 500)
Stemma Colleoni nel Castello di Cenate Sotto

Hanno antichissima origine, comune con i Suardi, che risale ad Andrea, estimatore nel 1011, e Giovanni (morto prima del 1024) da cui discende Lazzaro, Giudice di Sacro Palazzo (996-1011). Costui ebbe due figli: Pietro, detto Sivardo, da cui discendono i Suardi, e Attone, notaio (1044-1081), padre di Ghisalberto detto Colione, console di Bergamo (1117-18), a sua volta padre di Alberto, Sozzo e Guglielmo capostipiti di vari rami Colleoni. [GPA]


Vittorio Spreti, Enciclopedia storico-nobiliare italiana, Milano, 1928-32, vol. II, pp. 498-500:

COLLEONI.

Le asserzioni di storici e genealogisti tendenti a dimostrare, pur fra incertezze, che i rami di Bergamo e di Vicenza non avevano fra essi legame alcuno, cadono oggi di fronte alla prova genealogica che attesta esser quella dei Colleoni un’unica stirpe che discende, attraverso i secoli, da un comune progenitore e come per li rami si irradii lo stesso sangue di quel GHISALBERTO o GISALBERTO, detto COLLIONE, defunto nel 1160, menzionato in atto dell’aprile 1101 del notaro Arnaldo, in altro del dicembre 1123 del notaro Gerardo e ricordato come console della città di Bergamo nel 1117 in atto del notaro Lanfranco.

Che Gisalberto fosse figlio di ATTO o ATTONE, conte di Lecco, abitante in Bergamo, lo attesta il notaro Lanfranco in atti del marzo 1102 e del febbraio 1114 (Archivio Cattedrale di Bergamo), benché detto Attone fosse già defunto nel 1102. Che Gisalberto Collione avesse tre figli: ALBERTO, SUZZO e GUGLIELMO lo attesta anche un certo notaro Guglielmo, menzionandoli tali, in suoi atti del 1164 (Archivio Cattedrale di Bergamo) e 15 aprile 1180 (Atto ed. dal Lupi Cod. Dipl. Berg. II, 1323 «ex Archivio Episcopatus». A comprovare maggiormente la consanguineità di costoro, i su detti notari ricordano, in atti 1164, 1180 e 1183 (Arch. Cattedrale di Bergamo), come UGUZZO ed ALBERTO fossero figli di Guglielmo ed il notaro Gervasio con atto del 16 aprile 1183 (Arch. Catt. di Bergamo) ricorda CARPILLIONE, figlio di Alberto, esser cugino di Alberto figlio di Guglielmo. Né basta, che lo stesso notaro Gervasio con altro atto 10 luglio 1185 (Archivio Colleoni di Bergamo) fa risultare come a FEDERICO, figlio di Suzzo, fosse affidata la tutela dei secondi cugini, i minori GUGLIELMO e SUZZINO, figli del cugino Alberto, figlio di suo zio Guglielmo.

Tre linee adunque germogliarono da Gisalberto Collione: la linea di Alberto (che dette il ramo dei Colleoni di Vicenza che fiorì fino ai giorni nostri e si è recentemente estinto col nome di Colleoni Porto, il ramo collaterale dei Colleoni di Verona, il ramo del famoso capitano BARTOLOMEO, e l’altro ramo collaterale dei Colleoni di Vicenza estintosi anch’esso recentemente con Eleonora); la linea di Guglielmo (alla quale appartiene il ramo tuttora fiorente dei Colleoni di Bergamo); la linea di Suzzo (console di Bergamo nel 1160, e che subito si estinse nel figlio di costui Federico che abbiamo veduto tutore degli abiatici dello zio Guglielmo).

È quindi più che necessario fissare su queste pagine la serie cronologica dei personaggi di questa casata non solo allo scopo di derimere ogni dubbio alla stregua della documentata genealogia, ma di stabilire il diritto storico e l’eredità al privilegio nobiliare.

Estintosi adunque il ramo di Suzzo, ci occuperemo dei tre rami principali: quello di ALBERTO, quello di GUGLIELMO e quello iniziato da CARPIONE (1336) anch’esso discendente da Alberto e dal quale proviene la linea dei Colleoni di Verona.

L’arma originaria dei Colleoni è di tre testicoli disposti alternati nei due smalti dello scudo d’argento e di rosso o viceversa. In seguito questi segni di virilità furono più nobilmente convertiti nei cuori rovesciati che si trovano nell’arme di alcuni rami della famiglia. Le successive brisure furono adottate a ricordo delle imprese del grande capitano Bartolomeo perché questi, allor che ricevette dai duchi d’Angiò e di Borgogna il privilegio di far uso delle loro armi, le unì alle proprie, come portò in modi diversi gli emblemi dei potenti al servizio dei quali aveva messo la sua spada e la sua arte militare: il biscione dei Visconti, l’aquila degli Sforza, le chiavi dei Pontefici, il Sant’Ambrogio a cavallo della repubblica milanese, il leone di S. Marco. Anche le due teste di leone furono un’impresa dei Colleoni a ricordo della Regina di Napoli.

v. s. [Vittorio Spreti]


COLLEONI, e * COLLEONI PORTO.

ALBERTO, figlio di Gisalberto, detto Collione, console in Bergamo nel 1159-1173 e che partecipò alla lega tra Colleoni, Rivoli e Bonghi contro Federico imperatore per la difesa dei castelli, generò quel CARPILLIONE ricordato nell’atto 16 aprile 1183 del notaro Gervasio (Arch. della Cattedrale di Bergamo) che fu signore di Lemini e designato come personaggio di somma distinzione. Ebbe questi un fratello ROGGERO († 1180) che generò a sua volta un GUGLIELMO, morto senza discendenti.

Carpillione ebbe due figli: ALBERICO, console di giustizia nel 1202 e SUZZO che fu podestà di Cremona nel 1222, conchiuse la pace fra il popolo e le milizie di Piacenza, fu podestà di Ravenna, legato dell’imperatore, e morì senza prole.

Da Alberico nacquero GISALBERTO, console di giustizia nel 1254 e BELTRANO o BELTRANDO, detto il Greco, capitano generale e podestà di Milano, anch’esso morto improle. Gisalberto generò tre figli: FILIPPO, defunto nel 1310; ALBERICO CARPILLIONE, nel 1267 legato al Concilio dei Potentati d’Italia, morto senza discendenti e TRUSSARDO, nel 1270 podestà di Lodi e che il 7 giugno 1271 fu investito del Castello di Talliano dal patriarca di Aquileia ed anch’esso morto senza discendenti.

Da Filippo nacquero invece: un altro GISALBERTO, nel 1296 origine e capo dei Guelfi in Bergamo, consigliere e difensore della città, fattore della pace conclusa il 4 febbr. 1307 fra la fazione dei Colleoni e quella dei Suardi, e TOMASO, anch’esso detto il Greco, capitano generale e capitano del popolo in Milano nel 1303, morto senza discendenti.

Gisalberto su detto generò: GALEAZZO, quel capo di Guelfi, detto signore di Bergamo, che nel 1330 consegnò la città a Giovanni re di Boemia, e ISNARDO, morto improle, che fu podestà di Milano ed inviato ambasciatore al re di Boemia.

Galeazzo fu padre di CAPIGLIATA, nel 1320 capitano generale di S. Romana Chiesa sotto Urbano V ed inviato ambasciatore dei bergamaschi a Bologna per rappresentare la loro città ai solenni funerali di quel Pontefice, e di quel CARPIONE, che iniziò il ramo di Verona (vedi Colleoni di Verona). Dal predetto Capigliata nacquero quattro figli: GUARDINO, podestà di Ravenna e Perugia, podestà e capitano di Alessandria, ambasciatore a Milano nel 1402; TOMMASO, che generò un NICCOLÒ (test. 26 febbr. 1465) la cui unica figlia Margherita andò sposa al maresciallo Gian Giacomo Trivulzio ed alla cui memoria fu eretto il monumento sepolcrale nella chiesa di S. Nazzaro in Milano; ALESSANDRO, detto Suzzo, podestà di Mantova, morto improle, e GUIDOTTO padre di quel PAOLO, detto Puho, signore di Trezzo, potente capo di parte guelfa in Lombardia, ucciso dai suoi cugini, figli di Guardino. È questo Paolo il padre di BARTOLOMEO, il magnifico capitano generale delle armate della Serenissima, signore di Romano, Covo e Antignate per concessione del 12 nov. 1441 della Veneta Repubblica e signore di Martinengo, signore di Malpaga con sue pertinenze e giurisdizioni per acquisto fattone dalla Repubblica il 26 aprile 1456, feudo questo lasciato per testamento ai figli maschi di Ursina, sua figliuola, andata sposa al conte Gherardo Martinengo, non avendo avuto prole maschile, oltre alle due figlie Caterina ed Isotta anche queste maritate in casa Martinengo. Dopo la sua morte, avvenuta il 3 nov. 1475 la Repubblica Veneta eresse in suo onore e perpetua memoria la maravigliosa statua equestre che ancor oggi si ammira in Venezia nella piazza dei SS. Giovanni e Paolo.

Anche la famiglia Martinengo Colleoni si estinse col conte Venceslao nel 1884.

Guardino ebbe anch’esso, quattro figli: TERZIO o TERZO o TESTINO, podestà di Bergamo nel 1416; GIOVANNI, consigliere di Bergamo, morto senza discendenti; PAOLO, uccisore, coi fratelli, del cugino Paolo figlio di Guidotto, e che, avvenutane la morte, nel 1405 si impadronì del castello di Trezzo, testò 8 agosto 1436 morendo senza discendenti; DONACCIO o DONDACCIO che fu consigliere di Bergamo, morto anch’esso senza discendenti. I quattro fratelli, uniti in ogni lotta, ingaggiarono guerra coi Duchi di Milano e la repubblica di Venezia fu mediatrice di pace in loro favore.

Da Terzo o Testino nacquero: GUARDINO, presidente della Pietà e consigliere di Bergamo, SIMONE morto improle, e BENEDETTO che nel 1458 fu al servizio dei Veneti nella Marca, mosse all’espugnazione di Sparta, appoggiò strenuamente la repubblica veneta contro i duchi di Milano, fornì armati e cavalli alla lega dei Potentati d’Italia e si ben meritò della Repubblica che questa lo creava cittadino di Venezia.

Da Guardino nacquero: FEBO, presidente della Pietà, signore di Orignano, anch’esso fornitore di uomini d’arme alla Repubblica Veneta; ALESSANDRO che fu consigliere di Bergamo.

Febo fu padre di altro GUARDINO, dottore collegiato, presidente della Pietà e che nel 1565 fu insignito del titolo di conte e cavaliere palatino; di DONASSIO che fu ambasciatore al re di Francia e di GIOVANNI AGOSTINO, ambasciatore a Venezia e quivi sepolto nella chiesa di S. Giobbe. Questi due ultimi non lasciarono discendenza.

Da Guardino nacquero tre figli: un altro FEBO, presidente della Pietà e consigliere della città; un altro GUARDINO al quale il 15 giugno 1565 il pontefice Pio IV conferì la carica di legato a lettere della sede apostolica e che il 20 maggio 1591 fu creato cavaliere aurato e conte palatino da papa Gregorio XIV; GIOVANNI ANTONIO creato il 6 sett. 1541 cavaliere aurato e conte palatino del Sacro palazzo lateranense dall’imperatore Carlo V e nel 1571 onorato dal Senato Veneto di ducale commendatizia per il buon servigio reso come Sopracomito della galera spedita da Bergamo alla battaglia di Lepanto. Tanto questi che il fratello Guardino non ebbero discendenza.

Il loro fratello Febo fu padre di altro GUARDINO, presidente della Pietà e deputato della città di Bergamo; il 6 maggio 1625 un ducale del Senato Veneto gli tributò pubblico encomio per la difesa, durante la guerra, dei confini di Bergamo con il milanese e il cremasco. Il 9 dicembre 1656 gli fu concesso dal Senato il titolo di conte di Solza con trasmissione primogeniale maschile.

Anche questo Guardino generò un altro FEBO, presidente della Pietà e deputato della città di Bergamo (1683). Questi generò ALESSANDRO († 1752), presidente della Pietà, deputato della città e cittadino di Brescia, e PAOLO intestatario del titolo e del feudo di Solza, e che determinò una breve linea che, attraverso il figlio suo PAOLO GEROLAMO, si estinse nel figlio di quest’ultimo PAOLO GUARDINO sì che alla sua morte il titolo e feudo di Solza passò ad Alessandro su detto.

Questo Alessandro procreò FRANCESCO, anch’esso presidente della Pietà e deputato della città, che il 29 dicembre 1752 ottenne il titolo di cavaliere e quello di conte che nel 1656 era stato concesso al bisavo Guardino.

Francesco ebbe tre figli: ALESSANDRO, cav. dei SS. Maurizio e Lazzaro, nel 1796 maggior generale delle truppe di re Vittorio Amedeo di Sardegna, autore dell’opera: « Ragionamenti militari»; CAPIGLIATA, cav. dei SS. Maurizio e Lazzaro, nel 1817 generale nell’esercito di Vittorio Emanuele I re di Sardegna, padre di BARTOLOMEO (n. 2 agosto 1779, † 3 gennaio 1858) a sua volta padre di ALBERICO (n. a Bergamo 4 dic. 1810, † 9 luglio 1897) la cui unica figlia Eleonora (n. 1852, † 1924) andò sposa al marchese Giulio Stanga Trecco; ANTONIO, cav. del S. M. O. di Malta, morto senza discendenti.

Nacque da Alessandro ORAZIO GUARDINO (n. 21 genn. 1796, † 7 dic. 1848) che nel 1825 otteneva dall’I. R. Governo la conferma dei titoli nobiliari ed essendo stato chiamato erede delle sostanze del conte G. B. Orazio Porto di Vicenza, defunto il 4 febbr. 1816 e del castello di Thiene, trasferì la sua residenza da Bergamo a Vicenza nel 1817, assumendo per espressa volontà del testatore il cognome:


* COLLEONI PORTO.

GENTILE VINCENZO, figlio di Orazio Guardino e di Caterina Roncalli (nato il 7 febbr. 1818, † a Thiene 25 febbr. 1868), deputato provinciale e consigliere comunale di Bergamo il 29 sett. 1854 con D. della I. R. Luogotenenza di Milano, ottenne il riconoscimento alla successione al feudo di Solza, successione e titolo di conte riconfermati con Dec. 1 marzo 1857 dell’imperatore d’Austria. Dalla moglie nob. Teresa dei conti Bissari ebbe due figli: GUARDINO VINCENZO (n. 1843, † 1918), cav. d’on. e dev. del S. O. M. di Malta, sindaco di Vicenza, deputato al Parlamento, senatore del Regno, sposatosi 8 aprile 1872 a donna Carolina dei principi Giustiniani Bandini dalla quale non ebbe discendenti; Teresa, n. 6 gennaio 1855, suora di carità. Si è estinto così questo ramo che si era perpetuato per un millennio,

v. s. [Vittorio Spreti]


* COLLEONI.

Questo ramo dei Colleoni discende da ALBERTO (1159) e si stacca dalla linea del suddetto, con CARPIONE, figlio di Galeazzo (1330). Filippo Carpione († 1336) dal quale si susseguono MICHELE († 1463); GIACOMO († 1471); GIO. GALEAZZO, consigliere nel 1490 († 1536); GIROLAMO, pittore, consigliere nel 1505-1513-1546 († 1593); GALEAZZO († 1645); FRANCESCO, SPEZIALE († 1673), sposato a Caterina Manganoni; GALEAZZO († 1739), spos. nel 1653 a Elisabetta Vitalba, di Bartolomeo ; BARTOLOMEO, SPEZIALE (n. 1670, † 1763) spos. nel 1712 a Margherita de Lochis, di Decio; GALEAZZO (n. 1716, † 1785) spos. a Lucia Roncoli, di Antonio; CARLO ANTONIO (n. 1760) spos. a Elisabetta Piazzoni; VINCENZO MARIA (n. 1806), sposo nel 1845 a Giuseppina Contesini, di Giuseppe; GALEAZZO CARLO GIUSEPPE, spos. 1880 a Margherita Antona Traversi.

Fratello di Carlo Antonio, fu un GIUSEPPE che generò un ramo secondogenito.

Questa genealogia ascendente dal detto Carlo Antonio fino a Filippo († 1336) della linea di Alberto (1159) e bisavo di Carpione, di Galeazzo che dà inizio a questa linea, fu ammessa come provata nel diploma di cittadinanza di Bergamo in data 21 agosto 1790. Questo ramo dei Colleoni di Verona è iscritto nel Libro d’oro della nob. ital. e nell’Elenco nob. uff. col titolo di nobile (mf.). Riconosc. 1905, in persona di:

GALEAZZO CARLO GIUSEPPE, di Vincenzo Maria, di Carlo Antonio, coi figli suoi: Claudia (†), Giuseppina, n. 1883; Beatrice, n. 1886; VINCENZO, n. 1891; CLAUDIO, n. 1894.

v. s. [Vittorio Spreti]


* COLLEONI.

GUGLIELMO, figlio di Gisalberto Collione, console della città di Bergamo, defunto nel 1164, generò quell’ALBERTO che col fratello UGUZZO è ricordato, col nonno Collione, del fu Attone, negli atti 1164 e 1180 del notaro Guglielmo, e 1183 del notaro Gervasio.

Uguzzo sembra morisse senza prole o non lasciò certo discendenza notevole. Alberto invece generò VILLANO menzionato anch’esso in atto 1164 del notaro Gervasio e citato ancor vivente, col figlio RICHEBONO, in altro atto 17 aprile 1245 del notaro Bertramo Robati (Archivio Cattedrale di Bergamo). Furono suoi fratelli GUGLIELMO e SUZZINO, anch’essi ricordati e tali dichiarati nell’atto 10 luglio 1185 del notaro Gervasio (Archivio Colleoni di Bergamo), defunti senza discendenti.

Altro notaro Alberto Gatto, con rogito 28 marzo 1280 (Imbreviatura nell’Archivio Notarile di Bergamo) ci denuncia che ZAVARINO e PRENDEPARTE sono figli di Richebono già defunto al 28 marzo 1280. Zavarino inoltre figura come figlio di Richebono e coi titoli di giudice e giurisperito in un atto 12 nov. 1310 del notaro Bartolomeo Ossa (Imbreviatura nell’Archivio della Cattedrale di Bergamo) ed in altro atto ancora del 7 aprile 1311 dello stesso notaro (Arch. come sopra) risulta che il giudice Zavarino, coi figli LANFRANCO, ROGGERO e SAVIOLO erano tutti della stirpe dei Colleoni «omnes de domo et agnatione de Collionibus». Il giudice Zavarino, oltre ai figli su detti ebbe un altro figlio di nome GASPARINO, tale denunciato in atto 23 aprile 1338 del notaro Adamino Crena (Imbreviatura nell’Arch. Not. di Bergamo) e così pure in altro atto 22 aprile 1362 del not. Giovanni de Parvis (Imbreviatura nell’Arch. Not. di Bergamo).

Che i fratelli di Gasparino abbiano avuto discendenza non sappiamo. Gasparino generò CABRINO, detto SAVIOLO, tale riconosciuto per altro atto 23 aprile 1338 del citato notaro Crena e tale ricordato ancora in atto 4 dicembre 1389 del not. Giovanni de Pilis (Imbreviatura nell’Arch. Not. di Bergamo).

Dal nominato Cabrino o Saviolo nasce ANTONIO o ANTONIOLO o TONIOLO come da atti 15 dic. 1387 del not. Lanfranco de Pilis e altro 4 dic. 1389 del not. Giovanni de Pilis (Imbreviatura Arch. Not. di Bergamo). Da Cabrino la discendenza futura è autenticata da un albero genealogico conservato fra gli atti dell’I. R. Commissione Araldica Austriaca di Venezia e da Antonio o Toniolo la prova genealogica ritiensi superflua perché già in atti della Consulta e della Commissione Araldica Lombarda. Infatti il 7 marzo 1825 la R. Comm. Araldica di Venezia propose la conferma della nobiltà a favore di ALESSANDRO q. FELICE riconoscendo l’esattezza dell’albero genealogico ascendente fino a Saviolo, avo di altro ANTONIO, appartenente al consiglio di Bergamo e vivente nel 1486.

Comunque da questo Antonio discendono direttamente: MARINO, BARTOLOMEO, ALESSANDRO, GIO. ANTONIO, ALESSANDRO, MARINO, ALESSANDRO, FELICE (n. 1797, † 1825), ALESSANDRO, FELICE (n. 1825), Presidente della Pietà, padre di ALESSANDRO Presidente della Pietà (n. a Rosciate 16 ott. 1840, † 12 gennaio 1924, spos. 31 gennaio 1871 alla nob. Maria dei conti Parravicini di Milano), e di MARINO (n. a S. Gervasio, 1 ott. 1847, † 17 agosto 1905, spos. 25 nov. 1877 a Carolina Piccinelli), [che generarono i viventi due rami della linea di Guglielmo (1164)] e padre di Margherita (n. 1846, † 1916), sposa al conte Alessandro Secco Suardo.

FELICE, figlio del primogenito su detto Alessandro (n. a Bergamo, il 12 sett. 1876, sposato, 11 febbr. 1903 alla nob. Maria Caragiani, di Venezia, discendente per triplice linea femminile, attraverso i Martinengo dalle Palle e i Martinengo Colleoni, da Ursina Colleoni, figlia del grande capitano Bartolomeo) estintosi il ramo dei Colleoni Porto col conte Guardino Vincenzo nel 1918, quello collaterale con Eleonora in Stanga Trecco nel 1924, quello dei Martinengo Colleoni col conte Venceslao nel 1884, entrato inoltre in possesso del castello di Solza sul quale poggiava il titolo di conte, nell’agosto 1927 chiese per grazia sovrana la rinnovazione di detto titolo che con R. D. 16 febbr. 1928 fu concesso a lui e discendenti con trasmissione primogeniale mascolina.

La famiglia è iscritta nel Libro d’oro della nob. ital. e nell’Elenco nobiliare ufficiale.

Ramo primogenito:

TITOLO: conte (mpr.), nobile di Bergamo (mf.), nobile dei conti (mf.).

FELICE, suddetto, di Alessandro, di Felice, di Alessandro.

Figli; ALESSANDRO (n. a Bergamo, 19 dicembre 1903); GIOVAN ANGELO (n. a Bergamo, 9 genn. 1906).

Sorelle di Felice: Elisa in De Biasi e Lucrezia.

Ramo secondogenito:

TITOLO: Nobile di Bergamo (mf.).

GHISALBERTO (n. 29 agosto 1878, spos. 18 giugno 1904 a Erminia Crespi di Busto Arsizio).

Figli: MARINO (n. 9 maggio 1905); CARLO (n. 7 aprile 1908); Maria Adelaide (n. 18 novembre 1915); Laura (n. 29 maggio 1922).

Fratelli: GIULIO (n. 26 nov. 1880, spos. 8 genn. 1908 alla nob. Giovanna dei Baroni Scotti, di Bergamo); CARLO FELICE (n. 5 settembre 1882, spos. 6 febbr. 1909 a Maria Venturelli, di Castelleone di Cremona); GIUSEPPE † (n. 1883, spos. 1923 a Tina Epinzi di Milano); GIANNINO (n. 1890, spos. 8 luglio 1920 a Teresa Berissi di Bergamo); Laura spos. 15 giugno 1907 al dottor Silvio Albini di Bergamo).

Figli di Giulio: Carla (n. 24 nov. 1908); Maddalena (n. 4 giugno 1910); Erminia (nata 23 febbr. 1912); Maria Vittoria (n. 6 maggio 1916); Giulia (n. 22 giugno 1921); Laura (nata 4 giugno 1924).

Figlia di Carlo Felice: Maria Pia (n. 24 luglio 1913).

Figli di Giannino: SUARDO (n. 11 maggio 1921); Angiola Maria (n. 16 giugno 1923); ENRICO (n. 26 nov. 1924).

v. s. [Vittorio Spreti]


Ivi, Appendice, Parte I, pp. 622-623:

Di questa antica e storica famiglia bergamasca, celebre per le sue lotte contro i Suardi (Ghibellini) coi quali prima del 1296 occupò il Palazzo della Torre, (oggi del Comune), detta allora appunto del parentatico «COLLEONORUM ET SUARDORUM», va specialmente ricordato il celebre condottiero BARTOLOMEO Colleoni generalissimo della Repubblica Veneta, signore di Romano, Martinengo ecc. che fu con decreto del Maggior Consiglio di Venezia, 15 maggio 1570, aggregato al Veneto patriziato con la sua famiglia, (Libro d’oro del Patriziato Veneto) «e che venne nel gennaio 1465 da Renato d’Angiò, Re di Sicilia e Gerusalemme, insignito del titolo Duca d’Andegavia, aggregandolo unitamente ai di lui figliuoli nati e nascituri alla famiglia d’Angiò con tutti gli onori e dignità. Parimenti Carlo di Borgogna lo assunse nella sua casa e famiglia con tutti i suoi discendenti dandogli il titolo di duca e il cognome di Borgogna».

I gigli che si vedono nello stemma di famiglia sono un ricordo di questi privilegi.

Va pure ricordato il p. VALERIANO, figlio di Giovanni conte Palatino, sopra comite della galera di S. Alessandro spedita da Bergamo alla battaglia di Lepanto. Fu benemerito del Convento di S. Spirito in Bergamo.

ALESSANDRO, padre del co. Felice, militò tra i cattolici organizzati, in prima fila, nella Giunta Diocesana; fu tra i fondatori dell’Eco di Bergamo (1880); Consigliere Comunale (1880-1905), Assessore (1891-1893), Consigliere Provinciale (1884-1920), Deputato Provinciale (1894-1914), Presidente della Deputazione Provinciale (1911-1914), Vice Presidente del Consiglio Provinciale (1906-1911), Consigliere della Congregazione di Carità (1878-1924), dell’Opera Bergamasca per la salute dei Fanciulli (1895-1924), del Pio Luogo della Pietà (1876-1924), e ne fu Presidente (1897-1924). Fu inoltre rappresantante della Provincia nel Consiglio Provinciale Scolastico. Promosse il trasporto del Battistero della Cattedrale e, quale presidente del Luogo Pio Colleoni, arricchì la Cappella d’artistica cancellata sulla quale vedesi riprodotto il suo ritratto. Ebbe la laurea in legge e la commenda della Corona d’Itala.

FELICE, ha ottenuto la rinnovazione del titolo comitale, non per il possesso del Castello di Solza, (come inesattamente si è scritto), che è antico feudo di famiglia, ma per essersi estinto il ramo di Vicenza. Dottore in legge, Sindaco di S. Gervasio (1915-1921), successe al co. Cesare Camozzi-Vertova nella R. Consulta Araldica, (1928), ed è Presidente del Pio Luogo della Pietà dal 1932, e delle Conferenze di S. Vincenzo dal 1901. Ha promosso un Patronato operaio che ha avuto rapidi sviluppi e ingrandimenti, ha favorito la fondazione dell’Ospizio di S. Vincenzo de’ Paoli in Torre Boldone e, durante la guerra e nel dopo guerra, ha dedicato molte cure alla Casa del Soldato in Bergamo. Fece parte di varie Opere Pie cittadine.

ALESSANDRO, figlio di Felice, è ufficiale di complemento nella Cavalleria del R. Esercito, e ufficiale della M. V. S. N. prese parte alla Marcia su Roma.

Ramo Secondogenito

Questo ramo secondogenito usò anche l’arma sottodescrìtta come risulta nel «Blasone» di Bergamo del Capitanio Michele Pagano (1624) nella locale Civica Biblioteca:

ARMA: Troncato di rosso e d’argento a tre cuori rovesciati, dell’uno all’altro.

TITOLO: Nobile di Bergamo (mf.).

MARINO, di Felice, di Alessandro, n. a San Gervasio 1° ottobre 1847, morto 17 agosto 1905, sposato il 25 nov. 1877 con Carolina Piccinelli. Diciassettenne, nel 1866 volontariamente offerse il suo braccio alla Patria affrontando a Vestone e a Bezzecca fatiche e disagi; tornò fregiato di due medaglie al valor militare. Per un settennio sindaco di Osio Sotto, prodigò inesauribile la sua attività, dotando il comune di scuole, di cucine economiche a sollievo degli indigenti e quando nel 1884 apparve gravissimo il colera, si prestò in mille guise per circoscriverne la diffusione non senza esporsi al pericolo del contagio, tantoché lo stesso Ministero con decreto 31 dicembre 1885 ebbe ad accordargli un’attestato di pubblica benemerenza.

GHISALBERTO, figlio primogenito del suddetto Marino, n. 29 agosto 1878, spos. 18 giugno 1904 con Erminia Crespi di Busto Arsizio; sindaco per 18 anni del Comune di Marne fu con R. D. 14 maggio 1926 nominato Podestà dei Comuni di Marne e Filago, carica che copre tuttora. Presidente del Consorzio Agrario Bergamasco, Vice Presidente della Commissione Granaria Provinciale, Vicepresidente della Cattedra Ambulante di Agricoltura, membro di diritto, a rappresentare la famiglia Colleoni, del Luogo Pio della Pietà, Istituto Bartolomeo Colleoni; Presidente fin dalla fondazione della Associazione tra Proprietari Fabbricati di Bergamo, quando di 27 associazioni preesistenti solo otto furono mantenute e inquadrate colla veste giuridica di Delegazione e tra esse quella di Bergamo, egli ne fu confermato Presidente. Appassionato agricoltore, venuto in possesso del Castello di Malpaga che fu residenza del grande Capitano, conduce quella tenuta con macchine moderne e coi più razionali sistemi di tecnica agraria; tiene altro possesso nel comune di Marne al quale applica analoghi criteri di modernità agricola, tanto da meritare entrambe le aziende ambiti premi nei concorsi Provinciali per la battaglia del grano e per la razionale coltivazione del granoturco.

Pag. 502, Colonna II, riga 4: correggi e leggi:

Figli del predetto Ghisalberto: MARINO. n. 8 maggio 1905; CARLO, n. 7 aprile 1908; Maria Adelaide, n. 18 novembre 1914; Laura, n. 29 maggio 1922.

Fratelli: GIULIO, n. 26 novembre 1880, spos. 11 gennaio 1908 con la Nobile Giovanna dei Baroni Scotti di Bergamo; CARLO FELICE, n. 5 febbraio 1882, spos. 6 febbraio 1909 con Maria Venturelli di Castelleone di Cremona; GIUSEPPE (†), n. 1883, spos. 1923 con Tina Epinzi di Milano; GIANNINO, n. 1890, spos. 8 luglio 1920 con Teresa Berizzi di Bergamo; Laura, spos. 15 giugno 1907 col Dott. Silvio Albini di Bergamo.

Figli di Giulio: Carla, n. 24 novembre 1908, spos. 23 maggio 1929 con Carlo Crespi; Maddalena n. 4 giugno 1910, spos. 20 maggio 1933 col Nob. Mario Alessandro Ceccaroni Cambi Voglia dei Marchesi del Piano di Brogliano e Nescorose, Patr. di Cesena e S. Marino, Capitano di Artiglieria; Erminia, n. 23 febbraio 1912; Maria Vittoria, n. 6 maggio 1916; Giulia, n. 22 giugno 1921; Laura, n. 4 giugno 1924.

Figlia di Carlo Felice: Maria Pia, n. 24 luglio 1913.

Figli di Giannino: GUARDINO, n. 11 maggio 1921; Angela Maria, n. 16 giugno 1923; ENRICO, n. 26 novembre 1924.

v. s. [Vittorio Spreti]


Genealogia

Genealogia Colleoni

Stemmi

COLLEONI.

ARMA: Troncato di argento e di rosso a tre paia di testicoli forati, dell’uno all’altro.

(Alias): Troncato di argento e di rosso a tre cuori rovesciati, dell’uno all’altro.

MOTTO: Bisogna.


COLLEONI, e * COLLEONI PORTO.

ARMA: Troncato di argento e di rosso a tre cuori rovesciati, dell’uno all’altro.

MOTTO: Bisogna.


* COLLEONI PORTO.

ARMA: Trinciato di argento e di rosso a tre cuori rovesciati dell’uno all’altro, con la banda d’azzurro bordata d’oro, caricata di tre gigli di argento, attraversante sulla partizione ed ingollata in capo ed in punta da due teste di leone, di oro (Riconosciuta con D. M. 6 feb. 1900).

CIMIERO: Quattro rose.

MOTTO: Floridi temporis memoria.


* COLLEONI (Ramo di Alberto)

ARMA: Troncato di argento e di rosso a tre cuori rovesciati, dell’uno all’altro.


* COLLEONI (Ramo di Villano)

ARMA: Troncato di rosso e d’argento a tre cuori rovesciati, dell’uno all’altro, col capo d’azzurro caricato di cinque gigli di oro, posti 2 e 3.

MOTTO: Oportet.

Stemmi famiglia Colleoni

Storia

Personaggi

Bartolomeo Colleoni

Dimore

Bergamo e Vicenza (Colleoni Porto)

Verona, Cenate di Sotto (Bergamo), Trescore Balneario (Bergamo) (Ramo di Alberto)

Fonti

Presso la Biblioteca Civica 'A. Maj' di Bergamo sono conservate le pergamene relative alle seguenti persone (per maggiori dettagli vai al sito):

Colio (de) Giovanni, ministro Ospedale S. Lazzaro di Bergamo, 1203 perg 0451

Colleoni Alberto, 1246 perg 0413

Colleoni Alessandro fu Trussardo, di Bergamo, 1249 perg 1537

Colleoni Aliardo fu Grigino, 1388 perg 0220

Colleoni Bartolomeo, capitano generale, 1492(ante) perg 0864

Colleoni Bartolomeo, capitano generale ducale veneto, 1473 perg 1163

Colleoni Bertolina fu Federico moglie di Pellegrin, 1388 perg 0220

Colleoni Bertolino fu Grigino, 1388 perg 0220

Colleoni Brunoni, di Urgnano, 1481 perg 0736

Colleoni Carpilione fu Alberto, di Bergamo, 1174 perg 0469

Colleoni Fedele fu Basilio, notaio, 1511 perg 0837

Colleoni Federico (eredi di), di Bergamo, 1330 perg 0126

Colleoni Federico fu Sozzo, 1197 perg 1240

Colleoni Geronimo, 1506 perg 1281

Colleoni Giovanni Angelo, 1544 perg 0742

Colleoni Giovanni Francesco, di Bergamo, dottore in legge, 1526 perg 1438

Colleoni Giovanni fu Grigino, 1388 perg 0220

Colleoni Giovanni Pietro fu Bartolomeo, di Brembate Sopra, 1579 (?) perg 0143

Colleoni Guglielmo fu Grigino, 1388 perg 0220

Colleoni Guglielmo fu Trussardo, di Bergamo, 1249 perg 1537

Colleoni Ippolito fu Antonio, di Bergamo, 1524 perg 0750

Colleoni Isnardo fu Federico, di Bergamo, 1330 perg 0126

Colleoni Isnardo fu Lombardo, di Bergamo ab. Martinengo, 1488 perg 0312

Colleoni Lombardo fu Giovanni, di Bergamo, 1388 perg 0220

Colleoni Marco di Galgario, di Bergamo, notaio, 1544 perg 0742

Colleoni Marsilio fu Vitaliano, 1388 perg 0220

Colleoni Sozzo, 1246 perg 0413

Colleoni Sozzone, 1246 perg 1839

Colleoni Stellina fu Federico moglie di Pace Sozzi, 1388 perg 0220

Colleoni Suardino, presidente Ospedale Grande, 1461 perg 0740

Colleoni Suardino, presidente Ospedale Grande, 1461 perg 0741

Colleoni Suzzone fu Giselberto, 1161 perg 1225

Colleoni Zaccaria, cancelliere Curia Vescovile, 1543 perg 1679

Colleoni Ziliolo fu Trussardo, 1249 perg 1232

Bibliografia

AA.VV., Cognomi e Famiglie del Bergamasco. Dizionario illustrato. Supplemento a “L’Eco di Bergamo”, Bergamo, Ottobre-Novembre 2000, pp. 65-67:

Antica e nobile famiglia di origine bergamasca, che secondo gli storici ebbe come progenitore certo Ghisalberto o Gisalberto, soprannominato “Collione”, probabilmente per la sua virilità. Da qui sarebbe nato il cognome Colleoni. A conferma di questa tesi il nome di Ghisalberto sarà fatto proprio da diversi discendenti. Gisalberto, figlio di un Attone da Lecco, fu console di Bergamo nel 1123 e professò legge longobarda, segno manifesto dell’origine della famiglia. Ebbe sei figli, fra cui Alberto, console in Bergamo dal 1159 al 1173, alleato ai Rivoli e ai Bonghi contro Federico Imperatore; Sozzo e Guglielmo, consoli di giustizia a Bergamo. Sempre da questa linea discende Ghisalberto Carpiglione che nel 1296 diede origine ai guelfi di Bergamo, di cui fu capo. Lunghe e aspre furono le lotte fra la famiglia guelfa dei Colleoni, con quella dei Suardi, ghibellina. A turno vennero cacciati ripetutamente dalla città, per poi rientrare con nuovi appoggi ed esiliare la parte avversa. Finché, grazie a Ghisalberto Carpiglione,nel 1307 venne siglata la pace. Il figlio di quest’ultimo, Galeazzo Carpiglione, capo guelfo, nel 1330 consegnò la città a Giovanni re di Boemia. Da lui discendono Capigliata, Capitano Generale di Santa Romana Chiesa sotto Urbano V, e Carpiglione, capostipite del ramo veronese dei Colleoni. Capilliata Ghisalberto ebbe sei figli fra cui Guardino, podestà di Ravenna e Capitano di Alessandria, e Guidotto, padre di Paolo, detto Puho, signore di Trezzo, potente capo guelfo in Lombardia.

Paolo fu padre di Bartolomeo Colleoni (1400-1475), capitano generale delle annate della Serenissima. Per anni il condottiero bergamasco svolse un ruolo fondamentale per la difesa del territorio bergamasco sul confine con Milano. Venezia gli affidò in feudo un ampio territorio, al cui centro era il castello di Malpaga, dimora-reggia di Bartolomeo, che comprendeva i territori di Calcinate, Mornico, Ghisalba, Martinengo, Cologno, Urgnano, Romano.

Ancora diversi anni dopo la sua morte, quella era per tutti la “terra cogliona”.

Alla base del cognome c’è senza dubbio il soprannome dato al presunto capostipite Ghisalberto, ovvero “Collione”, con riferimento alla virilità. I testicoli presenti nello stemma furono successivamente convertiti nei cuori rovesciati che si trovano nell’arme di alcuni rami della famiglia. Nel Bergamasco ci sono 1048 famiglie Colleoni, in Italia 1474.


http://www.treccani.it/enciclopedia/bartolomeo-colleoni_(Dizionario-Biografico)/

http://www.treccani.it/enciclopedia/giovanni-colleoni_(Dizionario-Biografico)/

http://www.treccani.it/enciclopedia/paolo-colleoni_(Dizionario-Biografico)/

http://www.treccani.it/enciclopedia/gerolamo-colleoni_(Dizionario-Biografico)/

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