Faverzano (Bs) - Villa Longo Agliardi Lechi

Da EFL - Società Storica Lombarda.

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La villa nel 1887-88 ca.

FAUSTO LECHI, Le dimore bresciane in cinque secoli di storia, Brescia, Edizioni di storia bresciana, 1983, vol. IV, pp. 351-353:

FAVERZANO (fraz. di Offlaga) - VILLA LONGO OGGI AGLIARDI

Arcugnano (Vi). Villa Monza Todescan attribuita a G. B. Scamozzi
La facciata della villa
Il portico
La facciata della villa (5 settembre 2009)
La villa nel 1878-82 ca., prima dell'incendio

Non credo che sia, come sembra a prima vista, una costruzione del periodo neoclassico. La facciata interna, verso il giardino (quella esterna, a monte, non ha nulla di notevole) ha molti elementi per essere collocata nel sec. XVI: quelle lesene appoggiate ai pilastri del porticato, la forma stessa delle nove arcate a tutto centro, la fascia marca piano, e soprattutto quella loggia di tre vani, con balaustra e colonnini e due belle colonne che sostengono la trabeazione. Essa è molto simile alla loggia del palazzo Martinengo al Portazzolo e sembra una porzione della loggia della villa Lechi ad Erbusco. A dimostrazione di quanto si è detto ed a ricordare gli stretti legami della nostra architettura con la veneta riportiamo una fotografia della villa Monza oggi Todescan in comune di Arcugnano (Vicenza) attribuita a G. B. Scamozzi. Le notizie ci sono state fornite dal dott. Antonio Braga di Vicenza.

L’attico con l’orologio è una brutta aggiunta posteriore che contribuisce a trarre in errore. Non è poi un’ipotesi molto azzardata in quanto sappiamo che i Longo avevano casa da padrone in Faverzano sino al Cinquecento. L’interno è stato molto modificato e non ha nulla di notevole, salvo il locale adibito a cucina che è prettamente cinquecentesco con la sua bella volta a spicchi. Il che serve di conferma a quanto abbiamo detto più sopra.

Mons. Guerrini in un suo «appunto» su Faverzano (leggi Giornale di Brescia del 30 settembre 1959) scrive che «a Faverzano dominò per vari secoli la nobile famiglia dei conti Provaglio che vi aveva una villa con giardino e sede di proprietà fondiaria... Ma questo ramo dei conti Provaglio decadde dalla primiera fortuna e oggi i superstiti della famiglia non usano più nemmeno il titolo araldico di conte al quale hanno diritto. Il loro posto, continua il Guerrini con molta faciloneria, ora è tenuto dai conti Agliardi di Bergamo che vi trascorrono ecc.». Vi sono molte inesattezze in quello scritto. Innanzitutto i Provaglio compaiono come proprietari in Faverzano soltanto all’inizio del sec. XVII e vi sono presenti col ramo principale discendente dal conte Cesare, come col ramo ultrogenito , ma in quel paese sono proprietari cospicui anche i Castelli, i Longo, i Negroboni, e più recenti gli Scalvini sicché il Lezze (v. Catastico 1610 MS. Quer. cit.) potrà scrivere che nel «castello quadrato» vicino alla chiesa grande, parte murato e parte senza attorno «vi sono dentro case de gentilhuomeni e brazenti». In quell’epoca erano comparsi nel paese anche i Longo. Era questa una famiglia originaria di Bergamo dove nel secolo XV viveva un Abondio «de Longis». Anche i suoi figli Marco Antonio (n. 1472) e Ottaviano (n. 1484) erano ancora «habitadori» in bergamasca ma avevano 500 piò a Casaglio, comperati dai Fisogni. Erano mercanti ed i nipoti di Antonio, figli di Pietro, avevano stabilita la loro definitiva dimora in Brescia; essi erano Antonio (n. 1528) e Lodovico (n. 1530) ed avevano casa con bottega nella I quadra di S. Giovanni, il centro di allora, e terreni nelle Chiusure a S. Polo e alla Preda del Gai (S. Francesco di Paola).

Antonio da Calimera ebbe Claudio (n. 1554) il quale sposò Diodata Pasini ed allargò la sua attività . I suoi figli fecero notevoli matrimoni, il che dimostra che la famiglia era, sul principio del Seicento, in florida posizione. Fu Claudio che sul finire del secolo XVI costruì questa casa e la lasciò ai due figli Vincenzo (n. 1557) e Antonio (n. 1584). Il primo aveva sposato la nob. Chiara Luzzago q. Luigi e il secondo la nob. Paola Fracastori, veronese; mentre la figlia Giulia era andata sposa al nob. Annibale Moro q. Lodovico. Nel 1627 (pol. 90 II S. Giov. e pol. 130 V S. Giov.) i figli di Vincenzo denunciano un casamento, da padrone a Faverzano . Così Antonio che non avrà che due figlie, una delle quali, Giulia sposerà Francesco Castelli uno dei «gentilhuomeni» proprietari in quel paese .

La famiglia è ormai sul piano delle famiglie nobili; si tratta di lasciar passare una o due generazioni e poi il sogno di sedere in Consiglio Generale sarà raggiunto. Luigi, figlio di Claudio (n. 1611) ha lasciato la mercanzia e vive «more nobilium»; ha sposato la nob. Lucrezia Conforti q. Antonio . In città però, non avevano casa e Luigi viveva nel 1641 in contrada S. Spirito in casa d’affitto. Mario (n. 1644) di Luigi e Lucrezia sposò la nob. Armellina o Ermelina Montini q. Gio. Battista, andò ad abitare in Borgo S. Nazaro ed ebbe otto figli dei quali Lucrezio (n. 1679) fu l’unico a continuare la famiglia sposando la nob. Caterina Ducco q. Pietro.

Questo Lucrezio e il fratello Claudio il 19 novembre 1731 presentarono al Consiglio la supplica per esservi ammessi. In essa dichiararono che gli antenati possedevano la nobiltà di Bergamo ma che «preferivano alle originarie prerogative di quella città la semplice condizione civica di questa (città)» dove venirono nel sec. XVI. Sposarono gentildonne di famiglie nobili ed ora «bollendo nelle nostre vene il sangue tramandatoci del sesso nobile delle riverite ascendenti ecc. ecc. suplicano ecc.».

Il nob. Lucrezio da Caterina ebbe Francesco che sposò Maria Salome Medici e ne ebbe Lucrezio (n. 1757 - m. 1816) che nel periodo napoleonico ricoprì varie cariche, fu per molti anni prefetto di Milano, tanto che venne creato conte del Regno Italico; Mario dalla moglie Elena Torriceni ebbe Francesco (n. 1800) il quale sposò Elisa figlia adottiva del Generale conte Giuseppe Lechi e non ebbe che una figlia Elena con la quale si spense la famiglia.

Elena andò sposa al conte Agliardi di Bergamo e da allora questa villa, coi terreni annessi, divenne di proprietà di quella famiglia. La villa è ora di proprietà della Contessa Laura Agliardi in Lechi. I Provaglio del ramo principale vendettero i loro terreni (forse ai Longo) mentre i Provaglio discendenti di Francesco posseggono ancora uno stabile in Faverzano.

La villa nel 1887-88 ca.. Da sinistra: contessa Carolina Agliardi Goltara, la governante di casa Eugenia, la contessa Elisa Moroni Agliardi (con vestito scuro) con il geom. Alfredo Pacani, il conte Paolo Agliardi (di fronte), il conte Piero Moroni (bambino), il conte Alessio Agliardi (con una gamba alzata)
La villa nel 1887-88 ca.
L'arrivo in villa nel 1887-88 ca. (per i personaggi vedi le didascalie)
La fienagione nel 1887-88 ca.
1899 il conte Paolo Agliardi con la famiglia, Alessio Moroni e la signorina Vera Schubert
1899-1900 ca. Battista, Elena e Laura Agliardi nel viale del giardino. Dietro, il conte Paolo Agliardi presumibilmente con Alessio Moroni e la signorina Vera Schubert
1907, Siesta sotto il portico. Da sin. Alessio Moroni, Carolina Agliardi Goltara, Paolo Agliardi, Piero Moroni
1907, La famiglia Agliardi in giardino
1907, Elena e Paolo Agliardi (al centro) con Alessio e Piero Moroni
1907, Elena e Paolo Agliardi (al centro) con Alessio e Piero Moroni
1907, Elena e Paolo Agliardi (al centro) con Alessio e Piero Moroni
1907, Elena e Paolo Agliardi con Alessio e Piero Moroni; a destra il fattore Donadoni
Faverzano, 1907. Carolina Agliardi Goltara con le figlie Laura e Maria Anna, Elena Agliardi Longo, Moroni e Rita Guffanti
Faverzano, 1907 ca. Elena Agliardi Longo
1920, Da sin.: Piero e Elisa [Lisì] Moroni, Maria Anna Agliardi, Alessio Moroni, Battista Agliardi
Il portico e la loggia della villa (5 settembre 2009)
La villa con i tavolini per il buffet (5 settembre 2009)
Foto notturna della villa illuminata a festa (5 settembre 2009)