Mantica: differenze tra le versioni

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Secondo lo Schroeder (pag. 481), il ramo dei Mantica ancor vivente era stato insignito del titolo di conte nel 1645 dal duca Paolo Giordano II Orsini di Bracciano principe del S. R. I. Non risulta però che di tale titolo sia stato chiesto dai Mantica, come di dovere, il riconoscimento al Governo Veneto. Lo Schroeder afferma ancora che alla giurisdizione del feudo di Fontanabona andava unito il titolo di conte. Ciò è insussistente, e per persuadersene basta esaminare i colti 452 a 458 dei Provveditori sopra Feudi presso l’Archivio di Stato di Venezia, che contengono le investiture del feudo stesso. Fonti: Geneal. Mantica in Raccolta del Torso; Capodagli: «Udine -illustrata», Annali di Udine, Bibl. com. Udine.
 
Secondo lo Schroeder (pag. 481), il ramo dei Mantica ancor vivente era stato insignito del titolo di conte nel 1645 dal duca Paolo Giordano II Orsini di Bracciano principe del S. R. I. Non risulta però che di tale titolo sia stato chiesto dai Mantica, come di dovere, il riconoscimento al Governo Veneto. Lo Schroeder afferma ancora che alla giurisdizione del feudo di Fontanabona andava unito il titolo di conte. Ciò è insussistente, e per persuadersene basta esaminare i colti 452 a 458 dei Provveditori sopra Feudi presso l’Archivio di Stato di Venezia, che contengono le investiture del feudo stesso. Fonti: Geneal. Mantica in Raccolta del Torso; Capodagli: «Udine -illustrata», Annali di Udine, Bibl. com. Udine.
  
Due rami dei Mantica vennero confermati nobili dall’Austria con S. R. 9 dicembre 1819 e 24 luglio 1820, e uno di essi, l’unico superstite, fu iscritto dal Governo italiano nell’El. Uff. del 1897 col titolo di nobile. Emilia, n. Udine 28 ottobre 1862, figlia del comm. Nicolò (n. Udine 1835, † Gorizia 1900) e di Clotilde Mettel (n. Trieste 1831, † Soleschiano di Ronchi 1880), sposata Udine 29 aprile 1890 con il nobile comm. Andrea Caratti, n. Udine n luglio 1856, figlio di Girolamo e della contessa Teresa di Colloredo Mels.
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Due rami dei Mantica vennero confermati nobili dall’Austria con S. R. 9 dicembre 1819 e 24 luglio 1820, e uno di essi, l’unico superstite, fu iscritto dal Governo italiano nell’El. Uff. del 1897 col titolo di nobile. Emilia, n. Udine 28 ottobre 1862, figlia del comm. Nicolò (n. Udine 1835, † Gorizia 1900) e di Clotilde Mettel (n. Trieste 1831, † Soleschiano di Ronchi 1880), sposata Udine 29 aprile 1890 con il nobile comm. Andrea Caratti, n. Udine 11 luglio 1856, figlio di Girolamo e della contessa Teresa di Colloredo Mels.
  
 
e. d. t. [Enrico Del Torso]
 
e. d. t. [Enrico Del Torso]

Versione attuale delle 15:43, 14 giu 2019

Spreti, vol. IV, p. 327

Vittorio Spreti, Enciclopedia storico-nobiliare italiana, Milano, 1928-32, vol. IV, pp. 327-329:

TITOLI: Nobile (mf.).

Questa vecchia ed illustre famiglia friulana, ormai spenta quanto ai maschi, trae le sue origini da Como. Ed invero nel 1698 il 9 di agosto i Decurioni di questa città dichiaravano in un solenne diploma che la famiglia Mantica del Friuli aveva appartenuto alla nobiltà comense, e che ai suoi membri erano sempre state conferite le primarie cariche cittadine. Questa sorta di attestazione, rilasciate nei secoli del barocco dalle autorità, non sono, di regola, da accogliere ad occhi chiusi, perché prive di qualsiasi controllo. Nel nostro caso, però, per ciò che riguarda la nobiltà che i Mantica avrebbero goduto in Como, possiamo ammetterla senza difficoltà, poiché già i figli, e successivamente i nipoti dei due primi venuti in Friuli, vi avevano contratto matrimoni tutti nobili, alcuni dei quali con famiglie castellane di cospicua nobiltà. Ciò lascia supporre che la famiglia godesse già di una ragguardevole posizione nel suo luogo di origine.

Una antica genealogia della raccolta A. Joppi ci informa che furono i fratelli CRESSINO e BELINO MANTECA a trasferirsi a Pordenone, dove esercitarono con fortuna il commercio di droghe e drappi specialmente coll’Allemagna. I discendenti di CRESSINO si spensero sui primi del cinquecento; quelli di BELINO si propagarono, suddividendosi in più linee, fino ai giorni nostri.

Aggregata la famiglia alla nobiltà di Pordenone, un ramo di essa, discendente da FRANCESCO, cavaliere aulico dell’imperatore Federico II, venne pure iscritto nella nobiltà di Venzone, nella quale borgata detto Francesco talvolta dimorava, avendo sposato la nobile Margherita Radiussi, di antica famiglia del sito. Questo stesso ramo passò ben presto ad abitare a Udine, dove i fratelli dottor FRANCESCO, poi cardinale, PIETRO e GIO. DANIELE qm. Andrea Mantica, vennero accolti nel Consiglio nobile con delibera 19 marzo 1561.

Ultima discendente di questo ramo, unica sopravivente della famiglia, è la nobile Emilia, moglie del nobile comm. Andrea Caratti. Le altre linee dimoranti a Pordenone mancarono nei secoli XVII e XVIII, come pure restò estinta, a quanto afferma il Capodagli («Udine illustrata», pag. 248), una linea rimasta a Como, nella persona di BENEDETTO Mantica, morto nel 1657 nella carica di giudice.

Nel 1556 era ricaduto al fisco per estinzione della famiglia omonima, il feudo di Fontanabona, antico castello al nord di Udine, con annessi 679 campi. La Repubblica con contratto 2 ottobre 1609 lo vendette per ducati 7953 al cardinale FRANCESCO Mantica, il quale ne fu investito con ducale 7 febbraio 1610 con tutti gli onori annessi, compresa la voce nel Parlamento della Patria, esclusa però la giurisdizione. Il cardinale legò il possesso acquistato con il suo testamento 24 gennaio 1614 dato da Roma, al nipote FRANCESCO e ai suoi discendenti in ordine di primogenitura.

Nel 1649 i Mantica acquistarono dalla Repubblica per ducati 1200 anche le ragioni giurisdizionali, coll’obbligo di contribuire, in tempo di guerra, alle spese di un uomo e mezzo a cavallo.

Fra i membri di questa famiglia che maggiormente si distinsero, sono da ricordare i seguenti: PRINCIVALLE († 1506), di Pietro Mantica, dott. in leggi, giudice e poeta, nel 1500 fu vicario della prefettura di Trieste, e l’anno dopo venne eletto podestà di Mantova dal marchese Francesco Gonzaga. Suo fratello GIO. DANIELE fu commissario imperiale e morì in prigione a Venezia nel 1512. Dei di lui figli uno, PRINCIVALLE († 1549), fu due volte podestà di Trento, e un altro, SEBASTIANO (n. 1477), scrisse una cronaca degli avvenimenti del suo tempo che fu data alle stampe dal dott. Joppi. ALVISE di Alessandro Mantica militò in servizio della Repubblica Veneta sotto le insegne di Malatesta Baglioni, il quale l’ebbe sì caro per le sue qualità militari, che soleva chiamarlo Alvise Baglioni. Più tardi gli fu dato il comando di una compagnia di cavalleria della Repubblica. Morì l’anno 1566 a Pordenone, dove ebbe onorifica sepoltura. FRANCESCO, n. a Venzone nel 1534 da Andrea Mantica e dalla di lui seconda moglie Fontana dei signori di Fontanabona, laureatosi nel 1558 in scienze giuridiche a Padova, si diede a soli 26 anni all’insegnamento, leggendo in quel celebre studio istituzioni cesaree, e; più tardi, ragion canonica e civile. Nel 1586, essendosi reso vacante il posto di uditore Veneto presso la Sacra Rota romana, il Doge, fra quattro, propose anche il Mantica, che dopo un esame a foggia di disputa riescì prescelto. Dieci anni dopo, il 5 di giugno, papa Clemente VIII lo nominò cardinale del titolo di S. Adriano, che poi cangiò in quello di S. Tomaso, e più tardi in quello di S. Maria del Popolo. Fu in questa occasione che il Mantica ricevette gli ordini sacri. Il Senato Veneto gli fece un dono di 1000 ducati, e 2000 gliene regalò la città di Udine, fiera dei successi del suo concittadino. Nel 1605 il cardinal Mantica fu a un punto dall’esser eletto Papa. Dotato di una coltura giuridica fenomenale, diede alle stampe due voluminose opere che gli diedero fama europea: De conjecturis ultimarum voluntatum; e De tacitis et ambiguis conventionibus. Morì a Roma tra il 28 e il 29 gennaio 1614, e fu sepolto a S. Maria del Popolo. GERMANICO, nipote del cardinal Francesco, chiamato da questo a Roma, vi ottenne la laurea in leggi e nel 1608 vestì l’abito clericale. Il Pontefice lo nominò abate commendatario di S. Fermo Minore dei Benedettini in Verona e subito dopo gli conferì il vescovato di Famagosta. Sostenute con onore diverse cariche nello stato della Chiesa, fra le quali quella di vicelegato a Bologna, fu promosso il 21 di febbraio 1633 vescovo di Adria. Morì in Carpi il 28 febbraio 1639, e ivi fu sepolto nella chiesa di S. Francesco. Suo nipote CARLO fece costruire nel 1680 su fondo proprio il primo teatro di Udine, che durò fino al 1758, quando il patriarca Dolfin lo acquistò e trasformò nell’oratorio della Purità, dove il Tiepolo dipinse uno dei suoi più meravigliosi affreschi.

GIO. BATTA, di Francesco Mantica (n. Pordenone 1617, † 1704), altro nipote del cardinale, cav. del Senato e deputato di Udine, sposò Lucrezia del Torso, ereditiera del suo ramo. GIO. DANIELE qm. Princivalle Mantica, fu podestà di Pordenone nel 1586. La di lui figlia Beatrice, moglie di Montereale dei signori di Montereale, ebbe un figlio Princivalle, che fu adottato dal nonno Gio. Daniele, e aggiunse il nome Mantica al proprio, dando origine al ramo dei Montereale-Mantica. Da FRANCESCO, di Francesco Mantica, fu adottato il conte Urbano Valentinis, il quale si disse Valentinis-Mantica. NICOLÒ Mantica († 1900), comm. della Corona d’Italia, fu deputato provinciale e presidente della Cassa di Risparmio di Udine.

Secondo lo Schroeder (pag. 481), il ramo dei Mantica ancor vivente era stato insignito del titolo di conte nel 1645 dal duca Paolo Giordano II Orsini di Bracciano principe del S. R. I. Non risulta però che di tale titolo sia stato chiesto dai Mantica, come di dovere, il riconoscimento al Governo Veneto. Lo Schroeder afferma ancora che alla giurisdizione del feudo di Fontanabona andava unito il titolo di conte. Ciò è insussistente, e per persuadersene basta esaminare i colti 452 a 458 dei Provveditori sopra Feudi presso l’Archivio di Stato di Venezia, che contengono le investiture del feudo stesso. Fonti: Geneal. Mantica in Raccolta del Torso; Capodagli: «Udine -illustrata», Annali di Udine, Bibl. com. Udine.

Due rami dei Mantica vennero confermati nobili dall’Austria con S. R. 9 dicembre 1819 e 24 luglio 1820, e uno di essi, l’unico superstite, fu iscritto dal Governo italiano nell’El. Uff. del 1897 col titolo di nobile. Emilia, n. Udine 28 ottobre 1862, figlia del comm. Nicolò (n. Udine 1835, † Gorizia 1900) e di Clotilde Mettel (n. Trieste 1831, † Soleschiano di Ronchi 1880), sposata Udine 29 aprile 1890 con il nobile comm. Andrea Caratti, n. Udine 11 luglio 1856, figlio di Girolamo e della contessa Teresa di Colloredo Mels.

e. d. t. [Enrico Del Torso]


Genealogia

Genealogia Mantica


Stemmi

ARMA: Troncato di oro e d’argento, il 1° all’aquila di nero coronata del campo, il 2° a tre colonne al naturale, uscenti da la punta dello scudo e sostenenti un leone di rosso illeopardito.

CIMIERO: Il leone di rosso nascente.

Storia

Personaggi

Dimore

Udine, Paradiso (Udine)

Sepolture

Iconografia

Dipinti e Ritratti

Archivio fotografico

Fonti

http://siusa.archivi.beniculturali.it/cgi-bin/pagina.pl?TipoPag=prodfamiglia&Chiave=27688&RicVM=indice&RicSez=prodfamiglie&RicIniziaCon=Mant&RicTipoScheda=pf

Bibliografia

Documenti

Collezioni

Note