Relazione di Gian Paolo Agliardi

Da EFL - Società Storica Lombarda.

Relazione tenuta all’Ateneo di Scienze e Lettere, aprile 1999.

Ringrazio il Prof. Pagani che mi ha gentilmente proposto di dire due parole di presentazione del mio antenato Bonifacio Agliardi, spero solo di non essere troppo inadeguato nel rievocare in questo prestigioso consesso uno dei suoi fondatori.

Come archivista sono un autodidatta e per di più part time. Rimasto orfano di mio Padre in assai giovane età, come del resto era accaduto a Bonifacio, ho dovuto arrangiarmi a frugare nell’archivio di casa quando ho cercato di chiarirmi le idee sulla storia della nostra famiglia. Archivio che per quanto ricco e ordinato, non lo è mai abbastanza per soddisfare le nostre sacrosante curiosità, che sono come le ciliegie: l’una tira l’altra. Devo dire che ho avuto moltissimi aiuti da amici e conoscenti, l’ultimo concerne proprio il nostro Bonifacio, ed è la notizia che il suo ritratto, che viene ora presentato così ben restaurato, era stato a suo tempo donato all’Ateneo, allora ancora Accademia, dal suo lontano pronipote Canonico Camillo, personaggio egli pure interessante per la cultura storica bergamasca e non molto conosciuto a detta di Bortolo Belotti.

Per rendere più viva la figura del nostro Bonifacio penso valga la pena d’inquadrarlo nell’ambito della sua famiglia. Di lui abbiamo vari e non banali ritratti e così di alcuni suoi ascendenti a cominciare dai suoi nonni Alessandro (1555 ca † 1604), Ambasciatore presso le “tre eccelse Leghe della Retia superiore”, e Ippolita Benaglio ritratti dallo Zucco; o dai suoi bisnonni Bonifacio (1516 ca † 1580) che fu Legato di Venezia presso l’Arciduca Carlo e tra i fondatori del Museo delle “Antichità patrie” e del Monte di Pietà, ritratto con la moglie Angelica de Nicolinis da Moroni. E qui vi sono risvolti di color “giallo Hichkokiano” per Ippolita e Alessandro ed invece nel campo del restauro per i due ritratti dal Moroni, ma non è il caso di divagare. Sempre del Moroni v’è ora a New York il bellissimo ritratto della zia di codesto Bonifacio di Antonio e quindi pro-prozia del nostro. È quello di Lucrezia Agliardi, non molto avvenente invero, tal che in famiglia era insolentemente soprannominata “a Gosa”, ma virtuosa monaca che rimasta vedova Vertova fondò il Monastero di Albino. Abbiamo poi i ritratti dei nipoti, figli di suo fratello Camillo e di Ettora Martinengo, dipinti da Evaristo Baschenis. A questo punto sorge spontaneo il quesito, purtroppo privo sin ora di documenti, e cioè quale interferenza possa se mai aver avuto il nostro Bonifacio, prelato lui pure con il quasi coetaneo e vicino di casa e di Curia, Prete Evaristo Baschenis, nel favorire i rapporti d’amicizia tra il pittore e la famiglia Agliardi, che sembrano molto più conviviali, ben oltre quelli di committenza e di buon vicinato. Certo è che anche Bonifacio si interessava di musica ed in un suo scritto dibatte il tema se più la Letteratura o più la musica giovasse alla cultura dell’animo. Il che fa ritenere che partecipasse attivamente ai concerti che allora si davano a Bergamo. Per completare l’ambiente culturale e sociale, che circondava Bonifacio in famiglia e nella sua Bergamo, va ricordato che egli era il primogenito di Bonifacio e di Isotta Secco Suardo, nato il 20 maggio 1612. Suo padre fu paggio d’onore alla corte di Vincenzo I Gonzaga e poi combatté come capitano dei Corazzieri a cavallo della Serenissima agli assedi di Signa e Gradisca. Poi, nel 1622, fu nei Paesi Bassi agli ordini del grande Spinola, come comandante di cavalleria e morì nel 1624 all’assedio di Breda nelle Fiandre. Vedasi il bellissimo quadro del Velasquez per la resa della città. Si concluse così tragicamente la militanza che nei bellicosi decenni tra ‘500-’600 era già stata inaugurata da suo nonno Alessandro che, prima d’essere Ambasciatore, aveva combattuto per Venezia nella guerra di Morea e a Trieste Commilitoni del padre e del figlio erano vari parenti e amici come i Martinengo, gli Albani , i Secco Suardo, i Lupi, i Benaglio ecc. Riprende con Bonifacio, in chiave religiosa, una tradizione culturale tipicamente umanistica vuoi politica, ma soprattutto artistica e scientifica che era stata prevalente retaggio della famiglia tra il XIV e la fine del XVI secolo. Una frammentaria “storia cronologica dalla famiglia Agliardi dal 1007 al 1684” che cita episodi riferiti da vari autori, fornisce diverse interessanti notizie, anche se l’aulico stile secentesco induce talvolta a sorridere. La storia documentata iniziata nel 1175 con la partecipazione al consiglio della città protrattasi per successive generazioni sino all’inizio di questo secolo. Si fa notare Giovanni (1345ca † 1430.) Dottore e Ambasciatore a Milano, suocero del noto umanista Gasparino Barzizza. Poi particolarmente si distinse il quadrisnonno di Bonifacio, Alessio (1445 † 1527) Ingegnere idraulico e militare e Architetto di chiara fama, tecnico di fiducia di Bartolomeo Colleoni, il suo esempio sarà poi seguito dai figli Bonifacio e Antonio, essi pure architetti e Gineforte. Bonifacio, nato come s’è detto nel 1612, rimase orfano di padre a 12 anni ed a circa 15 anni (1627) entrò in religione fra i Padri Teatini, nel convento di S:Agata a Bergamo. Il 7 febbraio 1647 con Clemente Rivola, poi Arciprete in Verona e con il Padre Donato Calvi, Agostiniano, fondarono l’Accademia degli Eccitati col motto “Jacentes exitat”. Pubblicherà con lo pseudonimo di “Accademico” e “Galiardi Francibono” poemi non eccelsi, mentre gli assai migliori suoi “ Saggi Sacri” furono pubblicati in Venezia nel 1665. L’8 maggio 1653 il Capitolo generale dei Chierici Regolari Teatini, riunito a S. Silvestro a Monte Cavallo in Roma, lo nominò Generale dell’Ordine per un Triennio, prima della conclusione del quale nel 1655 viene destinato a Vescovo di Adria. Da quale Pontefice? Qui la citata storia di famiglia dice Innocenzo X ed il cartiglio d’un suo ritratto, che è in casa nostra, dice Alessandro VII, ma sembra quasi che sia stato corretto. La sede vacante terminò il 7 aprile 1655, la nomina dev’essere avvenuta in quei giorni. Nel 1656 vi fu una vana supplica votata dal consiglio della nostra città per la sua nomina a Vescovo di Bergamo. Venezia infatti non accettò e venne invece nominato Gregorio Barbarigo Bonifacio muore ad Adria il 2 febbraio 1667 (secondo la citata Storia di famiglia nel 1666).

Da B. Belotti Agliardi Bonifacio Prelato, conte e letterato Bergamasco sec. XVII, Vol 5°, p. 69 (riguarda padre e zio); p. 171 (1656 supplica votata dal consiglio della città per la sua nomina a Vescovo di Bergamo. Venezia non accettò,venne nominato Gregorio Barbarigo)

vedi: Galiardi Facibono