Parravicini

Da EFL - Società Storica Lombarda.
Spreti, vol. V, pp. 154-156
Ramo di Nicolò e Parravicini Bagliani (Spreti, vol. V, pp. 159-160)
Ramo di Morbegno (Spreti, vol. V, p. 159)
Parravicini Bagliani (Spreti, vol. V, p. 161)

Vittorio Spreti, Enciclopedia storico-nobiliare italiana, Milano, 1928-32, vol. V, pp. 154-162:

La famiglia fu ammessa agli onori del patriziato di Milano il 6 maggio 1769, in persona dì GIO. ANTONIO, del fu Carlo Andrea, e di suo figlio GIROLAMO; fu elevata al titolo di marchese per maschi primogeniti appoggiato al feudo di Persia nel Lodigiano con diploma dell’imperatrice Maria Teresa del 21 luglio 1774, interinato il 9 maggio 1775, a favore dello stesso Gio. Antonio, il quale ottenne così il trapasso del feudo e del titolo che era stato concesso a suo zio GIOVANNI, e, in mancanza, al fratello di lui, PIETRO, con diploma dell’imperatore Carlo VI del 22 luglio 1713, interinato il 13 maggio 1775, e poi appreso alla R. Camera con decreto 17 maggio 1750 per morte dei predetti fratelli Gio. Paolo e Pietro senza maschi (Casanova: Dizionario feudale dell’antico Stato di Milano, pag. 74); fu confermata nell’antica nobiltà con Sovrana Risoluzione 19 novembre 1816 in persona del marchese don GIROLAMO.

Secondo il celebre genealogista Giovanni Sitoni di Scozia (Theatrum genealogicum familiarum illustrium, nobilium ac civium inclytae urbis Mediolani, MDCCV, ms. nella Bibl. dell’Archivio di Stato in Milano) questa famiglia ha per capostipite un GOTOFEEDO, il quale ebbe un figlio di nome GERARDO (1260), padre a sua volta di STEFANO (1300), dal quale nacque GUGLIELMO detto MENALOLO (1346), che diede i natali a GIOVANNI (1396), che fu padre ad ANTONIO detto TIGNIACCA, morto prima del 1433. Da questo nacque BONIFORTE, seniore, cittadino di Milano (1490, 1547, 1477), e padre di GIO. DONATO (1485). Da Gio. Donato venne in luce BONIFORTE iuniore, cittadino di Milano (1490, 1547, 1558), il quale fu padre a GIULIO, possessore di beni immobili nel luogo di Parravicino in pieve di Incino († 1601), marito di Caterina Bulgari, figlia di Francesco, decurione di Como. Da Giulio sortì i natali GIO. BATTISTA (v. 1623, 1655), che ebbe in moglie Francesca Lucini, figlia di Filippo, fisico collegiato di Como. Da Gio. Battista nacque GIULIO (1660), mercante di lana, marito di Lucia Alessandri, figlia di Carlo, passata poi a seconde nozze col capitano Girolamo Cadamosti, dal quale fu uccisa. Dal predetto Giulio vennero in luce i fratelli GIOVANNI e GIO. PIETRO, contemplati nel diploma di concessione del feudo di Persia e dell’annesso titolo di Marchese, e CARLO ANDREA, padre di quel GIO. ANTONIO, al quale furono nuovamente concessi il feudo ed il titolo nel 1775 come sopra detto.

La genealogia fino a Boniforte seniore fu provata per l’ammissione al Patriziato di Milano nel 1769 (Archivio Storico Civico di Milano, Famiglie, cartella 117).

Da GIROLAMO, figlio del predetto Gio. Antonio, derivano gli attuali componenti della famiglia, la quale è iscritta nell’El. Uff, Nob. Ital. coi titoli di marchese di Persia (mpr.), patrizio milanese (mpr.), trattamento di don e donna, in persona di ANTONIO, n. Milano 19 ottobre 1876, figlio di Gerolamo (n. Milano 19 agosto 1844, † 3 settembre 1915; sp. D. Antonietta Porro-Schiaffinati, di Alfonso), di Giuseppe (n. Milano 11 agosto 1803, † ivi 2 maggio 1889; sp. Giuseppina Bianchi, fu Antonio), di Gerolamo e di Teresa Carcano.

Figlie: Bianca Maria ed Emilia Maria.

Fratelli: 1) Giuseppina, n. Milano 8 gennaio 1871; 2) Maria Alfonsina, n. Milano 21 novembre 1872; 3) Carmela, n. Milano 19 luglio 1875; 4) CESARE, n. Milano 24 novembre 1878; 5) Rosa, n. Milano 24 novembre 1878; 6) FRANCESCO, n. Milano 21 dicembre 1885.


Ramo di Giacomo

(Cod. Arald. Lomb. pag. 55; riconosc. 1771).

La famiglia discende da GIACOMO, fratello di quel Carlo Andrea da cui discendono i marchesi di Persia. Riconosciuta nobile dal Trib. Araldico di Milano con decreto 9 settembre 1771, in persona di GIOVANNI e di PAOLO, figli del predetto Giacomo, e con Sovrana Risoluzione 10 aprile 1816, in persona di GIOVANNI, figlio di Giacomo, e della contessa Francesca Barbiano di Belgioioso, e abbiatico del predetto Giovanni.

È iscritta nell’El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (mf.) e con le qualifiche di don e donna, in persona di GIULIO, n. Milano 16 gennaio 1867, figlio di Gustavo (n. Milano, S. Francesco da Paola, 20 marzo-1837; sp. con D. Bianca Barbiano di Belgioioso), di Giovanni (n. Milano 10 giugno 1803; sp. con Bianca d’Adda, † 28 marzo 1855), di Giacomo (sp. con la contessa Francesca Barbiano di Belgioioso, rimaritata al marchese Annibale Brivio), di Giovanni (sp. con Eugenia Vitali).


PARRAVICINI e PARRAVICINI MORIGGIA DELLA PORTA

La famiglia ottenne il titolo comitale dal duca di Parma, Francesco Farnese, il quale, con diploma 9 ottobre 1701, insigniva di quel titolo il nobile CARLO Parravicini «eiusque filios et descendentes masculos legitimos et naturales in infinitum» (Arch. Stato Milano, Araldica, p. a. Parravicini, cart. 96). Deriva invece il titolo di signore di Parravicino per maschi primogeniti dalla investitura feudale di esso luogo fatta il 15 novembre 1756 con istrumento a rogito di Francesco Marcantolo notaio Camerale, a CAMILLO, avo del detto Carlo, che aveva acquistato il feudo dai conti Luigi e Giacomo Dal Verme. (Cfr. Casanova: Dizionario feudale, pag. 74). Fu ammessa agli onori del Patriziato di Milano con decreto 24 dicembre 1723 in persona del conte CESARE, figlio del predetto conte Carlo. Con Sovrane Risoluzioni del 10 aprile e 3 settembre 1816 il conte GAETANO, figlio del dottore collegiato e regio ducal senatore CARLO FRANCESCO e nipote del conte Cesare, fu confermato nell’antica nobiltà e nel titolo di conte. Più tardi, cioè nel 1841, CARLO ed IGNAZIO, figli ultrogeniti del conte Gaetano, domandarono di essere autorizzati a portare il titolo di conte, come il loro fratello primogenito FEDERICO, basandosi sul fatto che la concessione del duca di Parma andava a favore di tutti i discendenti maschi legittimi, ma videro respinta la loro domanda in virtù dell’art. III, § 4 della .Provvidenza sul regolamento della Nobiltà, 27 aprile 1771, allora vigente, secondo il quale i titoli concessi da principi esteri, quand’anche fossero state osservate tutte le disposizioni emanate per il loro uso nella Lombardia Austriaca, dovevano restringersi ai soli primogeniti. (Arch. Stato Milano, Araldica, p. m. Parravicini, cartella 145). Ma sotto il Regno d’Italia, cessato il valore delle leggi nobiliari austriache, la famiglia ottenne per ben due volte in due distinti rami, l’uno proveniente da Federico e l’altro da Ignazio il riconoscimento del titolo di conte per tutti i maschi (per il ramo di Federico decreto ministeriale 20 dicembre 1894; per il ramo di Ignazio decreto ministeriale 3 luglio 1886). Secondo le prove fatte per l’ammissione al Patriziato (Arch. Storico Civico di Milano, Famiglie, Parravicini, cart. 1117), prove predisposte dal Sitoni di Scozia e perciò concordanti i dati contenuti nella sua genealogia (Theatrum genealogicum, MDCCV, pag. 336) la famiglia discende da un GUGLIELMO detto ZUCCONE, figlio di Stefano, vivente nel 1346 e 1391. Egli fu padre BELTRAMOLO, che diede i natali a PIETRO, dal quale venne GIO. PIETRO, che generò BARTOLOMEO. Questi fu padre a PIETRO MARTIRE (1492), da cui nacque GIO. FRANCESCO (1543), che diede i natali a GIROLAMO, marito di Ginevra Visconti, figlia di Gio. Andrea. Da Girolamo nacque CAMILLO, condottiero di fanti, feudatario di Parravicino e marito di Ippolita Parravicini. Da Camillo venne in luce CESARE, condottiero delle milizie forensi, marito di Orsola Sacco (1662), dal quale nacque quel CARLO, che fu insignito del titolo di conte dal duca di Parma. Il detto Carlo dalla moglie Teresa Paravicini, di Luigi, ebbe, tra gli altri figli, il conte CESARE, ammesso al Patriziato nel 1723 e marito di Anna Lucini, figlia naturale del capitano Antonio.

La famiglia è iscritta nel Libro d’Oro della Nob. Ital. e nell’Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di conte (m.), signore di Parravicino (mpr.), patrizio milanese (m.), trattamento di don e donna, in persona di:

1) Camilla, di Emiliano, di Antonio, di Federico, n. Milano, 14 aprile 1896; 2) Maria Genova, n. Appiano, 29 settembre 1897; 3) Antonio, n. a Lentate sul Seveso, 29 ottobre 1899.

Zii: GIUSEPPE, n. Milano, 8 giugno 1869; Pio, n. Parravicino (Como), S sett. 1872.

Zia: Maria, di Federico, di Gaetano, in Colleoni.

Cugini: 1) BRANCALEONE, n. a Milano, 2 febbraio 1872, figlio di Carlo Gaspare (n. Milano, 6 gennaio 1843; sp. D. Antonietta Negroni, figlia del marchese Brancaleone, e della marchesa Emilia nata dei principi Centurione), di Federico suddetto; 2) Emilia, n. Milano, 3 novembre 1869.

Altri congiunti:

LUIGI, n. Milano, 18 dicembre 1844, figlio di Ignazio (n. Milano, S. Ambrogio, 29 novembre 1808, † 16 settembre 1892; sp. : 1) Giuseppina Squadrelli; 2) Giulia Sfondrini, fu Francesco), di Gaetano, di Carlo Francesco predetti.

Fratelli: 1) FELICE; 2) GIOVANNI, n. Parravicino (Como), 8 giugno 1847; sp. 5 luglio 1876 con Alice Borelli; 3) MANFREDO, n il 16 marzo 1857, † il 10 maggio 1923; sp. 15 ottobre 1879 Giuseppina Crati; 4) PIETRO, n. Parravicino (Como), 15 luglio 1861 (consanguineo, nato dal secondo matrimonio di Ignazio con Giulia Sfondrini).

Nipoti ex fratribus: CARLO, n. Terranova di Sicilia, 4 marzo 1883; sp. 3 giugno 1911 Maria Antonietta dei marchesi Brusati di Settala, figlio di Giovanni e di Alice Borelli suddetti.

Beatrice, n. 7 ottobre 1888; sp. 19 dicembre 1925 al dott. Matteo Rega, figlia di Giovanni, di Ignazio.

VITTORIO, n. Como, 19 gennaio 1890; sp. La Spezia, 25 aprile 1923 con Elisa Mellina; figlio di Francesco (n. Parravicino (Como), 20 novembre 1852; sp. 25 aprile 1889 con D. Alba Piera Parravicini, figlia di suo fratello consanguineo Felice; † a Cernusco Lombardone, 16 ottobre 1921), di Ignazio e di Giulia Sfondrini predetti.

UMBERTO, n. Milano, 26 dicembre 1924, di Vittorio, di Francesco, di Ignazio predetti.

LUIGI MARIO, n. Como, 28 agosto 1880; sp. Milano, 10 marzo 1911 con Jole Pettorali; figlio di Manfredo (n. Milano, 16 marzo 1852; sp. 15 ottobre 1879 Giuseppina Civati), di Ignaaio e di Giulia Sfondrini predetti.

UGO, n. Como, 31 marzo 1882; sp. Milano, 15 giugno 1907 con Elisa Repossi, figlio di Manfredo, di Ignazio predetti.

BRUNO, capo del ramo Parravicini-Moriggia, v. Parravicini Moriggia.

GAETANO, n. Milano, 13 aprile 1901, figlio di Alessandro (n. Arluno, 13 maggio 1863, † Milano, 13 marzo 1918; sp. Milano il 22 ottobre 1898 Vittoria Gasparini), di Ignazio e di Giulia Sfondrini predetti.

LUIGI, n. Milano, 16 marzo 1902, di Alessandro, di Ignazio; sp. il 7 dicembre 1931 Carla Parravicini, di Luigi Mario.

FEDERICO, n. Milano, 23 novembre 1908, di Alessandro, di Ignazio.

Pronipoti: Maria Isabella, n. Torino, 15 marzo 1912, di Carlo e di Maria Antonietta dei marchesi Brusati di Settala predetti.

EBERARDO, n. Verona, 4 giugno 1915, di Carlo, di Giovanni.

Carla, n. Milano, 5 dicembre 1911, di Luigi Mario e di Jole Pettorali.

Luisa, n. Milano, 25 febbraio 1910, di Ugo, di Manfredo; sp. al conte Lodovico Reina.

c. m. [Cesare Manaresi]


PARRAVICINI MORIGGIA.

È un ramo della famiglia precedente trasferitosi a Como con il commendatore dell’O. C. R. M. di N. S. della Mercede conte BRUNO MARIA, di Manfredo, di Ignazio, adottato dalla cugina in primo grado D Maria Teresa Moriggia, fu don Giacomo, e autorizzato con R. D. 15 marzo 1924 ad aggiungere al proprio il cognome dei Moriggia.

La famiglia è rappresentata da:

BRUNO, nato a Como, 21 febbraio 1893, sp. Como, 14 aprile 1921, con D. Maria Lina Monti, di Luigi, patrizia di Balerna Elvetica. Figlio: MANFREDO, n. Como, 21 agosto 1923.


PARRAVICINI

(Codice Arald. Lomb., pag. 215; riconosc. 1791).

Famiglia oriunda di Casiglio in pieve d’Incino, riconosciuta nobile con decreto dell’I. R. Consiglio di Governo 28 marzo 1791 in persona dei fratelli don ANGELO e canonico don PASQUALE, e confermata nell’antica nobiltà con Sovrana Risoluzione 19 novembre 1816 in persona di GIUSEPPE, figlio di detto Angelo.

Discende dallo stesso stipite da cui proviene il conte don CARLO FRANCESCO Parravicini, regio ducale senatore, ammesso nel Collegio dei Nobili Giurisperiti di Milano nel 1738. Possedeva con altri nobili consorti della famiglia un giuspatronato nella chiesa parrocchiale di Casiglio, fondato nel 1344 da BELTRAMINO Parravicino, vescovo prima di Chieti e poi di Como, il quale riserbò la nomina a favore dei discendenti maschi in infinito di GUGLIELMO suo fratello e di STEFANO suo figlio, e un altro giuspatronato fondato dallo stesso vescovo nella chiesa collegiata d’Incino per una prebenda canonicale intitolata al nome di S. Bartolomeo. Per la sua agnazione col detto vescovo questa linea fu per un certo tempo denominata dei Parravicini della Casa del Vescovo.

Dalle prove prodotte al Consiglio di Governo .(Archivio di Stato in Milano, Araldica, p. a., cartella 96) risulta che da BELTRAMINO, signore del castello di Pomario, venne in luce PIETRO, o PEDRANTO, il quale in nome proprio e della pieve d’Incino, unitamente ad altri nobili dell’agnazione Parravicino, il 27 giugno 1412 prestò giuramento di fedeltà al duca di Milano Filippo Maria, ottenendo, con successivo privilegio del 17 dicembre stesso anno, l’esenzione da tutti i carichi reali, personali e misti, esenzione che fu poi rinnovata al menzionato Pedranto dal duca Francesco Sforza con privilegio del 3 maggio 1452. Da Pedranto nacque GIO. PIETRO, che insieme con i fratelli BELTRAMINO e CRISTOFORO ottenne una nuova conferma dell’esenzione dai duchi Bianca Maria e Galeazzo Maria Sforza il 23 febbraio 1467. Da Gio. Pietro nacque PIETRO MARTIRE (1524-1535), il quale fu padre di GIO. FRANCESCO, da cui derivò la linea del dottor collegiato conte don CARLO FRANCESCO e GIO. ANGELO, da cui proviene la linea del presente ramo (1551-1569). Gio. Angelo da sua moglie Caterina Sirtori generò GIROLAMO (1579-1586), il quale dette i natali a PIETRO MARTIRE iuniore (1637). Questi procreò LUIGI (n. Milano, S. Michele alla Chiusa, 24 agosto 1635) che nel 1680 esercitava con altri consorti il diritto di giuspatronato sulla prebenda canonicale di S. Bartolomeo nella collegiata di Incino. Da Luigi venne in luce CARLO GIUSEPPE (n. Casiglio, 1° luglio 1690), marito di Telechilde Mandelli, figlia del conte Francesco (sp. Montorfano, 3 febbraio 1731). Questi fu padre di ANGELO (n. Casiglio, 8 novembre 1741) e del canonico PASQUALE (n. Casiglio, 29 marzo 1750) già menzionati, riconosciuti nobili nel 1791.

La famiglia è iscritta nell’El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di nobile (mf.), don e donna, in persona di:

GUIDO, n. Milano, 31 gennaio 1878, di Giuseppe Raimondo (n. Milano, 16 settembre 1832, sp. a Milano il 21 maggio 1871 con Giuseppina Rossetti, di Carlo, † Milano, 26 settembre 1892), di Alessandro (n. Milano, S. Babila, 20 maggio 1821, sp. l’11 maggio 1844 a Milano, S. Lorenzo, con Carolina Mazzoni, di Costantino, † Milano, 31 maggio 1875), di Giuseppe Maria Gerolamo Luigi, chiamato anche soltanto Luigi (n. Milano, S. Carpoforo, 15 .settembre 1779, sp. a Milano, S. Babila, il 18 aprile 1809 con Giovanna Adami, fu Giovanni), di Angelo o Giovanni Angelo (n. a Casiglio l’8 novembre 1741, sp. a Milano, S. Carpoforo, il 24 dicembre 1778 con D. Angela Assandri, di D. Egidio), di D. Carlo Giuseppe.

Sorella: Carlotta, n. Milano, 31 marzo 1886.


Ramo di Nicolò

Questa famiglia è oriunda da Parravicno presso Erba ed ha per capostipite NICOLÒ, di FRANCESCO, marito di Armellina Carugo, vivente sul principio del 1500.

Possedeva l’antico patronato della cappellania di Sant’Antonio, fondata nella chiesa di San Bartolomeo di Parravicino dal cavaliere aurato Guelfo Parravicino nel 1375, patronato che durò nei discendenti fino all’anno 1869. Aveva il sepolcro gentilizio nella cappella di San Francesco nella chiesa dei PP. Riformati di S. Maria degli Angeli presso Erba, nel quale, a quanto leggesi nel testamento della menzionata Armellina Carugo del 1529, erano sepolti gli antenati di Nicolò. Fu imparentata con famiglie nobilissime quali i Crivelli e gli Uboldo.

Ottenne il riconoscimento del titolo di nobile (mf.) con decreto ministeriale 26 agosto 1900 ed è iscritta nel Libro d’Oro della Nob. Ital. in persona di GIUSEPPE, di Tancredi, di Giuseppe.

Fratelli: ARTURO, RINALDO, Ebe.


PARRAVICINI o PARAVICINI

Famiglia oriunda di Morbegno in Valtellina. Ottenne la conferma dell’antica nobiltà con Sovrana Risoluzione 21 novembre 1816 e il titolo di conte dell’Impero Austriaco (mf.) con diploma 21 febbraio 1830.

È iscritta nell’El. Uff. Nob. Ital. col titolo di conte (mf.), ed è rappresentata da:

RAFFAELE, n. Milano l’11 agosto 1888, figlio di Paolo (n. Milano, 17 settembre 1841, sp. con Francesca, di Luigi Dal Verme, di Ascanio (n. Novara, 5 maggio 1804, † 1° giugno 1887, sp. con D. Isabella del marchese Annibale Brivio), di Raffaele (vivente nel 1839).

Sorella: Isabella, n. Milano, 28 novembre 1879, sp. a Guido Melzi d’Eril dei duchi di Lodi.

Figli di Raffaele: 1) PIER PAOLO, n. Milano, 14 giugno 1919; 2) MARCO, n. Milano, 14 febbraio 1922; 3) Francesca, n. Milano, 11 novembre 1924; 4) Pia, n. Milano, 4 ottobre 1929.

Zio: LUIGI: n. Milano, 20 settembre 1850; sp.: 1) Maria Stanga; 2) Carlotta Stanga Trecco (Cremona), di Ascanio, di Raffaele.

Figli di Luigi: 1) BENEDETTO, n. Milano, 23 dicembre 1878; 2) Maria, n. Milano, 17 giugno 1881, sp. al conte Ambrogio Caccia Dominioni.


Ramo di Traona (Valtellina)

La famiglia fu confermata nella antica nobiltà con Sovrana Risoluzione 20 novembre 1816 a favore di ANTONIO MARIA. Essa è una delle diramazioni dei Parravicini di Valtellina, stanziatasi in Traona. Discende dal predetto GIO. ANTONIO, cavaliere dell’Ordine di S. Stefano di Pisa (q. 1786). ANTONIO, o ANTONIO MARIA, figlio del medesimo, fu anch’egli cavaliere dell’Ordine di S. Stefano (v. 1786, 1814; q. 1827); ebbe in moglie Marianna o Anna Parravicini di Ardenno, figlia del nobile Vincenzo. Da lui nacque GIUSEPPE (batt. Traona, 24 settembre 1786), il quale, dopo aver preso parte alle campagne napoleoniche contro l’Austria in qualità di ufficiale, combattendo in Ungheria, in Spagna e nelle Provincie Illiriche, nel 1848 partecipò a Milano all’insurrezione delle Cinque Giornate e subito dopo fu chiamato col grado di maggiore dal presidente del Consiglio di Guerra, conte Litta, ad occuparsi dell’organizzazione del Reggimento Cavalleggeri Lombardi, del quale tenne anche il comando in varie riprese fino al dicembre di quell’anno; messo a riposo col grado di colonnello, fu in seguito nominato cavaliere dei SS. Maurizio e Lazzaro; fu anche insignito delle insegne di cavaliere dell’Ordine Imperiale della Legion d’Onore da parte di Napoleone III; ebbe in moglie la nobile Isabella Asti, del fu conte Antonio, sposata a Cremona, SS, Nazaro, Celso e Abbondio, 23 agosto 1814. Da Giuseppe nacque AZZO (n. Cremona, SS. Nazaro, Celso e Abbondio, 24 maggio 1827), il quale ebbe in moglie Luigia Quattrini, di Camillo, sposata a Bergamo, Sant’Agata nel Carmine, 21 giugno 1857.

La famiglia è iscritta nell’El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona di:

AZZO, n. Milano il 13 dicembre 1893, † a Merano, figlio di Camillo (n. Milano, S. Francesco da Paola, 17 ottobre 1863, sp. a Parma l’11 settembre 1892 con Camilla Pratolongo, del fu Rocco), di Azzo predetto.

Fratello: GIUSEPPE, n. Mapello (Bergamo) il 29 luglio 1895.

Nello stesso Elenco figurano iscritte anche le sorelle Francesca, ved. Ricordi; Luigia, ved. Sassi di Lavizzari; Amalia, Giuseppa in Donegani Stiefersberg, e Clelia, le quali, in oggi defunte, erano figlie di Pio o Ignazio Pio e di Ippolita Sassi de’ Lavezzari, il quale Pio era figlio dei menzionati Antonio Maria e Marianna Parravicini.

Invece nell’Elenco ancora manoscritto del 1858 presso l’Archivio di Stato in Milano, figura un loro fratello di nome GUIDO, n. a Traona nel 1835.


Ramo de’ Lunghi.

Famiglia oriunda di Traona in Valtellina, soprannominata de’ Lunghi, confermata nell’antica nobiltà con Sovrana Risoluzione 2 dicembre 1815. È iscritta nell’El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (mf.), in persona di ERNESTO, di Giuseppe (sp. con Maria Speriani), di Antonio (ultimo riconoscimento 1817).

Nipoti ex fratre: 1) GIUSEPPE (n. Traona, 26 aprile 1887, sp. a Firenze, 23 marzo 1918 con Matilde Pinti), dottore in scienze sociali, figlio di Vittorio (n. 1851, sp. Boffalora Ticino, 14 giugno 1886 con la nobile Maria Calderari, † il 9 febbraio 1910), di Giuseppe.

2) Bianca (n. Traona, 18 marzo 1892).

Figlia di Giuseppe: Maria Vittoria (n. Firenze, 24 dicembre 1918).


PARRAVICINI o PARAVICINI e PARAVICINI BAGLIANI

È questo uno dei molteplici rami della antica famiglia dei Paravicini o Parravicini di Valtellina, che secondo la tradizione secolare discendono da Dominicus qm. Stratia, nobile della pieve d’Incino, che nel sec. XII, durante la guerra tra Milano e Como, sarebbe riparato in quella valle, o più probabilmente sarebbe stato inviato dai Milanesi, insieme ad altri nobili, ad esercitare la giurisdizione della metropoli su quella valle contro le pretese della città di Como, che allora per la prima volta tendeva alla formazione di un territorio soggetto alla propria giurisdizione entro i confini dell’episcopato. Nell’Elenco delle famiglie nobili e titolate della Lombardia del 1895, pagina 111, il ramo è appunto iscritto come oriundo della Valtellina. Però dal XVII secolo si trasferì nel territorio di Varese e verso il 1640 un GIOVANNI di Sondrio, per sfuggire alla persecuzione religiosa, abbandonò i luoghi natii per trasferirsi colà. Pare che il detto Giovanni abbia avuto sepoltura nella basilica di S. Vittore di Varese, nella quale furono sepolti nel 1715 il di lui figlio FRANCESCO, nel 1741 GIORGIO, figlio di Francesco, e nel 1735 Vittoria Visconti, moglie di FRANCESCO, figlio di Giorgio. Nell’Elenco dei Nobili Lombardi, stampato nel 1840, in quello manoscritto del 1858, come pure nei registri di Corte del 1851 e 1856 figurano iscritti i fratelli CESARE ed ERCOLE FRANCESCO, del fu Giovanni (o Giovanni Filippo). La famiglia ottenne il riconoscimento del titolo di nobile con Decreto del Ministro dell’Interno 16 giugno 1895 a favore del predetto Ercole Francesco, n. a Milano il 4 agosto 1829.

Secondo le prove prodotte in occasione del citato riconoscimento, la genealogia del ramo si ricostruisce così: GIOVANNI, padre dei detti fratelli, nacque da ANTONIO, che fu figlio di FRANCESCO, il quale ebbe i natali da GIORGIO: questi nacque da FRANCESCO ERMETE, figlio di GIOVANNI, il quale ebbe per padre FRANCESCO, che era nato da ERMETE: Ermete nacque da FRANCESCO, che fu figlio di GIO. PIETRO, il quale ebbe per padre MARCO, che a sua volta nacque da un PIETRO, figlio di BARTOLOMEO. Questi nacque da LEO, figlio di ZANOLO, che ebbe per padre BELLONE, il quale fu figlio di MONTANARIO, nato da DOMINICUS quondam STRATIA de Paravicino de Caspano. Fino alla persona di Francesco, figlio di Gio. Pietro, la genealogia fu provata con autentici documenti, sopra invece fu provata mediante antichissimi alberi genealogici, ai quali sogliono riferirsi i vari rami dei Parravicini di Valtellina.

Il menzionato Ercole Francesco, poco più che diciottenne, nel 1848 andò volontario con Luciano Manara. Suo fratello Cesare fu ascritto alla Giovane Italia, emigrò a Parigi avanti il 1848, fu podestà di Varese sotto il Governo Provvisorio: dopo il ritorno dell’Austria fu escluso dall’amnistia concessa dal feldmaresciallo Radetzky con proclama 12 agosto 1849 e dovette riparare in Svizzera. Ad onorare la sua memoria una via di Varese fu dedicata al suo nome, e nel Municipio una lapide posta nel 1911 ricorda la carica di podestà da lui coperta nel 1848 e il suo esilio, come pure la sua efficace opera di propugnatore del patrio riscatto.

La famiglia è iscritta nel Libro d’Oro della Nob. Ital. e nell’El. Uff. Nob. Ital. col titolo di nobile (mf.), ed ha fatto istanza, tuttora in corso, per il riconoscimento delle qualifiche di don e donna, basandola sul fatto che l’art. 52 del vigente Ordinamento dello Stato Nobiliare Italiano ne mantiene il diritto alle famiglie nobili lombarde che le ebbero riconosciute dalla legislazione nobiliare di Maria Teresa, cioè alle famiglie che essendo nobili al tempo in cui quella legislazione ebbe vigore, come è appunto il caso della famiglia Paravicini, possono invocare a loro favore il disposto dell’Editto sulla Nobiltà 20 novembre 1769 (capo III, art. VIII) il quale consentiva a tutti i nobili di trattarsi col don e donna.

La famiglia è rappresentata da FILIPPO ALFREDO (Filippo Alfredo Pietro Felice Carlo Tomaso) predetto, n. a Milano il 30 ottobre 1860, di Ercole Francesco, di Giovanni Filippo.

Figli: 1) GIOVANNI, n. ad Alessandria il 13 ottobre 1904, il quale con R. D. 9 ottobre 1924 ebbe rinnovato per sé e per i suoi discendenti maschi in linea retta primogeniale il titolo di marchese già dei Bagliani, proveniente dalla madre nobile Vittoria Emanuela Petitti Bagliani dei conti di Roretto, figlia del fu generale senatore, già ministro della Guerra, conte Agostino, figlioccia di S. M. il Re Vittorio Emanuele II, e fu autorizzato a modificare lo stemma Parravicini con l’aggiunta di quello Bagliani. Lo stesso, con successivo decreto 29 gennaio 1929 otteneva la facoltà di aggiungere al proprio il cognome Bagliani e di denominarsi Paravicini-Bagliani.

2) Maria Teresa, n. a Milano il 5 maggio 1894, .sp. a San Remo il 28 aprile 1921 con il conte Federico Alberto Belgrano di Oneglia, dottore in giurisprudenza.

3) Rosanna, n. ad Alessandria il 14 maggio 1899.

Sorelle: 1) Rosa, n. a Lecco, maritata al generale marchese Ferdinando Beccaria Incisa di Santo Stefano Belbo, dimorante a Torino; 2) Argia Felicita, n. a Milano, maritata ad Aurelio Botto di Genova, dimorante a Milano.

c. m. [Cesare Manaresi]


Genealogia

Genealogia Parravicini

Teatro genealogico delle famiglie nobili milanesi: manoscritti 11500 e 11501 della Biblioteca Nacional di Madrid, a cura di Cinzia CREMONINI, Mantova: Gianluigi Arcari, 2003

Stemmi

ARMA: Di rosso al cigno di naturale. (Cod. Arald. Lomb., pag. 45 e 131, riconosc. 1770 e 1775).

MOTTO: Par avis cygno - Nolite tangere cignus. - Agitado mas siempre firme.


Ramo di Nicolò

ARMA: Di rosso al cigno d’argento, beccato e membrato d’oro.

MOTTO: Par avis cygno


PARRAVICINI o PARAVICINI - Ramo di Morbegno

ARMA: Inquartato: nel 1° di rosso al cigno d’argento, piotato d’oro; nel 2° di azzurro al capriolo d’oro sostenente due galli d’argento; nel 3° d’oro al castello al naturale; nel 4° d’oro al salice di verde sradicato.

MOTTO: Par avis cygno.


Ramo di Traona (Valtellina)

ARMA: Di rosso al cigno di naturale.

MOTTO: Agitado mas siempre firme.


Ramo de’ Lunghi.

ARMA: Di rosso al cigno di naturale.

MOTTO: Agitado mas siempre firme.


PARAVICINI BAGLIANI

ARMA PARRAVICINI: Di rosso al cigno d’argento.

MOTTO: Par avis cygno. ARMA PARAVICINI BAGLIANI: Partito: nel 1° di rosso al cigno di argento (Paravicini); nel 2° d’oro alla croce di azzurro, col capo d’azzurro, all’aquila coronata di nero, rivoltata e cucita (Bagliani).

MOTTI: Par avis cygno e Hinc genus inde fides.


Stemmi famiglia Parravicini

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Traona (Valtellina)

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Dipinti e Ritratti

Archivio fotografico

Fonti

http://siusa.archivi.beniculturali.it/cgi-bin/pagina.pl?TipoPag=prodfamiglia&Chiave=32297&RicPag=31&RicSez=prodfamiglie&RicVM=indice&RicTipoScheda=pf

http://siusa.archivi.beniculturali.it/cgi-bin/pagina.pl?TipoPag=prodfamiglia&Chiave=31633&RicPag=31&RicSez=prodfamiglie&RicVM=indice&RicTipoScheda=pf

Archivi di famiglie e di persone: materiali per una guida, 2: Lombardia-Sicilia, a cura di Giovanni Pesiri, Micaela Procaccia, Irma Paola Tascini, Laura Vallone, Roma, Ministero BBAAC, 1998 (Pubblicazioni degli archivi di Stato. Strumenti; 133), n° 1448 - 1449.

Bibliografia

http://www.treccani.it/enciclopedia/giannino-parravicini_(Dizionario-Biografico)/

http://www.treccani.it/enciclopedia/beltramino-parravicini_(Dizionario-Biografico)/

http://www.treccani.it/enciclopedia/luigi-alessandro-parravicini_(Dizionario-Biografico)/

Sitografia

Documenti

Collezioni

Note