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Sorelle di Ferdinando, di Giovanni: Camilla, n. Milano 14 settembre 1849, sp. Milano 2 ottobre 1869 al conte Marcello Rocca Saporiti, marchese della Sforzesca; Fulvia, n. Milano 15 settembre 1855, sp.: 1) a Milano 31 gennaio 1881 col nob. Giovanni D’Adda dei marchesi di Pandino, vedova in Milano 24 giugno 1900; 2) sp. a Trecella il 5 giugno 1905 con don Francesco Venturi Gallerani, patrizio senese.
 
Sorelle di Ferdinando, di Giovanni: Camilla, n. Milano 14 settembre 1849, sp. Milano 2 ottobre 1869 al conte Marcello Rocca Saporiti, marchese della Sforzesca; Fulvia, n. Milano 15 settembre 1855, sp.: 1) a Milano 31 gennaio 1881 col nob. Giovanni D’Adda dei marchesi di Pandino, vedova in Milano 24 giugno 1900; 2) sp. a Trecella il 5 giugno 1905 con don Francesco Venturi Gallerani, patrizio senese.
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Il Marchese Ferdinando, Senatore del Regno, di Giovanni, di Ferdinando, n. a Milano il 29 febbraio 1860, morì in Milano il 21 maggio 1933.
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Dei suoi figli il quintogenito GIOVANNI, Cav. d’On. e Dev. del S. M. O. di Malta e Cav. dell’Ord. Eq. del S. Sepolcro, n. a Milano 3 gennaio 1896, spos. ivi 15 maggio 1930 con la Nob. Costanza dei Conti Caccia Dominioni, è padre di:
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FERDINANDO, n. a Milano 10 aprile 1931 e di Uberta, n. ivi 10 dicembre 1933.
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Versione delle 12:29, 6 lug 2019

Stemma Resta Pallavicino (Spreti, vol. V, p. 655)

Vittorio Spreti, Enciclopedia storico-nobiliare italiana, Milano, 1928-32, vol. V, pp. 655-661:

RESTA e RESTA PALLAVICINO.

Il Calvi, nella sua opera sulle Famiglie Notabili Milanesi, così inizia la serie genealogica di questa prosapia: «Dalla prima metà del secolo XIV una casata che appellasi de Restis si agita nella nostra città (Milano), e vi gode di una popolarità straordinaria. Le abitudini e i costumi di questa illustre prosapia ce la farebbero ritenere veramente autoctona della metropoli nella quale si andò acquistando tanto favore. Gli elenchi più antichi del Consiglio Generale riboccano di individui portanti un tal nome (nel 1355, il più antico, figurano Johanolus, Antoniolus, Petrolus, Bernardus, Franciscus e Sigibaldus); come riboccano, venendo giù pel corso dei tempi, tutte le amministrazioni comunali, e infine le cariche che erano privilegio dei soli patrizi. I Resta seguirono per oltre cinque secoli le belle tradizioni della loro schiatta, mantenendosi in quella nobiltà di toga che è il carattere peculiare della famiglia milanese... Un grandioso palazzo innalzato dal conte Carlo Resta verso il 1742, ci attesta la splendida posizione sociale che la famiglia occupava fra noi...» Così il Calvi, che volle, come noi, lasciare alla leggenda le astratte tradizioni che i Resta fossero di origine romana consolare e avessero fatto il loro ingresso in Lombardia nel 900. Con GASPAROLO adunque, possessore, circa il 1340, del Castello di Novilio, nella pieve di Rosate, si inizia la documentata genealogia. Questi generò due figli: il primogenito GABRIELE, protonotaro nel 1343 e notaro nel 1375, che a sua volta generò NICOLAO e LUIGI, entrambi protonotari, e che non lasciarono discendenza. Il secondogenito ALBERTO, dal quale discendono gli attuali rappresentanti della famiglia, fu notaro nel foro civile di Milano nel 1343 e procreò due figli: FRANZIO e GIACOMO ANTONIO (detto Antoniolo}. Quest’ultimo fu giureconsulto e cancelliere di Milano sino alla sua morte avvenuta nel 1393, uno dei dodici giurisperiti incaricati da Giovanni Visconti di emendare gli statuti milanesi. Ebbe per figli: GALLO, che fu soprintendente alla fabbrica del Duomo di Milano per porta Vercellina nel 1401; un non ben identificato AMBROGIO; GALDINO, uno dei sette eletti in porta Vercellina nel 1404 per la riscossione dei crediti dell’erario ducale; ALBERTO, detto Bertino, console di giustizia nel 1386, oratore dei milanesi al duca Giammaria Visconti nel 1402; RIZZARDO, membro del Consiglio Generale dei 900 nel 1388 per la parrocchia di S. Giovanni sul Muro, uno dei delegati a recarsi a Pavia ad assistere ai funerali di Bianca di Savoia, vedova di Galeazzo Visconti. Di questi figli, GALLO generò una linea, che attraverso GABRIELE, vivente nel 1422, altro GALLO, che testò il 28 aprile 1511 con rogito del notaro Agostino Mantegazza, si estinse col figlio di questi, FRANCESCO, morto nel 1498; anche RIZZARDO ebbe ben sette figli, fra i quali quattro maschi, che morirono tutti senza discendenza. La famiglia segue invece ininterrottamente col ramo generato da FRANZIO, di Alberto, che fu notaro nel foro milanese l’anno 1377. Partono da costui tre rami della casata:

II primogenito col figlio ZENTILINO, anch’esso notaro nel foro e che con altri cittadini il 23 marzo 1395 fornì un prestito di 19.000 fiorini al vicario imperiale Gian Galeazzo Visconti. Dal suo matrimonio con Agnese Pagnani nacquero tre figli: 1) ANTONIO, capitano delle milizie del duca di Milano, comandante della cittadella di Alessandria nel 1340, morto il 2 ott. 1346, marito di Catellina Clerici da Lomazzo, dalla quale ebbe: BELTRAME e PIETRO, che vivevano nel 1432 e morirono senza prole; 2) GIOVANNI, vivente nel 1407, che dal suo matrimonio con Anastasia Lampugnani ebbe quattro figli: LUIGI, EMANUELE, vivente nel 1438, RAFFAELE, membro del Consiglio Generale nel 1474, e GIAMBATTISTA, nominato sindaco per un biennio con Pat. 9 settembre 1448. Il nominato Luigi, oltre ad una figlia Lucia, ebbe ANTONIO (1522) e ZENTILINO (1529), che non lasciarono discendenza; il Giambattista generò un ramo che attraverso un ZENTILINO (1483), un FRANCESCO (1538), si estinse col figlio di quest’ultimo: GIAN AMBROGIO (1522); 3) FRANZINO, che fu il continuatore della casata.

Il secondogenito di Franzio fu MARCO (o Matteo) che fu legato dai Visconti, signori di Milano, a Venezia per negoziarvi quella pace che fu poi solennemente proclamata a Milano il 1° giugno 1355. I Veneziani, valutandone le rare doti, lo ascrissero al loro patriziato. Nel 1355 è proclamato consigliere maggiore in quel Consiglio. Morì senza lasciare discendenza.

Il terzogenito di Franzio fu MARTINO, marito di Tommasina, detta Martina, figlia di Ambrogio Trivulzio. Da questo matrimonio gli nacquero cinque figli: 1) FRANZIO (o Franzino), che sposatosi con Biondina di Bonino Montebreto, ebbe da questa otto figli, fra cui AMBROGIO, protonotario nel 1417 e poi terziario francescano; SIMONE, che a sua volta impalmò Pietrina, di Antonio Fedeli, che gli generò quattro maschi, fra cui un PIETRO, membro del Consiglio Generale nel 1510, e tutti defunti senza prole; 2) Giacomo, che viveva nel 1439; 3) Clara, spos. ad Antonio del Maino; 4) LANCELLOTTO, che lasciò tre figli morti senza prole; 5) ANTONIO (detto Antonino), protonotario nel 1384, che dalla moglie Lucrezia di San Vittore ebbe: MARTINO, AMBROSIO, notaio nel 1418, BALDASSARRE, ucciso in rissa nel 1455 dal cugino Enrico Resta, figlio di Francesco, Jacobina, che nel 1420 andò sposa a Michele Trivulzio. Dei maschi, solo Martino, vivente nel 1459, lasciò discendenza. Dal suo matrimonio con Caterina Pozzobonelli, ebbe sei figli, fra i quali: ANTONIO, che generò una linea che attraverso il figlio GIOVAN PIETRO si estinse nel figlio di questi, GALEAZZO; GIACOMO, che ebbe tre figli che non lasciarono discendenza; GIAMBATTISTA, vivente nel 1580, che dalla moglie Ambrosina, di Ambrogio Alciato, ebbe, fra gli altri figli, GIAN GIACOMO, che testò 6 marzo 1572, autore di un altro ramo che scende attraverso GIOVANNI BATTISTA, vivente nel 1580; altro GIAN GIACOMO (n. nel 1560), maestro d’eloquenza nelle Scuole palatine nel 1601, uno dei XII di Provvisione nel 1587, giudice delle vettovaglie nel 1595 e 1602 († 25 agosto 1613); altro GIAMBATTISTA, discepolo del Ripamonti col fratello GIOVANNI (detto Francesco), abate Cassinese nel 1644, oratore dei milanesi al Re Cattolico e rettore del Monastero di S. Pietro in Gessate; GIACOMO ANTONIO (1639), notaro e cancelliere dell’Ufficio di Provvisione; altro GIAMBATTISTA, feudatario di Vialba e Villapizzone, nella pieve di Bollate, per investitura 20 giugno 1677, con facoltà di appoggiarvi il titolo di conte, creato marchese dal duca di Parma Ranuccio Farnese con Diploma 20 settembre 1678 per sé e discendenti maschi, assai ricco di censo, morto il 29 aprile 1728 di anni 70. Aveva sposato in prime nozze Maria Maddalena del conte Carlo Anguissola, defunta a 26 anni il 25 agosto 1684, in seconde Teresa, del conte Ottavio Castiglioni, defunta a 35 anni il 23 dicembre 1698; in terze nozze Giovanna, del marchese Carlo Lonati, defunta il 1 marzo 1753. Da questi matrimoni gli nacquero dieci figli, fra i quali Rosa Margherita, sposata nel 1700 a Giovanni Salazar, conte di Romanengo; Teresa (n. 26 novembre 1701), sposata al conte Carlo Litta, di Francesco, e tre maschi: GIACOMO, FRANCESCO FILIPPO e PAOLO MARIA, morti senza discendenza. Così anche questo ramo si estinse.

Dei tre figli di Zentilino, di Franzio, di Alberto, solo FRANGINO continua ininterrottamente la stirpe. Era questi causidico e notaio e con rogito 16 giugno 1415 ricevè in assegno il Castello e i beni di Novilio. Era già morto il 30 ottobre 1453. Aveva impalmato Orsina Colli di Vigevano, dalla quale gli nacquero due figli: FRANCESCO e AMBROGIO, e quest’ultimo, morendo senza prole, con testamento in giugno 1442, a rogito Antonio Lantirio, chiamò erede il fratello.

FRANCESCO, possessore del Castello di Noviglio, come molti gentiluomini milanesi in quei tempi, e nonostante il largo censo, si dedicò al commercio del cotone. Ebbe incarichi ed uffizi nel Foro. Risulta già defunto nel 1408. Dai suoi due matrimoni con Margherita Ferrari e Anastasia Sannazzaro (forse Salazar) ebbe nove figli: AMBROGIO, vivente ancora nel 1522, che testò il 13 settembre 1509 istituendo erede il nipote Giamaria, figlio di suo fratello Matteo; Margherita, moglie di Donato Carcano; Camilla, sposata a Vincenzo Oliva; MATTEO, famigliare di Filippo Maria Visconti, duca di Milano, e cameriere ducale dal 1460 al 1473, podestà di Bassignana nel 1474, sposatosi con Margherita Molteni, dalla quale nacque il Gianmaria, morto improle ed erede dei beni dello zio Ambrogio; GIOVANNI ANTONIO (seguente); ENRICO, uccisore del cugino Baldassarre e poi graziato di ogni pena da Francesco Sforza per intercessione di re Alfonso d’Aragona nel 1455, morto improle; Orsina, sposata a certo Giorgio della Valle (o da Lavalle); LUIGI o LODOVICO, prefetto della Camera Ducale dal 1481 al 1495 e che ebbe un figlio, ritenuto adottivo, GIOVANNI FRANCESCO, morto senza prole.

GIOVANNI ANTONIO, di Francesco, podestà delle terre di Siziano e Mettone nel 1479, pretore del Borgo di Rosate nel 1480-81, possessore del castello avito di Novilio, testò il 15 agosto 1517 e 31 marzo 1523 per rogito Nicolo Vignarca, aveva sposato Caterina Scaccabarozzi, dal quale matrimonio gli nacquero: MARCELLO, ascritto alla clericale milizia di Matteo, vescovo di Lodi; GIOVANNI MATTEO (seguente); Susanna, sposata a Galeazzo Visconti di Somma (q. Azzo); PIETRO FRANCESCO, che fu compreso nel bando del 6 marzo del 1522 del gran cancelliere del duca di Milano Francesco II Sforza, Gerolamo Moroni, contro i sostenitori del re di Francia; morto improle.

GIOVANNI MATTEO, di Giovanni Antonio, fu iscritto nella Camera dei mercanti di lana nel 1515. Morì nel 1566. Aveva sposato Ottavia, di Giovanni Panzeri, che gli procreò undici figli, fra le quali tre femmine che si monacarono: due in S. Michele sul Dosso e la terza in Meda; ANGELO, frate nel monastero di Casoretto; GIOVANNI FRANCESCO, canonico ordinario nella Metropolitana milanese per bolla 9 marzo 1565 del pontefice Pio IV, notaro e protonotario apostolico con privilegio 20 settembre 1573 del card. Alessandro Farnese; GIULIO, signore di Castel Solarolo in Romagna, che comperava nel 1570 da Lodovico Gonzaga, duca di Nevers, con mero e misto imperio e podestà di spada, morto improle in Francia prima del 18 ottobre 1572; AMEDEO, famoso giureconsulto, vivente ancora nel 1572 e autore di una breve linea che attraverso il figlio Gian Matteo si estinse nell’abiatico Giambattista; CLEMENTE, abate nel Monastero di S. Vittore in Milano; AURELIO (seguente); OTTAVIANO, monaco col nome di Amedeo nel Monastero di S. Maria delle Grazie in Milano; Giuditta, moglie di Orazio Visconti, giureconsulto collegiato.

AURELIO, di Giovanni Matteo, sindaco e pubblico notaio in Milano e sindaco fiscale generale nel 1574, che nell’anno 1560 aveva sposato Bianca, di Giulio Legnani, che gli procreò Margherita, sposata nel 1611 a Sereno Confalonieri, di Alessandro, e AURELIO AMEDEO (seguente).

AURELIO AMEDEO, di Aurelio, nato postumo nel 1561, fondò nel 1613 una cappellania col titolo di S. Giov. Battista nella chiesa di S. Francesco in Milano. Morì nel 1645. Sposò Artemisia, di don Camillo Porro, che gli generò: Barbara, sposa a Marcantonio Cavenago; GIULIO, capitano di fanti; CARLO (seguente); MATTEO, morto il 31 agosto 1647 e che ebbe quattro figli morti senza discendenza; Angela, GIOVANNI FRANCESCO, addottorato in Pavia il 5 agosto 1620, vicario generale di quella Curia, nel 1621 nobile giureconsulto collegiato in Milano, protonotario apostolico; Bianca, sposata a certo Rossi; Girolama, sposata nel 1625 a Franco Maria Medici di Seregno; ANTONIO (n. nel 1603), morto improle.

CARLO, di Aurelio Amedeo, dei XII di Provvisione, capitano di milizie, morì 22 settembre 1659. Il 10 luglio 1641 aveva sposato Livia Caterina Casati, che gli generò: AURELIO, morto improle; MICHELE (n. 29 ottobre 1645), che nel 1678 fa donazione al fratello Francesco con vincolo di primogenitura, morto improle nel 1710; FRANCESCO (seguente); Artemisia, morta nel 1663; ANTONIO, barnabita in S. Alessandro in Milano; GIUSEPPE, morto infante.

FRANCESCO, di Carlo, nobile giureconsulto nel 1671, con Diploma 23 aprile 1679 fu creato conte dal re Carlo II di Spagna con discendenza primogeniale maschile, titolo interinato dal Senato di Milano il 2 giugno 1679. fu giudice delle vettovaglie nel 1682, dei XII del Tribunale di Provvisione nel 1688, dei LX Decurioni nel 1602, ebbe l’iscrizione nel Catalogo nobiliare del 1688, morì nel 1700. Sposò il 30 agosto 1678 Anna, del conte Pietro Giorgio Borri, dalla quale nacquero: ANTONIO, barnabita; Corinna; PIETRO GIORGIO; Maddalena; CARLO (seguente); Teresa; Lucia e GIUSEPPE, che vestì l’abito ecclesiastico nel 1699. CARLO, di Francesco (n. 26 aprile 1680), nel 1706 fu eletto uno dei quaranta della Santa Inquisizione; nel 1702 capitano di milizia urbana; nel 1716 uno dei quattro del patrimonio; nel 1722 dei LX Decurioni di Milano; nel 1729 giudice delle strade. Morì nel settembre del 1767. Aveva ospitato nella sua casa nel 1734 Carlo Emanuele III, re di Sardegna. Sposò Giulia, del marchese Pirro Visconti di Borgoratto, grande di Spagna e gran cancelliere dello Stato di Milano. Da questo suo matrimonio nacquero: CARLO FRANCESCO, primogenito (n. 15 febbraio 1714), laureato a Pavia in ambo le leggi nel 1734; nel 1747 fu eletto fra i conservatori togati del patrimonio della città di Milano, R. luogotenente nel 1752, vicario di Provvisione della città e Stato di Milano; aveva sposato 8 ottobre 1747 Giovanna, del marchese Giovanni Giorgio Pio Pallavicino Trivulzio e morì il 5 febbraio 1754 senza successione; Maria Giuseppa, sposata nel 1725 al conte Antonio Giuseppe Gavazzi della Somaglia; Margherita, sposata nel 1734 al conte I.orenzo Salazar di Romanengo; Paola, monaca nel Monastero dell’Annunziata in Milano; GIUSEPPE (seguente); ANTONIO (n. 6 ottobre 1718), ammesso nell’Ordine di Malta nel 1735, commendatore e balio di Grazia e nel 1778 luogotenente del Priorato di Lombardia, morto 6 novembre 1788 improle; Teresa; GIOVANNI BATTISTA, addottorato in Pavia 8 luglio 1755 abate commendatore dei SS. Cosma e Dannano, alias dell’Ordine di S. Basilio degli Armeni, referendario di Signatura, prelato domestico di Benedetto XIV, governatore di Orvieto, uditore di S. Rota dal 1781, nel 1808 viveva ancora in Roma reggente la Penitenzeria e col grado di decano della S. Rota.

GIUSEPPE, di Carlo (n. 17 giugno 1730), capitano e proprietario di una compagnia di corazze di S. M. Cesarea nel reggimento di Cordova, nel 1754 gentiluomo di camera, nel 1755 uno dei quaranta della Santa Inquisizione, nel 1757 dei LX Decurioni della città, I. R. ciambellano e cameriere nel 1766. In esecuzione all’Editto di governo 20 novembre 1769 l’I. R. Tribunale Araldico, con Decreto del 4 agosto 1770, riconosce a Giuseppe Resta la nobiltà generosa e ordina la delineazione dell’arma nel Codice Araldico del Ducato. Nel 1768 fu scelto dal duca Francesco di Modena fra i XII di provvisione, nel 1774 l’arciduca Ferdinando d’Austria lo nomina giudice delle strade; eletto ciambellano di Maria Teresa nel 1778. Con l’ingresso dell’armata francese in Lombardia e decretatogli il bando, riparò prima a Mendrisio e poi a Venezia, ove moriva il 27 aprile 1801. Aveva sposato 11 novembre 1757 Camilla del marchese Giuseppe Villani, che gli procreò: CARLO, primogenito (n. 6 marzo 1768), che con S. Risol. del 21 novembre 1816 aveva ottenuto dall’imperatore d’Austria Francesco I la conferma dell’antica nobiltà e il titolo di conte, goduto dai primogeniti della famiglia prima del 1796. Morì il 17 agosto 1838. Il 25 novembre 1805 aveva sposato Maria, del marchese Francesco Saverio Olevano Confalonieri, dalla quale nacquero: Camilla, che sposò il nobile Giuseppe Barbò; GIUSEPPE (n. 11 gennaio 1808), che ospitò nel suo palazzo in Milano il duca di Modena Francesco d’Austria d’Este; morì senza prole il 16 febbraio 1872; Giulia Francesca, morta fanciulla; Giulia Isabella, sposata al conte Alessandro Moroni (estinguendosi così anche il ramo di Carlo, erede del titolo di conte); Giulia, sposata al conte Carlo Melzi; Maria Anna, sposata al marchese Lanfranco Cortese di Modena; FERDINANDO (seguente).

FERDINANDO, di Giuseppe (n. il 5 marzo 1780), fu ammesso nel S. M. O. di Malta con Bolla 16 aprile 1780 previa dispensa di papa Pio VI. Morì il 12 aprile 1809. Il 7 agosto 1806 aveva sposato Camilla Prata, di Giuseppe Michele, patrizio milanese, che gli procreò due figli: GAETANO, morto infante, e GIOVANNI (seguente).

GIOVANNI, di Ferdinando (n. 27 aprile 1807), fu confermato nei diritti di nobiltà con Dispaccio governativo del 22 marzo del 1817. Vestì l’abito di cavaliere di S. Stefano di Toscana. Patriota fervente, nel 1848 fu colonnello della Guardia Nazionale. Nel 1860 Re Vittorio Emanuele II lo nominò governatore dei Reali Palazzi di Milano e lo insignì della commenda dei SS. Maurizio e Lazzaro. Il conte Giuseppe Resta, unico figlio del conte Carlo, essendo morto celibe il 16 febbraio 1872, il ministro dell’Interno del Regno d’Italia, con Decreto 10 febbraio 1873, dichiarò spettare al suddetto Giovanni, cugino germano del predetto Giuseppe, il titolo di conte con trasmissione primogeniale mascolina. Il conte Giovanni morì il 1° marzo 1882. Aveva sposato il 27 marzo 1847 Francesca, del marchese Muzio Pallavicino Clavello, dalla quale sono nati: FERDINANDO, Camilla e Fulvia, attuali rappresentanti della famiglia.

Altri rami staccati esisterono di questa casata e di incerto attacco genealogico a quelli già descritti. Uno fu generato da un SIMONE, membro del Consiglio Generale nel 1388 e che generò fra altri figli: GIOBBE, GIAN GIONA e LAZZARINO. Di Giobbe appare il nome nell’elenco dei cortigiani dal 1395 al 1408 e col fratello Lazzarino fu segretario di papa Alessandro V, poi di papa Giovanni XXIII. Nel 1410 l’imperatore Venceslao con suo Diploma dato da Praga il 20 maggio lo creò conte palatino coi fratelli Lazzarino e Gian Giona coi loro discendenti maschi e legittimi. Lazzarino fu famigliare della Corte ducale di Gian Galeazzo Visconti dal 1395 al 1408 e fu deputato della Fabbrica del Duomo nel 1422. Questo ramo si estinse con un Giobbe nel 1539. Altro ramo fu generato da un PIETRO (secolo XIV) e che si estinse con un GIAN FRANCESCO nel 1584 circa.

Altro ancora fu generato da un GIORGIO, appartenente al Consiglio Generale nel 1335. Si estinse con un CRISTOFORO, sacerdote, ancor vivente nel 1451.

Altro in fine fu generato da un PAOLINO (1388) e si estinse nel 1446 con una femmina: Ambrosina.

Il vivente senatore FERDINANDO sposò nel nel 1884 la marchesa Fulvia Pallavicino Clavello, della illustre famiglia ghibellina della linea dei signori di Busseto, di cui un ramo si stabilì verso il 1550 in Cremona. Nel 1675 Antonio Maria Pallavicino, eletto nei Consiglio Decurionale di Cremona, era stato autorizzato ad aggiungere al suo il cognome Clavello per il matrimonio con Aurelia, ultima discendente dei Clavello conti di Fabriano. Muzio Omobono, che nel 1761 aveva sposato Maria Zaccaria, ultima erede della famiglia decurionale cremonese dalla quale era uscito il santo Antonio Maria, barnabita, aveva rivendicato ed ottenuto conferma per sé e suoi discendenti del titolo di marchese dello Stato Pallavicino e il Patriziato veneto. Detta conferma venne poi riconfermata dal Governo Austriaco ad Antonio Maria nel 1816. Al vivente FERDINANDO Resta ed ai suoi figli d’ambo i sessi, con R. D. 15 gennaio 1891, registrato il 27 successivo alla Corte dei Conti, fu concesso di aggiungere al proprio il cognome Pallavicino, con diritto di usarne in tutti gli atti ed in ogni circostanza.

Con D. M. 19 ottobre 1892 fu riconosciuto a questa famiglia l’arma, il cimiero e il motto come sopra descritti. Con D. R. 17 maggio e RR. LL. PP. 25 luglio 1910, S. M. Vittorio Emanuele III rinnovava al predetto Ferdinando il titolo di marchese, trasmissibile ai discendenti legittimi e naturali maschi da maschi.

La famiglia è iscritta nel Libro d’Oro della Nob. Ital. e nell’Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di patrizio milanese (m.), conte (mpr.), marchese (m.), trattamento di don e donna, in persona di FERDINANDO, di Giovanni, di Ferdinando, n. Milano 29 febbraio 1860, dottore in legge, gr. uff. della Corona d’Italia, comm. dei SS. Maurio e Lazzaro, ex-deputato al Parlamento, senatore del Regno, sp. Milano 19 aprile 1884 con la marchesa Fulvia Pallavicino Clavello.

Figli: Francesca, n. Milano 9 febbraio 1885, sp. Trecella (Milano) il 2 maggio 1912 coll’ing. Alberto Dubini; Uberta, n. Milano 26 dicembre 1888, sp. Trecella 19 aprile 1913 con nob. Mario Facheris., morta ottobre 1925; Lucia, n. Milano 8 febbraio 1890, sp. Milano 1 febbraio 1920 col barone Gio. Batta De Cattanei di Momo, colonnello di cavalleria; UBERTO, n. Milano 20 gennaio 1892, dottore in legge, capitano di compl. del Genio, decorato di due Croci di Guerra, campagna 1915-18; sp. Milano 15 apr. 1920 con la nob. Carmela dei conti Mapelli; GIOVANNI, n. Milano 3 gennaio 1896, ingegnere, tenente di complemento d’Artiglieria, decorato di tre Croci di Guerra, campagna 1915-18, cav. d’on. e dev. del S. M. O. di Malta, cav. dell’Ordine Equestre del S. Sepolcro; sp. Milano 15 maggio 1930 con la nobile Costanza dei conti Caccia Dominioni.

Figli di Uberto: Maria Paola, n. a Milano 9 gennaio 1922; Fulvia, n. a Roma 31 gennaio 1923; ANTONIO MARIA, n. a Milano 18 marzo 1932.

Figlio di Giovanni: FERDINANDO, n. Milano 10 aprile 1931.

Sorelle di Ferdinando, di Giovanni: Camilla, n. Milano 14 settembre 1849, sp. Milano 2 ottobre 1869 al conte Marcello Rocca Saporiti, marchese della Sforzesca; Fulvia, n. Milano 15 settembre 1855, sp.: 1) a Milano 31 gennaio 1881 col nob. Giovanni D’Adda dei marchesi di Pandino, vedova in Milano 24 giugno 1900; 2) sp. a Trecella il 5 giugno 1905 con don Francesco Venturi Gallerani, patrizio senese.


'Ivi, Appendice, parte II, p. 522:

Il Marchese Ferdinando, Senatore del Regno, di Giovanni, di Ferdinando, n. a Milano il 29 febbraio 1860, morì in Milano il 21 maggio 1933.

Dei suoi figli il quintogenito GIOVANNI, Cav. d’On. e Dev. del S. M. O. di Malta e Cav. dell’Ord. Eq. del S. Sepolcro, n. a Milano 3 gennaio 1896, spos. ivi 15 maggio 1930 con la Nob. Costanza dei Conti Caccia Dominioni, è padre di:

FERDINANDO, n. a Milano 10 aprile 1931 e di Uberta, n. ivi 10 dicembre 1933.

v. s. [Vittorio Spreti]


v. s. [Vittorio Spreti]


Genealogia

Genealogia Resta

Teatro genealogico delle famiglie nobili milanesi: manoscritti 11500 e 11501 della Biblioteca Nacional di Madrid, a cura di Cinzia CREMONINI, Mantova: Gianluigi Arcari, 2003

Stemmi

ARMA: Partito: nel 1° d’argento alla fascia di rosso, caricata di una resta d’aglio al naturale, e accompagnata in capo da due ferri di zappa dello stesso, addossati a scaglione rovesciato, e in punda una ruota di rosso (Resta); nel 2° cinque punti di rosso equipollenti a quattro d’argento, col capo d’oro carico di una aquila bicipite di nero, coronata del campo sulle due teste (Pallavicino).

CIMIERO: Un guerriero nascente, tenente con la destra una spada e con la sinistra una colonna in sbarra, il tutto al naturale

MOTTO: Sic age ne timeas.

Stemmi famiglia Resta

Storia

Personaggi

Dimore

Milano e Trecella (Milano).

Sepolture

Iconografia

Dipinti e Ritratti

Archivio fotografico

Fonti

Bibliografia

http://www.treccani.it/enciclopedia/resta-sebastiano-conte/

http://www.verbanensia.org/biografie_details.asp?bID=30429&action=R&tipo=2

Sitografia

Documenti

Collezioni

Note