Macchi

Da EFL - Società Storica Lombarda.
Spreti, vol. IV, p. 195
Ramo di Roma (Spreti, vol. IV, p. 195)

Vittorio Spreti, Enciclopedia storico-nobiliare italiana, Milano, 1928-32, vol. IV, pp. 195-196:

Famiglia cremonese che conta fra i più eminenti suoi personaggi un ANTONIO MARIA, giureconsulto causidico, abate del Collegio dei Notari di Cremona e che fu podestà di Zibello e luoghi vicini oltre il Po nel 1634 ed in seguito nominato Auditore del Commissario delle Camere Apostoliche in Roma; nel 1637 un GIULIO fu giureconsulto ed Abate nello stesso Collegio, podestà del castello di Pizzighettone e Sindaco di Cremona; un NICOLA con Bolla del 10 ottobre 1622 fu dal Pontefice Gregorio XV creato Conte dell’Aula Lateranense e del Palazzo Apostolico e Cavaliere Aurato.

FRANCESCO, VESPASIANO e GIUSEPPE, fratelli Macchi, con Patente 27 ottobre 1794 del R. Magistrato politico Camerale della Lombardia Austriaca ottennero dichiarazione della nobiltà per sé e famiglia e la delineazione dell’arma suddetta nel Codice Araldico, e successivamente con Sovrana Risoluzione 13 febbraio 1817 l’imperatore d’Austria Francesco I riconfermò al godimento dell’antica nobiltà il su detto VESPASIANO. I Macchi contrassero alleanze matrimoniali coi Fodri, Cazzaniga e Delugo di Cremona. A questa famiglia appartengono i Macchi, conti di Cellere, stabilitisi in Roma e Viterbo.

La famiglia è iscritta nell’El. Uff. Ital. con titoli di Nobile (mf.) e trattamento di Don e Donna, in persona di VESPASIANO, di Giovan Battista, di Vespasiano, n. 15 marzo 1855, † 10 ottobre 1917, sposato a Lucia Brozzoni.

Figli: GIOVANNI BATTISTA, n. a Piadena (Cremona) 11 agosto 1892, sposato 7 ottobre 1920 con Luigia Toninelli; Cecilia, n. a Piadena 16 giugno 1889, sposata 8 febbraio 1914 all’avv. Luigi Madella.

Figlia di Giovanni Battista: Laura, n. a Cremona 29 luglio 1922.

v. s. [Vittorio Spreti]


Ramo di Roma

Ramo della precedente famiglia che nel 1600 si trasferì in terra di Capodimonte sul lago di Bolsena, nel Ducato di Castro, sotto i Farnese. Capostipite del ramo romano è FRANCESCO MACCHI, cremonese, che fece acquisto di tenute. In seguito la famiglia si trasferisce nella vicina città Pontificia di Viterbo, eppoi a Roma. Numerosi coprirono la carica di Capitani delle Farnesiane milizie e di quelle degli Stati della Chiesa. Figura fulgida di questa famiglia fu il Cardinale VINCENZO Macchi (1770-1860), valoroso canonista, diplomatico di vaglia, uditore nel 1802 in Portogallo, nunzio in Svizzera, eppoi in Francia, presso i Re Luigi XVIII e Carlo X. Gli fu conferita la dignità suprema della S. Porpora nel 1826. Nel 1828 successe al Cardinale Agostino Rivarola nel governo della Legazione di Ravenna. Fu Vescovo suburbicario e decano del Sacro Collegio. Morì il 30 settembre 1860 essendo segretario dei Brevi e cancelliere degli ordini equestri. Altra notevole figura fu LUIGI, nato in Viterbo il 3 marzo 1832, elevato alla Sacra Porpora da S. S. Leone XIII l’11 febbraio 1889, morto nella carica di Gran Cancelliere degli Ordini Equestri Pontifici il 29 marzo 1907.

Contrassero i Macchi cospicue alleanze con i Cenci Bolognetti, Cingi Albani, Capranica, Antonelli, Quarto di Belgioioso, Cobo y La valle, de Witten, Ricci, Theodoli, Woodwoth.

VINCENZO, nato il 28 ottobre 1866, fu ambasciatore di S. M. il Re d’Italia negli Stati Uniti del Nord America. Insignito di numerose altissime onorificenze italiane e straniere, morì per atto operatorio a Washington il 20 ottobre 1919. PAOLO (1840-1922), fu esente delle guardie nobili di S. S.

La famiglia è iscritta nel Libro d’Oro della Nob. Ital. e nell’Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di patrizio di Viterbo, di San Marino; Nobile di Velletri: nobile di Faenza, nobile di Ravenna (mf.), conte di Cellere (mpr.) nobile dei Conti di Cellere (mf.), conte (mpr.), concessione pontificia con breve di S. S. Leone XIII, dell’8 ottobre 1900 autorizzata con R. D. 23 luglio e RR. LL. PP. del 21 ottobre 1926, a favore di CARLO, di Giuseppe e di Francesco e di Flaminia di Carlo, di Giuseppe. La famiglia è inoltre rappresentata da STEFANO di Vincenzo, di Giuseppe; e da Agnese in Campello Lanfranco; nonché da GIULIO, di Giuseppe, di Oreste, e dai di lui figli: Maria, Estella, PIO ALESSANDRO e GIULIO. È altresì rappresentata dal conte PIETRO, di Paolo, di Oreste, dai di lui figli ALESSANDRO e Maria; nonché dal fratello PIETRO LUIGI, dai di lui figli GIOVANNI e RANIERI, e da Beatrice, di Oreste.

t. b. [Temistocle Bertucci]


Genealogia

Genealogia Macchi

Stemmi

ARMA: Troncato: nel 1° d’azzurro al destrocherio vestito di nero con la mano di carnagione, l’indice teso e uscente dalla troncatura; nel 2° scaccato d’argento e di rosso di otto file. (Arch. St. Mil. Cod. Arald., pag. 223).

Ramo di Roma

ARMA: Troncato: nel 1° di azzurro alla mano di carnagione appalmata movente dalla troncatura; nel 2° scaccato di rosso e di argento.

Stemmi famiglia Macchi

Storia

Personaggi

Dimore

Piadena (Cremona) e Brescia

Roma

Sepolture

Iconografia

Dipinti e Ritratti

Archivio fotografico

Fonti

Archivi di famiglie e di persone: materiali per una guida, 2: Lombardia-Sicilia, a cura di Giovanni Pesiri, Micaela Procaccia, Irma Paola Tascini, Laura Vallone, Roma, Ministero BBAAC, 1998 (Pubblicazioni degli archivi di Stato. Strumenti; 133), n° 1390.

Bibliografia

Documenti

Collezioni

Note