Le fortificazioni di Bergamo nel medioevo

Da EFL - Società Storica Lombarda.

di GRAZIELLA COLMUTO ZANELLA

in Aa.Vv., Le mura di Bergamo, Bergamo, Azienda Autonoma di Turismo, 1977, p. 282:

“LE MURAINE. […] il 29 luglio 1489 , essendo caduto in rovina gran parte del muro di cinta in Prato, si decise di restaurarlo, aumentandone l’altezza e la solidità. Anche il tratto tra il Prato e il Galgario fu rinforzato e rialzato nella seconda metà del ‘400: il 13 aprile 1481 s’incaricavano Daniele De Boselli e Giovanni da Vertova di collaudare l’opera prestata dal capo d’opera Giacomo De Moroni nell’alzare il muro dalla porta di S. Antonio sino al torrione di fronte al Galgario, con l’aggiunta di nuove merlature. Così una dopo l’altra, le vecchie porte e i vecchi torresini vengono rinforzati e sostituiti da più solide torri. Accanto ad esse si costruiscono le case per i «contestabili» e per gli alloggiamenti militari: come annotano puntualmente i registri del consiglio municipale . Con un interessante provvedimento del 22 settembre 1492 si dà incarico di estirpare tutta l’edera e altre erbe radicate lungo l’intero circuito murato . Gli interventi alle mura sono determinati all’inizio del ‘500 dagli eventi bellici, che colpiscono soprattutto i borghi: mentre nel 1513 si scava nuovamente la fossa attorno al borgo S. Leonardo, tra il 1514 e il 1515 si restaurano i tratti di cinta danneggiati dai bombardamenti . Una revisione generale di tutte le mura verrà replicata nel 1521: l’importante documento, che descrive il sopralluogo affidato agli architetti Antonio Agliardi e Pietro Isabello, passa in rassegna torresino per torresino, indicandone la condizione e le eventuali opere da compiere: molti punti denunciano bisogno di riparazioni, in altri il muro deve essere fortificato e rialzato, la porta S. Agostino deve essere «bastionata» . Dalla lettura del testo —- che per l’analiticità della descrizione riportiamo integralmente in nota — si rileva come non fosse sottolineata in quel momento alcuna distinzione tra le antiche mura cittadine sul colle e le appendici dei borghi. I diversi momenti della costruzione e comunque delle successive rifabbriche delle muraine erano testimoniati dalle differenti qualità del muro, rilevate dal Fornoni al momento della demolizione . L’abbattimento della cinta daziaria all’inizio di questo secolo portò alla scomparsa pressoché totale della vasta cerchia. Alcuni piccoli tratti, pur abbassati e decapitati delle merlature, sono visibili in via Camozzi, lungo via Lapacano, nel tratto tra via Broseta e via Garibaldi, e dietro l’Accademia Carrara; anche tra via S. Bernardino e via Moroni ne restano alcuni lembi racchiusi tra case. Della strada di ronda, che seguiva internamente il tracciato delle mura, sopravvive, celato tra edifici, il breve tratto tra via Cologno e via Tiraboschi: esili testimonianze di una secolare definizione urbana”.