Maggi

Da EFL - Società Storica Lombarda.
Spreti, vol. IV, p. 211 e 214
Ramo di Piacenza (Spreti, vol. IV, p. 215)
Altro ramo di Piacenza (Spreti, vol. IV, p. 215)

Vittorio Spreti, Enciclopedia storico-nobiliare italiana, Milano, 1928-32, vol. IV, pp. 211-216:

La leggenda remota, assecondata dall’adulazione di tempi più vicini, si è impadronita anche di questa famiglia ed ha creato attorno ad essa un cumulo vario di invenzioni. L’antica e generosa nobiltà dei Maggi, già in fiore e potenti in Brescia nel secolo XIII, è tale che non v’è bisogno, per accrescerne i titoli, di ricorrere alla «gens Magna» di Brescia romana o ad ipotetici martiri cristiani. Mons. L. Fé, lo storico bresciano di indiscussa e coscienziosa fama, osserva giustamente che la storia dei cognomi incomincia dopo il Mille e la sana critica, salvo poche eccezioni, respinge ogni tentativo di ascendenza lontana, oltre quel periodo.

I «de Madiis» sono diffusissimi in Lombardia, e nel bresciano attorno al duecento ve ne sono di già parecchi rami che prosperano e che nel 1400 verranno tutti ammessi alla nobiltà cittadina.

Il primo che appare quale figura storica ben delineata è EMANUELE nato attorno al 1200 da un BERARDO che figura tra i molti bresciani firmatari di un’alleanza tra Brescia, Bergamo, Cremona e Parma nel 1206. Emanuele è una figura eminente anche nella storia italiana del suo tempo. Podestà dapprima di Piacenza, fu Pretore a Milano nel 1227, dopo Manfredo Malaspina, al tempo della sommossa contro Leone Arcivescovo; fu podestà di Genova nel 1243 e ivi creato capitano generale dell’armata contro i Pisani. Nel 1256 fu chiamato quale podestà di Milano, ma, avversato dalla nobiltà, dovette abbandonare la carica per intromissione di Martino della Torre. Ritiratosi dalla Lombardia, dove infuriava la tirannia di Ezzelino da Romano, andò a Roma dove fu creato Senatore nel 1266; ma anche lì, avendo parteggiato per la nobiltà, fu deposto a furore di popolo e scacciato. Egli deve aver avuto parecchi figli, almeno sei, fra i quali Matteo, Berardo e Bertolino.

BERARDO, nato attorno al 1240, venne eletto vescovo di Brescia nel 1275 in un momento in cui le fazioni interne avevano mal ridotto la città. Uomo di ferrea volontà governò per più di trent’anni città e territorio rendendosi benemerito per iniziative di grandi opere pubbliche; dietro sua richiesta furono confermati i titoli concessi dagli imperatori al vescovo «pro tempore» di Brescia di duca della Valcamonica, marchese della Riviera (o di Toscolano) e conte di Bagnolo, titoli che sono tuttora riconosciuti e portati dal Vescovo bresciano. La pace tra guelfi e ghibellini, solennemente giurata il 6 marzo 1298, diede a Berardo sempre maggiore autorità, estesa anche sulle provincie finitime talché fu nel 1301 chiamato arbitro tra Bergamo e Milano; ma purtroppo la sua ambizione di raggiungere una signoria assoluta fece sorgere nuovi e gravi contrasti in Brescia, città che mai sopportò una signoria di concittadini; e la fazione guelfa, capeggiata da Tebaldo Brusato, venne bandita dal vescovo guerriero nel 1305. Da allora egli lottò senza quartiere contro gli avversari sin che giunse la morte il 16 ottobre 1308. Fu sepolto in un bel sarcofago oggi posto nel Duomo vecchio di Brescia.

MATTEO o Maffeo, l’altro figlio di Emanuele, fu podestà di Reggio nel 1276, di Parma nel 1277, di Siena nel 1278, di Lucca nel 1279, di Firenze nel 1281, di Bologna nel 1285, dove tornò quale capitano del popolo nel 1291; amicissimo di Matteo Visconti, quando questi fu creato vicario imperiale in Lombardia, il Maggi fu nominato podestà di Milano nel 1294. Sposò sua figlia Cancelliera a Simone di Giberto da Correggio e un’altra a Pagano Torriano. Ghibellino, si allontanò da Brescia quando i guelfi di T. Brusato vi ebbero il sopravvento e dicesi che morisse di crepacuore nel 1310 nel campo imperiale durante l’assedio posto alla sua città da Enrico VII di Lussemburgo.

BERTOLINO, fratello dei precedenti, fu podestà di Firenze nel 1284, di Siena nel 1286 e nell’anno appresso capitano del popolo a Bologna dove la sua benefica opera fu ricordata in una epigrafe posta nella sala di Re Enzo. Fu pure podestà di Padova nel 1301.

Morto il vescovo Berardo venne eletto e consacrato nel 1309 suo cugino FEDERICO, figlio di Bertolino, fratello di Emanuele. Fedele a Enrico VII, all’incoronazione del quale in S. Ambrogio fu presente, in rappresentanza di Brescia, continuò la politica contraria alla fazione guelfa, guidando egli stesso in persona le schiere di armati combattenti. Nell’ottobre 1313, sotto i suoi auspici, fu conclusa una pace tra le parti avverse, famosa perché in essa si pattuirono anche le nozze tra parecchi giovani delle potenti famiglie nemiche. Del suo spirito battagliero aveva dato prova pochi anni prima nel 1309 correndo, con un grosso manipolo di bresciani, in aiuto di papa Clemente V contro Venezia, a Ferrara e Castel Tealdo. Scacciato con tutta la famiglia nel 1316 da Brescia sembra che allora venisse anche dimesso dalla sua carica vescovile; infatti a Brescia non ritornò più e visse a Milano presso i Visconti. Colà assistette all’incoronazione di Lodovico il Bavaro nel 1327 e per questo fu, con i vescovi di Trento e di Arezzo, scomunicato. Dopo due anni tornò in seno alla Chiesa e morì in Milano il 21 marzo 1333. Fu sepolto in S. Eustorgio.

Altre figure eminenti di questa famiglia nel secolo XIV furono GHERARDO vescovo di Cremona dal 1305 al 1308, GALEOTTO podestà di Padova nel 1329 che fu col Garbagnate, il condottiero di Matteo Visconti, alla presa di Piacenza nel 1315 e con Uguccione della Faggiola due anni dopo a capo di 300 armati contro i Fiorentini in Val di Mevole; FAUSTINO gagliardo cavaliere nei tornei in Mantova nel 1340 per le famose nozze dei Gonzaga, e valoroso capitano al seguito di Luchino Visconti alla riconquista di Lucca nel 1344; GIOVANNI, cameriere alla Corte di Bernabò Visconti al quale nel 1379 cedette la possessione di Pegazzano oltre Adda per farne dono a Donnina Porro e infine BERARDO, figlio di Matteo, che visse anch’esso nell’orbita dei Visconti ed ebbe la Podesteria di Bergamo nel 1370, di Reggio Emilia nel 1377 e di Crema nel 1379; egli diede in moglie la propria figlia Giovanna a Prinzivalle Pico della Mirandola.

Da questi e da altri membri della famiglia ebbe aiuti Bernabò nella lotta contro i Guelfi bresciani alleati di Cansignorio della Scala. Pandolfo Malatesta colpì severamente i Maggi nel 1412 assieme ad altre famiglie che lo avevano abbandonato nella lotta contro i Visconti.

All’inizio del secolo XV, che si può dire centrale per la storia di Brescia, la famiglia Maggi si presenta suddivisa in numerosi rami; se ne contano almeno dieci sparsi tra la città e la provincia; ancora non è dato ricostruire quale sia il diretto discendente del ramo principale di Matteo e di Bertolino tuttavia credasi più vicina al vero l’opinione che ritiene derivare tutti i rami da un unico ceppo comune, ma essere incerto ogni attacco al ramo suddetto. Nel famoso documento del 6 ottobre 1426 che porta l’atto di dedizione di Brescia alla Repubblica di Venezia, sottoscritto da tutti i maggiorenti delle famiglie avverse a Pandolfo Malatesta ed ai Visconti, figurano dei Maggi: ONOFRIO, FOLCO, BERARDO, PINAMONTE.

Da FEDERICO, figlio di Emanuele I, sembra discendere quel Folco che nel 1409 pagava a Pandolfo Malatesta contributo di 100 ducati d’oro per la costruzione di un castello in Cadignano. Fu questi il capostipite dei Maggi così detti di Cadignano che si estinsero nel secolo XVIII. È di questo ramo il Beato SEBASTIANO, figlio di Folco, che vestì l’abito dei domenicani e dopo una lunga vita di sante opere morì nel 1496. Clemente XIII il 15 aprile 1760 ne approvò il culto e Pio VI nel 1783 estese alla diocesi di Brescia la messa in onore di quel Beato. Di costoro è pure CAMILLO che fu a Piacenza nel 1650 capitano delle Guardie del Duca Farnese e ivi sposò Alba-Virginia Fogliani.

Da Matteo invece, pure figlio di Emanuele, serii genealogisti dicono discendere il ramo vivente detto di Gradella insieme ad altri rami estinti nel sei e settecento. BERARDO, di Matteo, sarebbe stato padre di BERTOLINO, padre di NICOLINO (che altri chiamano OTTOLINO); da questi nacque AGOSTINO che sappiamo far testamento nel 1462; dei suoi figli: CARLO fece testamento nel 1508 e venne con tutta la discendenza ascritto al Consiglio Generale di Brescia. Egli ebbe numerosa figliolanza tra cui ONOFRIO, padre di NICOLÒ, padre di ONOFRIO IIr dottore in leggi, cavaliere e capitano di giustizia in Milano; il 19 dicembre 1538 egli acquistò dagli eredi di Marcantonio Gagnola il feudo di Vailate nel Cremasco, che fu conservato in famiglia per circa un secolo e poi perduto probabilmente per la mancata dimora nello Stato di Milano; quel feudo venne concesso poi ai Rosales nel 1647.

Onofrio, che fece testamento nel 1586, dalla moglie Lodovica nobile Sala ebbe: GEROLAMO, AIMO e CAMILLO. Aimo, nato verso il 1560 sposò Paola Albrizzi da cui: AGOSTINO e GIROLAMO (1587-1654) il quale dalla moglie Ottavia Gabbiani ebbe i figli LODOVICO, ONOFRIO e AYMO. Questi due ultimi, per insigni benemerenze, vennero creati conti, coi discendenti maschi, con diploma 13 ottobre 1677 da Carlo II di Spagna. Onofrio (n. 1622) da Virginia Bottaini, sua moglie, ebbe GIROLAMO (1657-1722) il quale il 23 aprile 1692 venne investito del feudo di Gradella per acquisto fatto, dopo parziale refuta, dai conti Capra, signori di Spino e dai marchesi d’Adda, signori di Pandino.

Egli sposò la nobile Nicandra Albani, da cui ebbe dieci figli dei quali soltanto CARLO continuò la famiglia sposando la nobile Eleonora Girelli da cui ONOFRIO (m. 1816) il quale fu marito della contessa Marianna Valotti e padre di nove figli tra i quali sono da notare: CARLO (1754-1829), cultore di lettere e di scienze; FRANCESCO (1762-1835); SEBASTIANO (1760-1833), dotto Padre Filippino e GAETANO (1763-1847), che fu tra i patrioti innovatori dopo il 1796, fece parte del Comitato d’istruzione pubblica nella Repubblica Bresciana e tutto si dedicò alla educazione ed alla elevazione del popolo. Dalla contessa Lavinia Calini (1788-1860) sua moglie ebbe due maschi e tre femmine; dei maschi BERARDO (1817-1882) fu deputato al Parlamento e morì celibe e ONOFRIO (1809-1880) sposò la nobile Clementina Kanyak (1834-1919) da cui:

1) Lavinia (n. 2 marzo 1862) sp. 1° marchese Francesco Dionisi Piomarta; 2° nobile Carlo Guaineri.

2) GAETANO (n. 26 marzo 1863 m. 31 marzo 1921) sp. il 27 dicembre 1898 Gemma Apollonio (n. 18 maggio 1880) da cui: a) ONOFRIO, (n. 25 giugno 1900, m. 11 settembre 1923); b) Clementina (n. 7 novembre 1902); c) Joska (n. 14 luglio 1904).

3) BERARDO (n. 22 aprile 1866, m. 18 luglio 1929), sp. 24 settembre 1902 Anna Vignati (n. il giugno 1871, m. 17 maggio 1928), da cui: a) AIMO (n. 30 luglio 1903), tenente di complemento di cavalleria; sp. 23 aprile 1931 la nob. Camilla dei conti Martinoni Caleppio; b) CAMILLO (n. 12 ottobre 1904, m. 3 luglio 1922).

4) Bianca (n. 18 gennaio 1871, m. 6 febbraio 1917).

5) Orsola (n. 24 aprile 1872), sp. il 10 gennaio 1894 il nobile Ercole Guaineri.

La famiglia è iscritta nel Libro d’Oro della Nob. Ital. e nell’El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di Conte di Gradella (mpr.) Conte (m.), Nobile (mf.), in persona di tutti i sopra elencati (Ricon. 22 luglio 1903).

f. l. [Fausto Lechi]


Ramo di Galeazzo

Famiglia bresciana indubbiamente dello stesso ceppo della precedente e discendente, secondo serie tradizioni, da GALEAZZO, un altro figlio di quel MATTEO, fratello del vescovo BERARDO, e del quale si elencarono le gesta nel cenno antecedente. Da Galeazzo nacque ANTONIO, padre di GALEAZZO II, di MAZZINO e di LUIGI; la discendenza dei primi due si spense nel secolo XVIII, mentre quella del terzo è la seguente.

Luigi che sul finire del trecento viveva, forse in esilio per le lotte di partito, in Pompiano presso Brescia, fu padre di ETTORE e avo di LUIGI II che era ancora in vita nel 1498.

Fu suo figlio GIOVANNI ANTONIO, dottore in legge, padre di AGOSTINO, il quale sposò la nobile Laura Caprioli e molto probabilmente intorno al 1550 riportò in Brescia (Parrocchia di S. Clemente) la residenza della famiglia: egli lasciò un solo figlio, POMPEO, naturale, (1575-1624) e perciò non più accolto nel Consiglio Generale della città. Questi sposò Giulia del nobile Fisogno Fisogni dalla quale ebbe CARLO (n. 1618) marito di Ippolita Alessandri e padre di AGOSTINO (n. 1660). Dopo quattro generazioni di esclusione LUIGI III, figlio di Agostino e di Angela Gilberti (n. nel 1719), venne nel 1750 riammesso coi discendenti nel Patriziato bresciano. Egli prese in moglie la nobile Lelia Soardi nel 1753 ed ebbe cinque figli dei quali solo CARLO (n. 1762) e POMPEO (n. 1765) continuarono la famiglia. Pompeo dalla moglie Serafina Trinali ebbe solo LUIGI (n. 1803, m. 1855) che fu Podestà di Brescia e mori celibe; CARLO invece da Maddalena Milesi ebbe: 1) GIOVANNI ACHILLE (1806-1859), il quale sposò Maria Mereghetti ed ebbe un figlio: CLEMENTE (1834-1887), che dalla moglie nobile Maria Pellizzari ebbe: a) ANTONIO (1869-1905), sacerdote; b) LUIGI (n. 1878) che sposa nel 1921 Maria Scandella, da cui: CLEMENTE (n. 1922); c) BORTOLO (1882-1905); 2) GIO. BATTISTA (n. 1818) che sposò Angela Truzzi da cui: CARLO (1843); LUIGI (1852); PIETRO CARLO (1856-1895).

La famiglia è iscritta nell’El. Uff. Ital. col titolo di Nobile (mf.); ed è rappresentata da: LUIGI, e CLEMENTE.

f. l. [Fausto Lechi]


Ramo di Piacenza

Antica famiglia Piacentina, alla quale appartenne quel FEDERICO secondo, che fu vescovo di Brescia dal 1308 al 1317. Alcuni della famiglia si distinsero in uffici di corte, nelle cariche pubbliche e negli studi. Un BERNARDINO, fu creato cavaliere da Ranuccio Farnese con patente del 29 aprile 1608; un GIOVAN-BATTISTA, con lett. di Ranuccio Farnese del 12 maggio 1673, fu posto nelle bine dei nobili Piacentini. Questi testò con atto del not. Nicolo Fugazza il 22 ottobre 1724, in favore del figlio ANTON FRANCESCO. Un CARLO GIUSEPPE, era tenente nella fanteria ducale nel 1690; un GIROLAMO capitano nel 1773 e tenente colonnello nel 1783; un IGNAZIO, coprì la carica di scudiere del duca nel 1716 e un ORAZIO, era capitano nelle truppe ducali nel 1705. Il detto ANTON-FRANCESCO di Giovambattista era consigliere di giustizia nel 1746. Sposò Maria Caterina Guerra, testò con atto di Razzetti Francesco Saverio del 22 maggio 1770 e morì il 28 luglio 1772. Il figlio VINCENZO, coprì pure la carica di consigliere del R. Consiglio di giustizia, ebbe due figli GIACINTO e ANTONIO, che diedero origine alle due linee sopravviventi della famiglia. Il cav. Giacinto, che sposò in seconde nozze la co. Adelaide Gigli Cervi, da cui nacque VINCENZO, fu distinto giureconsulto e nel 1814 fu nominato professore di istituzioni civili e procedura civile a Piacenza; morì nel 1820. Vincenzo fu avvocato d’ingegno non comune ed ebbe parte nei moti patriottici anteriori al 1848, ebbe corrispondenza col Cavour, fu collaboratore del Risorgimento, che si pubblicava a Torino. Sotto Carlo III, fu arrestato e tradotto a Parma, imputato assieme agli avvocati piacentini Fioruzzi e Giarelli di complottato regicidio, da cui venne assolto. Morì a Piacenza il 20 agosto 1855. Lo stemma è tolto da un sigillo antico posseduto dalla famiglia e dalla Raccolta dell’Ordine Costantiniano di S. Giorgio, in Parma.

La famiglia è iscritta nell’El. Uff. Ital. col titolo di nobile, (mf.) in persona di GIAMBATTISTA (1673), ed è rappresentata da: LUIGI di Giacinto, di Giovanni Vincenzo, di Giacinto.

Fratelli: RAFFAELE, Bianca.

Altra linea: GIAMBATTISTA di Vincenzo, di Antonio, di Vincenzo; Anna Luisa, Paola, Luisa, di Vincenzo Paolo, di Giambattista.

g. d. [Giovanni Drei]


Altro Ramo di Piacenza

Ramo della precedente famiglia piacentina. A GIOVANNI BATTISTA Maggi il Duca di Parma Ranuccio II Farnese con Diploma del 12 maggio 1673 concesse la nobiltà ereditaria per ambo i sessi e trasmissibile ai discendenti legittimi e naturali per continuata linea diretta mascolina. Intorno alla metà del 1700 GIOVANNI ANTONIO Maggi si trasferì da Piacenza a Milano ove acquistò case e terreni e ove morì. Il figlio di lui, GIUSEPPE, si accasò con Carlotta Scorza di Sinibaldo, gentiluomo genovese, e da questa unione nacque altro GIOVANNI ANTONIO, letterato onorevolmente ricordato dal Monti, che si ammogliò con Anna Villa, dalla quale ebbe un unico figlio, GIUSEPPE PIETRO (citato come PIETRO GIUSEPPE nell’El. Nob. Uff. Ital.), Membro Eff. dell’Istituto Lombardo di Scienze e Lettere, traduttore di saggi di poemi indiani, appassionato cultore di studi sull’India antica. Fu questi padre dell’attuale rappresentante primogenito della famiglia, il prof. GIOVANNI ANTONIO e dei defunti fratelli CARLO ANNIBALE e GIACOMO FILIPPO.

La famiglia è iscritta nel Libro d’Oro della Nob. Ital. col titolo di Nobile (mf.), in persona di:

GIOVANNI ANTONIO, di Giuseppe Pietro, di Giovanni Antonio, n. a Milano il 19 febbraio 1856, sposato a Pavia il 23 settembre 1883 con Eugenia Casorati, professore universitario, comm. della Corona d’Italia, cav. uff. dei SS. Maurizio e Lazzaro, Socio Nazionale della R. Accademia dei Lincei, Membro effettivo del R. Istituto Lombardo di Scienze e Lettere, Socio corrispondente della R. Accademia delle Scienze di Torino.

Figlie: Maria, n. a Modena il 31 gennaio 1886, sposata a Pisa il 28 dicembre 1908 coll’avv. Ernesto Odiard des Ambrois; Clara, n. a Messina 8 dicembre 1890; Emma, n. a Pisa il 25 dicembre 1896; Bianca, n. a Pisa il 21 luglio 1905, sposata a Milano il 18 ottobre 1930 con l’ing. Alberto Ferratini.

Nipoti: GIOVANNI EMILIO, di Carlo Annibale, di Giuseppe Pietro, ingegnere, Podestà di Mezzago (Milano), n. a Milano il 20 dicembre 1886, sposato a Milano il 7 ottobre 1922 con Emilia de’ Marchi Gherini. Figlio: CARLO ANNIBALE, n. a Milano il 29 settembre 1923. Fratelli: Anna Maria, n. a Milano il 12 dicembre 1886, sposata a Milano il 12 febbraio 1916 con l’ing. Gabrio Prandoni; FRANCESCO ANTONIO, n. a Mezzago (Milano) il 7 dicembre 1893, dottore in chimica, sposato a Milano il 24 aprile 1926 con Antonia Perelli; Maria Teresa, n. a Milano 8 luglio 1897.

GIANVINCENZO, di Giacomo Filippo, n. a Milano il 29 agosto 1863, † ivi il 24 febbraio 1914, sposato a Basilea il 18 febbraio 1892 con Eugenia Kolb, (vivente), medico chirurgo, n. a Milano il 9 novembre 1890, sposato a Firenze l’11 marzo 1920 con Maria Luisa Lolli, n. a Bologna il 26 marzo 1892.

Fratelli: GIANNANTONIO, capitano del R. E. n. a Milano il 14 dicembre 1892, sposato a Pietrasanta il 30 dicembre 1921 con Maria Borrini; Clara Maria, n. a Milano il 30 agosto 1894, sposata a Milano il 27 agosto 1919 con Rino Carlo Fougier; CARLO MARIA, dott. in chimica, n. a Milano il 18 settembre 1902; Rosanna, n. a Milano il 6 settembre 1908, sposata a Varese il 26 settembre 1928 con Gianni Petrolo.

Figli di Gianvincenzo: Maria Maddalena, n. a Milano il 30 gennaio 1921; GIACOMO FILIPPO, n. a Renate Brianza il 23 dicembre 1922, † ivi il 9 luglio 1924; GIOVANNI ANTONIO n. a Renate Brianza il 30 maggio 1925.

Figli di Giannantonio: Emilia, n. a Parma il 14 dicembre 1922; GIAN GIACOMO, n. a Pietrasanta il 22 aprile 1926.

v. s. [Vittorio Spreti]


Genealogia

Genealogia Maggi

Stemmi

ARMA: Fasciato di azzurro e di argento.

Lo scudo accollato all’aquila bicipite di nero, con la corona infilzata nei colli. (Ric. 22 lug. 1903).

CIMIERO: Il pellicano.


Ramo di Piacenza

ARMA: Di rosso all’albero di verde nodrito sulla campagna dello stesso e sostenuto da un leoncino addestrato d’oro, col capo d’oro caricato di un’aquila bicipite di nero.

Altro Ramo di Piacenza

ARMA: Di rosso al leone d’oro tenente con le due branche un ramo di lauro al naturale, col capo dell’impero.

Lo scudo per i maschi è fregiato degli ornamenti nobiliari col cercine e gli svolazzi d’oro, di rosso e di nero e per le femmine degli ornamenti speciali femminili nobiliari (Decr. Min. 30 luglio 1922).

Stemmi famiglia Maggi

Storia

Personaggi

Dimore

Brescia

Piacenza

Milano

Sepolture

Iconografia

Dipinti e Ritratti

Archivio fotografico

Fonti

Archivi di famiglie e di persone: materiali per una guida, 2: Lombardia-Sicilia, a cura di Giovanni Pesiri, Micaela Procaccia, Irma Paola Tascini, Laura Vallone, Roma, Ministero BBAAC, 1998 (Pubblicazioni degli archivi di Stato. Strumenti; 133), n° 1392.

Bibliografia

http://www.treccani.it/enciclopedia/vincenzo-maggi_(Dizionario-Biografico)/

http://www.treccani.it/enciclopedia/maffeo-maggi_(Dizionario-Biografico)/

http://www.treccani.it/enciclopedia/berardo-maggi_(Dizionario-Biografico)/

http://www.treccani.it/enciclopedia/emanuele-maggi_(Dizionario-Biografico)/

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http://www.treccani.it/enciclopedia/leopoldo-maggi_(Dizionario-Biografico)/

http://www.treccani.it/enciclopedia/bertolino-maggi_(Dizionario-Biografico)/

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http://www.treccani.it/enciclopedia/guglielmo-maggi_(Dizionario-Biografico)/

http://www.treccani.it/enciclopedia/carlo-maria-maggi_(Dizionario-Biografico)/

http://www.treccani.it/enciclopedia/gian-antonio-maggi_(Dizionario-Biografico)/

http://verbanensia.org/biografie_details.asp?bID=30645&action=M&tipo=2

Documenti

Collezioni

Note