Riva e Riva Finoli (Milano): differenze tra le versioni

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Spreti App., II, p. 536

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Vittorio Spreti, Enciclopedia storico-nobiliare italiana, Milano, 1935, Appendice, II, pp. 535-538:

RIVA

Questa famiglia ottenne il riconoscimento nel 1899, avendo le sorelle Clotilde e Maria provato di discendere legittimamente e direttamente da quel «quondam dominus FINOLO», che fu il capostipite anche della nobile famiglia RIVA FINOLI (Vedi Riva Finoli). La famiglia è iscritta nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana e nell’Elenco Uff. Nob. Ital. del 1933 col titolo di Nobile (pers.), in virtù del D. M. di Ricon. 22 febbraio 1899 in persona di:

Maria Clotilde, di Filippo, di Carlo.

Sorella: Maria.

f. f. [Francesco Forte]

RIVA FINOLI

Questa famiglia fu riconosciuta nobile con decreto 14 febbraio 1796 del Magistrato Politico Camerale di Milano, che ne ordinò la delineazione dello stemma gentilizio su descritto nel Codice Araldico (p. 226) in persona dei cugini capitano don BENEDETTO di Giuseppe Antonio, di Nicolò, e dottor fisico don CESARE, di Rizzardo, di Benedetto. Più tardi, con Sovrana Risoluzione 10 aprile 1816, la nobiltà fu confermata a favore di Cesare e dei suoi figli ANGELO, ANTONIO e CARLO; mentre a VINCENZO, figlio di Benedetto, fu confermata nel 1828.

In occasione del riconoscimento del 1796, oltre la nobiltà generica della famiglia, risultò provato che il capostipite di essa, cioè il «quondam dominus FINOLUS», fu compreso in un ampio privilegio d’immunità concesso nel 1412 dal duca Filippo Maria Visconti ad alcuni suoi fedeli per i loro beni siti nelle pievi di Oggiono e di Garlate, nonché nel luogo di Colzano. I discendenti di Finolo accrebbero il lustro e il decoro della famiglia e all’epoca del riconoscimento fu provato che tutte le generazioni dal secolo XV in poi furono sempre qualificate con titoli onorifici e onorate con nobili cariche, distinguendosi per cospicui matrimoni, possesso di beni e giuspatronato sulla cappella di S. Bernardino con sepolcro gentilizio in S. Eufemia d’Oggiono, nonché per l’antico uso dell’arma gentilizia.

Dal capostipite FINOLO nacque FRANCESCO che viveva in Oggiono negli anni 1434-44. Da lui sortirono i natali BATTISTA (1466, 1472, 1482), e FINOLO (1471-1473), che fu canonico, e poi prevosto della Collegiata di S. Eufemia d’Oggiono. I due fratelli testé nominati sono compresi tra coloro che ottennero da Francesco I Sforza, con privilegio 22 dicembre 1451, la conferma delle immunità già concesse da Filippo Maria Visconti, per le prove di fedeltà a lui date opponendosi ai Veneziani che tentavano di impadronirsi del Ducato. Da Battista vennero in luce BENEDETTO, FINOLO e FRANCESCO (1482, 1491, 1501). Benedetto dié i natali a GIO. BATTISTA, che fu canonico della collegiata di S. Eufemia di Oggiono (istrumento 18 marzo 1501 del notaio Guido Bossi della Curia Arcivescovile di Milano), a FINOLO e a BARTOLOMEO, i quali ricevono la qualifica di nobili negli atti 6 ottobre 1546 e 6 dicembre 1557 rispettivamente rogati dai notai di Milano Roberto Nava e Francesco Bernardino Sabatini. Tra l’altro, giova ricordare che con Bolla 12 marzo 1517 di papa Leone X fu ordinato, sotto pena di scomunica, di render note le somme di danaro e i beni spettanti ai tre fratelli predetti, figli di Benedetto, allora in età minore, e che Bartolomeo nel 1576 fu tra i Magnifici Signori deputati alle provvidenze sulla peste di Milano (Cfr. CENTORIO A., I cinque libri degli avvenimenti, ordini, gride, ecc., Milano, Ghisolfi, 1611, pp. 104 e 141). Da Finolo nacquero GIO. BATTISTA e GIO. FRANCESCO (1570, 1588, 1590), il primo dei quali fu uno dei patroni della cappellania di S. Bernardino nella prepositurale di Oggiono, nella quale poi fece costruire il sepolcro gentilizio della famiglia (a. 1588). Da lui nacque FLAMINIO, marito di Anna Nava (1590), dalla quale ebbe GIO. BATTISTA e BENEDETTO (1627, 1629, 1637). Gio. Battista condusse all’altare la nobile Degnamerita Sirtori e n’ebbe FLAMINIO (1653, 1657), sposatosi in Albese il 28 maggio 1652 con la nobile Giulia Maria Somigliana, di Nicolò. BENEDETTO, figlio di Flaminio, nato in Oggiono il 26 febbraio 1653, sposò in prime nozze Grandilia Annoni (istrumento nuziale 27 maggio 1673 a rogito del notaio di Milano Ermes Delfinoni) e, in seconde nozze, Teresa Galimberti (istrumento nuziale 12 maggio 1696 del notaio di Milano Carlo Giuseppe Cattaneo); dalla prima moglie ebbe NICOLÒ, nato in Oggiono il 2 febbraio 1684, e dalla seconda ebbe RIZZARDO, nato pure in Oggiono il 17 aprile 1708. Da Nicolò, che fu alfiere nell’I. R. Reggimento Dragoni, e da Rizzardo, che fu giureconsulto, notaio e causidico collegiato di Milano, derivano i cugini riconosciuti dal Magistrato Politico Camerale nel 1796. Da Nicolò, infatti, nacque GIUSEPPE ANTONIO, che fu nominato Commissario Generale nel Ducato della Slesia con patente 30 gennaio 1759 e fu padre di BENEDETTO, primo capitano nell’I. R. Reggimento Belgioioso (n. Milano, 9 aprile 1751 da Marta Brentani, moglie legittima di Giovanni Antonio). Da Rizzardo quondam Benedetto e da Antonia Sirtori, sua moglie, nacque in Oggiono il 5 luglio 1734, il dottor fisico CESARE, uomo molto ricco, comproprietario dei laghi di Annone e d’Isella, d’una grande casa da nobile e di molti altri beni immobili in Oggiono, Garlate, Imberido, al quale fu confermata la nobiltà con la detta Risoluzione Sovrana 10 aprile 1816. In detto anno egli viveva ancora ed aveva tre figliuoli : ANGELO, avvocato, ANTONIO, sacerdote, e CARLO. L’unico figlio di Benedetto, di Giovanni Antonio, si chiamò VINCENZO ed ottenne anch’egli la conferma della nobiltà nell’anno 1828.

Da Cesare però discendono le due femmine attualmente iscritte nell’Elenco Ufficiale Nobiliare.

La famiglia è iscritta nell’Elenco Uff. Nob. Ital. del 1933, col titolo di Nobile e col Trattamento di Donna (pers.) in persona di:

Antonietta, n. Milano 23 settembre 1864, di Cesare (n. Milano 2 ottobre 1827), di Carlo.

Sorella: Sofia, nata a Milano il 1° gennaio 1869.

f. f. [Francesco Forte]


Genealogia

Genealogia Riva

Stemmi

RIVA

ARMA: Troncato: nel 1° di rosso al leone d’oro illeopardito; nel 2° fasciato ondato d’azzurro e d’argento; il tutto col capo d’oro carico di un’aquila di nero, coronata del campo.

MOTTO: Fides amor et constantia.


RIVA FINOLI

ARMA: Interzato in fascia: nel 1° d’oro all’aquila di nero coronata del campo; (nel 2° di rosso al leone illeopardito di oro, linguato di rosso; nel 3° innestato in fascia d’argento e d’azzurro di quattro pezzi.

MOTTO: Fides amor et constantia (A.S.M., Codice Araldico, pag. 226).

Stemmi famiglia Riva

Storia

Personaggi

Dimore

Milano, Roma

Sepolture

Iconografia

Dipinti e Ritratti

Archivio fotografico

Fonti

Bibliografia

http://www.treccani.it/enciclopedia/luigi-riva/

http://www.treccani.it/enciclopedia/alberto-riva/

http://www.treccani.it/enciclopedia/carlo-riva_%28Enciclopedia-Italiana%29/

http://www.verbanensia.org/biografie_details.asp?bID=30431&action=R&tipo=2

Sitografia

Documenti

Collezioni

Note