Giovan Battista Moroni

Da EFL - Società Storica Lombarda.

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(1523/25 - 1578)


BORTOLO BELOTTI, Storia di Bergamo e dei bergamaschi, a cura della Banca Popolare di Bergamo, 3ª Ed., Bergamo, Bolis, 1989, vol. IV, p. 355 segg.:

10. Giovan Battista Moroni

Ma sopra questi artisti e naturalmente più ancora su quelli modesti, che affiorano nei primi anni della seconda metà del Cinquecento, come Andrea da Olera, modesto pittore di insegne, Giovannino Natali, che affrescò i locali della tortura, Giuseppe da Sorisole, che dipinse vessilli, Antonio Milesi, figlio di Sebastiano, pure pittore, abitante nella vicinia di S. Michele , si aderge insuperato un artista che illumina di sé la pienezza del Cinquecento, ed è fulgida gloria dell’arte italiana: Giovanni Battista Moroni. Nato, non si sa precisamene se nel 1523 o 1525, a Bondo, presso Albino, e mandato dal padre Francesco alla scuola di Alessandro Bonvicino detto il Moretto, di Brescia, che proveniva dalla scuola di Tiziano, ne assorbì lo stile, che in parte riprodusse, specialmente nei quadri sacri. Tanto da presso il Moroni nella pittura sacra seguì il Moretto, che per tutto il Seicento si usò chiamarlo il Moretto di Albino, e al pittore bresciano furono attribuite le opere indiscutibilmente del suo scolaro bergamasco, come, ad esempio, il Crocifìsso di Albino . Bisogna riconoscere che nei suoi dipinti sacri il Moroni non sempre riuscì ad infondere tutto quel mistico senso che li solleva alle cose divine. Vero è che generalmente questi dipinti non si posson vedere senza ammirazione, come la Vergine con Santi della parrocchiale di Parre, l’Ultima Cena della parrocchiale di Romano, la Vergine in gloria della cattedrale di Bergamo, la Vergine in trono di Fino del Monte, la Vergine con Santi e l’Assunzione di Brera; ma se non andiamo errati, il minor calore di qualcuno di essi è spiegato dal sentimento realistico del Moroni, che aveva bisogno del vero sotto i propri occhi, e che quindi si espresse in altrettanti capolavori del ritratto, disseminati e gelosamente conservati, ben si può dire, nelle più illustri collezioni del mondo: dai Gentiluomini dei conti Moroni di Bergamo, all’arrogante Avvocato, al celebre Sarto della Galleria Nazionale di Londra e al Bartolomeo Bonghi nel Metropolitan Museum di Nuova York. Per il ritratto, invero, il Moroni fu talvolta confuso collo stesso Tiziano; e Tiziano lo stimava al segno che si dice aver egli suggerito a un Albani, bergamasco, il quale a Venezia lo sollecitava per il proprio ritratto, di rivolgersi al Moroni, dal quale avrebbe avuto un lavoro anche più pregevole e singolare, e aver raccomandato a nobili veneziani mandati a Bergamo come rettori, di farsi fare il ritratto dal Moroni, come fece infatti Antonio Navagero (1565), col dipinto attualmente a Brera. E si narra che S. Carlo, andato in visita a Gaverina, per punirvi quel parroco che portava mustacchi ed armi contro le prescrizioni ecclesiastiche, come pena gli impose di far dipingere dal Moroni una pala per quella chiesa di S. Vittore, che difatti possiede una bella Madonna del grandissimo artista. Non a torto dunque il Moroni fu detto bergomensis Apelles, e il Muzio lo esaltò nel suo Theatrum; né ci sembra accettabile il giudizio di chi lo ritenne abile nel ritrarre i lineamenti esteriori, piuttosto che l’interno spirito de’ suoi soggetti, poiché al contrario, come abbiamo già avuto occasione di notare, i ritratti del Moroni sono veri documenti dei caratteri dell’epoca in cui visse e gloriosamente operò. È impossibile materialmente dire delle innumerevoli opere sue, molte delle quali sono in Bergamo, specialmente nella collezione dei conti Moroni e nell’Accademia Carrara, in cui si ammirano i ritratti di Isotta Brembati, degli Spini, del vecchio signore di casa Bettami ed altre opere insigni, per non dire del ritratto del Colleoni, ora affidato all’Istituto della Pietà e di cui ha un secondo originale l’avvocato Paolo Bisetti di Bergamo e un terzo è nel Castello Sforzesco di Milano; né questo è luogo per discorrere della tecnica dell’immortale pittore, che ebbe tre diverse maniere di colorire, l’una più calda e rossa, bruna la seconda, e la terza più tenue e grigia: maniere che, ad esempio, si rivelano chiaramente nei ritratti del condottiere bergamasco. Il Moroni morì il 5 febbraio 1578 e i Bergamaschi hanno grandissimo culto della sua memoria . Anche recentemente il comune di Albino gli dedicò una statua, opera egregia di Giuseppe Siccardi. E poiché abbiamo detto come il Moroni abbia studiato alla scuola di Alessandro Bonvicino detto il Moretto da Brescia, aggiungeremo qui, per la storia, che Ardesio, si vanta patria di questo pittore, perché da quella terra trae origine la sua famiglia, come del resto anche recentemente ha dimostrato il Cugini .


Ritratto di Gian Gerolamo Albani (1568 ca), Olio su tela, cm 110,3 x 77, Milano, collezione privata
Ritratto di Isotta Brembati
La badessa Lucrezia Vertova (1556). (olio su tela, originale ora a New York, Metropolitan Museum of Art
La badessa Lucrezia Vertova (1556). (olio su tela, copia d’epoca, Bergamo coll. Agliardi)
Ritratto di Lucia Albani in Avogadro [La dama in rosso] olio su tela, Londra, National Gallery
Ritratto di gentiluomo della famiglia Avogadro (Il cavaliere dal piede ferito), Londra, National Gallery
Madonna col Bambino (Copia dalla Madonna di Alzano di Giovanni Bellini
Ritratto di Giorgio Asperti, curato di Gorlago