Passi

Da EFL - Società Storica Lombarda.
Spreti, vol. V, p. 187
Spreti, vol. V, p. 187
Vincenzo Bonomini Stemmi delle famiglie De Vecchi, Passi, Pesenti e Sonzogni per le nozze di Lucrezia Pesenti con Luca De Vecchi (1787)

Con Petrus giudice di sacro Palazzo nel 996 e suo figlio Henricus 1028 inizia l’ininterrotta vastissima genealogia dei Preposulo, storica famiglia che aggiunse poi il nome Passi, sembra nel significato di Pace, quando Ottopasso giudice nel 1298 riuscì a comporre le contese tra Guelfi e Ghibellini (Passi p. 23). Come lui numerosi furono i Passi che parteciparono al governo della città. Con la sedicesima generazione il tronco antico si diramò con i tre figli di Benedetto II: Ottopasso (1446), Leonardo (†1463), Giovanni Cristoforo nel 1433 e ancora nel 1482. Il primo ramo si estinse circa nel 1602 con Ottopasso figlio di Curzio e Iacopa Bonario. Il secondo ebbe come ultimo rappresentante Antonio giudice, deceduto nel 1818 a 88 anni. Il terzo ramo è tuttora vivente e anche se trasferitosi nel Veneto a Carbomera, ha ancora vivi legami culturali con l’antica patria bergamasca.


Vittorio Spreti, Enciclopedia storico-nobiliare italiana, Milano, 1928-32, vol. V, pp. 187-191:

Il cognome primitivo di questa nobile famiglia bergamasca era De Preposulo. Esso è rimasto fino ad oggi nello stemma espresso da due sigle, ed anche nell’uso, specialmente in lingua latina, fino al secolo XVIII.

Il cognome Passi, oggi usato, proviene probabilmente, da OTTOPASSO De Preposulo (1109), oppure da PIETRO, detto Pazzo (1148).

Un prezioso codice, donato alla Biblioteca Civica di Bergamo dal compianto conte Cesare Camozzi Vertova e intitolato: Inventario delle insegne ovvero arme di Bergamo, Gabinetto Ψ, 4, 5, contiene in fine una raccolta di regesti e di documenti autenticati, formata allo scopo di dimostrare l’antichità e la nobiltà distinta della famiglia Passi, e la falsità della leggenda che poneva l’origine di essa in un mandriano disceso in Bergamo nel secolo XIV da una giogaia dei monti di Premolo chiamata Pas ossia Passo (valico), e perciò denominato Del Pas.

In documenti dell’Archivio Capitolare, di quello Vescovile e di quello di Astino, son ricordati nell’anno 996 PIETRO, giudice del Sacro Palazzo; nel 1028 ENRICO De Preposulo, suo figlio; nel 1050 ARDIZZO o ARDUCIO, figlio di Enrico; nel 1081 ARNOLDO De Preposulo della Corte di Enrico III imperatore.

Furon consoli di Bergamo: OTTOPASSO, figlio di Arnoldo (1109-1112), ARDIZZONE (1126), GISALBERTO (1158), ALBERTO de Pazzo (1203, 1209, 1230), ARDIZZONE (1230, 1236, 1246), BONAVENTURA de Pazzi (1249); OTTOPASSO, figlio di Martino (1250).

Gisalberto fu anche rettore del Comune di Bergamo (1158); GIOVANNI fu giudice e sindaco della Chiesa di Bergamo (1232, 1233, 1250); ENRICO fu tesoriere della città (1246).

OTTOPASSO nel 1307 fu uno de’ sedici sapienti eletti a stipulare la pace tra le parti intrinseca ed estrinseca, GIOVANNI, suo figlio, sedette nel Consiglio della Città nell’anno 1349, poi il figlio di questi, BENEDETTO, nel 1364. Un BENEDETTO venne deputato da Pandolfo Malatesta alle esazioni nel 1409.

Sotto la dominazione veneta sedettero in Consiglio: BENEDETTO (1433-1441), OTTOPASSO (1457), CRISTOFORO, milite, figlio di Benedetto (1474-1483), PIETRO (1475-1491), OTTOPASSO e FILIPPINO (1476), BENEDETTO (1481-1531), LUCA (1486-1502), ANDREA (1495-1507), FEDERICO (1495-1497), ENRICO (1498-1503), ALESSANDRO (1508-11), NICOLA (1511-1521), LUIGI (1513), LEONARDO e MARCANTONIO dal 1520, GIORGIO dal 1522, BERNARDINO e GEROLAMO (1523), PIETRO (1528), BATTISTA e FRANCESCO (1532), poi ZACCARIA, PAOLO, ANDREA, CRISTOFORO, LODOVICO, AGOSTINO, BERNARDO, NICOLA, LORENZO, ALESSANDRO, MARTINO (1572), e così di seguito altri ininterrottamente fino al 1800. Nel Registro dei Consiglieri compare per la prima volta col titolo di conte GIORGIO nel 1570 e nel 1579 con quelli di conte, dottore e cavaliere, poi cav. ALESSANDRO nel 1582, il cav. MARCANTONIO nel 1634, conte e cavaliere nel 1637, poi conti GEROLAMO (1690), FRANCESCO (1700), FEDERICO (1712), GIUSEPPE EGIDIO (1719), GIUSEPPE GUIDO (1732), MARCO ANTONIO (1743), IGNAZIO (1753), EGIDIO (1758), ANTONIO (1766), TOMMASO (1768), FRANCESCO MARIA (1785), PIETRO FERDINANDO (1789) e ENRICO (1799).

Furono cavalieri gerosolimitani: FRANCESCO (1497), MARCO ANTONIO (1622); cavalieri aurati: PIETRO (1547), LODOVICO e GIORGIO (1577).

Ebbero titolo di conte: GIOVAN AGOSTINO de Passis con ducale 1564 e FRANCESCO con ducale d’Alvise Mocenigo 17 aprile 1706. Vi si legge: «alle antiche benemerenze della sua famiglia aggiunge il fedele Francesco Passi di Bergamo le proprie, concigliatesi nella difficile e dispendiosa carica di commissario di quella Città in occasione del passaggio delle estere armate. L’anderà parte, che il fedel Francesco Passi di Bergamo, resti decorato col titolo di conte colla sua discendenza mascolina legittima in perpetuo». Ma quali erano queste antiche benemerenze? Le ricorda una relazione presentata da Francesco Calappio e da Giovannalberto Carrara, letta nel Maggior Consiglio di Bergamo il 17 febbraio 1576. Val la pena di qui riprodurla: «Avendo il molto magnifico signor conte Giorgio Passo Giureconsulto e cavalier, ricercato da questa magnifica città una fede ed attestazion pubblica della chiarezza, vetustà, et nobiltà della sua famiglia De Preposulo detta di Passi; noi Giovan Francesco Caleppio e Giovan Alberto Carrara, anziani Deputati a vedere diligentemente d’informarsene, a voi chiarissimi signori Rettori e magnifici Anziani riverentemente riferiamo essersi così per relazione d’antichi come per lettura di annali ed altre scritture pubbliche, ed eziandio di storie, particolarmente scritte delle cose di Bergamo, e d’Italia, diligentemente informati, chiaramente constare, che la detta famiglia De Preposulo è vetustissima, e nobilissima così per ricchezza et facultà temporali, come per virtù et valore de’ discendenti di essa, essendo fioriti per ogni tempo persone d’essa famiglia, e per gentilità così nella professione di lettere, et legale, come di cavalleria egregia, et di molto nome, le quali con il loro valore hanno recato non piccolo giovamento, et splendore a quella casa et patria, essendo essi sempre stati ancora da lei onorati et avuti carissimi et in lei goduto non pure tutti quei privilegi, prerogative, preeminenzie, et immunità che gli altri cittadini, nobili et originarii godono, et fruiscono, come eziandio a’ nostri tempi è noto a ciascuno, ma in specie hanno avuto, et conseguito privilegi, et titoli onoratamente dediti alla loro virtù, tra quali ne è parso di noverarne solamente alcuni, acciò che la longhezza della nostra relazione non interrompa gli altri negozi di questo Magnifico Consiglio.

Ritroviamo dunque M. Ottopasso d’essa famiglia l’anno 1298 essere stato console di giustizia in questa città, dopo ancora uno degli arbitri e mezzi a componere le discordie e dissensioni civili, che allora si ritrovavano in questa città, del qual fatto la memoria si celebrava già nel giorno di Natale per concorso pubblico a renderne grazie a Dio nella chiesa di S. Stefano, ed ora si continua nella chiesa di S. Maria Maggiore, leggendosi ciò in pubblico instrumento rogato per Guidotto Cortereggia, nodaro, l’anno 1307.

Fu di M. Ottopasso abiatico M. Arducio, persona di facondia e dottrina singolare, destinato da Matteo, duca di Milano, e allora signore di questa città, a Lodovico imperatore, ad esortare quella Maestà a passarsi in Italia come fece, il che si legge nella cronaca dell’Exc. M. Michel Carrara avolo dell’Exc; M. Michele ora vivente, le cui parole sono tali: «Matheus insuper ea re comperta Ardutium virum eloquentem ex nobilitate bergomensi in Germaniam ad Ludovicum mittit oratorem opem petitum, oratumque eius transitum in Italiani, hic Arducius ex antiqua Proposulorum familia magno et excellenti ingenio vir ad belli, pacisque negotia utilis eius eloquentia et sermonis commoditate Ludovicus facile transivit in Italiani.

Fu eziandio detto M. Arducio mandato oratore a Cane, allora signore di Verona, come nell’istessa Cronica si legge con queste parole: «Re infecta Canis Veronam rediit, post hunc tamen Arducius cura nonnullis aliis primatibus mittitur, eiusque facundia Canis Tridentum retrahitur». Nacque da Arduccio GIOVANNI, il quale da Pandolfo Malatesta, signore allora di Bergamo, fu mandato a Cabrino, tiranno di Cremona, a trattare di cose di somma importanza, come nell’istessa Cronica si legge, ove si può facilmente comprendere il valore e la stima dell’uomo, mentre rinfaccia comodamente al tiranno la sua crudeltà e le parole son queste: «Est Cremonae turris mirae altitudinis, et quae coelum contingere videatur, constat, Cabrinum cunctas ex gentilitate Cavalcabovum, et non paucos alios ex primatibus Civitatis praecipitasse suasu Picchi, cui recte Ioannes Preposulus dixisse fertur. Is enim ex nobilitate Bergomensi natus Orator ad Cabrinum a Pandulfo perrexerat, cumque ille non sine ostentatione enarrasset, et locum in foro monstraret, audivi, inquit, haec omnia examussim, teque lictoris offitium functum esse, et tua manu tantum facinus complevisse, subintellexi, quod, quantus sis, piane audivi demonstrat. Nam tana grande facinus nisi ab homicida illiberali, et qui abs cruce vitam precario possideat, perfici non potest.

Fu benedetto, di Giovanni figliuolo, sotto il medesimo Pandolfo Commissario di Bergomo, di ciò leggendosi Instromento publico di Favolo Seminato rogato l’anno 1456.

Nacque di Benedetto GIOVANNI, padre di un altro BENEDETTO, del quale nacquero LEONARDO, et GIO. CHRISTOFORO Cavagliero abavo del presente Cavalier GEORGIO, la cui virtù, et valore meritorno il bellissimo privilegio di essentione concesso alla Casa sua per lo Ill.mo Bart. Colleoni confirmato poi da sua Serenità, del quale Gio. Christoforo si fa similmente mentione nelle suddette Croniche, et nella Orazione del sudetto Ecc.mo Carara fatta nelle Nozze di Elisabetta Calepia, et Gio. Pietro Vicomercato di Crema con l’infrascritte parole: Sed profecto non tantum apud ne poterit cupiditas brevitatis, ut Ill.mam, atque Inclitam Preposulam Familiam involvam silentio; major est enim, quam ut aliqua occatione reticeri possit. Ante Urbis nostrae fundamenta floruit, cum ea postmodum gloriam semper servavit, semper auxit: Perpaucas familias habet Italia, cum qua de laude loco equo dimicare erubescat, tanta Equitum, et optimorum Senatorum viguit copia, tanto Doctorum numero, ut in ea propemodum desinat laus, esse laus; nam nunc quoque nostra Civitas gemmam Io. Christophorum virum Equestrem habet.

Abbiamo voluto riferire quanto di sopra, acciocché tanto più prontamente sodisfaciamo alla richiesta del detto Magnifico Cavaliere, lasciando di dire del valore, et Ecc.za di quelli, che noi tutti habbiamo conosciuti quasi chiari, e risplendenti lumi in questa Città, di fel. mem. di M. Ger.mo et M. Pietro Zio del S.r Cavalier Georgio, et del Magnifico Sig. Cavalier Ludovico suo Padre, né tampoco faremo mentione della qualità della persona del detto cav. Georgio, essendo notissimi a tutte le M. V. li honorati carichi dattigli si d’Ambascierie, come d’altro per questa Mag.ca Città, et da lui felicemente, et honoratamente eseguite, per il che merita da V. Cl.me Sign.rie, et M. M. la attestazione ricercata, rimettendo però ogni nostra opinione al prudentissimo giuditio di V. M. alle quali etc.» L’attestazione fu amplissima: «esse Cives Nobiles Illustres, Antiquos, et Originarios Praesentis Civitatis Bergomi, non solum semper in facultatibus, sed etiam in litteris legalibus, armis et aliis virtutibus floruisse, multisque honoribus, et privilegiis per multos Principes decoratos extitisse». Degni dell’antico onore furono i parentadi della famiglia Passi, conchiusi colle famiglie Agosti (1552), Tassi (1579), Secco-Suardo (1582), Brembati (1586), Zucchi (1591), Secco (i595), Benaglio (1603), Finardi (1636), Roncalli (1654), Ragazzoni (1714); poi colle nobili famiglie venete Corner e Vallier, colla famiglia genovese Lomellini, coi Mapelli, ecc.

Né indegne della nobiltà della famiglia furono, sopratutto nel secolo scorso, le opere. Alla generosità di essa deve la sua origine l’Ospedale di Calcinate; il nuovo Seminario venne innalzato sopratutto per le cure assidue dell’arcidiacono MARCO CELIO, così pure la cupola del Duomo. Di questo prelato d’altissimo merito (n. il 14 gennaio 1753, † il 22 gennaio 1829), infaticabile nella cura delle anime e nel governo della Diocesi, recitò l’elogio Pier Aurelio Mutti, allora direttore del Liceo, poi vescovo di Verona e finalmente patriarca di Venezia e lo diede alle stampe nel 1830 (Bergamo, Sonzogno).

L’istituto delle Dorotee fiorì e si dilatò per opera di don LUCA, missionario apostolico ed autore di un progetto morale ed economico pubblicato in Bergamo nel 1836. È un invito all’agricoltura, della quale si espongono i vantaggi e per la quale si vorrebbe sorgessero istituti appositi o stabilimenti di educazione, sopratutto per gli orfani. Nato a Bergamo il 22 gennaio 1789, don Luca morì in Venezia nella Casa Madre delle Dorotee il 18 aprile 1866. Un anno dopo ebbe solenni esequie in Calcinate e ne recitò l’elogio don Luigi Locatelli, prevosto del Carmine in Bergamo; lo diede poi alle stampe, illustrandolo con copiose note, nel 1868.

La stampa ha conservato qualche frutto delle fatiche letterarie di questa famiglia. GIUSEPPE pubblicò in Venezia nel 1618 un’operetta intitolata: I donneschi difetti; PIETRO, nel 1855, un volume di poesie; poesie d’occasione composero e, stamparono, secondo l’uso del tempo: MARCANTONIO (1733, 1740), EGIDIO (1743), IGNAZIO (1751), ANTONIO (1754), CESARE (1759), CELIO (1764), GIOVANNI (1777, 1778), IPPOLITO (1784, 1820, 1827).

Nell’Elenco 1815-1818 erano iscritti: ANTONIO, FRANCESCO, FRANCESCO, NICOLA, GIACOMO.

In quello del 1840 erano iscritti: ANDREA, MARCO, LELIO ed ENRICO, del fu Antonio; FERMO, GIUSEPPE, LUCA, MARCO, MATTEO e GIOVANNI, fu Enrico.

La famiglia è iscritta nell’El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di conte (m.), cavaliere (m.), nobile (mf.).

Figli di Luca Antonio: ENRICO, sp. con Caterina Corner, e MARCO CELIO, canonico.

Figli di Enrico: 1) GIUSEPPE, sacerdote.

2) LUCA, sacerdote.

3) FERMO, sp. con la nobile Elisabetta Zineroni, da cui:

1) ENRICO (n. 18 giugno 1826), sp. con Elisabetta Conini, da cui: a) FERMO VINCENZO (n. 30 dic. 1856). Figlio: ENRICO. b) ANGELO (n. 4 maggio 1866), sp. con la nobile Mazzetti Biancinelli, da cui: (a) FRANCESCO; (b) ENRICO FIORENTINO; (c) Angela in Alessandri.

2) MARCO CELIO (n. 2 settembre 1828), sp. in prime nozze con la nobile Giulia Valier, ed in seconde con Carolina Passi. Dalla prima moglie ebbe: a) Giulia; b) Elisabetta; c) Maria Pia.

d) ALESSANDRO FERMO, n. 1861, † Venezia 13 aprile 1903, sp. con la nobile Giuseppina Mapelli, da cui: (a) Ippolita in Donatelli; (b) Giulia in Tacoli; (c) Modesta; (d) Maria Luisa; (e) Benedetta; (f) Angelina; (g) Lidia.

e) ENRICO MATTEO, sp. con Maria Mapelli, da cui: (a) Carolina in Sbriscia Fioretti; (b) ALESSANDRO, da cui GIAN LUCA ed Emma; (c) Elena in Calandri; (d) MARCO CELIO.

f) (secondo letto) GIUSEPPE.

3) GIUSEPPE (n. 25 dicembre 1842), sp. con la nobile Luigia Fossati, da cui: a) FERDINANDO. Figli: FERMO, VITTORIO, GIUSEPPE, Maria Luisa, AMEDEO, Anna, EVASIO, Elisabetta.

b) Erminia, c) Maria.

4) MARCO, sacerdote.

5) MATTEO (n. 18 febbraio 1804), sp. con la nobile Anna Lomellini, da cui; a) GIULIO (n. 30 settembre 1828); b) LUCA (n. 5 dicembre 1829); c) Teresa (n. 11 maggio 1832); d) PIETRO (n. 6 marzo 1833); e) Giuseppa (n. 30 novembre 1834); f) ALESSANDRO (n. 9 novembre 1835; g) Antonia (n. 1° maggio 1841).

g. l. [Giuseppe Locatelli]


Genealogia

Genealogia Passi

Stemmi

ARMA: Troncato: nel 1° d’argento ai quattro P romani maiuscoli, di nero, in fascia, uniti a due a due e legati al piede da una sigla attraversante e sormontata ogni coppia da un segno di abbreviazione medioevale, pure di nero; nel 2° sbarrato di rosso e d’oro. (Raccolta Camozzi, n. 1449; Muletti, n. 118; Pagano, p. 115; Manganoni, pagina 62; Anonimo, p. 1: tutte nella Biblioteca di Bergamo).

Alias: Inquartato: nel 1° d’oro all’aquila di nero coronata del campo; nel 2° e 3° di Passi, che è come il precedente, ma colle lettere senza la sigla al piede e sormontate da una corona, il tutto d’oro; nel 4° d’azzurro al leone sostenente colle zampe anteriori un’asta sormontata da un fiordaliso, il tutto d’oro. (Raccolta Camozzi, n. 2310, stemma presentato per il riconoscimento ed ora comunemente usato).

Alias: Come al n. 1°, ma nel 2° bandato di rosso e d’oro. (Raccolta Chisoli, pag. 59; Camozzi, n. 1449, in nota).

Alias: Troncato: nel 1° d’argento alle due coppie di P romani, in fascia, ognuna attraversata al piede da una sigla, il tutto di nero; nel 2° sbarrato di oro e di nero. (Raccolta Muletti, n. 359; Camozzi, n. 1805, nota; Anonimo, pag. 17).

Alias: Inquartato: nel 1° e 4° troncato: a) d’argento alle due coppie di P maiuscoli romani, ciascuna coppia attraversata al piede da una sigla e sormontata dall’abbreviatura, il tutto di nero; b) bandato di rosso e d’argento; nel 2° e 3° di rosso al leone d’oro. (Raccolta Camozzi, n. 1450; Anonimo, pag. 43).

Alias: Troncato: nel 1° d’argento alle due coppie di P maiuscoli romani, ciascuna coppia sormontata da un’abbreviatura, e ambedue sormontate in capo da una corona antica di cinque punte, il tutto di oro; nel 2° sbarrato d’oro e di rosso di sette pezzi. (Raccolta Camozzi, n. 2309. Stemma presentato per il riconoscimento della nobiltà da Francesco Nicola e Giacomo quondam Orsino, da Antonio e Francesco quondam Marco Antonio, il 12 ottobre 1818, e da Giulia Adelasio vedova Passi, il 9 dicembre 1818).

Stemmi famiglia Passi

Storia

Personaggi

Dimore

Bergamo, Calcinate (Bergamo) e Venezia

Sepolture

Iconografia

Dipinti e Ritratti

Archivio fotografico

Fonti

Presso la Biblioteca Civica 'A. Maj' di Bergamo sono conservate le pergamene relative alle seguenti persone (per maggiori dettagli vai al sito):

Passi Alessandro fu Socino, di Bergamo, 1540 perg 0915

Passi Camillo fu Paolo, di Calcinate, 1564 perg 3268

Passi Giovanni Francesco fu Socino, di Bergamo, 1540 perg 0915

Passi Grazio, giudice Comune di Bergamo, 1263 perg 0951

Bibliografia

Sitografia

Documenti

Collezioni

Note