Odescalchi

Da EFL - Società Storica Lombarda.
Spreti, vol. IV, p. 881
Spreti, vol. IV, p. 881

Vittorio Spreti, Enciclopedia storico-nobiliare italiana, Milano, 1928-32, vol. IV, pp. 881-885:

La storia di questa famiglia, tra le più illustri d’Italia, va divisa in due periodi: l’antico ceppo Odescalchi che, nella sua linea maschile, si estinse l’8 settembre 1713, ed il nuovo (Erba-Odescalchi ridiventato, per legge testamentaria, semplicemente Odescalchi), sorto dall’innesto, imperialmente sanzionato, di una femmina Odescalchi in un ramo degli Erba di Como e che tuttora continua in Italia ed in Ungheria, come qui si dirà.

Dell’ordine, prestigio e nobiltà degli Odescalchi fa memoria Leopoldo I, imperatore, nella Bolla d’Oro, data da Neuburg sul Danubio il 21 agosto 1689, il cui documento autentico è nel loro archivio in Roma:

«Essendoci ben nota, o Livio Odescalchi, la nobiltà dell’antichissima tua famiglia, dalla Nostra Germania discesa in Lombardia, i meriti de’ tuoi maggiori insignitisi nelle milizie e nelle pubbliche cariche e le loro benemerenze verso la Religione e la Nostra Casa...». Invero, un Odescalchi - asserisce Fanuzio Campana in Famiglie illustri, cap. 6 - avrebbe nell’801 accompagnato Carlo Magno in Italia. Notizie certe cominciano con tal GIORGIO, vivente nel 1290 in Como. Più tardi (secolo XVI) meritano di essere ricordati PIETRO GIORGIO, vescovo di Alessandria; PAOLO, rappresentante di Pio V alla battaglia di Lepanto; BERNARDO, missionario in Polonia e Transilvania; MARCANTONIO (1626-70) e TOMASO (1627-92), munifici fondatori in Roma l’uno dell’Ospizio e Ospedale di S. Galla (1630), l’altro del primo nucleo (edificio Odescalchi 1654) del grande e rinomato Ospizio di S. Michele a Ripa.

Precisamente nel seicento gli Odescalchi primeggiarono in Italia nel campo finanziario e per altissime cariche. Da GUIDO, di Costantino, di Bartolomeo Odescalchi nacquero: PAPIRIO, gestore in Genova di un Banco, passato alla sua morte (16 luglio 1632) al nipote NICOLÒ; e LIVIO, che insieme con Aurelio Rezzonico, altro ne tenne in Venezia, amendue in attivo scambio con le piazze.di Parigi, Londra, Amsterdam, Norimberga. Da esso LIVIO e da Paola di Nicola Castelli di Bergamo nacquero CARLO, BENEDETTO, MARCANTONIO e Lucrezia.

MARCANTONIO (1612-66) e BENEDETTO, seguirono la carriera ecclesiastica, e il primo fu vescovo di Novara. BENEDETTO, nato in Como il 18 maggio 1611, coprì dapprima cariche civili, di capitano delle patrie milizie, di commissario ai tributi nelle Marche, di governatore a Macerata, poi creato cardinale da Innocenzo X (5 marzo 1645) ed inviato legato a Ferrara (1648), ivi fu ordinato sacerdote e vescovo. Assunto il 21 settembre 1676 al soglio pontificio col nome di Innocenzo XI, tenne vita severa, pia, aliena da nepotismi; inviò ben 2459 lettere «ad Principes» ed altrettante e più costituzioni, bolle, ecc., tra le quali quella del 19 novembre 1687 di condanna del nolimismo, nelle controversie con Luigi XIV re di Francia sulle regalie, i quattro articoli delle libertà gallicane, le franchigie degli ambasciatori in Roma fu, con serenità, inflessibile; riordinò il catasto pontificio e con misure finanziarie abili rialzò le condizioni dell’erario tanto che, mentre alla sua elezione «les dépenses dépassaient les revenus de 170.000 écus... il laissait a sa mort un million d’écus dans les caisses du trésor» (De Bojani, Innocent XI, Desclées, 1910, I, 13) e poté annunciare: «Noi lasciamo la Camera in tale stato che, se il Nostro successore vorrà, potrà sgravare i sudditi».

Fu questo «grand financier et très habile administrateur» (Michaud) e, insieme, primo difensore della minacciata cristianità d’Europa, che promosse e, in notevole parte finanziò la guerra (1683-89) delle confederate armi austro-polacco-moscovo-venete contro i turchi. Poiché, come scrisse il Salvandy, «c’était la première fois qu’on faisait la guerre par souscription...», i sussidi inviati dal Papa Odescalchi, senza tener conto di notevoli personali, furono calcolati da Ranke a due milioni di scudi, dal Fraknoi, per verifica fatta all’Archivio di Stato in Roma, a quattro milioni e mezzo di fiorini. Morì il 12 agosto 1689. Nel monumento, opera del francese Pietro Stefano Bizontino, erettogli nella Basilica di S. Pietro, nel basamento, sotto l’alta figura del pontefice, si trova un bassorilievo rappresentante l’assedio di Vienna.

Da CARLO (1607-73), di Livio Odescalchi e da Beatrice Cusani, milanese, nacquero: Giovanna (1651-77), andata sposa al conte Carlo Borromeo Arese; Paola (1652-1732), monaca, e LIVIO (1658-1713) che, divenuto il maggiore depositario ed esponente della fortuna odescalchiana, suole designarsi con l’aggiunto di I o seniore. Oltre il ducato di Ceri (1678), egli acquistò i castelli di Palo a specchio del Tirreno (1687) e di Bracciano (1696) sul lago omonimo, antico feudo degli Orsini, di massiccia turrita mole, noto pe’ ricordi di Paolo Giordano e d’Isabella; comprò anche da Leopoldo I il ducato e signoria del Sirmio in Slavonia con la qualifica di Altezza Ducale e coi diritti, onori e privilegi spettanti ai Magnati d’Ungheria, come da Bolla d’Oro segnata a Vienna l’11 dicembre 1698. Per incarico imperiale il prezioso cimelio fu da Maria Casimira, vedova di Giovanni Sobieski, re di Polonia, portato a Roma e consegnato il 14 marzo 1699 ad esso Livio. Il quale conseguì altri onori e dignità: da Carlo III il Toson d’Oro ed il titolo di Grande di Spagna di 1a classe; dalla Serenissima l’iscrizione tra i «nobili» di Venezia (18 ottobre 1676); dai cardinali nel conclave del 1689 il Generalato di S. Chiesa; nella Dieta del giugno 1697 fu tra i candidati al trono di Polonia; in ispecie, dall’imperatore Leopoldo, con Bolla d’Oro data da Neuburg il 21 agosto 1689, fu creato principe del S. R. I. con diritto di trasmissione ai figli, eredi e discendenti d’ambo i sessi. Morì senza prole, l’8 settembre 1713.

Lucrezia (n. 1605), sorella del Pontefice, zia di Livio I, sposò Alessandro Erba, d’origine comasca, patrizio milanese, da Carlo III, re di Spagna e duca di Milano, creato marchese di diversi feudi con diploma 5 aprile 1684. Fu loro figlio ANTONIO MARIA, reggente di Milano e supremo cancelliere, dal cui matrimonio con Teresa Turconi, nacquero ALESSANDRO, erede del marchesato (donde la discendenza dei principi di Monteleone di Calabria, estinta nei maschi nel 1919), INNOCENZO, GLROLAMO, BENEDETTO (1679, 1740), nunzio in Polonia poi cardinale arciv. di Milano, Claudia e BALDASSARRE. Con questo BALDASSARRE Erba (1683-1746) si rinnova la linea degli Odescalchi. Invero, in virtù della Bolla imperiale 11 dicembre 1698, essendosi concesso a S. A. il principe Livio Odescalchi, in previsione di mancata prole «... speciale grazia di poter nominare e adottare alcuno di sua famiglia» ed avendo egli, con testamento 13 maggio 1709 adottato nella sua famiglia e nominato erede universale il predetto Baldassarre di Antonio Maria Erba «con questa legge e condizione espressa di lasciare affatto il cognome arme e casato proprio e d’assumere e senza interruzione ritenere sempre il mio casato e cognome Odescalco coll’aggiunta di Sirmio e di Bracciano... e assumere le mie armi pure», diventa esso BALDASSARRE I il nuovo capostipite della discendenza Odescalchi. Unitosi in prime nozze (7 gennaio 1717) con Flaminia di Marcantonio Borghese, poetessa lodata (n. 1692, † di parto 1718), poi, colla di lei sorella Maria Maddalena, e da questa avute due femmine, Teresa, (n. 1722) e Anna (n. 1723), maritate rispettivamente in Caracciolo ed in Borromeo Arese, e altrettanti maschi, il secondo dei quali, INNOCENZO, finito in giovane età (1727-46), gli successe LIVIO II. Il quale (n. 1725, sp. 1747, m. 1805) da donna Vittoria di Filippo Corsini, principe di Pittigliano e d’Ottavia Strozzi fu fatto padre di quattro figli, BALDASSARRE II, ANTONIO MARIA, vescovo e nunzio pontificio in Toscana; Flaminia, accasata in Chigi ed Ottavia in Rospigliosi. Va segnalato Baldassarre, che visse dal 1748 al 1810, per la sua vasta coltura: scrisse versi, drammi, discorsi accademici e la Storia dell’Accademia dei Lincei (Roma 1806), lodata da Perticari, che a lui, non meno che il Monti ed altri illustri contemporanei, fu stretto in amicizia. Tolse in moglie (1777) la principessa Caterina di Benedetto Giustiniani e di Cecilia Mahon, e n’ebbe dieci figli. Due di maggior nome: CARLO (1786-1841), filantropo e di santa vita, che eletto cardinale arcivescovo di Ferrara (10 marzo 1823), poi vicario del Pontefice in Roma, rinunciò (1838) alla porpora; e PIETRO (1789-1856) che caposchiera de’ classicisti romani, emulo delle tradizioni paterne, scrisse forbitissime Prose, un Trattato della Comedia dedicato al Trivulzio, volgarizzò i frammenti della Repubblica di Cicerone, allora (1826) gustosa novità, diresse il Giornale Arcadico e fondò con Salvatore Betti, suo segretario, col Marsuzi, nella propria casa un’accademia ordinata a severi esercizi di classicismo e purismo (cfr. Bibliografia Romana, «Notizie della vita e delle opere degli scrittori romani», Roma, 1880, I, 193-195); coprì anche cospicue cariche pubbliche. Le femmine si accasarono in Boncompagni-Ludovisi, in Theodoli, Capranica, Conestabile.

Dal primogenito innocenzo I (n. 1778, sp. 1801, m. 1838) e dall’ungherese Anna Luisa (n. 1780, m. 1818) del conte Carlo Keglevich-Bugia, magnate d’Ungheria, nacquero i principi LIVIO e AUGUSTO, dal secondo dei quali (n. 1808, sp. 1827, m. 1848) ammogliatosi colla contessa Anna Zichy, polacca, trae origine il ramo ungherese degli Odescalchi.

LIVIO III (n. 1805, sp. 1842, m. 1885), sposò la contessa Sofia Branicka di Pietrogrado e fu padre di BALDASSARRE, Maria Pace e LADISLAO. BALDASSARRE III (n. 1844, sp. 1881, m. 1909), principe di versatile ingegno e di alta coltura, scrisse d’arte, di storia, di politica, di sociologia, di viaggi; istituì in Roma, in via Capolecase, un Museo d’Arte Industriale; fu della commissione presieduta dal venerando duca di Sermoneta, la quale presentò il 9 ottobre 1870 in Firenze a Vittorio Emanuele II l’atto di plebiscito delle provincie romane aggregatesi al Regno d’Italia, appartenne alla Camera dei Deputati nelle legislature XII, XIV, XV, XVI, XVII, XVIII, e fu ascritto al Senato nell’ottobre 1896. Prese in isposa la contessa Emilia (n. a Firenze l’8 dicembre 1857) di Giovanni Rucellai e di Adelasia della Gherardesca e n’ebbe i figli Flaminia, INNOCENZO, Paola e Sofia, attuali viventi.

La famiglia è iscritta nel Libro d’Oro della Nob. Ital. e nell’El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di Nobile Romano (mf.), Coscritto (mpr.), Patrizio Milanese, Genovese, Onorario di Ferrara, Nobile di Mondonico (m.), Nobile di Ascoli e di Tarquinia (mf.), Principe (mpr.), Principe del S. R. I. (mf.), Principe di Bassano (mpr.), Duca di Sirmio (con trattamento di Altezza Ducale) (mpr.), Duca di Bracciano, Marchese di Roncofreddo e di Montiano (mpr.), Conte Palatino (m.). Conte di Pisciarelli e Signore di Palo (mpr.) in persona di:

INNOCENZO II, di Baldassarre, di Livio, n. a Roma 8 maggio 1883, sp. a Genova il 2 febbraio 1913 con la nobile Vittoria Balbi Senarega dei marchesi di Piovera, n. a Firenze il 18 dicembre 1888.

Figli: LIVIO, n. a Roma 22 novembre 1913; Anna Maria, n. a Roma 16 giugno 1917; LADISLAO, n. a Roma il 22 Gennaio 1920; ALESSANDRO, n. a Roma il 17 febbraio 1921; GUIDO, n. a Roma il 6 gennaio 1924; Maria Ausiliatrice, n. a Roma il 24 maggio 1930.

Sorelle: Flaminia, n. a Livorno il 20 giugno 1882, spo. al principe Gio. Battista Rospigliosi; Paola, n. a Roma il 19 settembre 1884, sp. a Roma il 24 giugno 1907 con Don Andrea Carrega Bertolini dei principi di Lucedio; Sofia, n. a Roma il 15 maggio 1888, sp. a Roma il 16 ottobre 1911 col marchese Patrizio Patrizi Naro Montoro.

v. s. [Vittorio Spreti]


Ramo di Tommaso:

Ramo della precedente famiglia comasca discendente da TOMMASO (1500) e che è iscritta nell’El. Nob. Uff. Ital. col titolo di Nobile (mf.) e trattamento di Don e Donna in persona di:

GIOVANNI BATTISTA, di Raimondo, di Antonio, n. a Milano il 25 giugno 1860, dottore in fisica, sp. con Anna Monfrini.

Figlia: Giuseppina, n. a Milano il 1° marzo 1896, sp. all’ing. Aldo Rovelli.

Fratelli: Maria, n. a Milano il 13 novembre 1863, sp. col nobile Gio. Batta Camuzzi; Emma, n. a Milano il 30 novembre 1865; Giulia, n. a Milano il 28 luglio 1870; Costantina (Costanza), monaca in S. Vincenzo de Paoli, n. a Milano il 16 ottobre 1874; Teresa, n. a Milano il 1° aprile 1877, sp. col nobile Marco Odescalchi; Pio, n. a Milano il 31 luglio 1878, sp. a Rosa Adorni.

Cugini: GIOVANNI, di Innocenzo, di Antonio, n. a Milano il 30 luglio 1866, sp. il 30 settembre 1893 con Maria Concili; MARCO, regio notaio, cav. dei SS. Maurizio e Lazzaro, n. a Milano il 13 aprile 1876, sp. il 27 luglio 1901 con Teresa nobile Odescalchi.

Figli di Giovanni: INNOCENZO, n. a Milano il 29 giugno 1895; GIANCARLO, pilota aviatore, † 1919; MARCO, n. 8 dicembre 1900, ufficiale nel regio esercito; Fausta Lina, n. 31 dicembre 1902; Clementina, n. 16 giugno 1905; Chiara, n. 7 settembre 1907; ALDO, n. 18 ottobre 1909.

Figli di Marco: Chiara, n. 23 giugno 1902; CARLO, n. 16 luglio 1908.

ANTONIO, di Plinio, di Antonio, n. a Como il 26 ottobre 1868, e i suoi fratelli: Beatrice, n. a Civello il 23 agosto 1867 in Padovani, GUIDO, n. a Como il 22 dicembre 1869; EMILIO, n. a Como il 7 marzo 1874, sp. con Tina Campagnoli già vedova Agostinelli; ARTURO, n. a Como il 27 dicembre 1879, sp. con Emilia Sacchi.

Figli di Antonio: Maddalena, EMILIO, Maria Teresa, ADOLFO, ENRICO.

Figlio di Emilio: CAIO PLINIO.

v. s. [Vittorio Spreti]


Genealogia

Genealogia Odescalchi

Stemmi

ARMA: D’argento a quattro filetti posti in fascia, sostenenti: il 1° un leone illeopardito, gli altri sei navicelle da incenso poste 3, 2, 1; il tutto di rosso, col capo d’oro carico di un’aquila di nero coronata del campo, col volo spiegato.

Lo scudo è accollato all’aquila bicipite di nero, ornata d’oro, linguata di rosso e sormontata, per il capo della famiglia, della basilica pontificia.

ORNAMENTI: Il manto con la corona principesca sostenuta da un giro di ermellino.

Stemmi famiglia Odescalchi

Storia

Personaggi

Dimore

Como, Roma e Ungheria

Milano, Cantù, Como e Bergamo. (Ramo di Tommaso)

Sepolture

Iconografia

Dipinti e Ritratti

Archivio fotografico

Fonti

http://siusa.archivi.beniculturali.it/cgi-bin/pagina.pl?TipoPag=prodfamiglia&Chiave=27689&RicPag=30&RicVM=indice&RicSez=prodfamiglie&RicTipoScheda=pf

Archivi di famiglie e di persone: materiali per una guida, 2: Lombardia-Sicilia, a cura di Giovanni Pesiri, Micaela Procaccia, Irma Paola Tascini, Laura Vallone, Roma, Ministero BBAAC, 1998 (Pubblicazioni degli archivi di Stato. Strumenti; 133), n° 1398 - 1436.

Bibliografia

http://www.treccani.it/enciclopedia/paolo-odescalchi_(Dizionario-Biografico)/

http://www.treccani.it/enciclopedia/livio-odescalchi_(Dizionario-Biografico)/

http://www.treccani.it/enciclopedia/benedetto-odescalchi-erba_(Dizionario-Biografico)/

Sitografia

https://it.wikipedia.org/wiki/Odescalchi

Documenti

Collezioni

Note