Martinengo

Da EFL - Società Storica Lombarda.
Spreti, Vol. IV, p. 425
Stemma della comunità di Martinengo (Stemmario Camozzi n. 1222)

Le origini di questa famiglia, tanto importante nella storia e non solo di Brescia e di Bergamo, sono state oggetto di una secolare dibattuta ricerca che ormai ha sconfessato la leggendaria origine bresciana basata sull’apocrifo ottoniano del IX secolo ed ha confermata quella bergamasca dai conti di Martinengo. Da varie fonti è contestata l’ipotesi che derivassero da un ramo dei Gisalbertini. Già prima del 1000 erano ben radicati in bergamasca e con beni anche in bresciana.

Certo è che nel 1023 il figlio di Lanfranco da Martinengo Ambrogio II divenne Vescovo di Bergamo; personaggio assai potente anche per gli appoggi imperiali che ebbe, ed è quindi ipotizzabile che abbia facilitato lo straordinario sviluppo di questa famiglia e forse anche l’inserimento nella famiglia Martinengo di uno dei tre fratelli ungheresi giunti in val Cavallina col seguito di Enrico II, e che avrebbero dato origine anche agli Agliardi e ai Terzi.

Meriterebbe un riesame critico, alla luce anche di alcune notizie recenti, il documento originario del sec. XIII, poi mal riportato con enfasi barocca, che vorrebbe far discendere i Martinengo (che da tempo esistevano) da uno dei tre fratelli giunti in bergamasca dalla Pannonia nel 1007 agli ordini di Enrico II, (origine anche degli Agliardi e dei Terzi), mentre è possibile vi siano stati innesti magari per via matrimoniale, come è detto per la loro sorella, o infeudamenti vescovili.

Certo è che il potenziamento dei Martinengo in quei primi secoli del millennio fu un fenomeno di grande rilievo. La famiglia passò presto in terra bresciana, dove si diramò in ben 15 rami importanti con terre e castelli in tutto il territorio bresciano, bergamasco e cremasco, e dintorni. anche per gli appoggi imperiali, e Vescovili documentati in larghissima misura un secolo dopo per il Vescovo di Brescia.

Tra le dette diramazioni, il Guerrini, grande studioso di questa famiglia, conferma che vi fu già nel sec. XII quella bergamasca da cui derivarono anche i Calepio (pag 123) e una bresciana che si diramò via via (pag. 124) Brusati.

Uno dei rami bresciani poi tornò in posizione di spicco in terra bergamasca all’inizio del 1500, grazie all’imparentamento con Bartolomeo Colleoni, marito di una Martinengo e padre adottivo di tre suoi generi, che così divennero Martinengo Colleoni ed Alessandro costruì il palazzo in via Pignolo.

Dal ramo rimasto bergamasco derivarono i conti di Calepio come conferma anche Guerrini (pag 123) e da lui viene poi ampiamente documento lo sviluppo dei rami divenuti bresciani (pag.124-133 -174) Uno di questi cambiò nome e divenne Brusati gli altri tra il XII – al XIV ebbero a Brescia molti importanti personaggi e tantissimi feudi. Anche qui, come accennato, notevole aiuto diede loro l’importante Vescovo di Brescia Maifredo Martinengo e l’appoggio imperiale.

Malgrado la settantina di documentatissime pagine riportate del Guerrini sull’esordio in bresciana dei Martinengo, non è facile, anche per il ripetersi di nomi e soprannomi, trovare i collegamenti con i successivi alberi genealogici, generalmente in seguito meglio documentati, per i 15 rami.

Grazie poi a Bartolomeo Colleoni il nome Martinengo tornò in posizione di spicco in terra bergamasca. Non solo egli aveva sposato Tisbe Martinengo della Mottella, ma privo di discendenza maschile, aveva adottato i nipoti figli di Ursina sposa di Gherardo, che divennero Martinengo Colleoni unendo così due prestigiosi cognomi.(Pag 360 Guerini)

Alessandro che nel 1501 costruì il palazzo in via Pignolo ma non ebbe figli e Francesco (1548+1621) trisnipote d’Ursina nel 1597 sistemò il Castello di Cavernago, sulla cui facciata campeggia la bellissima aquila in marmo dello stemma, e che era stato acquistato nel 1470 da Bartolomeo Colleoni.

Su questo affascinante monumento scrisse un libro l’avvocato Giuseppe Maria Bonomi (1826+ 1893) ed è molto probabile che sia stato in omaggio alla nuora contessa Bianca Martinengo Villagana Chizzola, sposa dell’avv Paolo Bonomi e che ebbero come discendenti oltre ai Bonomi, i Berizzi, i Suardo e tanti pronipoti. Tornò con questa gentildonna a Bergamo, dopo quasi mille anni, una delle ultime dame e di questa grande stirpe. [GPA]


MARTINENGO DA BARCO

MARTINENGO DALLE PALLE

MARTINENGO DELLA PALLATA

MARTINENGO DI PADERNELLO o della Fabbrica

MARTINENGO COLLEONI

MARTINENGO COLLEONI LANGOSCO

MARTINENGO CESARESCO

MARTINENGO PALATINO

MARTINENGO DI CADIVILLA

MARTINENGO di VILLACHIARA

MARTINENGO VILLAGANA

MARTINENGO DELLA MOTELLA


Genealogia

Genealogia Martinengo

Stemmi

ARMA: d’oro all’aquila di rosso, coronata del campo.

Stemmi famiglia Martinengo

Storia

Sulle origini della famiglia, vedi Genesi dei rapporti feudali, L’affermazione dei grandi lignaggi, Evoluzione della nobiltà feudale e Lotte ed evoluzioni in seno alla curia episcopale di François Menant (in A.A .VV. Storia economica e sociale di Bergamo, Bergamo, Fondazione per la Storia Economica e Sociale di Bergamo. Istituto di Studi e Ricerche, Vol. 2 – I Primi millenni.* Dalla Preistoria al Medioevo (2007), pp. 719 segg..


Vittorio Spreti, Enciclopedia storico-nobiliare italiana, Milano, 1928-32, vol. IV, pp. 425-426:

Attorno alle origini di questa famiglia, che fu una delle più potenti dell’alta Italia, si crearono miti e leggende nei secoli del le adulatorie esaltazioni: sta di fatto però, e la critica storica più severa lo accetta appieno, che i numerosi rami, che ebbero vita rigogliosa in Brescia dal 1200 in poi, discesero tutti dagli antichi conti rurali di Martinengo, una famiglia feudataria dei vescovi di Brescia, Bergamo e Cremona che aveva attorno al Mille una assai diffusa ingerenza nella vasta e ricca pianura, compresa fra quelle tre città, a cavaliere dell’Oglio.

Recenti studi severi non escludono la possibilità che quei conti rurali fossero discendenti dei conti di Bergamo e precisamente di GHISALBERTO, grande feudatario imperiale, vissuto nella prima metà del decimo secolo, discendenza propagatasi poi nel territorio, quando nella città prese il sopravvento la potenza del vescovo. Dei secoli XI e XII sono tanti ormai i documenti pervenutici nei quali si parla di individui «de Martinengo» tutti operanti in quella zona di territorio. I rami di questa stirpe, che copiose ricerche storiche ancora non sono giunte a collegare fra loro, sono in quest’epoca numerosissimi; accenneremo soltanto a quelli illustri di ALBERTO e di OPRANDO, estinti nel secolo XIV.

In Brescia negli anni 1120-21 appare ALBERTO «Comes qui dicitur de Martinengo» quale Console di quel Comune. Suo figlio GUIZZONE sembra essere stato nel 1133 ambasciatore di Brescia a Roma per l’incoronazione di Lotario II e nel 1135 gonfaloniere del vescovo milanese ortodosso Villano, nella lotta contro Anselmo Pusterla. Figlio di Guizzone dovrebbe essere MANFREDO che fu al seguito di Barbarossa nel 1135 a Roma. Contemporaneamente viveva un altro GOIZZONE q. Lanfranco che fu padre di molti figli tra i quali primeggia OPRANDO, uno degli uomini bresciani più illustri di quel tempo; egli infatti nel 1168 rappresenta Brescia nella prima Lega Lombarda, nel 1183 Console e Rettore della Lega sottoscrisse la pace di Costanza e nel 1192 il trattato di Worms assieme al fratello Lanfranco ed a VILFREDO e GARIBALDO Martinengo. Suo figlio LODERENGO non fu meno celebre in Lombardia, dove figura in tutti i più importanti avvenimenti del tempo; fu Podestà di Treviso nel 1212, Brescia 1214, Milano 1219 e 1228, Como 1220, Genova 1221, Vicenza 1222, Piacenza 1224, Mantova 1226 e 1230. La di lui discendenza, che si chiuse col pronipote LODERENGO II, ne seguì le orme-nel coprire importanti cariche pubbliche.

Tralasciando ogni altro ramo veniamo a quello che originò le varie discendenze bresciane.

PREVOSTO I, che viveva nel 1200, marito di Gisla, ebbe un figlio, BARTOLOMEO, detto anche BERTOLOTTO, che vediamo primeggiare nelle vicende comunali in Brescia al principio del 1200, e tra gli altri, firmare la lega con Cremona nel 1211; da suo figlio ANTONIO nacque PREVOSTO II, che lasciò nel 1312 un vasto patrimonio ai suoi due figli. Di questi, PIETRO, nel 1350 nominato vicario generale «in temporalibus» dal vescovo di Brescia, che morì attorno al 1370, valoroso condottiero che dicesi fosse stato al servizio di Roberto I d’Angiò, è il capostipite di tutti i numerosi rami della famiglia che nei secoli posteriori ebbero vasta diffusione e PROSPERO, e talora, splendido rigoglio nel quadro storico nella vita bresciana ed italiana.

Daremo qui di seguito, seguendo la preziosa guida dello storico bresciano monsignor Luigi Fé d’Ostiani e di altri, un elenco di questi rami, con cenni sommari.

Pietro ebbe tre figli: PREVOSTO III, GHERARDO e ANTONIO.

Da Prevosto ebbero origine i rami: da Barco, delle Palle, di Padernello e della Pallata.

Da Gerardo: i M. Colleoni, i M. Cesaresco, i M. Palatino e di Cadivilla.

Da Antonio quelli: di Villachiara, di Villagana, della Mottella.

Furono questi fratelli, e in modo speciale il primo, avveduti agricoltori, bonificatori delle loro vaste possessioni, e grandi fornitori di derrate alla Corte Viscontea. Il 30 gennaio 1380 da Regina della Scala acquistarono e furono investiti del dominio assoluto del territorio di Urago d’Oglio e il 25 aprile 1392 i tre fratelli costituirono un maggiorasco di tutti i beni «Ne nobilitas propter inopiam mutetur in rusticitatem».

f. l. [Fausto Lechi]

Personaggi

Dimore

Sepolture

Iconografia

Martinengo. Dipinti e Ritratti

Martinengo. Archivio fotografico

Fonti

http://siusa.archivi.beniculturali.it/cgi-bin/pagina.pl?TipoPag=prodfamiglia&Chiave=28373&RicPag=26&RicVM=indice&RicSez=prodfamiglie&RicTipoScheda=pf

http://siusa.archivi.beniculturali.it/cgi-bin/pagina.pl?TipoPag=prodfamiglia&Chiave=28668&RicPag=26&RicVM=indice&RicSez=prodfamiglie&RicTipoScheda=pf

Bibliografia

http://www.treccani.it/enciclopedia/marcantonio-martinengo_(Dizionario-Biografico)/

Documenti

Collezioni

Note