Grataroli

Da EFL - Società Storica Lombarda.

Famiglia originaria di Oneta, frazione di San Giovanni Bianco, proprietaria dell’edificio quattrocentesco oggi conosciuto come “Casa di Arlecchino”. Il casato fu tra i più nobili della valle. Alcuni suoi componenti si trasferirono a Bergamo e Venezia, e forse ad Oneta tornavano per la villeggiatura. I Grataroli si divisero poi nei rami dei Grataroli-Benzoni e dei Grataroli-Saraceni. Alla prima linea appartennero i fratelli Giovanni e Guglielmo, vissuti nel XVI secolo. Guglielmo (1516-1568), eretico seguace di Calvino, studioso di medicina, sarà condannato in contumacia per le sue idee religiose. Sempre dello stesso ramo si ricorda Aurelio, collaboratore del cardinale Federico Borromeo e compilatore dei processi di canonizzazione di San Carlo nel 1610. A Bergamo la famiglia era pro-prietaria di un palazzo in via Pignolo, che fu sede, tra l’altro, del Circolo Artistico.

Secondo alcuni il cognome avrebbe alla base il sostantivo “grattugia “, il cui disegno è presente nello stemma.

Nel Bergamasco ci sono 26 famiglie Grataroli, soprattutto a San Giovanni Bianco; in Italia se ne contano 32 (oltre a quelle bergamasche ve ne sono poche altre a Milano, Pavia, Brescia, Firenze e Udine).

Genealogia

Genealogia Grataroli

Stemmi

Stemmi famiglia Grataroli

Storia

AA.VV., Cognomi e Famiglie del Bergamasco. Dizionario illustrato. Supplemento a “L’Eco di Bergamo”, Bergamo, Ottobre-Novembre 2000, p. 98:

Scherzi nella casa di Arlecchino - Alle volte il destino ne combina di scherzi. Prendiamo la casa che fu dei Grataroli a Oneta: oggi sarebbe sicuramente nota per gli affreschi che ornavano la prima stanza dopo l’ingresso. Una vera “camera pietà” che potrebbe reggere il confronto con altri celebri ambienti. Tra gli affreschi campeggia la scena di un combattimento tra cavalieri, ma ci sono pure alcune rappresentazioni sacre, tra le quali una Madonna e un San Sebastiano. La casa ora è totalmente spoglia perché questi affreschi, per evitare che andassero perduti, vennero staccati e si trovano nella casa parrocchiale di San Giovanni Bianco. Quasi dimenticati. Come dimenticato sarebbe l’edificio di Oneta se per tradizione popolare non venisse detto Casa di Arlecchino, anche se con la celebre maschera ha poco a che fare. Da dove derivi questa attribuzione non si sa, anche se qualcuno ipotizza che nel ‘600 il proprietario sia stato un capocomico che riscosse onori e fama sui palcoscenici d’Europa impersonando Arlecchino. E i montanari avrebbero finito con l’identificare il padrone di casa con la celebre maschera. Il destino della casa, restaurata dopo un lungo degrado, è ora quello di ospitare un museo dedicato ad Arlecchino.

Personaggi

Dimore

Iconografia

Ritratti e dipinti

Archivio fotografico

Fonti

Bibliografia

AA.VV., Cognomi e Famiglie del Bergamasco. Dizionario illustrato. Supplemento a “L’Eco di Bergamo”, Bergamo, Ottobre-Novembre 2000, pp. 97-98:


http://www.treccani.it/enciclopedia/guglielmo-grataroli_(Dizionario-Biografico)/

Documenti

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