Rota

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Stemma Rota di S. Vito al Tagliamento (Spreti, vol. V, p. 829)
Stemma Rota di Modena (Spreti, vol. V, p. 833)
Stemma Rota di Trieste (Spreti, vol. V, p. 832)
Stemma Rota di Trieste (Spreti, App., II, p. 548)
Stemma Rota di Brescia (Spreti, App., II, p. 548)
Stemma probabilmente di Bona Rota della Pianca, seconda moglie di Detesalvo Lupi, nella sala quattrocentesca del Castello di Cenate

Vittorio Spreti, Enciclopedia storico-nobiliare italiana, Milano, 1928-32, vol. V, pp. 829-834:

ROTA [S. Vito al Tagliamento]

È noto il fenomeno migratorio verificatosi dal sec. XV sino al XVII nelle Prealpi bergamasche, dalle quali a migliaia sciamarono le famiglie dirette alle più svariate località d’Italia, portandovi la loro intelligente operosità e il loro accorto spirito d’iniziativa nei commerci e nelle industrie. Fra i luoghi che diedero maggiore contributo all’esodo va annoverato il paese di Rota in Valle Imagna, gli emigrati dal quale nelle nuove residenze vennero chiamati, dal nome del paese di origine, de Rota, o anche semplicemente Rota. È questa la ragione del rilevante numero di famiglie di tale nome, che ancora esistono in molte città d’Italia; e senza dubbio errerebbe chi di esse volesse fare tante diramazioni dello stesso ceppo, poiché ciò equivarrebbe a supporre che tutta la popolazione di Rota fosse discesa da un unico capostipite con esclusione di qualsiasi posteriore infiltrazione. Nello stesso modo le numerose famiglie emigrate dal paese di Locatello, presso Bergamo, assunsero quasi tutte nelle nuove dimore il nome di Locatelli. Con ciò non intendiamo escludere che tra talune delle casate Rota potesse esservi comunanza d’origine; solo sosteniamo che non basta a provarla, come ha pensato qualche genealogista, l’identità del nome, ma che sia indispensabile documentarla caso per caso.

Di codeste famiglie della Valle Imagna molte, datesi nelle nuove residenze ai commerci, seppero procacciarsi delle ragguardevoli fortune; alcune, raggiunta, oltre la ricchezza, un’alta posizione sociale, si videro insignite delle più ambite cariche pubbliche e di titoli nobiliari e cavallereschi.

Così noi troviamo nella seconda metà del quattrocento una famiglia de Rota iscritta al Consiglio nobile di Bergamo, i di cui membri, datisi alle magistrature ed alla carriera delle armi, ottennero dalla città e dalla Repubblica Veneta i primi onori. Fra essi si contano condottieri di gente d’armi, cavalieri aurati del Senato Veneto e gerosolimitani. A LODOVICO di tale famiglia, n. a Bergamo 7 luglio 1636, l’imperatore Leopoldo con diploma 8 novembre 1678 concedeva i titoli di libero barone, conte e marchese, e li estendeva ad altra famiglia Rota dimorante a Cremona e ascritta a quel patriziato, che il diploma, colla faciloneria caratteristica dei rescritti sovrani di quell’epoca, affermava senz’altro consanguinea dell’altra, mentre probabilmente non aveva con essa in comune che il nome e il luogo di origine. (Provv. Feudi, busta 1053; Archivio Stato Venezia).

Ambedue queste famiglie si estinsero la prima nel marchese PIETRO Rota di Bergamo nella prima metà dell’ottocento, la seconda nel marchese CIPRIANO Rota di Cremona agli inizi del sec. XVIII.

Una terza famiglia nobile Rota, pure originaria del Bergamasco, è presentemente domiciliata in Friuli, ed è appunto quella da cui si intitola il presente cenno.

La sua genealogia documentata risale a un GIACOMO, bergamasco, che nel 1575 abitava a Venezia «ad insigne Scirene in confinio S. Leonis Venetiarum» (Notaio Gio. Cribello di Venezia; Arch. Rota in S. Vito al Tagliamento).

Va ricordato che una vecchia tradizione famigliare, corroborata da un antico albero conservato in casa Rota, fa discendere questo Giacomo da un DAINESIO de Rota, «nob. civis Bergami», nel 1284, il quale avrebbe dato origine, oltre che ai conti Rota di S. Vito, anche ai su nominati marchesi Rota di Bergamo, e ad altri Rota ascritti nel 1685 al patriziato Veneto.

La cosa è possibile, ma, certamente, perché la tradizione diventi storia, è indispensabile che venga convenientemente documentata. Una diligente ricerca negli archivi pubblici di Venezia e di Bergamo potrebbe probabilmente far raggiungere la prova desiderata. In attesa che ciò avvenga, accenneremo brevemente ai principali personaggi di queste tre casate.

Appartengono ai Rota di Bergamo i seguenti:

CRISTOFORO detto Tuzzano, discendente dal citato Dainesio de Rota del 1284, era nel 1393 uno dei capi guelfi delle Valli Imagna e S. Martino, e, alleato al capitano di ventura Giovanni Acuto, combatté valorosamente contro i ghibellini Visconti.

TADDEO, fratello del precedente e asserito autore del ramo ascritto al patriziato Veneto, militò al servizio della Repubblica, e prese parte nel 1424 all’assedio di Brescia, ricevendo in ricompensa una estesa tenuta a Prezzate.

TOGNOTTO, di Brocardo, cugino dei precedenti, nel 1444 sbaragliò, a capo dei suoi valligiani, le truppe viscontee che, condotte dal conte Giovanni di Covo, avevano invaso la Valle Calepio.

TADDEO, di Giovanni detto Manzino, della linea dei marchesi Rota di Bergamo, era stato prima del 1449 al comando del castello di Lecco in servizio della Repubblica.

LODOVICO dottore, suo nipote, con ducale 7 marzo 1521, venne inviato commissario nella Valle di S. Martino. GIO. BATTA, nipote del precedente, fu nominato condottiero di gente d’arme della compagnia del nob. Giulio Secco Suardo con ducale 17 ottobre 1590.

A LODOVICO, suo figlio, la Repubblica conferì il cavalierato del Senato con ducale q ottobre 1585 per le sue benemerenze, ed il 7 settembre 1617 diede il comando della difesa del territorio bergamasco. Il 20 dicembre gli fu rilasciato un certificato di buon servito in seguito alla difesa di Villa d’Adda.

FRANCESCO, fratello del precedente, cavaliere di Malta, combatté come capitano di corazze nella guerra del 1616-18 in Friuli, dove morì.

GIO. BATTA, figlio di Lodovico (1678) appartenne all’Ordine gerosolimitano.

Suo figlio LODOVICO, n. Bergamo 1636, cav. di Malta, con diploma dell’imperatore Leopoldo 23 giugno 1678 fu creato barone conte e marchese.

Alla famiglia dei Rota aggregata al patriziato veneziano appartengono i seguenti personaggi:

GIO. BATTA (di Valerio?) venne sui primi del secolo XVII dal Bergamasco a Venezia a esercitare l’arte medica.

Il figlio di lui, FRANCESCO, valente avvocato, accumulò colla professione una ingente sostanza, e nel 1685, approfittando delle strettezze della Repubblica per la guerra in Oriente, insieme al fratello GREGORIO chiese ed ottenne di essere accolto nel Maggior Consiglio, previo esborso di centomila ducati.

VALERIO (n. 1663), di Francesco, fu vescovo di Belluno.

GIO. BATTA, suo fratello, venne nominato dalla Serenissima castellano di Brescia.

POMPEO, di Gregorio, fu governatore di nave e provveditore straordinario a San Mauro.

FRANCESCO (n. 1731 e detto V perché nato dopo altri quattro fratelli tutti di tal nome) fu nel 1792 uno degli ultimi luogotenenti della Patria del Friuli.

Dei conti Rota del Friuli sono da ricordare i seguenti:

PIETRO, figlio di quel Giacomo bergamasco, che, come abbiamo visto, abitava a Venezia, ebbe un figlio, GIACOMO, che nel 1570 sposava Beltrarnina Mazzoleni, figlia di un ricco mercante di Codroipo, pure oriundo dal Bergamasco, ed ivi fissava la sua residenza, dando principio alla linea dei Rota friulani.

Altro figlio di Pietro, di nome MARCANTONIO, diede origine a due rami: dell’uno, fermatosi a Venezia, si sono perdute le tracce dai primi del settecento: dell’altro si sa che si estinse in Codroipo nel corso dello stesso secolo.

GIO. BATTA, figlio del su detto Giacomo, fu inviato nel 1612 da Michele Foscarini luogotenente della Patria a Graz e a Vienna con missione delicata di fiducia in occasione di certi incidenti avvenuti fra la Repubblica e lo Stato arciducale.

Durante la guerra gradiscana del 1616-1617 fra la Repubblica e l’Arciducato di Austria, i fratelli GIO. BATTA, FRANCESCO e GIO. PAOLO Rota, figli del predetto Giacomo, militarono al servizio della Serenissima, e anche più tardi nei moti di Lombardia e Valtellina.

Francesco servì quale venturiero con due cavalli e due servi col grado di alfiere nella compagnia del cap. Carlo di Strassoldo, dal quale ebbe un lusinghiero buon-servito in data 24 giugno 1618. Di lui si conserva ancora la corazza in famiglia. Nuove benemerenze si acquistarono i su detti tre fratelli offrendo al Governo veneto una compagnia di corazze da levarsi a loro spese, e da comandarsi dal Francesco stesso.

Con ducale 19 luglio 1738 a favore dei fratelli FRANCESCO, GIACOMO, GIO. BATTA e DOMENICO Rota e legittimi discendenti maschi venne ripristinato il titolo di conte. Ciò con riferimento ai titoli goduti dalle famiglie Rota di Bergamo e Cremona ritenute consanguinee dei Rota del Friuli e alle benemerenze loro e della famiglia investita verso lo stato. «La fam. Rota, dice testualmente la terminazione 10 settembre 1738 del Magistrato sopra feudi, oriunda e nobile della città di Bergamo, distinta non solo per li governi dei castelli e per li gradi de’ condottieri d’armi, de’ capitani di corazze, ma anco per il carattere di nobiltà illustrata da speciosi titoli di marchese, conte e libero barone, e della capacità dell’ordine gerosolimitano nel secolo XIV e XVI, s’è in tutti li tempi conciliata la pubblica propensione e beneficenza sino con l’esibizione fattasi nel secolo XV dell’allora devoluto feudo della contea di Prata in Friuli da detta famiglia posposto per il glorioso fine di recuperare e al dominio Veneto, ed a sé stessa il castello di Lecco suo antico retaggio».

Nel 1765, con delibera del consiglio di Udine del 10 settembre gli stessi fratelli conti Francesco, Giacomo, Gio. Batta e Domenico Rota vennero accolti in quella nobiltà.

Il conte Paolo Rota, avendo sposato la contessa Paolina de Renaldis di S. Vito al Tagliamento ereditiera di un ramo della sua famiglia, si trasferì in quella borgata, dove i suoi discendenti abitano ancora il bel palazzo già dei Renaldis.

GIACOMO, qm conte Domenico Rota l’8 gennaio 1798 fu eletto membro del Governo Generale del Friuli.

GIUSEPPE Rota (n. 1780), di Paolo, il 17 agosto 1846 ebbe la nomina a cav. di devozione del S. M. O. Gerosolimitano.

FRANCESCO (n. 1825, † 1870), figlio del conte Lodovico e della contessa Giulia di Porcia, patriotta ardente, membro del Comitato veneto d’azione negli anni che precedettero il Risorgimento italiano, sfidò molte volte i rigori della polizia austriaca.

Questa famiglia fu confermata nella nobiltà e nel titolo di conte con S. R. A. 19 novembre 1820 e 9 maggio 1829, e riconosciuta con D. M. 18 novembre 1908.

Essa contrasse matrimoni colle seguenti famiglie nobile: Albini, di Sbroiavacca, de Renaldis, di Porcia, Altan di Salvarolo, Saracco Riminaldi di Ferrara, d’Attimis Maniago, Zuccheri, Luccheschi di Serravalle, Miari di Belluno, ecc.

Fonti: Archivio Rota in S. Vito - Provv. feudi Arch. Stato Venezia - C. Guarenghi : I Rota, Bergamo, 1909.

La famiglia è iscritta nel Libro d’Oro della Nob. Ital, e nell’El. Nob. Uff. Ital. coi titoli di nobile (mf.) e conte (m.) in persona di: FRANCESCO, n. S. Vito al Tagliamento 28 ottobre 1870, dottore in legge, già deput. al Parl., Senatore del Regno, gr. uff. Cor. It., comm. S. Maurizio e Lazzaro, di Giuseppe (n. 1838, † 1893), di Girolamo, e di Adelia nob. Zuccheri (n. 1845, † 1919); spos. Bazza 27 settembre 1911 con Mary Treherne Dalrymple, n. Fharn (Bolzano) 7 luglio 1889, di Morgan, ufficiale inglese, e di Agnese bar. Fiath Eörményes, ved. contessa von Waldstein.

Figlie: 1) Maria Agnese, n. S. Vito 29 agosto 1912; 2) Giuliana, n. S. Remo 2 novembre 1913.

Fratelli: 1) Maria, n. S. Vito 7 agosto 1867, spos. 19 settembre 1898 con conte Francesco Scrofa.

2) Giulia Adelina, n. S. Vito 15 giugno 1874, † 13 gennaio 1926, spos. S. Vito 11 settembre 1905 al conte gen. Armando Gamberini di Imola.

3) LODOVICO, n. S. Vito 28 marzo 1878, dottore in legge, spos. Firenze 15 febbraio 1909 a Ginevra dei conti Alessandri, patr. fiorentina, n. Firenze 15 febbraio 1909.

e. d. t. [Enrico Del Torso]


ROTA [Modena]

Pare che la famiglia Rota sia oriunda da Bergamo. Se ne hanno le prime notizie in Reggio alla fine del sec. XVII. PAOLO Rota, rimasto vedovo, entrò nei sacerdoti dell’Oratorio in Reggio, e suo figlio ANDREA (n. nel 1687), divenne gesuita e morì a Verona nel 1741.

PIETRO viveva in Reggio nel 1736. Suo figlio ANTONIO, distinto giureconsulto, era notaio, e nel 1753 sindaco speciale dell’Ill.mo Pubblico di Reggio; morì nel 1762.

Nel 1777 GIOVANNI, giureconsulto e notaio in Reggio, fu sindaco e consultore del Senato e nobile reggiano. Fu pure presidente dell’Opera Pia della Carità, alla quale erasi in quei tempi aggregato il lascito della eredità di Gerolamo Rubini. Nel 1756 viveva il canonico ANDREA, nobile reggiano, professore di diritto canonico, arcidiacono della Cattedrale, consigliere di Giustizia del duca di Modena, e vicario generale di mons. Castelvetri, vescovo di Reggio. A lui, insieme ad altri della famiglia, è dedicata una lapide nella chiesa di’ S. Pellegrino nei Borghi di Reggio E.

PIER ANTONIO, di Alessandro, ebbe in moglie Teresa Ferrarini († nel 1836 di 46 anni), una delle figlie del colonnello Carlo Ferrarini, il famoso eròe di Mantechiarugolo, che alla testa di un manipolo di reggiani, addetti alla Guardia Civica della Repubblica Cispadana, sconfisse il 4 ottobre 1796 oltre 150 Austriaci, che, usciti dal forte di Mantova, infestavano il territorio reggiano-parmense nei pressi dell’Enza. In seconde nozze sposò Maria Rosalinda Ferretti, ved. del comandante Ternani di Mirandola. Morì nel 1840. Ebbe molti figli: ALESSANDRO, guardia nobile del duca di Modena, che poi si fece prete nel 1844, e morì a Massenzatico; ANDREA, che sposò una Bonori; MARCO, GIOVANNI, ammogliatosi con una Sirotti, e CARLO, che sposò una Magnani e fu magistrato; e due figlie: Anna, che andò sposa a Pietro Magnavacchi, podestà di S. Polo, e Laura, che sposò Marco Tiretti di Reggio Emilia.

La famiglia è iscritta nell’El. Uff. Ital. col titolo di patrizio di Reggio (m.), in persona di UMBERTO, di Giovanni, n. a Reggio E. il 24 marzo 1865, avv. comm. della Corona d’Italia, cav. dei SS., Maurizio e Lazzaro, già segretario generale del Comune di Modena; sp. colla signora Amelia Vergnani, fu Luigi, n. a Reggio E.

Figli: WILLIAM, n. a Reggio E. il 31 agosto 1891, maggiore di fanteria del Regio Esercito in servizio P. E., cav. della Corona d’Italia, decorato con medaglia di bronzo al valore militare, campagne di Libia e italo-austriache; sp, colla signora Teresa Vaccari di Modena, da cui Liliana (n. a Modena).

2°) Editta, n. a Reggio E. il 15 dicembre 1892, maritata al capitano di fanteria Teodorico Pagniello.

3) EDOARDO, n. a Reggio E. il 12 febbraio 1895, professore ordinario di disegno nella R. Scuola Industriale di Modena, cavaliere della Corona d’Italia; sp. alla signora Carmen Bertolucci di Crevalcore.

4) GIOVANNI, n. a Portomaggiore (Ferrara) il 19 maggio 1897, dottore in giurisprudenza ed in scienze economico-sociali, direttore didattico e ufficiale della M. V. S. N.; sp. alla signora Maria Sighinolfi di Modena. Sorella: Teresa in Nicoli.

a. c. c. [Antonio Cremona Casoli]


ROTA [Trieste]

Famiglia triestina, d’origine bergamasca, decorata dal Veneto Senato del titolo di conte riconosciuto nel Regno ad ADRIANO Rota, del ramo primogenito, con D. P. 22 novembre 1928, e a GIACOMO, del ramo secondogenito, con D. P. 17 maggio 1928. La famiglia è iscritta nel Libro d’Oro della Nob. Ital. e nell’Elenco Uff. Nob. Ital. col titolo di conte (m.), in persona di ADRIANO, n. a Pirano il 10 novembre 1858, figlio di Giuseppe (n. a Pirano il 7 giugno 1823), di Adriano; sp. il 7 marzo 1886 con Luigia Scacoz.

Figli: 1) GIUSEPPE, n. a Fortopus il 7 gennaio 1887, sp. a Trieste il 30 maggio 1921 con Luigia Paleologo; 2) Elena, n. a Metcovich il 4 luglio 1891; 3) RAIMONDO, n. a Busovacia il 31 ottobre 1894.

Figlie di Giuseppe: Anna Maria, n. a Trieste il 19 febbraio 1922; Giulia Maria, n. a Trieste il 17 giugno 1924.

GIACOMO, n. a Trieste il 7 maggio 1889, figlio di Rodolfo (n. 12 luglio 1849, † 1896), di Orazio.

b. c. [Baldassare Compostella]


Ivi, Appendice, Parte II, pp. 548-549:

ROTA [Trieste]

Che la famiglia sia originaria di Bergamo lo si deduce dal fatto che ORSINO Rota, bergamasco, aggregato nel XV sec. al Collegio dei Giudici di Bergamo, fu padre di SIMONE (o SIMEONE) che nel 1548 acquistò il Castello o Feudo di Momiano nell’Istria per la somma di 5555 ducati d’oro dalla famiglia Raunicher e quattro anni dopo acquistò dalla famiglia Brati il feudo di Sipar, feudo che era appartenuto in passato al Vescovo di Trieste.

Un medico GIAMBATTISTA, lasciata Bergamo, si trasferì a Venezia e fu padre di GREGORIO e FRANCESCO. Fu quest’ultimo valente giureconsulto, ricchissimo tanto da poter offrire, col fratello, centomila ducati d’oro alla Repubblica che lo ascrisse, con la famiglia alla Nobiltà veneta.

La famiglia ebbe varie diramazioni. Un ramo con GIOVANNI nel 1635 fu aggregato alla Nobiltà di Pola (vedi «Statuti di Pola» del Prof. Klander, 1843, Vol. I. nonché «Statuto di Pola» 1686). Da questi discende BARTOLOMEO NATALE, n. a Pola 23 nov. 1699, morto 21 settembre 1732 (Consiglio Nobile di Pola, 3 ottobre 1725); FRANCESCO BARTOLOMEO, n. a Pola il 2 dicembre 1777, morto il febbraio 1850 che ottenne il 15 giugno 1826 Patente dal Podestà di Pola, comprovante l’ascrizione al Consiglio Nobile di Pola, per sé e per la famiglia.

Il predetto Francesco Bartolomeo fu padre di ANTONIO, n. a Pola il 2 dicembre 1822, morto ivi il 24 luglio 1897, spos. ivi il 24 maggio 1852 con Filomena Pezzati dalla quale sono nati:

GUIDO, n. a Pola 8 febbraio 1855; ARPALICO, n. a Venezia 13 luglio 1865; EZIO, n. a Pola 2 ottobre 1879, spos. a Trieste 12 settembre 1908 con Antonia Artico, tutti residenti a Trieste; ARTURO, n. a Pola il 18 novembre 1888, spos. a Torino con Rosy Mantovani, residente a Torino; Olimpia, n. a Pola 14 aprile 1891, spos. col Nobile Alvise Manfroni di Manfort, residente a Milano.

Questo ramo non è iscritto nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano del 1933, ma ha presentato la domanda per la regolare iscrizione.

v. s. [Vittorio Spreti]


ROTA [Brescia]

La famiglia Rota risulta fiorente a Bergamo, fino dal 1342, nella persona di MONTANARO.

Il 19 agosto 1743, con decreto del Consiglio di Bergamo i due rami, allora esistenti, provenienti da GIACOMO e da GIOVANNI ANTONIO, vennero ascritti alla cittadinanza originaria di Bergamo, e venne loro concesso lo stemma.

Sono iscritti nel Libro d’Oro della Nob. Ital. e nell’Elenco Uff. Nob. Ital. del 1933, col titolo di Nobile (mf.) in virtù del Decreto Ministeriale di Riconoscimento 4 giugno 1907: CARLO, di Giuseppe, di Sante.

Figlio: LEOPOLDO

Figli di Leopoldo: CARLO, GIUSEPPE, FERDINANDO.

a. d. m. [Andrea Da Mosto]


Genealogia

Genealogia Rota

Stemmi

ROTA [S. Vito al Tagliamento]

ARMA: Semitroncato, partito: nel 1° d’azzurro alla ruota (8) di oro; nel 2° d’argento al monte di tre cime di verde uscente dalla punta; nel 3° di rosso alla mezz’aquila bicipite al naturale, movente dalla partizione.

CIMIERO: Il liocorno nascente rivolto.


ROTA [Trieste]

ARMA: Troncato: nel 1° di nero alla ruota di rosso accostata da due pali di azzurro caricati ciascuno da una mezza alabarda d’oro uscente dai lati interni; nel 2° di rosso al monte di cinque cime d’oro movente dalla punta e caricato da una testa di moro al naturale, attortigliata d’argento, rivoltata.

CIMIERO: Un moro bendato di un occhio, nascente, tenente con le mani una lista svolazzante col:

MOTTO: Per ben fare.

Alias: Troncato: nel 1° di nero alla ruota di rosso affiancata da due pali d’azzurro, caricati ciascuno di un mezzo giglio d’oro uscente dai lati interni; nel 2° di rosso al monte di cinque cime d’oro caricato di una testa di moro al naturale, attortigliata d’argento, rivolta (D. M. di Ricon. 17 maggio 1928 a GIACOMO, di Rodolfo, di Orazio e D. M. di Ricon. 22 novembre 1928 ad ADRIANO, di Giuseppe, di Adriano).


ROTA [Modena]

ARMA: Troncato: nel 1° di rosso a una ruota di 8 raggi d’oro; nel 2° d’argento al monte di tre cime di verde movente dalla punta.


ROTA [Brescia]

ARMA: D’azzurro al monte di tre cime d’argento, ristretto, sormontato da una ruota di cinque raggi, e questa da tre stelle di sei raggi male ordinate, il tutto di oro; col capo dello stesso carico di un’aquila bicipite di nero.


Stemmi famiglia Rota

Storia

Personaggi

Dimore

S. Vito al Tagliamento, Roma, Firenze e Ferrara

Trieste e Bolzano

Modena

Brescia

Sepolture

Iconografia

Dipinti e Ritratti

Archivio fotografico

Fonti

Giampiero Tiraboschi - ANAGRAFE DELLE PERSONE DELL’ALBINESE incontrate in documenti del XV – XVII secolo


Presso la Biblioteca Civica 'A. Maj' di Bergamo sono conservate le pergamene relative alle seguenti persone (per maggiori dettagli vai al sito):

Rota Alessandrino fu Alessandro Beppino, 1472 perg 0187

Rota Aloisio fu Bertono, nobile, 1524 perg 1514

Rota Antonio d. Comelinus fu Giovanni, di Bergamo, 1448 perg 1109

Rota Antonio d.Comelinus fu Giovanni, 1480 perg 1881

Rota Antonio di Giovanni, notaio, 1489 perg 0955

Rota Bartolomeo fu Giovan Pietro, notaio, XVI(1) perg 0020

Rota Bernardo fu Alessandro Beppino, 1472 perg 0187

Rota Bertramo d. Coinarda, di Calolzio, 1483 perg 0866

Rota Bonomo fu Bianco, della Roncola, 1478 perg 1154

Rota Fiorbelina fu Antonio, moglie di Francesco fu Ambrogio Fenaroli, 1524 perg 1514

Rota Giovanni d. Iulianus fu Antonio, 1481 perg 1408

Rota Giovanni Pietro fu Antonio d. Birlonus, notaio, 1547 perg 0098 0A

Rota Innocente, di Bergamo, 1519 perg 3220

Rota Lorenzo, preposito chiesa S. Matteo in Bergamo, 1491 perg 1867

Rota Lorenzo fu Tommaso, di Brocchione, 1509 perg 0795

Rota Marchesino, 1488 perg 1487

Rota Marchisino fu Guglielmo, 1496 perg 1781

Rota Marco Antonio fu Cristoforo d. Baretus, di Roncola, 1547 perg 0098 0A

Rota Pietro di Bernardo, notaio, 1477 perg 1000

Rota Rustico fu Blinono, di Valdimania, 1278 perg 1542

Rota Stefanino fu Giovanni, di Bergamo, presidente Scuola di S. Giuseppe, 1525 perg 1014

Rota Stefano fu Baldassarre, ab. Valle Astino, sellaio, 1512 perg 1432

Bibliografia

Sitografia

Documenti

Collezioni

Note