Gianmario Petrò - Antonio e Apollonia Agliardi (via S. Orsola 31 o 31/b)

Da EFL - Società Storica Lombarda.

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Lorenzo Lotto. Ritratto di Antonio Agliardi e Apollonia Cassotti, San Pietroburgo, Museo dell’Ermitage


Tratto da GIANMARIO PETRÒ, Sulle tracce di Lorenzo Lotto a Bergamo: amici e committenti, in Lorenzo Lotto nella Bergamo del ‘500. Riferimenti e immagini della pittura lottesca, “La Rivista di Bergamo”, Nuova Serie n. 12-13, numero doppio, Gennaio-Giugno 1998, pp. 126-127.

Dobbiamo ora portarci nel borgo di S. Leonardo, che al tempo del Lotto rappresentava quasi una piccola città a se stante, tanto che le cronache ci tramandano il ricordo di violente rivalità e sassaiole tra i ragazzi qui abitanti e quelli del non lontano borgo di S. Antonio. Il borgo era vivace e ricco di attività, soprattutto legate all’industria tessile, favorite dall’abbondanza di acqua del canale Serio che lo attraversava. Qualche tintoria sorgeva anche lungo la roggia Curna che scorre tra la via S. Orsola e la via Borfuro. La composizione sociale era più varia che non nel borgo di S. Antonio, e qui risiedevano famiglie della vecchia nobiltà rurale accanto a numerose famiglie di ricchi mercanti e di poveri o poverissimi lavoratori. Alessio Agliardi figlio di Bonifacio dovrebbe essere uno dei personaggi più conosciuti della Bergamo del passato. Alessio infatti fu uomo di fiducia di Bartolomeo Colleoni e notissimo architetto e ingegnere idraulico al servizio della Repubblica di Venezia. Tuttavia solo in tempi molto recenti è stata fatta un po’ di chiarezza sulla sua vita familiare. Nato intorno al 1443, ancora in giovane età lo vediamo al servizio di Bartolomeo Colleoni, che lo nominava podestà di Martinengo, ma questo non gli impediva di rivestire importanti cariche nella vita pubblica cittadina. Nel suo testamento il Colleoni dispose che in perpetuo un membro della famiglia Agliardi facesse parte del consiglio della Pietà, il luogo pio da lui fondato. Per la sua familiarità col condottiero, fu scelto dal Comune e dalla Misericordia Maggiore per la delegazione inviata a Malpaga a protestare per la demolizione della sacrestia vecchia di Santa Maria Maggiore, sul luogo della quale si iniziava a costruire la cappella funeraria del Colleoni e in quella occasione Alessio Agliardi ottenne la promessa dei fondi necessari per la costruzione di un’altra dignitosa sacrestia per la Basilica cittadina. Alessio Agliardi fu per anni impegnato nei lavori di canalizzazione del Brenta, ma si era dedicato anche all’architettura e oggi sappiamo che Pietro Isabello fu suo allievo. La fama dell’Agliardi non era limitata allo stato Veneto: è noto infatti che nel 1490 Ludovico il Moro, non soddisfatto dei pareri dei più importanti architetti del tempo, chiese di poter consultare per il tiburio del duomo di Milano anche l’Agliardi («nobilem in architectura magistrum Alexium Arcensem, civem bergomatem»). E nel 1508 fra Luca Pacioli annovera «Alexius Bergomensis», l’Alessio bergamasco, tra gli architetti più in vista di Venezia. Ciò nonostante non si conoscono opere sue, fatta eccezione della cisterna costruita nel 1485 sotto la piazza del Mercato delle Scarpe, mentre le antiche cronache locali ricordano di lui solo lo scavo del canale del raso nel 1481. Alessio aveva sposato Zaccarina Benaglio e aveva avuto quattro figli maschi, Bonifacio, Giovanni, Antonio e Geniforte. Bonifacio, architetto del quale abbiamo già parlato, aveva sposato Pazienza, figlia di Angelo Alzano e pertanto era, salvo possibili omonimie, cognato di Pietro Andrea Tasso che aveva sposato Orsola Alzano. Delle cinque figlie di Alessio ricordiamo solo Lucrezia che aveva sposato Francesco Vertova e che, rimasta vedova, aveva fondato il convento delle carmelitane di Albino. Di lei ci resta un superbo ritratto del Moroni datato 1557. A noi interessa però la figura di Antonio che, forse nel 1510, aveva sposato Apollonia figlia di Zovanino di Antonello Cassotti. Di lui abbiamo già parlato a lungo a proposito della casa del suocero di cui forse fu il progettista. Alessio moriva nell’autunno del 1526 mentre Antonio moriva nell’estate del 1528 lasciando due figli in giovane età, Bonifacio e Giovanni e due figlie di nome Lucia ed Elisabetta. La discendenza degli Agliardi verrà assicurata da Bonifacio figlio di Antonio che sposerà Angelica dei Nicolini di Sovere, rinsaldando così la parentela con i Cassotti. Alessio Agliardi abitava tra la contrada di Prato, l’attuale via XX Settembre, e la via di Colognola nuova, dove la famiglia possedeva più di una casa. Nel marzo del 1511 Giovanni e Antonio acquistavano per conto del padre un’altra casa in contrada di Colognola nuova, che confinava a sera con una loro proprietà, a mezzogiorno con la stessa contrada e a monte con la seriola Curna. Ristrutturata più volte questa casa servì come abitazione della famiglia per quasi tre secoli. La casa degli Agliardi corrispondeva al civico 31 o 31/b di via S. Orsola, due edifici di aspetto il primo decisamente ottocentesco e il secondo databile alla metà del ‘700, all’interno dei quali non so se si conservano ambienti del primo ‘500. È auspicabile che si compiano verifiche se non altro nella speranza di ritrovare qualche possibile opera di Alessio. Peraltro sappiamo dai documenti d’estimo che Pietro Isabello, che fu anche ingegnere militare, abitava in una casa che confinava con la proprietà degli Agliardi, e che dovrebbe corrispondere oggi ad uno dei modestissimi cortiletti di via S. Orsola 29 o 27. Dei figli di Pietro Isabello, Leonardo e Marcantonio continuarono la professione del padre a Bergamo e a Brescia. La contrada di Colognola nuova divenne ben presto la contrada degli Agliardì e solo dopo la fondazione in quel luogo del convento di S. Orsola gradualmente acquisì il nome che ha ancor oggi. Lorenzo Lotto conosceva bene Antonio Agliardi, che con Pietro Isabello aveva stimato una Pietà dipinta per Zovanino Cassotti. Ma soprattutto Antonio Agliardi fu ministro della scuola del Santissimo Corpo di Cristo dal 1518 al 1523, negli anni in cui veniva commissionata al pittore la paletta della Pietà che doveva ornare la nuova cappella della scuola in S. Alessandro in Colonna. Ultimamente si è collegata ad Antonio Agliardi una notevole opera del periodo bergamasco del Lotto, il “Ritratto di coniugi” conservato all’Ermitage di Pietroburgo. Nel quadro, ricco di elementi simbolici, due coniugi pensosi guardano lo spettatore. L’uomo regge con la mano sinistra un foglietto sul quale si legge il motto “homo numquam”, composto da due parole tratte dalla messa per gli sposi del messale romano. Tutta la composizione nasconde dunque un’impresa complessa che, oltre ai richiami alla fedeltà e all’indissolubilità dell’unione matrimoniale, vuole significare che l’uomo ritratto non si sottrarrà mai alle sue responsabilità e non farà mai mancare anche nelle avversità il suo sostegno alla fedele sposa. L’identità dei coniugi un tempo poteva essere resa palese dal sigillo impresso sull’anello al dito dell’uomo, oggi non più leggibile. Solo un elemento del quadro collega i personaggi ritratti alla famiglia Cassotti, il complesso copricapo della donna, identico a quello che indossa Agnese, moglie di Paolo Cassotti, nella notissima opera del Previtali alla Carrara cui abbiamo accennato. Non si deve però sottovalutare una certa corrispondenza dei lineamenti della donna con quelli di Marsilio Cassotti. Si è pertanto ipotizzato che la donna ritratta sia Apollonia, figlia di Zovanino, fratello di Paolo, mentre l’uomo potrebbe essere Antonio Agliardi. Indipendentemente dall’identità dei coniugi, resta valido e universale il messaggio che Lorenzo Lotto con la sua invenzione voleva comunicarci.


NOTA

Ritengo semplicemente assurda l’identificazione dei coniugi (avanzata in occasione della mostra) con G. Maria Cassotti e la defunta Laura Assonica. Al tempo dell’esecuzione del quadro Gianmaria Cassotti era già sposato o stava per sposarsi con Eufrasina Nicolini e non si capisce come potesse commissionare un’opera piena di richiami alla fedeltà alla defunta consorte. Cercando tra i conoscenti del Lotto a Bergamo, l’identificazione con Antonio Agliardi e Apollonia Cassotti resta la più verosimile. Qualche vaga somiglianza c’è anche tra questo personaggio ritratto dal Lotto e Bonifacio figlio di Antonio di cui ci resta un ritratto del Moroni. Trovo inaspettatamente che nel 1483 Alessio Agliardi andava ad abitare in affitto presso il conte Bartolomeo Brembati (A.S.B., notaio Maffeo Cologno, cart. 547, 1 settembre 1483, f. 78v.).