Gallarati

Da EFL - Società Storica Lombarda.
Gallarati (Spreti vol. III, p. 321)
Gallarati Scotti (Spreti vol. III, p. 322)
Gallarati (Spreti, App., Parte II, p. 122)

Vittorio Spreti, Enciclopedia storico-nobiliare italiana, Milano, 1928-32, vol. III, pp. 321-324:


* GALLARATI

Famiglia che si chiamò in origine Macchi de Gallarate. Capostipite riconosciuto un GIOVANNI PIETRO, che col figlio GIOVANNI AMBROGIO ed il figlio di questi BALDASSARRE sono qualificati col titoli di nobile e magnifici signori in un istrumento del 1582 ed ugualmente detto Gio. Ambrogio del Gio. Pietro, capostipite, in altro istrumento del 1561. Detti predicati si trovano ripetuti in altri istrumenti successivi e anteriori al 1640 e fecero giusta prova di nobiltà per l’Editto del 1769 promulgato dall’Imperatrice Maria Teresa.

Il citato Gio. Ambrogio ed uno dei suoi figli CARLO esercitarono largamente la mercatura in seta, oro e argento. Un GIAN GIUSEPPE, di Gio Batta, un nipote di questi, altro GIAN GIUSEPPE, ed un ANTONIO, architetto, furono ammessi nel Collegio degli Ingegneri di Milano. CARLO, fratello del Gian Giuseppe di Gio Batta, fu Commissario del Magistrato di Sanità in Chiavenna, poi R. Cancelliere del Censo. GIUSEPPE, fratello dell’architetto Antonio, fu ascritto al Collegio dei ragionieri di Milano e poi, presentate le prove di nobiltà, fu ammesso come cadetto in un reggimento di fanteria in Spagna.

Molti membri di questa famiglia si distinsero per cultura e diedero l’opera loro nei pubblici uffici. La famiglia è iscritta nel Libro d’Oro della Nob. Ital. e nell’El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona di:

Ramo primogenito.

DOMENICO (†), di Giuseppe, di Giovanni Domenico, con le figlie: Virginia, n. 5 aprile 1867, in Marazzi; Giuseppina, n. 29 dic. 1868, in Banfi; Matilde, n. 21 nov. 1870 (†) in Ferrini e colla sorella di Domenico: Angela, in Banfi.

Ramo secondogenito.

GIUSEPPE, di Giuseppe, di Antonio, n. il 7 agosto 1865, sposato il 23 sett. 1893 con Cesarina Mojana, coi figli: Maria, n. il 18 luglio 1897 e ANTON CESARE, n. il 23 dic. 1915.

Ramo terzogenito.

STEFANO (†), di Giambattista, di Antonio, n. 24 dic. 1860, sposato il 3 dic. 1903, con Michelina Sironi, coi figli: Giuseppina, n. a Vimercate il 25 sett. 1904 e Francina, n. a Vimercate il 20 giugno 1906.

v. s. [Vittorio Spreti]


* GALLARATI e GALLARATI SCOTTI

Capostipite dei Gallarati è un GUIDONE che appartenne al Consiglio Generale di Milano nel 1340 ed in quell’anno fu inviato a papa Benedetto XII per domandare l’assoluzione dell’interdetto incorso dalla città durante il dominio di Matteo Visconti. Fu avo di LUIGI, pure membro del Consiglio Generale ed annoverato fra i più ricchi cittadini; l’abiatico suo PIETRO, figlio di Giovanni, dottore in ambo le leggi, milite armato, famigliare ducale (1465) e Consigliere del Consiglio Segreto, fu delegato dal Duca nel 1469 a comporre divergenze fra il re di Napoli e repubblica di Firenze e per le quali il Duca era stato nominato arbitro. Nel 1479 ebbe, incarico, con Talenti, di conchiudere un trattato con Ferdinando re di Napoli, col pontefice Sisto IV, coi fiorentini e col duca di Ferrara. I fiorentini lo crearono loro cittadino con trasmissione di tale prerogativa a tutti i suoi discendenti tanto egli aveva ben difeso la loro causa presso il re di Napoli e la Repubblica senese. Nel 1483 con altri cittadini fu inviato a Ferrara per concludere la riconciliazione di Lodovico il Moro col cardinale Ascanio e nel 1480 predispose in Napoli gli sponsali di Isabella d’Aragona col duca Galeazzo Maria Sforza. Nel 1499 Lodovico il Moro, abbandonando lo Stato, lo incluse nella Reggenza dei XII, lo elesse senatore ed in tale occasione fu investito del feudo di Cassolo vecchio e nuovo. Nel 1456 era stato pure investito del feudo di Cerano nel novarese ed ottenne varii privilegi e donazioni dal Duca e fra queste quella di Cozzo in Lomellina con conferme e diritto padronale sulla Prepositura di San Vittoriano di Cozzo, riconosciuto con Bolla del 1475. Fu inoltre investito dei luoghi di Serpente e Nicorvo in Lomellina a titolo di feudo, per sé e figli discendenti maschi legittimi, e così pure riconosciuto signore di S. Angelo in Lomellina nel 1467, privilegiato dell’Altare portabile per sé e famiglia con Bolla del 1465, eletto infine nel 1474 nel Consiglio Generale. Dal figlio di lui FILIPPO, allevato alla corte di Ferdinando re di Napoli, e Capitano Generale delle truppe di questo Sovrano, nacque a Napoli nel 1503 GIAN TOMMASO I creato nel 1538 senatore da Carlo V, presso il quale nel 1534 era stato inviato dal duca Francesco II Sforza per stabilire le nozze di questi con Cristierna di Danimarca.

Prese parte alla spedizione di Carlo V contro Tunisi e in Provenza e fu Governatore di Vercelli e di Casalmaggiore. Con Diploma 3 luglio 1543, interinato nel 1544, l’Imperatore lo insignì della dignità di Cavaliere aurato col privilegio di inquartare nelle armi l’aquila imperiale. GIANTOMMASO II (1572-1619) suo abiatico, giurisperito, decurione, questore di Cappalunga nel magistrato ordinario, capitano di Giustizia, senatore, podestà di Cremona, autore di poesie ed orazioni funebri, appartenne all’Accademia degli Inquieti. Il figlio di lui CARLO, pure Decurione, Vicario di Provvisione, senatore, con Diploma 16 aprile 1647 ebbe il titolo marchionale sul feudo di Cerano con trasmissione primogeniale mascolina. GIANTOMMASO III (1644-1716), decurione, Capitano di Giustizia, senatore ed anch’esso podestà di Cremona, fu ascritto alla nobiltà napoletana nel Seggio di Nido giusto l’avito privilegio. Da Maria Lucrezia Archinto ebbe fra gli altri GIUSEPPE (1697-1765) arcidiacono di S. Maria della Scala, nel 1742 vescovo di Lodi, e CARLO GIUSEPPE (1680-1725), decurione, giudice delle Strade, marito di Anna dei marchesi Ghislieri che si risposò col conte Giovan Battista Scotti e poi col conte Ippolito Turconi. Il figlio loro GIANTOMMASO IV (1718-1783), I. R. Ciambellano, Vicario di Provvisione, rimasto vedovo nel 1764 di Giovanna dei Conti Monti, si fece sacerdote, divenne Canonico della Metropolitana e nel 1772 vescovo titolare di Paros. Il fratello minore di questi GIAMBATTISTA (1720-1777) fu decurione e I. R. Ciambellano ed ebbe in moglie Maria Teresa Spinola, figlia del patrizio genovese Gianfilippo, duca di S. Pietro in Galatina, principe di Molfetta, la quale portò detti titoli in casa Gallarati. Il predetto Giambattista era stato nominato erede dal patrigno conte Giambattista Scotti con l’obbligo di deporre nome ed arma propria ed assumere quella degli Scotti e per grazia Sovrana gli successe altresì nei feudi di Vedano e di Colturano con titolo comitale in linea di primogenitura maschile. Nel 1770 ottenne dall’I.R. Tribunale Araldico la delineazione del proprio stemma nel Codice delle Armi. GIUSEPPE, loro figlio, per la morte dello zio Giantommaso IV, successe a quest’ultimo nei feudi e nel titolo marchionale ed ebbe a fratelli: COSTANZO (1759-1840), I. R. Ciambellano; GIANFILIPPO n. nel 1747, del Collegio dei Giuresperiti, nel 1792 arcivescovo titolare di Sidone, nel 1794 Nunzio a Firenze, nel 1796 Nunzio a Venezia, Maestro di camera di papa Pio VII, dal quale fu creato cardinale e condivise con lo stesso pontefice l’esilio in Francia e fu uno degli oppositori dell’Imperatore Napoleone I; fu pure arciprete della basilica liberiana e Prefetto di Propaganda Fide; morì ad Orvieto nel 1819. GIANTOMMASO (1757-1804), altro fratello, fu canonico ordinario della metropolitana, vescovo titolare di Lydda e morì nel 1804. Da Giuseppe, fratello di costoro, nacque CARLO (1775-1840) che, verificatasi per lui la successione del maggiorasco Spinola, assunse i titoli di questa ultima casata più sopra ricordata; nel 1816 ottenne con Sovrana Risoluzione dal governo Austriaco la conferma dei titoli delle famiglie Gallarati e Scotti e nel 1828 dal re di Napoli quella dei titoli di Casa Spinola, il cui uso negli stati Imperiali veniva regolato con Sovrana Risoluzione e Dispaccio Aulico del 1830-31. Nel 1838 fu decorato dell’Ordine del Toson d’Oro. Il figlio di lui TOMMASO (1819-1905) ottenne il riconoscimento di tutti i titoli della sua casa con D. M. 31 dicembre 1892.

I Gallarati Scotti vestirono replicatamente l’Abito di Malta.

La famiglia è iscritta nel Libro d’Oro della Nob. Ital. coi titoli di principe di Molfetta (mpr.), duca di S. Pietro in Galatina (mpr.), marchese di Cerano (mpr.), conte di Colturano (mpr.), signore di S. Angelo (mpr.), signore di Vedano (mpr.), patrizio milanese (m.), patrizio napolitano (m.), trattamento di Don e Donna, in persona di:

TOMMASO FULCO, di Gian Carlo, di Tommaso Anselmo, n. a Milano il 18 nov. 1878, sposato in Padova il 14 ott. 1918 con la nobile Aurelia dei conti Cittadella Vigodarzere.

Figli di Tommaso Fulco: GIAN CARLO FEDERICO, n. a Milano il 16 giugno 1920; FEDERICO ANTONIO, n. a Milano il 19 febbraio 1922; LODOVICO, n. a Milano il 3 sett. 1923; Luisa, n. a Milano il 9 sett. 1927; Maria Josepha, n. a Milano il 27 giugno 1929.

Fratelli di Tommaso Fulco: 1) GIUSEPPE, n. a Milano l’11 giugno 1884, sposato nel sett. 1924 a Ina Scheibler. Figlia: Ernesta, n. a Milano il 14 giugno 1929; 2) GIAN GIACOMO, n. a Oreno il 2 sett. 1886, sposato a Venezia 11 luglio 1927, con la nob. Ida dei conti Mocenigo Soranzo. Figlie: Cecilia, n. a Venezia il 20 giugno 1928 e Carla, n. a Venezia il 10 agosto 1929; 3) Giuseppina, n. a Milano il 27 aprile 1880; 4) Barberina, n. a Milano il 18 maggio 1881, sposata a Milano il 1 ottobre 1918 col nob. Ascanio Michele dei conti Sforza; 5) Lodovica, n. a Oreno l’8 ottobre 1882, sposata a Oreno il 18 ottobre 1904 col conte Giancarlo Borromeo; 6) Giulia, n. a Milano il 20 nov. 1887, sposata a Intra il 15 giugno 1922 col dott. Ruggero Verity (Firenze); 7) Maria (Myriam), n. a Oreno il 2 luglio 1889, sposata a Oreno il 21 giugno 1924 col conte G. Battista Agliardi.

Zie (figlie dell’avo Tommaso Anselmo): Elisabetta, n. a Roma il 26 luglio 1851, sposata a Milano il 1 maggio 1871 col conte Giuseppe Trivulzio Manzoni (†); Anna, n. a Milano il 19 aprile 1858, sposata il 5 febb. 1878 al conte Carlo Ottavio Cornaggia Medici Castiglioni, senatore del Regno; Camilla Saveria, n. a Torino il 28 luglio 1860, religiosa Salesiana col nome di Maria Letizia.

v. s. [Vittorio Spreti] e a. g. [Alessandro Giulini]


Ivi, Appendice, Parte II, pp. 122-123:

* GALLARATI.

Sono iscritti nel Libro d’Oro della Nob. Ital. e nell’Elenco Uff. Nob. Ital. 1933 col titolo di nobile (mf.):

DOMENICO, di Giuseppe, di Domenico. Figlie: Virginia, Giuseppina, Matilde. Sorella: Angela.

GIUSEPPE, di Giuseppe, di Antonio. Figli: Maria, ANTON CESARE.

Giuseppina, di Stefano, di Giambattista, di Antonio. Sorella: Francina.

v. s. [Vittorio Spreti]


GALLARATI.

Secondo le testimonianze del Fagnani e del Morigia, questa famiglia è una delle più cospicue e distinte del patriziato di Milano. Ad istanza di EMANUELE, di Antonio Maria, il Tribunale Araldico, istituito da Maria Teresa in Lombardia, ne riconobbe l’antica e generosa nobiltà con decreto 13 aprile 1771, ordinando in pari tempo che fosse inscritta nel Catalogo delle Famiglie Nobili Lombarde e che l’arma gentilizia di essa fosse delineata nel Codice Araldico (p. 16). Nello stesso anno 1771, con ordinanza 16 giugno del Consiglio Generale di Milano, il predetto Emanuele fu ascritto al Patriziato di Milano. Successivamente gli fu riconosciuto il diritto di inquartare nel proprio stemma l’aquila coronata, mediante prova dell’inveterato possesso, per decreto dello stesso Tribunale Araldico in data 31 gennaio 1779. Infine, ad istanza della nobile donna Giuditta Reali, vedova di GALEAZZO ANTONIO MARIA, figlio del suddetto Emanuele, la quale agiva in vece e nell’interesse dei suoi figli, EMANUELE e CARLO, allora in età minore, la famiglia ottenne la conferma dell’antica nobiltà, come ne godeva nel 1796, con Sovrana Risoluzione 2 dicembre 1816.

La genealogia della famiglia risale fino a un GUIDO, decurione di Milano, vivente nel 1340, dal quale nacque GIOVANNI, detto TORNISIO, vivente nel 1366. Giovanni diede i natali a LUIGI, decurione (1388, 1409), che fu padre di GIOVANNI e di GIACOMO. Il primo di questi due fratelli diede origine al ramo che più tardi aggiunse al proprio il cognome SCOTTI; il secondo, cioè Giacomo, vivente nel 1470, diede origine al ramo di cui si tratta. Giacomo (1470), cui nei documenti è attribuita la qualifica di «spectabilis vir dominus», fu padre di un altro LUIGI, decurione di Milano (1474, 1513), dal quale nacque GIO. ANTONIO (1517). Da questi comincia la genealogia documentata innanzi al Tribunale Araldico nel 1771 (A. S. M. Governo, p. a., Araldica, cart. 81, fasc. Gallarati), mentre il tronco che va da lui al capostipite GUIDO, fu ricostruito dal celebre genealogista Giovanni Sitoni di Scozia in occasione di alcuni suoi particolari studi sulla famiglia dei marchesi Recalcati (A. S. M., I Acquisto Riva-Finoli: Archivio Sitoni di Scozia, cart. 60, fasc. 178). Gio. Antonio diede i natali a LUIGI (1554, 1565, 1575), che sposò, in prime nozze, Maddalena da Como († 1565), ed in seconde nozze, la nobile donna Laura Magenta. Dalla prima consorte ebbe il figlio GIOVANNI ANTONIO, che, (come suo padre, ebbe due mogli, cioè Virgilia de Chiocchis, vedova del sindaco fiscale Gerolamo Porro, e Antonia da Lecco, figlia del nobile Gio. Ambrogio. Dalla prima consorte nacque GEROLAMO (1582, 1609, 1610), appaltatore della gabella del sale dello Stato di Milano, che con Barbara Balbiani, sua moglie, diè i natali a CARLO, che è personaggio più illustre di questo ramo. Egli, infatti, coprì altissime cariche civili e militari, raggiungendo il grado di generale mastro di campo degli eserciti di Sua Maestà Cesarea nel 1657. Nell’anno seguente fu nominato governatore di Mortara. Sposò Agnese Biumi, vedova di Antonio Gorini, e morì il 21 marzo 1680. Dalla Biumi ebbe il figlio GIO. FRANCESCO (1690, 1711, 1724), che ebbe ANTONIO MARIA, legittimato per rescritto del Principe (come da istrumento di legittimazione 28 gennaio 1744 a rogito del notaio di Milano Giuseppe Antonio Pescarenico). Da Antonio Maria trasse i natali EMANUELE (n. 4 marzo 1741), già ricordato a proposito dei riconoscimenti del 1771. Emanuele fu dei XII di Provvisione (1786) e capitano della Milizia Urbana di Milano. In data 3 aprile 1765 sposò Matilde Canziani che gli diede GALEAZZO ANTONIO MARIA (n. 8 gennaio 1766), marito di Giuditta Reali (spos. il 10 dicembre 1798), e padre dei due fratelli EMANUELE e CARLO, confermati, come si è detto, nell’antica nobiltà, nel 1816.

La famiglia è iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano 1933 col titolo di Patrizio Milanese (m.), Trattamento di Don e Donna, in persona di:

Emanuele, n. a Bergamo, 2 agosto 1828. ingegnere architetto, sp. il 15 agosto 1854 con Clelia Krumm di Andrea Carlo (n. a Codogno 23 agosto 1802, † 13 agosto 1841, sp. 10 ottobre 1824 con Angelica Isacchi), di Galeazzo Antonio Maria, e di Giuditta Reali.

f. f. [Francesco Forte]


Genealogia

Genealogia Gallarati

Genealogia Gallarati Scotti

Teatro genealogico delle famiglie nobili milanesi: manoscritti 11500 e 11501 della Biblioteca Nacional di Madrid, a cura di Cinzia CREMONINI, Mantova: Gianluigi Arcari, 2003

Stemmi

* GALLARATI

ARMA: Inquartato: al 1° e 4° di oro all’aquila di nero, coronata del campo; al 2° e 3° d’argento alla colonna di marmo bianco, coronata di oro, accollata da due viti con tre giri, al naturale; colla bordura composta di oro e d’azzurro.

Lo scudo, per i maschi, sarà sormontato da elmo e corona da nobile e ornato di cercine e svolazzi d’oro, d’argento, d’azzurro e di nero; per le femmine, omessi tutti gli altri ornamenti, sarà sormontato dalla sola corona da nobile e posto tra due rami di palma al naturale, divergenti e decussati sotto la punta dello scudo (D. M. 10 maggio 1904).

Alias: Inquartato: nel 1° e 4° d’oro all’aquila di nero, coronata del campo; nel 2° e 3° d’argento alla colonna di marmo bianco, coronata d’oro, accollata da due viti, con tre giri, al naturale; tutto lo scudo con la bordura composta d’oro e d’azzurro. (D. M. di Ric. 10 maggio 1904).


ARMA: Inquartato: nel 1° e 4° d’oro all’aquila di nero coronata del campo; nel 2° e 3° d’argento alla colonna di marmo al naturale, coronata d’oro, accollata d’una vite fruttifera e pampinosa al naturale; con la bordura composta d’oro e d’azzurro. (Arch. Stato, Milano, Codice Araldico, p. 16).


* GALLARATI e GALLARATI SCOTTI

ARMA: Inquartato: al 1° e 4° contro-inquartato: di oro all’aquila di nero coronata del campo e d’argento a due ceppi di vite, fogliati di otto e fruttati di due pezzi, decussati e ridecussati al naturale, nodriti sulla punta dello scudo, che ha la bordura composta d’oro e d’azzurro (Gallarati); al 2° e 3° palato d’oro e di rosso, il secondo palo d’oro caricato di un’aquila di nero coronata del campo (Scotti).

ORNAMENTI: Due elmi affrontati, quello di destra col cimiero di un anfistero verde linguato di rosso, col volo guernito di penne di pavone, nascente, e col cercine e gli svolazzi d’argento e d’azzurro; quello di sinistra col cimiero di un’aquila di nero, coronata d’oro, nascente e con cercine e svolazzi d’oro e di rosso; il tutto sotto il manto e la corona da principe (per il titolare e per i suoi discendenti successori nei titoli). Quanto agli altri discendenti, lo scudo, omesso il manto e la corona da principe, sarà, se maschi, sormontato da corona di nobile, coi due elmi, cimieri e svolazzi sopra descritti; se femmine, omessi anche gli elmi, i cimieri e gli svolazzi, lo scudo sarà sormontato dalla sola corona di nobile e posto fra due rami di palma al naturale divergenti e decussati sotto la punta dello scudo (D. M. 31 dicembre 1892).


Stemmi famiglia Gallarati

Storia

Personaggi

Dimore

Milano

Iconografia

Dipinti e Ritratti

Archivio fotografico

Fonti

http:http://siusa.archivi.beniculturali.it/cgi-bin/pagina.pl?TipoPag=prodfamiglia&Chiave=28528&RicPag=2&RicSez=prodfamiglie&RicVM=indice&RicTipoScheda=pf

Archivi di famiglie e di persone: materiali per una guida, 2: Lombardia-Sicilia, a cura di Giovanni Pesiri, Micaela Procaccia, Irma Paola Tascini, Laura Vallone, Roma, Ministero BBAAC, 1998 (Pubblicazioni degli archivi di Stato. Strumenti; 133), n° 1340.

Bibliografia

http://www.treccani.it/enciclopedia/ricerca/gallarati/Dizionario_Biografico/

http://verbanensia.org/biografie_details.asp?bID=30061&action=G&tipo=2

Documenti

Collezioni

Note