Gonzaga

Da EFL - Società Storica Lombarda.
Spreti vol. III, p. 516
Spreti vol. III, p. 515
Spreti, App., parte II, p. 157

Vittorio Spreti, Enciclopedia storico-nobiliare italiana, Milano, 1928-32, vol. III, pp. 515-519:

È noto: la famiglia Gonzaga è una delle più illustri, non solo dell’Italia, ma dell’Europa intiera. Dalla metà del quattrocento, a tutto ed oltre il sec. XVI, la Corte gonzaghesca rifulse di un fasto non superato forse che dalle Corti di Spagna e di Francia, Il colossale complesso dei sontuosi edifici, che oggi costituiscono il Palazzo Ducale di Mantova, resta ad attestare come la loro gloria potrà affrontare impavida i più lontani secoli. Il numero dei suoi membri è sterminato come le foglie di un albero annoso, sì che difficile è sapervisi districare; basti dire che questa grande famiglia si diffuse in ben dodici rami principali e precisamente: quelli sovrani di Mantova e di Nevers, quelli di Novellara (Reggio), di Sabbioneta e Bozzolo, di Castiglione delle Stiviere e Solferino, di Guastalla, di Pomponesco, di Gazzuolo, di Palazzolo, di Poviglio, dei Nobili infine di Vescovato unico ramo questo che ancora verdeggi.

Noi qui ci diffonderemo a parlare soltanto di quelli che ebbero un’effettiva sovranità.

LINEA DI MANTOVA.

Come oscuro è a tutti gli uomini l’avvenire, così oscura è l’origine di tutte le grandi famiglie che con certezza sorsero avanti il mille. Profondi studi di archivio, frutto degli illustri Luzio e Torelli, stabiliscono che essi si chiamassero in origine Corradi De Gonzaga, e, se non di stirpe regia, certamente erano già nobili e ricchi ai tempi della Gran Contessa Matilde († 1115) (v. Torelli - nel Regesta Chartarum Italiae: Regestum Mantuanum — A. Luzio - I Corradi di Gonzaga, Milano - Cogliati, 1913). Con probabilità assunsero il nome illustre da un corso di acqua che scorre presso il paese di Gonzaga o dal castello stesso di Gonzaga, preesistente al loro avvento nelle nostre terre. Impossibile dir di più. Comunque, il primo personaggio storico è tal Abramino de Conradis de Gonzaga del quale però sappiamo soltanto che morì nel 1210; ed è da esso, che l’albero genealogico prosegue poi chiaramente senza interruzione alcuna. Noi dobbiamo senz’altro riportarci a Luigi fondatore della fortuna gonzaghesca. L’elezione sua a Capitano del Popolo (16 agosto 1328), in Mantova, dopo una battaglia sanguinosa nella piazza maggiore della città contro la fazione avversa dei Bonacolsi, è un fatto storico di notevole importanza. L’anno seguente l’imperatore lo confermava in tal titolo eleggendolo anche suo Vicario per Mantova. Morto lui (1360) gli succedono altri quattro capitani del popolo: GUIDO († 1369) amico del Petrarca; LODOVICO († 1382); FRANCESCO († 1407) noto per la fine pietosa della sventurata sua prima moglie Agnese Visconti da lui fatta decapitare nel 1390; infine GIAN FRANCESCO, che nel 1433 ottenne dall’imperatore Sigismondo il titolo di Marchese di Mantova. La dinastia dei Gonzaga era ormai un fatto stabilito. Questi fu a sua volta padre di quel LUDOVICO (II) illustre per il suo mecenatismo verso Vittorino da Feltre, l’Alberti e il Mantegna. Gli successe FEDERICO I padre di FRANCESCO II (Altri lo vuol chiamare Gian Francesco, ma è assolutamente errato. Nei documenti ufficiali e massime sulle monete mantovane non si legge che un Gian Francesco, il 1° Marchese di Mantova † 1444) defunto nel 1519, marito della Grande Marchesana Isabella d’Este, famoso quale Capitano dei Veneziani alla gran battaglia del Taro contro re Carlo VIII (1495). FEDERICO II è il mecenate di Tiziano e di Giulio Romano e da Carlo V imperatore ottenne l’ambito titolo di Duca di Mantova nel 1530. Per il suo matrimonio con Margherita Paleologa (1531) a lui pervenne nel 1536 il feudo del Marchesato di Monferrato, causa principale della rovina della famiglia. Gli successe il figlio FRANCESCO III morto fanciullo nel 1550, e quindi salì sul trono di Mantova il fratello, il gobbo duca GUGLIELMO, politico fine, astuto e parsimonioso, che però restaurò le fortune della famiglia; questi ottenne che il Monferrato venisse eretto in Ducato. Riprese le magnifiche tradizioni di splendore il figlio suo VINCENZO I, il magnanimo protettore del Tasso e di Claudio Monteverdi, pur essendo anche un buon guerriero. Nello spazio di quindici anni successero a lui († 1612) i suoi tre figli FRANCESCO IV, marito di una Savoia; FERDINANDO, insuperato per lo splendore della sua pompa, VINCENZO II, che regnò pochi mesi e col quale si estinse la linea primogenita della famiglia nel 1627.

LINEA DI NEVERS.

All’estinzione di quella linea, si presentò alla successione di Mantova, Carlo Gonzaga di Nevers, figlio di Luigi terzogenito del duca Federico II; questi, ormai suddito francese per aver sposato l’ereditiera Enrichetta di Clèves duchessa di Nevers e Réthel, divenne, anche per l’eredità di sua nonna materna d’Alençon, il più ricco signore privato della Francia; bellissimo campione cattolico contro gli Ugonotti rimase poi in uno scontro storpio per tutta la vita. CARLO suo figlio, magnifica figura cavalleresca, fu da prima Governatore della Champagne, più tardi tentò la conquista (1609) dell’impero di Oriente al quale aveva qualche pretesa come discendente dei Paleologi. Quando seppe dell’estinzione della linea di Mantova, si precipitò in questa città dichiarandovisi Duca, senza però l’autorizzazione dell’Impero. Di qui la famosa guerra di successione per tal ducato che, quantunque terminasse in favore del Gonzaga (Pace di Cherasco 1631), gli lasciò la città e il dominio mantovano nello stato più miserando. Essendogli premorto il figlio Carlo di Réthel nel 1631, gli successe (1637) il nipote CARLO che era figlio di Maria di Margherita di Savoia, moglie di Francesco IV che divenne IX Duca; questi cominciò a vendere parte dei suoi feudi in Francia. Ultimo sovrano di Mantova fu poi il figlio di questi, FERDINANDO CARLO, il quale essendosi sempre appoggiato alle fortune francesi (brillava allora il sole di Luigi XIV) specie nella guerra di successione di Spagna, venne definitivamente spogliato della sovranità di Mantova, che era feudo imperiale. Ne morì di dolore a Padova nel 1708.

LINEA DI NOVELLARA.

Dopo la discendenza dinastica dei Gonzaga è questo il ramo più antico della famiglia, derivando da Feltrino uno dei numerosi figli di Luigi, il quale dopo esser stato Vicario Imperiale per Reggio, avendo scontentato i suoi sudditi, fu obbligato a rinunciare a tal carica e dovè restringere il suo governo alle piccole terre di Novellara e Bagnolo. Di questo ramo possiamo citare ancora: CAMILLO, che seguì Carlo V in qualità di colonnello contro l’Elettore di Sassonia (1547) ed abbellì la sua Novellara. ALFONSO, che governò con molta saviezza il suo piccolo stato attorno alla metà del sec. XVII. Questa linea si estinse nel 1728.

LINEA DI SABBIONETA E BOZZOLO.

Ebbe per autore Gian Francesco, terzogenito di Ludovico II, II Marchese di Mantova. Di questa linea si deve ricordare LUIGI detto il Rodomonte che, ad una gagliardia rara (spezzava ferri di cavallo e grosse funi) seppe unire un’elevatezza di mente non comune. Fu letterato e, durante il sacco di Roma, seppe approfittarsi della sua posizione per far trasportare nella sua piccola Sabbioneta, una bella collezione di rare sculture ed altre antichità. Non è a dimenticarsi che ebbe per fratelli il card. PIRRO e la bellissima Giulia, ammirata allora come la più bella creatura del suo tempo; né posso qui tacere un altro loro fratello, GIAN FRANCESCO, sopranominato Cagnino, che in Francia si acquistò fama di prode militare. Il suddetto Luigi morì poi di gravi ferite in uno scontro con gli Orsini. Il figlio VESPASIANO, figlio di una Colonna, altro bel guerriero, si distinse in Spagna contro i Mori e, continuando le tradizioni paterne, rese Sabbioneta una vera città. Estintosi con Vespasiano il ramo di Sabbioneta, questa linea continuò per collaterali con GIULIO CESARE a Bozzolo che sotto Ferrante fu eretto in principato. Questo ramo diede ancora il famoso SCIPIONE cardinale dottissimo, amico del Tasso, e FRANCESCO vescovo di Mantova; si estinse nel 1705.

LINEA DI CASTIGLIONE DELLE STIVIERE E SOLFERINO.

Ne fu autore RODOLFO, quartogenito del Marchese Ludovico II; bel cavaliere anch’egli, cadde nelle onde insanguinate del Taro, presso Fornovo, nel 1495. A lui successe nel principato LUIGI, ALESSANDRO, quindi FERDINANDO, o Ferrante, padre dell’angelico LUIGI. Questi datosi a vita ascetica vi rifulse per purezza, bontà e penitenza, ma, entrato nella Compagnia di S. Iguazio, poco dopo vi morì di soli ventitre anni (n. 1568, † 1591) a Roma, modello di ogni virtù. Suo fratello RODOLFO fu al contrario esempio di ogni scellerataggine, sì che un giorno cadde assassinato, vittima dei suoi stessi delitti.

Questa linea si estinse nel 1819 con LUIGI, buon letterato che aveva già ceduto all’imperatrice Maria Teresa, ogni pretensione sul suo principato, contro un appannaggio annuale di diecimila fiorini.

LINEA DI GUASTALLA.

È quella che si formò più tardi delle altre con FERRANTE, figlio del II marchese di Mantova Francesco e d’Isabella d’Este. San Luigi, il Cardinale Ercole, e questo Ferrante formano la corona di gloria più sfolgorante della famiglia intiera. Con Andrea d’Oria, Ferrante fu il più intimo amico che Carlo V avesse in Italia. Sempre in guerra per tutta la sua vita, fu valorosissimo, sconfisse a Tunisi Mulei-Assan, vinse il terribile corsaro Barbarossa che infestava le coste d’Italia. Carlo V gli diede prima il governo della Sicilia che egli magnificamente fortificò, quindi di Milano. Accusato dell’assassinio di Pier Luigi Farnese (forse a torto) non riuscì a scolparsi completamente da tale macchia e, caduto in disgrazia dell’imperatore, morì di dolore a Bruxelles nel 1557. Ferrante aveva comprato dai Torelli la contea di Guastalla. A lui successe Don CESARE, principe pacifico che sposò una Borromeo, quindi FERRANTE II che amò molto le lettere e sotto del quale Guastalla fu eretta in ducato. La linea si estinse « senza infamia e senza lodo» nel 1746.

Diciamo ora del ramo che continuerà nei secoli la casata illustre.

LINEA DI VESCOVATO (luogo del Cremonese).

«Discende per li rami» da GIOVANNI, terzogenito di Federico I, III Marchese di Mantova. Giovanni fu buon soldato militando con diversa fortuna specialmente in favore degli Sforza e quindi per Sigismondo; CARLO, che ottenne dall’imperatore Rodolfo II il titolo di principe del S. R. I. nel 1593.

Gli attuali Gonzaga discendono da GIORDANO, fratello del precedente. Attualmente ha dato lustro alle glorie di famiglia il generale MAURIZIO, noto sotto il nome di eroe del Vodice, decorato di due medaglie d’oro al valore militare; suo figlio FERRANTE è giovane colonnello di Artiglieria, CARLOS capitano di compl. in Nizza Cavalleria, è fregiato di due croci di guerra e della croce d’argento inglese.

È inutile qui dire delle alleanze, dagli Asburgo ai Borboni, dai Lorena ai Savoia, dagli Sforza ai Medici, dai Colonna ai Malaspina, ai Malatesta; tutte insomma le più grandi famiglie della storia, ambirono di unire il proprio nome a quello immortale dei Gonzaga. Diedero alla Chiesa quattro beati, tra cui l’Angelico LUIGI e ben dieci Cardinali fra cui ERCOLE († 1563) che fu prossimo alla tiara e presidente del Concilio di Trento. All’Impero: due imperatrici, ambedue di nome Eleonora, una moglie di Ferdinando II, e l’altra di Ferdinando III; nonché il gran Generale di Carlo V, ferrante di Guastalla, infine una regina alla Polonia, Maria Luigia di Nevers. Ancora, una schiera formidabile di guerrieri, di distinti prelati e anche qualche buon letterato fra i quali devo citare CURZIO, autore di un gran poema intitolato: Il Fido Amante.

Carattere della famiglia, sono la magnificenza, la virtù militare, e se anche a loro sono da imputarsi molti gravi delitti, di massima essi andarono esenti da quelle efferatezze che macchiarono il nome illustre di molte altre principesche famiglie di quei tempi. In questo, casa Savoia soltanto fu a loro superiore.

Sono iscritti nell’Elenco Nob. Uff. coi titoli di Principe del S. R. I. (m.), Marchese (m.), Conte di Villanova (mpr.), Conte di Cassolnovo (mpr.), Signore di Vescovato (mpr.), N. U. N. D., Patrizio Veneto (mf):

MAURIZIO FERRANTE, di Antonio Francesco, di Francesco Carlo, n. a Venezia il 21 sett. 1861, sposato l’8 ott. 1883 ad Angela Alliana (n. ad Alba il 20 genn. 1862, † a Roma nell’agosto 1929), tenente generale, decorato di due medaglie d’oro al valor militare.

Figli: Maria Teresa, n. ad Alba il 21 luglio 1884, sposa il 25 aprile 1912 a Giuseppe Faraggiana, nobile di Sarzana, cavaliere della Corona d’Italia.

FERRANTE VINCENZO, colonnello d’artiglieria, n. a Torino il 6 marzo 1889.

Sono inoltre iscritti in detto Elenco Uff. co titoli di Principe del S. R. I. (m), Marchese (m.), Signore di Vescovato (m.), N. U. N. D., Patrizio Veneto (mf):

Giuseppina, di Luigi, di Luigi, di Fabio, n. .. luglio 1882, sposata al Principe Negrone Meli Lupi di Soragna (maggio 1907). CARLOS LODOVICO, di Emanuele Alonso, di Luigi, di Fabio, n. 26 agosto 1885, sposato il 31 dic. 1921 ad Angela dei Conti Camerini di Castelbolognese.

(Il Principe Don CARLOS LODOVICO, di Emanuele Alonso, di Luigi, di Fabio, n. 26 agosto 1885, spos. il 31 dicembre 1921 con la Nob. Angela dei Conti Camerini di Castel Bolognese fu nominato nel 1933 Luogotenente per l’Italia dell’Ordine Equestre del S. Sepolcro di Gerusalemme ed insignito della Gran Croce dell’Ordine stesso.)

Fratelli: Valentina Luisa, n. 1881, sposa (gen. 1912) al Co. Josè Bezzi; Maria Antonietta, n. 1887, sposata nell’aprile 1906 al Co. Pio Leone Medolago Albani; GIAN MARIA, n. 28 agosto 1894, sposato il 21 nov. 1921 a Caterina dei Conti Medolago Albani ed il loro figlio: GIAN FRANCESCO, n. a Bergamo il 16 dic. 1928.

Madre: Geltrude, marchesa Del Carretto di Mombaldone, vedova del Principe Emanuele Alonso.

I Gonzaga hanno sempre usato il trattamento di Altezza Serenissima.

a. m. [Alessandro Magnaguti]


Ivi, Appendice, parte II, pp. 157-158:

Le glorie di questa illustre e gloriosa famiglia ex sovrana, oggi rappresentata dal ramo di Vescovato, rivivono nelle gesta di un discendente, il Principe Generale MAURIZIO che S. M. Vittorio Emanuele III con R. D. di Motu proprio 29 dicembre 1932 e R. D. 7 giugno 1934, ha voluto insignire del titolo di Marchese del Vodice, trasmissibile ai suoi discendenti legittimi e naturali, maschi da maschi, in linea e per ordine di primogenitura, con l’ampliamento dello stemma come sopra descritto.

MAURIZIO Gonzaga, nato a Venezia il 21 settembre 1861, è fregiato, rarissimo esempio, di due medaglie d’Oro al Valor Militare. Dopo aver combattuto in Libia, dopo aver disimpegnato la carica di Vice Governatore della Cirenaica, partecipò alla grande guerra 1915-1918, distinguendosi in numerosi fatti d’arme. La prima medaglia d’Oro al Valor Militare gii fu conferita per Motu proprio Sovrano con questa motivazione: «Animato da fortissima volontà, da incrollabile fiducia nel successo delle armi nostre, con raro sprezzo del pericolo si teneva per un intiero mese di lotte accanite a stretto contatto con le proprie truppe di prima linea, portando loro di persona, nei momenti più critici, la parola animatrice, incitandole con l’esempio alle azioni più ardite, rendendosi così primo fattore di quelle gesta che ci resero padroni del Vodice e che ci permisero di tenerlo inespugnabile di fronte ai più accaniti sforzi nemici» - (Vodice, maggio-giugno 1917).

La seconda medaglia d’Oro, con la seguente motivazione: «Nel momento più grave della guerra, sbarrando con la sua Divisione il passo all’avversario premente con vigorosa grande offensiva dava alle sue truppe brillante esempio di fermezza, di coraggio e di valore personale nei siti più esposti alle offese nemiche, e manteneva così esemplare contegno anche quando fu gravemente colpito in più parti del corpo dal piombo nemico rimanendo mutilato, fino a che fu costretto a lasciare, suo malgrado, il campo di battaglia, sul quale - nel nome del Re e della Patria minacciata - aveva mostrata la via dell’onore, quella che portava al nemico.

«Magnifico e nobile esempio di alto sentimento del dovere, di sapiente spirito offensivo, di fulgido eroismo». - (Stupizza, 25 ottobre 1917).

Il Principe Valorosissimo, Gran Cordone della Corona d’Italia e dei SS. Maurizio e Lazzaro, è pure decorato di altre tre medaglie d’argento al Valor Militare, dell’Ordine militare di Savoia, di due Croci di Guerra, di cinque Distintivi d’Onore per ferite riportate in combattimento.

Fu nominato Senatore nel giugno del 1922. Al Partito Fascista, restauratore della nuova Italia, diede lo stesso cuore, la stessa fede, lo stesso indomito coraggio. Dal settembre 1925 all’ottobre 1926 fu Comandante Generale della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale.

v. s. [Vittorio Spreti]


Genealogia

Genealogia Gonzaga

Stemmi

ARMA: D’argento alla croce patente di rosso, accantonata da quattro aquile spiegate di nero, affrontate due a due. Sul tutto: Inquartato nel 1° e 4° di rosso al leone di argento coronato d’oro (Lombardia); nel 2° e 3° fasciato d’oro e di nero (Gonzaga). «In ipsius Clypei campo albo crucem rubeam angulorum Clypei unam aquilam nigram, alis extensis». Sopra il tutto: «Campo rubeo, leo integer coloris albi elevatus in sursum, coronam auream habens in capite» inquartato con tre fascie di oro e di nero. (Diploma di Venceslao e Sigismondo Imperatori, 1433).

Alias: (Grande arma della Casa): Inquartato: nel I e IV d’argento, alla croce patente di rosso, accantonata da quattro aquile spiegate di nero, affrontate due a due; sul tutto partito di due e troncato di due, che da nove quarti: nel 1° di rosso, all’aquila bicipite spiegata e coronata d’oro; nel 2° di rosso, al leone d’argento coronato d’oro; nel 3° d’oro, a tre fascie di nero; nel 4° di rosso alla croce d’oro accantonata da quattro B greche dello stesso; nel 5° d’oro a quattro pali di rosso; nel 6° d’argento al capo di rosso; nel 7° fasciato d’oro e di nero di otto pezzi al crancellino di verde attraversante; nell’8° d’azzurro a due barbi addossati d’oro, accantonati da quattro crocette d’argento; nel 9° d’argento alla croce potenziata d’oro, accantonata da quattro crocette dello stesso. Nel II e III troncato: il 1° partito di tre, il 2° di due, che da in tutto sette quarti: nel 1° di rosso, al raggio di carbonchio gigliato d’oro, caricato nel cuore di un carbonchio d’argento; nel 2° d’oro alla fascia scaccata d’argento e di rosso di tre file; nel 3° seminato di Francia, al lambello di quattro pendenti di rosso; nel 4° di nero al leone d’oro; nel 5° seminato di Francia, alla bordura composta d’argento e di rosso; nel 6° di rosso a tre nastri d’oro disposti due e uno; nel 7° contro inquartato di Francia e di rosso, alla bordura d’argento. Sul tutto della grande inquartatura: Seminato di Francia alla bordura di rosso caricata di dieci bisanti d’oro.

ORNAMENTI: Il manto. La corona chiusa col motto: Olympos, in lettere greche, scritto entro il cerchio. Nel manto scarlatto l’arma della grande Casa porta le collane dei Grandi Ordini del Toson d’Oro e del Redentore.

CIMIERO: Il monte Olimpo.

MOTTO: Fides.

DIVISA: Un monte caricato da un altare con la leggenda: Fides.

SUPPORTI: Un’aquila nera e un cigno d’argento collarinato d’oro.


Alias: D’argento alla croce patente di rosso accantonata da quattro aquile spiegate di nero, affrontate, due a due, con le estremità delle penne rosse, membrate di giallo e linguate di rosso. Sul tutto inquartato: nel 1° e 4° di rosso al leone d’argento, coronato e collarinato d’oro, a coda biforcata e ritorta alle estremità; nel 2° e 3° d’oro a tre fasce di nero. Sormontano lo scudo due corone marchionali affiancate: una con scritto nel cerchio Olympos a lettere greche e che sostiene il monte Olimpo sormontato da un altare col motto Fides; l’altra con scritto nel cerchio Vodice e che sostiene un monte (il Vodice) col motto Voluntas sormontato da due spade incrociate.

Allo scudo è accollato il manto di velluto porpora, soppannato di ermellino, movente dalla corona di Principe del Sacro Romano Impero, annodato ai lati, in alto, con cordoni d’oro con, in basso, la scritta Domine probasti su un nastro svolazzante di argento.

SOSTEGNI: Due aquile di nero, linguate di rosso.

Quanto agli altri discendenti, se maschi ultrogeniti, lo scudo parimenti con manto e corona da Principe del Sacro Romano Impero, sarà sormontato dalla sola corona marchionale di famiglia da cui è sorretto il monte Olimpo e, se femmine, sarà fregiato degli ornamenti speciali femminili e nobiliari.

(Estratto delle RR. LL. PP. date a S. Rossore, addì 12 luglio 1934 a seguito del R. D. di Motu proprio 29 dicembre 1932 e R. D. 7 giugno 1934 di Concessione del titolo di Marchese del Vodice al Generale Principe MAURIZIO GONZAGA, Senatore del Regno e di ampliamento dello stemma gentilizio).


Stemmi famiglia Gonzaga

Storia

Personaggi

Dimore

Mantova

Roma, Vicenza, Monte Berico (Vicenza), Bergamo, Villa Grisonno (Montano di Como).

Iconografia

Dipinti e Ritratti

Archivio fotografico

Fonti

Archivi di famiglie e di persone: materiali per una guida, 2: Lombardia-Sicilia, a cura di Giovanni Pesiri, Micaela Procaccia, Irma Paola Tascini, Laura Vallone, Roma, Ministero BBAAC, 1998 (Pubblicazioni degli archivi di Stato. Strumenti; 133)

Bibliografia

http://www.treccani.it/enciclopedia/gonzaga/

Documenti

Collezioni

Note