Pallavicino

Da EFL - Società Storica Lombarda.
Spreti, vol. V, p. 47
Stemma Pallavicino Clavello e Pallavicino Trivulzio (Spreti App., parte II, pp. 439 e 441)

Vittorio Spreti, Enciclopedia storico-nobiliare italiana, Milano, 1935, Appendice, parte II, pp. 434-435:

Celebre e storica famiglia, la cui origine si fa dagli storici salire al ceppo della famiglia marchionale degli Obertenghi, benché la mancanza di documenti non ci permetta di conoscere il punto di congiungimento con essa.

Il primo della famiglia che appare nei documenti col soprannome Pellavicinus, Pilavicinus, divenuto col tempo cognome, mutato più tardi in Palavicino, è OBERTO, marchese, figlio di Alberto, che nel 1116 è al seguito di Arrigo V in Italia, che è nominato nella pace di Lucca del 18 ottobre 1124, documento che ha servito al Muratori (Aut. Est., I, 159) per affermare la comune origine dei Malaspina, degli Estensi e dei Pallavicino. Certo il march. Oberto appare condomino coi marchesi delle varie linee Obertenghe in molti beni posti nei territori di Cremona, Piacenza, Parma.

Nel 1136, con atto del 27 marzo, egli contribuisce coi figli TANCREDO ed ALBERTO GRECO alla fondazione del Monastero e della chiesa di S. Maria della Colomba presso Fiorenzuola. Nel 1145 sottopone a Piacenza i suoi domini del Parmigiano, per cui nacque grave lotta tra Parma e Piacenza. Morì nel 1148.

I figli di lui, ALBERTO, detto Greco per aver preso parte alla prima crociata, e GUGLIELMO, diedero vita a due grandi rami della famiglia, suddivisa poi in varie linee. Questo Guglielmo nel 1198 aggredì e spogliò di tutto Pietro Cardinale di Capua, inviato da Innocenzo VIII a tentare la conciliazione tra Parma e Piacenza. Morì probabilmente nel 1217; da lui scendono tutti i Pallavicino della Lombardia, signori del vasto territorio tra le città di Parma, Piacenza, Cremona, chiamato Stato Pallavicino estendendosi dal Po a pie’ degli Appennini, la cui capitale fu comunemente reputata Busseto. Dal celebre UBERTO (1269), uno dei più nominati capi di parte del suo secolo, podestà di Pavia, di Reggio, di Cremona, di Piacenza, capitano generale della Repubblica Milanese, signore di molte città e terre in Lombardia derivano due grandi linee, l’Emiliana e la Piemontese. La prima formata da OBERTO IV (1378), la seconda da DONNINO, figli entrambi di Manfredo, di Oberto III. La discendenza di Alberto formò la linea di Genova, diramata poi anche in Austria e in Baviera.

I Signori dello Stato Pallavicino figli di ORLANDO, detto il Magnifico, morto nel 1457, pronipote di Oberto IV, colui che diede al suo Stato gli Statuta Pallavicinia, i quali ebbero vita per tre secoli, sì suddivisero, alla morte del padre, in sei linee principali, formate da OBERTO V, GIAN FRANCESCO, GIAN MANFREDO, PALLAVICINO, GIAN LODOVICO e NICOLA. Si estinsero : nel 1756 la linea di Oberto detta di Tabiano, nel 1731 la linea di Gian Manfredo detta di Polesine, nel 1585 la linea di Gian Lodovico detta di Cortemaggiore, nel 1782 la linea di Nicola detta di Varano; la linea di Busseto, staccatasi nel 1457, si divise in tre rami: il primo di Crema, estinto nel 1694; quello rimasto a Busseto estinto nel 1828; quello di Cremona, estinto nel 1889 e passato in casa Resta di Milano (vedi Resta Pallavicino); la linea di Zibetto con capostipite GIAN FRANCESCO, di Orlando il Magnifico.

L’illustre stirpe seguì sempre legge Longobarda, ebbe riconoscimento del titolo marchionale per diploma imperiale del 12 marzo 1395, ottenne il patriziato veneto il 9 novembre 1427, e vestì l’abito di Malta.

Orlando il Magnifico, allo scopo di consolidare lo Stato ed ampliarlo, accettava varie investiture dai Visconti e dagli Sforza, stabilendo così un vassallaggio che in avvenire ebbe a nuocere alla famiglia.

La quale fu maggiormente danneggiata dal principio costantemente seguito, in omaggio alla legge Longobarda, della divisione dei beni e delle signorie tra i figli maschi, divisione che fu causa di indebolimento, di ire, di liti numerose. S’aggiunga che Francesco Sforza, il quale al Pallavicino dovette in parte la sua elevazione, temendo la loro potenza, segretamente lavorò alla loro rovina. L’ultimo colpo alla loro potenza fu dato dai Farnese, i quali, seguendo costantemente una politica antifeudataria, non cessarono di perseguitarli fino a ridurli alla condizione di gentiluomini privati.

Alcuni membri del ramo di Zibello, paese sul Po, a cui appartengono tutte le famiglie Pallavicino che presentemente risiedono a Parma o che da poco si sono trasferite a Torino e a Roma, si distinsero per integrità di vita benefica, per le cariche occupate alla Corte di Parma e nelle pubbliche amministrazioni.

Il marchese GIUSEPPE MARIA, di Filippo (1802-1884), iniziato assieme ai fratelli agli studi classici dall’abate Taverna, coprì la carica di preside del Magistrato degli Studi di Parma, aggiungendo alle altre la facoltà di veterinario, fu segretario intimo di Gabinetto della Reggente Maria Luisa di Borbone, ministro degli Esteri, capo del Dipartimento Militare. Divenne socio onorario della R. Accademia Ercolanense di Archeologia in Napoli, fu senatore di gran croce, vice gran cancelliere dell’Ordine Costantiniano di S. Giorgio. Il fratello GIAN FRANCESCO (1800-1884) compì gli studi legali in patria, divenne ciambellano di Maria Luigia d’Austria, governatore civile e militare di Piacenza, presidente del Magistrato degli Studi nel 1854, consigliere della Consulta Araldica locale, gentiluomo di camera di Maria Luisa di Borbone, commendatore dell’Ordine Costantiniano. Suo figlio GERMANO (1836-1886), dopo aver servito come ufficiale del genio nelle truppe locali, prese parte come capitano di fanteria alla campagna nazionale del 1866 contro gli austriaci e fu fregiato della medaglia dei benemeriti dell’unità nazionale. PAOLO, nipote di Gian Francesco, fu tenente colonnello nell’esercito italiano, fu fregiato del titolo di cavaliere dei SS. Maurizio e Lazzaro. LODOVICO ANDREA (1803-1879), fratello dei citati Giuseppe Maria e Gian Francesco, fu auditore del Consiglio di Stato sotto Maria Luigia d’Austria, buon cultore di studi classici le sue traduzioni meritarono elogi dagli amici, tra cui il Pellico, il Rosmini, il Prati, il Balbo. Per la cospicua eredità avuta dalla famiglia Mossi di Casale Monferrato aggiunse al suo cognome quello di Mossi, stabilendosi in Piemonte, ove da Carlo Felice fu nominato gentiluomo di camera; fu socio onorario della Accademia Albertina e da Carlo Alberto fu nominato Senatore. SFORZA, di Giuseppe Maria, (1839-1909) coprì varie cariche in patria nelle civiche amministrazioni, fu cavaliere dei SS. Maurizio e Lazzaro, acquistò nel 1908 da famiglie borghesi a cui era stato venduto lo storico Palazzo Pallavicino in Busseto, palazzo che da Girolamo Pallavicino, ultimo dei marchesi di Busseto, era pervenuto nel 1670 in eredità da Alessandro Pallavicino di Zibello. ADALBERTO, suo fratello (1826-1903), fu ciambellano di Maria Luisa di Borbone, occupò cariche civiche in patria, fu insignito del titolo di cav. della Cor. d’Italia.

(Ved.: Litta, Fam. Pallavicino; Affò, Storia di Parma; Poggiali, Storia di Piacenza; Angeli, Storia di Parma; Seletti, Storia di Busseto; Pallavicino, Notizie sui Pallavicino, Firenze, 1911).

La famiglia è iscritta nell’El. Uff. Ital. col titolo di marchese, ab immemorabili (mf.).

Ramo primogenito:

Figlio di Umberto, di Gio. Francesco, di Filippo: PAOLO.

Ramo secondogenito:

Figli di Adalberto, di Giuseppe Maria: OTTORINO; GIAN LODOVICO; CORRADINO; Beatrice in Sanvitale; Maria; Elena.

Figli di Ottorino, di Adalberto: FRANCESCO; FERDINANDO; Maria Vittoria; Laura.

Figli di Rolando, di Adalberto: RENATO; ALESSANDRO; RICCARDO.

Figli di Gian Lodovico, di Adalberto: GUGLIELMO; Maria Antonietta.

Figli di Giuseppe, di Filippo: GIUSEPPE; Anna.

Figli di Sforza, di Giuseppe Maria: ANNIBALE; GIUSEPPE; Daria in Cazzaniga Donesmondi; Anna in Cazzaniga Donesmondi.

Figli di Filippo, di Giuseppe Maria: STEFANO; PIETRO; LUIGI; EMILIO; UBERTO; Camilla; Leopolda; Maria; Elisa; Teresa; Rosalia.

g. d. [Giovanni Drei]


Ivi, Appendice, Parte II, pp. 439-442:


PALLAVICINO CLAVELLO

Capostipite di questa casata è ADALBERTO professante legge longobarda, fratello de’ proseguitori degli Estensi, dei Malaspina e dei marchesi di Massa, morto, vuolsi, nel 1002 e chiamato «marchese» in un placito avanti l’imperatore Ottone III del 986. Fu trisavo di OBERTO, che nel 1080 prese le parti imperiali contro il papa Gregorio VII, padre di altro OBERTO detto il Palavicino († 1148), gentiluomo del partito dell’Impero. Questi fu avo di un terzo OBERTO, podestà di Parma nel 1189, che nel 1162 ottenne investitura imperiale de’ suoi estesi possessi. Il figlio di lui, GUGLIELMO († 1217 c.), era signore della Marca o Stato Pallavicino, con capitale Busseto, che in seguito i Farnesi tolsero violentemente ai discendenti suoi. OBERTO, detto il Grande, suo abiatico, fu dei migliori capitani del suo tempo ed uno dei capi del partito ghibellino; nel 1239 inviato dall’imperatore a Pavia quale podestà e nel 1250 podestà a Cremona, vicario imperiale in Lunigiana e Garfagnana e nell’anno susseguente vicario imperiale in Lombardia con mero e misto imperio. Acquistata Pontremoli, già dei Malaspina, ne fu investito; nel 1254 ottenne la signoria di Piacenza, indi fu podestà di Pavia e di Brescia; nel 1260 capitano generale a Milano. Mirò a vasto dominio, ma la sua fortuna declinò colla caduta degli Svevi. Le sconfitte di Benevento e di Tagliacozzo furono un colpo micidiale per la potenza di Uberto, che perdette la parte più cospicua dei suoi domini e si ritirò nella rocca di Gisalecchio in vai di Mazzola, mentre i Cremonesi mettevano a sacco Busseto e smantellavano il castello di San Donnino: morì nel 1269. Uberto il Grande fortificò il castello di Busseto, capitale della sua Marca, circondandolo di nuove mura, di torri e di fossati. Ebbe due mogli: Beatrice della Gherardesca, che fu sterile, e Sofia da Egna che gli diede parecchi figli, tra i quali MANFREDINO, che fu podestà di Pavia nel 1289: ottenne egli da Lodovico il Bavaro nel 1327 la conferma de’ privilegi feudali concessi ai suoi predecessori: visse solitario nella rocca di Busseto tenendosi estraneo agli avvenimenti politici del suo tempo. Fu padre di UBERTO († 1378), fervente ghibellino, che ottenne da Carlo IV altra conferma dei privilegi suddetti e fu seguace dei Visconti, che lo ebbero ad usare in varie missioni diplomatiche. Da Caterina Rossi ebbe NICOLÒ († 1401), che, rottosi con Bernabò Visconti, perdette per opera di quest’ultimo i suoi domini, che gli vennero in seguito restituiti da Gian Galeazzo, il quale lo creò consigliere ducale. Fu marito di Antonia Casali, figlia di Bartolomeo, signore di Cortona e di Maria Attendolo, zia di Francesco I Sforza, duca di Milano, ma il figlio di lui, ORLANDO, detto il Magnifico, fu spurio, nato nel 1394 da un’oscura donna di Polesine; venne però riconosciuto dal padre. Vedendo minacciati i suoi domini, si accostò al duca di Milano e da Giovanni Maria Visconti ottenne nel 1405 la conferma de’ privilegi concessi ai Pallavicino da Carlo IV e nel 1410 altra conferma dell’investitura data dall’imperatore Venceslao. Non fidandosi però di Filippo Maria Visconti, passò sotto le bandiere della Serenissima, che nel 1427 lo aggregò coi suoi discendenti al patriziato Veneto. Amico devoto di Francesco Sforza ne aiutò l’ascensione al trono ducale. Morì in Busseto nel 1427. Orlando cercò di dare solide basi di sovranità alla sua famiglia e nel 1429 diede allo Stato Pallavicino un corpo di leggi cogli «Statuta Pallavicinia». Dei suoi molti figli avuti da Caterina Scotti, figlia di Giovanni, signore di Agazzano, è degno di ricordo PALAVICINO (1426-1485), al quale Francesco Sforza concesse l’investitura feudale di Busseto e Bargone. Personaggio di grande autorità, nel 1476 fu chiamato a far parte della reggenza eletta alla morte del duca Galeazzo Maria. La consorte Caterina Fieschi, genovese, lo fece padre di numerosa prole: il primogenito suo, GALEAZZO, consigliere ducale, fu splendido signore e valoroso soldato. Abbandonò la parte sforzesca e servì il re di Francia, che lo creò governatore di Pontremoli e cavaliere dell’Ordine di San Michele. Ebbe egli pure due mogli: Elisabetta Sforza, figlia di Tristano, naturale del duca Francesco I ed Eleonora Pico, figlia di Galeotto, conte della Mirandola. Ma il figlio di lui, ADALBERTO († 1370), fu spurio, poi legittimato: a quest’ultimo si deve la grande opera idraulica, il Canale Pallavicino, estratto dall’Oglio, che contribuì all’irrigazione di buona parte dell’agro superiore cremonese. Nel 1550 eresse nella Calciana la Torre Pallavicina, splendido palazzo noto per le pitture del Campi, che lo fregiano. Fu padre di GALEAZZO, fondatore della linea dei Pallavicino Trivulzio e di ANTONIO avuto da Bianca Trivulzio, avo questi di Muzio (1627-1675), marito di Lucrezia Vernazzi, dalla quale nacquero numerosi figli. Fra essi sono degni di nota FILIPPO MARIA ed UBERTO, cavalieri di Malta, Beatrice, sposa al conte Giovanni Barbiano di Belgioioso, Elisabetta, consorte del marchese Francesco Radenasco, Bianca, moglie del conte Ferdinando Scotti e ANTONIO MARIA, decurione di Cremona nel 1685, che impalmò Aurelia Clavello, figlia del conte Antonio, di Crema, che portò nei Pallavicino la cospicua sostanza ed il cognome di casa sua. Da essi provenne numerosa prole. Meritano di essere rammentati CAMILLO, cavaliere di Malta, ANTONIO (1674-1749), Arcivescovo di Lepanto, indi patriarca d’Antiochia, Camilla, consorte del marchese Manfredo Trecchi, Lucrezia, moglie di Giovanni Matteo degli Obizzi e Muzio (n. 1702), decurione di Cremona, marito di Giulia Dati, figlia del marchese Francesco e padre di MUZIO OMOBONO (1731-1800), decurione, nel 1771 riconfermato nel titolo di marchese dello Stato Pallavicino e nel 1785 nel patriziato veneto. Condusse egli in moglie Maria Zaccaria, dalla quale procreò, fra gli altri, FRANCESCO, cavaliere di Malta, Chiara, consorte del conte Carlo Albertoni, Aurelia, moglie del conte Paolo Antonio Scotti di Sarmato ed ANTONIO MARIA (1753-1820). Questi edificò la bella villa di Cicognolo e trasportò la sua residenza a Milano. Da Lucia Ala Ponzone, figlia del marchese Gian Francesco, dama di palazzo, ebbe MUZIO (n. 1791), I. R. ciambellano, cavaliere dell’Ordine Costantiniano di S. Giorgio, marito di Fulvia Maggi, figlia del marchese Giuseppe, che lo fece padre di Ippolita (n. 1817), andata sposa nel 1837 al marchese don Gerolamo d’Adda, di Francesca (n. 1819), e di UBERTO (n. 1825). La famiglia si è estinta con Fulvia, moglie del conte don Ferdinando Resta.

La famiglia è iscritta nell’Elenco Uff. Nob. Ital. del 1933 coi titoli di Patrizia Veneta (pers.), Nobile dei Marchesi dello Stato Pallavicino (pers.), Nobile dei Consignori della Calciana Inferiore (pers.), Trattamento di Don e Donna in persona di:

Fulvia, di Uberto, di Muzio, n. a Milano 24 novembre 1864, spos. a Milano 19 aprile 1884 col Conte Ferdinando Resta, ora Resta Pallavicino, Patrizio Milanese.

a. g. [Alessandro Giulini]


PALLAVICINO TRIVULZIO

Ramo della casata precedente, trae origine, come si vide, da GALEAZZO († 1592), consigliere segreto di Carlo V, fregiato del Toson d’Oro. Egli fece opera attiva per la rivendicazione dei feudi aviti che i Farnesi avevano accupati sostenendo che lo Stato Pallavicino aveva perduto la sua natura di feudo imperiale in seguito all’accettazione dell’investitura dai duchi di Milano. Da Fulvia Martinengo, figlia del conte Francesco, procreò SFORZA, che nel 1624 si trasferì a Milano e fu marito di Caterina Trivulzio, figlia del conte Giorgio Teodoro, che portò nei Pallavicino il cognome di casa sua. Con istrumento 26 novembre 1618 del notaio camerale G. A. Rainoldi veniva investito del feudo di S. Fiorano (Lodi) per maschi primogeniti. Il figlio loro GIORGIO (1656), decurione, ottenne con diploma 27 marzo 1647 di re Filippo IV la conferma dell’investitura feudale e dall’imperatore la conferma pure dei diritti feudali sullo Stato Pallavicino per la porzione spettantegli. Nacquero da esso e da Maria Arcimboldi del conte don Giovanni, sua prima moglie, Caterina, sposata al marchese don Giorgio Clerici, presidente del Senato e da Laura Lampugnani, sua seconda moglie, GIANGIORGIO SFORZA, I. R. Ciambellano, decurione, da cui GIORGIO PIO (1691-1765), decurione, dei XII di Provvisione, nel 1719 ammesso al patriziato milanese. Impalmò Margherita Borromeo, figlia del conte don Carlo, viceré di Napoli, che gli diede numerosa prole. Da essi nacquero Giovanna, sposa a! conte don Francesco Resta ed indi al conte Diego Lorenzo Salazar, Camilla, consorte del marchese Giuseppe Giorgi. Francesca Marianna, moglie del conte don Antonio della Porta ed indi del conte don Luca Pertusati, GIORGIO GAETANO e CARLO FRANCESCO (1715-1741), dei XII di Provvisione, marito di Angela Dal Pozzo, figlia del marchese Alessandro e padre di GIAN GIORGIO (1741-1759). Il predetto Giorgio Gaetano (1727-1790), prese in moglie nel 1760 Maria Dati della Somaglia, figlia del conte don Antonio; da questa unione ebbero origine, tra gli altri, SFORZA (1756-1834), cavaliere di Malta, Anna Margherita, consorte del conte don Gian Giacomo Attendolo Bolagnini, Elisabetta (n. 1770), moglie del conte Gerolamo Caccia, GIOVANNI GIORGIO (1761-1803), decurione, I. R. Ciambellano, marito di Anna Besozzi, figlia dei conte don Antonio, che lo rese padre, tra gli altri, di Anna (1788-1835), andata sposa al conte Gerolamo Grumelli Pedrocca, Elisabetta († 1826), consorte del marchese don Gioacchino d’Adda, Teresa, impalmata nel 1814 dal conte don Antonio Barbiano di Belgioioso, dama di palazzo di S. M. I. A. nel 1823, Antonia († 1821), moglie del conte Andrea Giovanelli e GIORGIO GUIDO (n. 1796, † 1878), arrestato e condannato a morte per aver partecipato ai moti politici del 1821, ebbe la pena commutata nel carcere duro scontato per quindici anni nella fortezza dello Spielberg. Nel 1849 emigrò in Piemonte, dove fu eletto deputato al Parlamento Subalpino. Amico di Giuseppe Garibaldi nel 1860 fu chiamato quale prodittatore a Napoli: nel 1862 fu nominato prefetto di Palermo; era decorato dell’Ordine Supremo della SS. Annunziata e Senatore del Regno. Da Anna Koppmann, di Praga, sposata nel 1838, ebbe Anna, andata sposa al marchese Luserna Manfredi D’Angrogna, colla quale si estinse la famiglia.

La famiglia è iscritta nell’Elenco Uff. Nob. Ital. del 1922 coi titoli di Nobile (pers.), Patriziato Milanese, Patrizio Veneto (pers.), dei Marchesi dello Stato Pallavicino (pers.), dei Signori di S. Fiorano (pers.), dei Consignori della Calciana Inferiore (pers.), Trattamento di Don e Donna in persona di:

Anna, di Giorgio Guido, di Giorgio Pio, n. a Praga 15 gennaio 1840, spos. a Torino 24 aprile 1858 con Alessandro Luserna Manfredi, Marchese d’Angrogna e Conte di Luserna.

a. g. [Alessandro Giulini]


Genealogia

Genealogia Pallavicino

Genealogia Pallavicino Clavello

Genealogia Pallavicino Trivulzio

Teatro genealogico delle famiglie nobili milanesi: manoscritti 11500 e 11501 della Biblioteca Nacional di Madrid, a cura di Cinzia CREMONINI, Mantova: Gianluigi Arcari, 2003

Stemmi

ARMA: Cinque punti d’argento equipollenti a quattro di rosso; al capo dell’Impero. Scudo accollato all’aquila imperiale.


Pallavicino Clavello e Pallavicino Trivulzio

ARMA: Cinque punti di rosso equipollenti a quattro d’argento; col capo d’oro carico di un’aquila di nero, coronata del campo. Lo scudo è accollato all’aquila dell’Impero.


Stemmi famiglia Pallavicino

Storia

Personaggi

Dimore

Parma e Roma

Milano

Torino

Sepolture

Iconografia

Dipinti e Ritratti

Archivio fotografico

Fonti

http://siusa.archivi.beniculturali.it/cgi-bin/pagina.pl?TipoPag=prodfamiglia&Chiave=27737&RicPag=31&RicSez=prodfamiglie&RicVM=indice&RicTipoScheda=pf

http://siusa.archivi.beniculturali.it/cgi-bin/pagina.pl?TipoPag=prodfamiglia&Chiave=28142&RicPag=31&RicSez=prodfamiglie&RicVM=indice&RicTipoScheda=pf

Archivi di famiglie e di persone: materiali per una guida, 2: Lombardia-Sicilia, a cura di Giovanni Pesiri, Micaela Procaccia, Irma Paola Tascini, Laura Vallone, Roma, Ministero BBAAC, 1998 (Pubblicazioni degli archivi di Stato. Strumenti; 133), n° 1446.

Bibliografia

http://www.treccani.it/enciclopedia/carlo-pallavicino_(Dizionario-Biografico)/

http://www.treccani.it/enciclopedia/benedetto-pallavicino_(Dizionario-Biografico)/

http://www.treccani.it/enciclopedia/battista-pallavicino_(Dizionario-Biografico)/

http://www.treccani.it/enciclopedia/uberto-pallavicino_(Dizionario-Biografico)/

http://www.treccani.it/enciclopedia/germano-pallavicino_(Dizionario-Biografico)/

Sitografia

Documenti

Collezioni

Note