Elena Longo

Da EFL - Società Storica Lombarda.

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(n. 3 febbraio 1836 † 8 gennaio 1913)

Genealogia


Figlia del nob. Senatore Francesco Longo e dalla contessa Elisa Lechi.

Sposò il 24 gennaio 1854 il conte Alessio Agliardi

Figli:

ELISA (20-10-1854 † 2-1-1931) sposa al Conte Antonio Moroni.

ALESSANDRO (1855 † 1861)

PAOLO (24-1-1857 † 15-1-1931)


Il prozio di Elena, Lucrezio Longo (1757-1816) fu nel periodo napoleonico per vari anni prefetto di Milano e fu creato conte del regno italico. Suo fratello Mario sposò Elena Torriceni ed ebbero nel 1800 il figlio Francesco, padre di Elena, che fu fervente patriota, esiliato dagli Austriaci, e nominato Senatore dopo l’unità d’Italia. Francesco sposò Elisa, figlia del Generale napoleonico conte Giuseppe Lechi e della Contessa Eleonora figlia del conte Simèon, insigne giurista e uno dei principali estensori del codice napoleonico.

L’educazione di Elena, che visse la sua giovinezza in un complesso famigliare estremamente liberale e patriottico, venne completata nel Collegio Imperiale di Milano.

La vita, malgrado gli agi e l’apparenza di una aurea cornice simboleggiata dalla splendida villa di Montirone, non le risparmiò sin dall’inizio dure prove, come la precoce scomparsa dell’amato fratello Emilio, tredicenne e di altri cinque tra fratelli e sorelle in tenera età e poi l’esilio, condiviso con i genitori, che ebbe anche serie conseguenze economiche per la famiglia.

Il matrimonio felice con Alessio, fu però presto amareggiato della morte d’un figlio e dalla cecità che un incidente provocò nel fiore degli anni all’altro suo figlio Paolo. Dolori temperati, ma non spenti, dall’affetto del marito, del figlio e della deliziosa figlia Elisa che andò sposa al conte Antonio Moroni. Con grande fede cristiana e con indomito senso del dovere civico, Ella seppe, non solo non abbattersi, ma anche infondere serenità e coraggio a chi la circondava collaborando in modo straordinario a far si che il figlio Paolo potesse superare la terribile privazione completando la sua educazione, così da inserirlo perfettamente nella vita.

Trovò modo e tempo di dedicarsi anche al prossimo, soprattutto a promuovere il benessere e l’educazione dell’infanzia con particolare attenzione all’Asilo Principe di Napoli, alle Scuole Normali, di cui fu Ispettrice a Bergamo e all’Asilo di Faverzano nella campagna bresciana. Si occupò anche dell’assistenza per i combattenti, ma sopratutto ai feriti durante le guerre d’indipendenza, precorrendo e certo poi collaborando all’affermarsi della Croce Rossa a Bergamo, dove anni dopo si prodigarono, seguendo il suo esemplare senso del dovere, le sue nipoti crocerossine: Laura, che si dedicò sin all’ultimo ai feriti, morendo per morbo contratto in servizio proprio nel fatidico ottobre del 1918 ed Elena, che si dedicò alla CRI durante 4 guerre con innumerevoli e lunghi servizi su navi ospedale o in ospedali da campo dall’Africa all’Albania e con decenni d’attività come Dama Volontaria infermiera e come Ispettrice. E sarebbe stata fiera anche di suo nipote Giovanni Battista, coerente ai suoi esempi. Tenente di Cavalleria, dopo una carica sull’Altopiano d’Asiago nel 1916, si meritò una medaglia al valore per aver ricuperato sotto il fuoco nemico un suo soldato ferito.

Meritano d’esser riportate per come la tratteggiano le belle e significative parole di commemorazione scritta dalla sua amica Lucia Brasi l’8 gennaio del 1913 quando la morte l’aveva strappata all’affetto dei suoi cari: “ingegno sottile, volontà gagliarda, attività prodigiosa, conservata - si può dire - fino all’estremo, non si saprebbe giudicare s’Ella fosse o più perspicace nell’intendere, o più ferma nel volere, o più pronta e sicura nel compiere. Affabile e alla mano - senza dimenticanza, severa - senza asprezza, colta - senza pretesa, benefica - senza ostentazione, religiosa per intimo saldo convincimento, Ella aveva l’animo aperto ad ogni nobile ideale di famiglia e di patria, ad ogni affetto profondo e gentile, e ben lo diceva la cortesia de’ modi, la temperanza e serenità dei giudizi, l’indulgenza non mai smentita per tutto e per tutti; in ispecial modo poi lo disse quello spirito di sacrifizio, onde diede maschia prova nel dolore, a Lei come ad ogni anima eletta, non punto quaggiù risparmiato”. [GPA]


Cesare Maironi, Ritratto di Elena Agliardi Longo, 1856. Olio su tela cm. 218x 148. Torre Pallavicina, coll. Priv.
1856 ca.
1860 ca.
Elena con il marito Alessio Agliardi e i figli, 1862 ca.
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1907 ca. Elena a Faverzano
1907 ca.
Faverzano, 1907. Elena Agliardi Longo con Carolina Agliardi Goltara le nipoti Laura e Maria Anna, Moroni e Rita Guffanti
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