Ordoño de Rosales

Da EFL - Società Storica Lombarda.
Spreti, vol. IV, p. 912
Spreti, vol. IV, p. 909

Vittorio Spreti, Enciclopedia storico-nobiliare italiana, Milano, 1928-32, vol. IV, pp. 909-913:

ORDOGNO DE ROSALES CIGALINI

La famiglia Ordoño de Rosales è di origine spagnuola ed ebbe sua culla in Burgos di Cantabria poco lungi da Medina di Pomar, nella giurisdizione di Losa. I cronisti di Spagna la citano fra le più illustri della vecchia Castiglia e si sbizzarriscono fra le nebbie della lontana leggenda. Il più attendibile fra costoro, il Sota, afferma che gli Ordoño fondarono l’antica Abazia, il tempio annesso ed il sontuoso palazzo di Rosales. Ma poi i signori dell’Abazia si estinsero e l’eredità passò a Donna Isabella, ultima superstite della stirpe e che sposò Ordoño Ordoñez, signore di Lemos e Sarria, abiatico dell’Infante Don Ordoño, detto il Cieco, a sua volta figlio di Ramiro III, re de Leon. (Sota: Storia degli antichi Principi di Cantabria, Biblioteca Ambrosiana in Milano, Lib. 3°, Cap. 45, pag. 443 e segg.). Così i discendenti dell’Abazia di Rosales assunsero il nome illustre della stirpe degli Ordoño, conservando con esso quello d’origine. E così pure l’antica rosa d’argento in campo purpureo, arma dei Rosales, si innestò con quella degli Ordogno: i tre pali neri in campo d’oro, ancor oggi mantenuta e riconosciuta al ramo cadetto in Italia e che porta inoltre per brisura, a ricordo della prima origine, la bordura rossa con le rose d’argento.

Ma sulla antica genealogia spagnuola dalle lontane origini sino al XVI secolo, quando s’inizia la storia del ramo italiano, nessun documento può rigorosamente provarci l’autenticità della genesi di questa casata, la figliazione spagnuola e l’attendibilità dei citati cronisti. Comunque la famiglia quando appare fra noi doveva aver portato seco una cospicua eredità di tradizioni e largo censo. Benedetto Ordoño de Rosales, abbandonata la patria, si trasferì in Italia al seguito di Ferdinando il Cattolico in occasione della conquista del reame di Napoli. Ma forse non solo interessi militari dovevano averlo spinto a seguire il re nel nostro paese perché in Napoli doveva raccogliere l’eredità di una zia, Isabella, sorella di Ordoño Diaz, XIII Abate laico di Rosales, tale dichiarata nell’atto testamentario col quale nominava erede il nipote. E che il Benedetto discendesse direttamente dalla serie degli Abati Laici di Rosales lo attesterebbe un atto notorio in forma autentica nel processo per la dimostrazione dei quarti nobiliari prodotto dal conte Giovanni Antonio Mandelli la cui ava materna, donna Anna Ordoño de Rosales Caccia, è citata figlia di don Matteo, figlio di Lesmes e questi figlio del citato Benedetto. Il processo è inoltre convalidato dalla autenticazione e dal segno del tabellionato del notaro Camillo Martelli, di Carlo Francesco, di Milano, appartenente all’Ordine di Malta.

BENEDETTO (n. a Burgos di Castiglia nel 1482, † a Chieti nel 1550), capitano e maestro di Campo del Re Cattolico, prese parte con altri capitani spagnuoli alla spedizione contro i turchi, che assediavano Vienna, sotto le insegne di Antonio de Leyva e Ferrante Gonzaga. Nello stesso anno (1532) gli fu conferita la dignità di barone del regno di Napoli e fu investito del feudo della Colonnella in Abruzzo Ulteriore con diploma di Carlo V dato da Augusta il 16 gennaio 1532. Il 3 novembre 1534 con diploma del Vice Re di Napoli don Pedro de Toledo gli furono concessi i Castelli della Porta e di Borbona con tutti i diritti feudali inerenti. Nel 1536 all’entrata delle truppe spagnuole nello Stato di Milano, sotto le insegne di Carlo V, Benedetto Ordoño de Rosales vi appare al comando di una compagnia di cavalieri. Prese poi parte all’assedio di Pavia, e successivamente fu inviato a Chieti quale luogotenente governatore e quivi morì nel 1550 e fu sepolto nella chiesa dei SS. Cipriano e Giustino. Dal suo matrimonio con donna Maria Darze e Leyva ebbe cinque figli: FRANCESCO, stabilitosi in Pamplona, ramo che si estinse con PIETRO, vescovo di Vigevano nel 1640; Sancia, monaca in Valladolid; Francesca, monaca in Burgos; GIOVANNI, che assunto il titolo di barone della Colonnella, si stabilì in Napoli e generò il ramo che si estinse con una nipote Cassandra, sposa di don Antonio Pandone dei duchi di Boiano; e Matteo.

MATTEO, di Benedetto (n. 1518, † a Valladolid 1590), capitano di fanti spagnuoli, che partecipò alla conquista di Granata con Giovanni d’Austria, creato poi Segretario di Camera e Tesoriere di donna Caterina d’Austria da Re Filippo II. Dal suo matrimonio con Beatrice de Rosaz nacquero: Maria, monaca; LESMES; ALONZO, capitano di cavalli in Milano nel 1615; GIOVANNI, capitano, luogotenente dei lancieri del duca di Feria e dei lancieri spagnuoli di Luigi di Vaeza, nel 1661 capitano generale d’artiglieria spagnuola, poi maestro di campo e governatore della fortezza di Siviglia, commendatore di S. Jago.

LESMES, di Matteo, († 1627 in Alessandria), fu il continuatore della casata. Nel 1617 comandante di 60 soldati scelti conquistò il fortino di Vercelli e poi alfiere di una compagnia di fanti, capitano e castellano di Abbiategrasso e Vigevano. Sposò in prime nozze donna Barbara d’Egurza dalla quale ebbe: Caterina, andata sposa a Isidoro Cazado di Azevedo, consigliere, questore e vice presidente del Magistrato Ordinario di Milano; Cassandra, abbadessa di S. Agata in Voghera; DIEGO, cav. di Malta; MELCHIORRE, cav. di Calatrava, tesoriere generale dello Stato di Milano; GASPARE CARLO, commendatore di S. Jago, presidente della R. Camera della Sommaria e del Consiglio Collaterale di Napoli, Decurione Biennale dell’Arcivescovado di Burgos in Castiglia, Segretario di guerra del Regno di Napoli. Morì improle in Genova nel 1642 mentre ritornava da Madrid per rientrare in Napoli e fu sepolto nella chiesa dei gesuiti e di là traslato poi in Milano nella Cappella di S. Diego della Pace dei Minori Osservanti; BALDASSARRE, capitano di fanti in Valtellina; MATTEO FRANCESCO. In seconde nozze Lesmes sposò donna Lucrezia Crota, dalla quale nacquero: CARLO ANTONIO, proton. apostol. in Pavia e Cosilda Dorotea.

MATTEO FRANCESCO, di Lesmes (n. 22 novembre 1603 in Alessandria, † nel febbraio 1674 in Milano) con privilegio dato a Madrid 8 luglio 1628 fu nominato Coadiutore nella Cancelleria dello Stato di Milano e con altro del 4 aprile 1634 Cancelliere nella Cancelleria Segreta, e il 3 luglio stesso anno Tesoriere in interim dello Stato. Il 13 marzo 1636 fu eletto Segretario interprete della lingua tedesca presso il Governatore della città. Il 28 maggio 1636 gli fu conferita la cittadinanza di Alessandria e nel settembre fu nominato segretario di guerra del marchese di Leganes e come tale trattò l’accordo col duca di Parma e la Lega dei Grigioni; poi Consigliere Aulico e questore di cappa corta del magistrato straordinario e nel 1641 tesoriere generale dello Stato di Milano. Il 26 novembre 1646 con decreto del Senato gli fu conferita la cittadinanza milanese e con Regio Dispaccio 3 febbraio 1650 nominato consigliere del Consiglio Segreto. Il 13 febbraio stesso anno ottenne con R. Privilegio di Filippo IV di Spagna l’investitura del feudo e del titolo di conte di Vailate; il 15 marzo 1650 il Consiglio Generale di Lodi gli conferiva la cittadinanza di quella città; nel 1652 a rogito del notare camerale Carlo Montan, acquistò il feudo di Castelleone e con annesso titolo marchionale e il 4 settembre 1653, Filippo IV, in considerazione dei lunghi servigi, gli assegnò l’annua rendita di 300 ducati. Il 4 settembre 1653 fu nominato questore del Magistrato Straordinario e nel 1669 deputato della chiesa di S. Maria di Loreto in Milano. Dal suo matrimonio con Apollonia Faccini (o Facini) nacquero dodici figli: GASPARE, marito di donna Anna Violante di Novati Bentivoglio, la quale generò una sola femmina, Maria Antonia; Barbara, monaca; MELCHIORRE, marito alla nobile Maria Fossati d’Adda, morto improle; Angela; DIEGO FILIPPO, capitano di fanti spagnoli, morto improle; BALDASSARRE, continuatore della famiglia; Maria Beatrice, che si accasò con don Luca Patigno, ispettore generale dell’esercito; Giuseppa, con don Carlo Arconati; Anna, che sposò in prime nozze don Ottavio Caccia, ed in seconde il marchese Egidio Melzi di Milano; Caterina, moglie di don Carlo Corio, marchese di Sainago; GIOVANNI, morto fanciullo, e Apollonia, moglie di don Giovanni Galeazzo Bossi di Musso.

BALDASSARRE, di Matteo (n. a Milano 14 dicembre 1636, † ivi 1712), fu rettore dell’Università di Salamanca, questore di cappa corta del Magistrato Straordinario di Milano. Soprintendente generale delle milizie di Gera d’Adda, cavaliere del S. Sepolcro, della Chiave d’Oro e di S. Giacomo, nominato da Papa Innocenzo XII consigliere del Primo Ordine dei Nobili di Ferrara, gentiluomo di camera di S. M. Cesarea, protettore e avvocato della Terra Santa, cittadino di Alessandria e di Ferrara, consigliere segreto dello Stato di Milano; sposò la nipote Maria Antonia, figlia del fratello Gaspare, dama della Crociera, dalla quale ebbe numerosi figli, fra i quali: GASPARE FERRANTE, capitano di fanteria spagnola in Navarra; Anna Felice, sposa al conte Carlo Paolo Besozzi; CARLO PIO, morto fanciullo; CARLO BENEDETTO, gesuita; Maria Silvia, monaca di S. Lazzaro in Milano; GIUSEPPE, preposto di S. Maria Fulcorina in Milano e notaio apostolico; GIOVANNI MICHELE, gesuita; MATTEO FRANCESCO, morto celibe in Milano nel 1705, cavaliere di S. Jago, colonnello di fanteria alemanna, soprintendente generale delle milizie di Gera d’Adda, uno dei LX Decurioni di Milano, dei XII di Provisione nel 1702, uno degli ambasciatori del Consiglio Generale di Milano presso Filippo V di Borbone; e DIEGO.

DIEGO, di Baldassarre (n. a Milano 18 giugno 1670, † ivi 6 settembre 1736), fu ammesso nel 1704 nel Collegio dei nobili giureconsulti di Milano e nel 1707 nominato decurione della città. Nel 1708 figura fra i patrizi milanesi che a nome del Consiglio Generale si recarono a Brescia ad ossequiare la Regina di Spagna; già avvocato generale dei poveri, questore di cappa lunga nel Magistrato Straordinario, nel 1727 fu eletto senatore dello Stato di Milano. Aveva sposato Teresa Visconti, figlia del marchese Pirro e che portò in casa Rosales il Grandato di Spagna. Da questa matrimonio nacquero: Maria Antonia, monaca in S. Lazzaro di Milano; FELICE ANTONIO; Porzia, monaca in S. Maria di Milano e GASPARE CARLO seguente.

GASPARE CARLO, di Diego (n. in Milano 4 settembre 1709, † ivi nel 1791), laureatosi a Pavia nel 1732 in diritto cesareo e pontificio nel 1733 fu ammesso nel collegio dei giureconsulti di Milano e nel 1737 fra i LX Decurioni della città; nel 1742 conservatore della Congregazione del Patrimonio, nel 1745 regio luogotenente delle mense civiche e del Banco di S. Ambrogio, nel 1746 Vicario di Provvisione e Provicario di S. Ambrogio, nel 1759 uno dei sei conservatori togati della città, nel 1770 nominato gentiluomo d’onore dell’imperatrice vedova Maria Teresa. Con decreto del Tribunale Araldico della Lombardia in data 23 gennaio 1781 a Gaspare Ordogno de Rosales veniva riconfermata la nobiltà e delineata l’arma della famiglia nel Codice Araldico a pag. 162. Dal suo matrimonio con la contessa Daria Gambarana, dama della Croce Stellata, nacquero: Daria Teresa, monaca in S. Lazzaro di Milano; Margherita, defunta in giovane età; Porzia, monaca nella SS. Annunciata in Milano; DIEGO, gesuita; CARLO IGNAZIO, ciambellano di S. M. Cesarea, cav. della Chiave d’Oro, ispettore nell’Intendenza Provinciale di Pavia, commendatore dei SS. Guglielmo e Damiano dell’Ordine di Malta; GIUSEPPE, arciprete della metropolitana di Milano; Maria Antonia, sposa al marchese Giuseppe Belcredi; GAETANO, cav. di Malta, dei XII di Provvisione, Ciambellano dell’imperatore Giuseppe II; PIRRO, canonico nella metropolitana di Milano; Anna Maria, morta infante; FRANCESCO GIULIO, canonico di S. Fedele in Milano e Prelato Domestico di S. S. Pio VII; TOMASO GIOVANNI, ispettore dell’Intendenza Provinciale di Pavia, marito a donna Adelaide Ragazzi Telò, morto improle; MATTEO (n. Milano 3 gennaio 1739), avvocato fiscale generale e capitano di giustizia in Milano nel 1764, capitano di giustizia nel 1770, vicario di provisione nel 1771 e Ciambellano dell’imperatore d’Austria, senatore del Ducato di Milano (1° settembre 1781), consigliere aulico del Supremo Tribunale di giustizia, morto improle a Milano il 18 novembre 1814; e LUIGI seguente.

LUIGI, di Gaspare Carlo (n. a Milano 17 settembre 1749, † in Firenze 12 novembre 1820), capitano di fanti, Ciambellano dell’arciduca Ferdinando d’Austria, Consigliere Aulico del Supremo Tribunale di giustizia, poi Ciambellano dell’imperatore d’Austria, il 2 novembre 1816 ottenne con Sovrana Risoluzione riconferma dell’antica nobiltà e dei titoli di marchese, conte e signore della Rosa. Sposò il 15 agosto 1801 la contessa Maria Po di Nerviano, dalla quale nacque un unico figlio: GASPARE.

GASPARE, di Luigi (n. in Milano il agosto 1802, † in Como 18 gennaio 1887), fu il vibrante patriota che tutto sacrificò per la liberazione della patria dal servaggio straniero. Amico di Giuseppe Mazzini e di altri grandi patrioti, fu tra i primi cospiratori e sofferse il carcere e l’esilio mettendo il suo patrimonio a disposizione della santa causa. Dal 17 maggio al 2 ottobre 1832 fu rinchiuso dalla polizia austriaca nel carcere di Porta Nuova in Milano; uscitone continuò le intese segrete col Mazzini e coi cospiratori e dopo il fallito tentativo della spedizione di Savoia, diede a loro asilo nel suo possedimento ad Andeer nella Svizzera. [Mota di Vittorio Spreti (v. Appendice, parte II, p. 414): "occorre fare una rettifica: uscito dal carcere, GASPARE Rosales, continuò segretamente le intese coi cospiratori, quelle con Giuseppe Mazzini avvennero in epoca posteriore, essendo indiscutibilmente provato che il patriota Rosales nel 1832 non conosceva ancora di persona il Capo del movimento dei cospiratori italiani. Così il Rosales ospitò gli esuli in Svizzera, non ad Andeer, ma precisamente nella sua casa a Sufers, presso Andeer"]. Dopo dodici anni di esilio ritornò in patria ma l’Austria lo arrestò nuovamente e lo deportò a Lubiana; la rivoluzione di Vienna lo ricondusse in patria e corse subito alla difesa di Vicenza ove diede prova di abnegazione e di eroismo; poi a Milano ove contribuì all’organizzazione della guardia nazionale, poi a Fosdinovo ove assunse il comando di un battaglione di volontari. Caduto il governo provvisorio in Toscana per l’intervento francese, e fallito il tentativo di raggiungere Roma per Civitavecchia, ritornò ad Andeer per meditare altre imprese e cospirazioni. Nel 1850 diede ospitalità a Mazzini presso Losanna. Poi ritornato in Italia, nel 1859, rientrò nelle file dei combattenti col figlio Luigi arruolatosi volontario. Dopo la battaglia di Magenta si ritirò nel Comasco fino a che la morte lo colse in Como, amato e venerato, il 13 gennaio del 1887. Aveva sposato Maria Cigalini della Torre di Rezzonico, quando restò vedova del conte Dal Verme e da questa ebbe due figli: LUIGI e Anna Giuseppina che sposò l’ing. Pietro Genazzini di Bellagio.

LUIGI, di Gaspare (n. a Bellinzona 6 febbraio 1837, † a Bernate Rosales (Como) 18 gennaio 1901) volontario nelle guerre dell’Indipendenza, Capitano di Cavalleria nei cavalleggeri Lucca, decorato di medaglia d’argento al valor militare, raccolse e pubblicò in un volume l’epistolario intercorso fra il padre suo, Gaspare, e Giuseppe Mazzini. Dal suo matrimonio con Maria Manasse di Costantinopoli ebbe due figli, attuali rappresentanti della casata: RAMIRO ed EMANUELE.

La famiglia è iscritta nel Libro d’Oro della Nob. Ital. col titolo di Patrizio Milanese (m.) (ricon. 1895), Marchese di Castelleone (mpr.), Conte di Vailate (mpr.), Signore della Rosa (mpr.), Nobile (mf.), trattamento di Don e Donna, in persona di:

RAMIRO GASTONE, di Luigi, di Gaspare, dottore in agraria, maggiore del R. Esercito, decorato di medaglia commemorativa e della croce di guerra 1915-1918, Podestà di Bernate Rosales, Senna, Casnate e Grandate (Como), membro corrispondente della Pontificia Accademia Tiberina, ex Consigliere Provinciale di Como, Centurione della M. V. S. N., Presidente della Sezione Agraria della Provincia di Como per il Comitato Economia Nazionale, comm. della Corona d’Italia, nato a Bernate Rosales il 1° settembre 1869, sposato a Milano il 10 luglio 1902 con donna Maria Antonia dei conti Durini di Monza, morto a S. Margherita Ligure il 5 gennaio 1933.

Figlia: Marialina Teodora, n. a Bernate Rosales il 18 maggio 1903, sposata il 14 aprile 1934 a Milano all’Ing. Pasquale Di Stefano.

Fratello: EMANUELE, ingegnere, scultore, n. a Bernate Rosales 8 luglio 1873, sposato in prime nozze il 10 agosto 1911 con Luisa Bagg di Springfield (Stati Uniti America), divorziato, e in seconde nozze il 19 luglio 1925 con Guglielmina Signe Larsson di Södermanland in Svezia.

Figlio: LUIGI SENATORE RAMIRO, n. a Milano il 16 aprile 1931.

v. s. [Vittorio Spreti]


Genealogia

Genealogia Ordoño de Rosales

Teatro genealogico delle famiglie nobili milanesi: manoscritti 11500 e 11501 della Biblioteca Nacional di Madrid, a cura di Cinzia CREMONINI, Mantova: Gianluigi Arcari, 2003

Stemmi

ARMA: D’oro a tre pali di nero con la bordura di rosso caricata di otto rose d’argento.

ORNAMENTI: Lo scudo pel titolare e per i suoi successori nel titolo di marchese per primogenitura è sormontato da elmo e corona marchionale, ornato di cercine e svolazzi d’oro, d’argento, di rosso e di nero.

CIMIERO: Un ramo di rosaio.

SOSTEGNI: Due leoni, coronati, d’oro, affrontati e tenenti ciascuno rispettivamente con la branca sinistra e destra un ramo di rosaio. Per gli altri discendenti maschi lo scudo è sormontato da elmo e corona da nobile o da patrizio con cercine, svolazzi e cimiero e sostegni come sopra, e per le femmine, omessi tutti gli altri ornamenti, è sormontato dalla sola corona da nobile e posta fra due rami di palma al naturale, divergenti e decussati sotto la punta dello scudo. (D. M. 16 maggio 1895).

MOTTO: Virtus omnia vincit.

Stemmi famiglia Ordoño de Rosales

Storia

Personaggi

Dimore

Bernate Rosales (Como), Milano e Andeer (Svizzera).

Sepolture

Iconografia

Dipinti e Ritratti

Archivio fotografico

Fonti

http://siusa.archivi.beniculturali.it/cgi-bin/pagina.pl?TipoPag=prodfamiglia&Chiave=26892&RicPag=30&RicVM=indice&RicSez=prodfamiglie&RicTipoScheda=pf

Archivi di famiglie e di persone: materiali per una guida, 2: Lombardia-Sicilia, a cura di Giovanni Pesiri, Micaela Procaccia, Irma Paola Tascini, Laura Vallone, Roma, Ministero BBAAC, 1998 (Pubblicazioni degli archivi di Stato. Strumenti; 133), n° 1441.

Bibliografia

http://www.treccani.it/enciclopedia/ordono-de-rosales-gaspare_(Dizionario-Biografico)/

Sitografia

Documenti

Collezioni

Note