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[[Immagine:della Scala (Spreti).jpg|thumb|Spreti, vol. VI, p. 176]]
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'''Vittorio Spreti, ''Enciclopedia storico-nobiliare italiana'', Milano, 1928-32, vol. VI, pp. 176-178:'''
  
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Alcuni storici, e fra questi il Litta, asseriscono che i Della Scala di Lodi abbiano avuto con molta probabilità comuni origini con l’omonima e celeberrima famiglia che per 250 anni tenne la signoria di Verona, e che i suoi componenti ripararono in diverse città quando nel 1387 perdettero il dominio e furono scacciati da Gian Galeazzo Visconti. L’asserzione, se non provata, è assai attendibile. Troviamo in Piacenza un LORENZO della Scala di Verona, defunto nel 1390, dal quale discendono un BALDASSARRE e un altro LORENZO. Un pubblico istrumento rogato da Lodovico Cordoni, notaio imperiale e cancelliere della magnifica comunità di Piacenza, attesta che il suddetto Baldassarre, discendente da Lorenzo della Scala di Verona, ottenne per sé e discendenti la cittadinanza piacentina. Fu questi autore di una linea che si estinse con una BARBARA, vivente nel 1814, accasatasi nei Douglas Scotti, patrizi piacentini e conti di S. Giorgio, Rezzano e Magnano i quali aggiunsero al proprio il cognome Della Scala.
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I Della Scala di Lodi discendono invece dal Lorenzo a sua volta discendente da quel Lorenzo defunto nel 1390.
  
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Un istrumento di vendita rogato il 26 marzo 1556 da Oliviero Matio, notaio della città di Lodi, ci attesta che un LORENZO Della Scala era figlio di un BALDASSARRE. Con questi si inizia la documentata genealogia. Dal citato Lorenzo ebbe i natali GIOVANNI, padre del giureconsulto ANNIBALE a sua volta padre di altro GIOVANNI, pur esso giureconsulto. Fu a questo dottor Giovanni Della Scala che la R. Ducal Camera di Milano, con istrumento datato l’8 agosto 1668 e rogato dal notaio camerale Mercantoli, vendette il luogo e feudo di Casaleggio, nella provincia di Novara, e ne lo investì per lui, suoi figli e discendenti maschi legittimi e naturali in infinito e con ordine di primogenitura, in feudo nobile, retto e gentile, col mero e misto imperio e totale giurisdizione, con tutti i diritti e prerogative ad esso spettanti. Il giorno seguente, 9 agosto 1668, il dottore Giovanni prestò il prescritto giuramento di fedeltà. Inoltre allo stesso, con diploma 7 settembre 1672, interinato dal Senato milanese il 26 novembre stesso anno, in nome del re di Spagna e duca di Milano, Carlo II, la regina madre Maria Anna d’Austria, tutrice e curatrice del sovrano, concesse il titolo e la dignità di conte sul detto feudo di Casaleggio trasmissibile ai Successori e discendenti maschi legittimi in infinito e con ordine di primogenitura.
  
'''VOCE IN VIA DI COMPILAZIONE'''
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Da Giovanni, primo conte di Casaleggio, ebbero i natali ANNIBALE ANTONIO, primogenito, GIUSEPPE e LORENZO. A questi ultimi due il duca di Parma e Piacenza, Francesco Farnese, con Lettere Patenti 10 dicembre 1708, concesse il titolo di conte trasmissibile a tutti i loro figli maschi ed a tutti gli altri discendenti maschi legittimi e naturali in infinito; ma essi non lasciarono discendenza. La famiglia però non si estinse perché Annibale Antonio, il primogenito, la continuò in Lodi. Da lui nacque il conte GIAN CLAUDIO, decurione di Lodi nel 1755, che fu padre del conte ANNIBALE GIORGIO ALBERTO che da Carlo Emanuele III, re di Sardegna, con Patenti datate in Torino il 23 gennaio 1773 venne investito del luogo e feudo di Casaleggio, nel novarese, col titolo e dignità comitale per sé, e discendenti maschi legittimi in infinito, con ordine di primogenitura, in feudo retto e proprio, nobile e gentile, paterno, avito e proavito, con autorità di deputare il giudice fiscale, segretario ed ogni altro inserviente alla giustizia, col mero e misto imperio, totale giurisdizione, della prima cognizione delle cause civili, criminali e miste, delle pene e multe, condanne e confische, e generalmente di ogni altro diritto ed emolumento a detto feudo spettante ed appartenente.
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Dal predetto nacque altro BALDASSARRE, che fu pure decurione di Lodi e che con Decreto dell’I. R. Tribunale Araldico della Lombardia austriaca del 26 marzo 1778 ottenne personalmente l’iscrizione nell’elenco dei titolati e feudatari e l’iscrizione della famiglia nel Catalogo dei nobili e la delineazione dell’arma gentilizia nel Codice Araldico.
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Baldassarre generò altro GIAN CLAUDIO († 1819), sposato alla contessa Francesca Patellani, patrizia milanese, cui Francesco I, imperatore d’Austria, con Sovr. Risol. 2 dicembre 1816 confermò nell’antica nobiltà col titolo di conte trasmissibile per ordine e in linea di primogenitura, goduto dalla famiglia prima del 1796.
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Da Gian Claudio ebbe i natali ANNIBALE CARLO, al quale il Ministro degli Interni del Regno d’Italia, con Decr. Min. 28 luglio 1885, dichiarò spettare il titolo di conte già confermato al di lui padre con la citata Sov. Risol. 2 dicembre 1816, e non il titolo di conte di Casaleggio perché le leggi e le costituzioni della monarchia di Savoia, date in Torino il 7 aprile 1770 da Carlo Emanuele III, re di Sardegna, prescrivevano che l’investitura del feudo doveva chiedersi, in ogni caso di successione o di acquisto o di avvenimento alla Corona dei Reali Successori, entro un anno e un giorno, sotto pena di caducità. Non essendosi trovate altre investiture del feudo di Casaleggio, posteriori alla data del 23 gennaio 1773, e non essendosi potuto provare che il conte ANNIBALE GIORGIO ALBERTO, in allora investito, fosse morto in minor spazio di tempo di un anno e un giorno prima dell’abolizione della feudalità, oppure dopo l’abolizione della medesima, non si poté, nel suddetto Decreto Ministeriale, dichiarar la spettanza del titolo di conte di Casaleggio al conte ANNIBALE CARLO Della Scala. Fu però riconosciuto contemporaneamente il titolo di patrizio di Lodi.
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Annibale Carlo nacque in Lodi il 19 dicembre 1806; aveva sposato ivi il 30 dicembre 1833 Maria del nob. Giorgio Barni, dei conti di Roncadello, patrizio di Lodi. Da questo matrimonio nacquero: Paola Giuditta Francesca, sposata ad Augusto Gaetano Mina; GIOVANNI CLAUDIO, dottore in giurisprudenza, consigliere e deputato provinciale di Cremona, cav. Mauriziano e della Corona d’Italia, n. in Cremona il 2 agosto 1836, † ivi il 30 maggio 1892, sposato in S. Daniele Ripa Po il 5 maggio 1859 con Angela Flaminia Guerri; Vittoria vedova del nob. Cesare Pezzani.
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Un altro ramo della famiglia Della Scala, trapiantatosi in Bucovina (Rumenia), residente a Casa Calinesti, presso Barbesti, esiste tuttora.
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La famiglia è iscritta nel Libro d’Oro della Nob. Ital. e nell’Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di conte (mpr.), patrizio di Lodi (m.), nobile dei conti e dei patrizi di Lodi (mf.), in persona di CRISTOFORO, di Giovanni Claudio, di Annibale Carlo, n. in Cremona il 30 agosto 1869, dott. in leggi, ex-deputato provinciale di Cremona, ex-sindaco di Robecco d’Oglio, cav. uff. della Corona d’Italia, maggiore nella Riserva, spos. in Catania il 29 settembre 1892 con Maria Beatrice, figlia di Emilio Caracciolo Coppola di Sarno.
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Sorella: Enrica, n. in Cremona 22 settembre 1872, sposata a Milano il 30 ottobre 1893 col nob. avv. Felice Pezzani, † 28 agosto 1924.
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Zia: Vittoria, n. a Cremona il 4 luglio 1854, sposata ivi il 23 luglio 1883 col nob. Cesare Pezzani, vedova il 20 maggio 1903, † 6 giugno 1900.
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v. s. [Vittorio Spreti]
  
  
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== Stemmi==
 
== Stemmi==
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ARMA: Troncato: nel 1° d’oro all’aquila di nero, coronata del campo; nel 2° di rosso alla scala di cinque piuoli d’oro, sostenuta da due levrieri controrampanti d’argento ed affrontati, il tutto movente dalla punta. (''Codice Araldico'', Arch. di Stato Milano, pag. 150).
  
 
'''[[Stemmi famiglia della Scala]]'''
 
'''[[Stemmi famiglia della Scala]]'''
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== Dimore ==
 
== Dimore ==
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Robecco d’Oglio (Cremona).
  
 
== Sepolture ==
 
== Sepolture ==

Versione attuale delle 14:30, 30 ott 2019

Spreti, vol. VI, p. 176

Vittorio Spreti, Enciclopedia storico-nobiliare italiana, Milano, 1928-32, vol. VI, pp. 176-178:

Alcuni storici, e fra questi il Litta, asseriscono che i Della Scala di Lodi abbiano avuto con molta probabilità comuni origini con l’omonima e celeberrima famiglia che per 250 anni tenne la signoria di Verona, e che i suoi componenti ripararono in diverse città quando nel 1387 perdettero il dominio e furono scacciati da Gian Galeazzo Visconti. L’asserzione, se non provata, è assai attendibile. Troviamo in Piacenza un LORENZO della Scala di Verona, defunto nel 1390, dal quale discendono un BALDASSARRE e un altro LORENZO. Un pubblico istrumento rogato da Lodovico Cordoni, notaio imperiale e cancelliere della magnifica comunità di Piacenza, attesta che il suddetto Baldassarre, discendente da Lorenzo della Scala di Verona, ottenne per sé e discendenti la cittadinanza piacentina. Fu questi autore di una linea che si estinse con una BARBARA, vivente nel 1814, accasatasi nei Douglas Scotti, patrizi piacentini e conti di S. Giorgio, Rezzano e Magnano i quali aggiunsero al proprio il cognome Della Scala. I Della Scala di Lodi discendono invece dal Lorenzo a sua volta discendente da quel Lorenzo defunto nel 1390.

Un istrumento di vendita rogato il 26 marzo 1556 da Oliviero Matio, notaio della città di Lodi, ci attesta che un LORENZO Della Scala era figlio di un BALDASSARRE. Con questi si inizia la documentata genealogia. Dal citato Lorenzo ebbe i natali GIOVANNI, padre del giureconsulto ANNIBALE a sua volta padre di altro GIOVANNI, pur esso giureconsulto. Fu a questo dottor Giovanni Della Scala che la R. Ducal Camera di Milano, con istrumento datato l’8 agosto 1668 e rogato dal notaio camerale Mercantoli, vendette il luogo e feudo di Casaleggio, nella provincia di Novara, e ne lo investì per lui, suoi figli e discendenti maschi legittimi e naturali in infinito e con ordine di primogenitura, in feudo nobile, retto e gentile, col mero e misto imperio e totale giurisdizione, con tutti i diritti e prerogative ad esso spettanti. Il giorno seguente, 9 agosto 1668, il dottore Giovanni prestò il prescritto giuramento di fedeltà. Inoltre allo stesso, con diploma 7 settembre 1672, interinato dal Senato milanese il 26 novembre stesso anno, in nome del re di Spagna e duca di Milano, Carlo II, la regina madre Maria Anna d’Austria, tutrice e curatrice del sovrano, concesse il titolo e la dignità di conte sul detto feudo di Casaleggio trasmissibile ai Successori e discendenti maschi legittimi in infinito e con ordine di primogenitura.

Da Giovanni, primo conte di Casaleggio, ebbero i natali ANNIBALE ANTONIO, primogenito, GIUSEPPE e LORENZO. A questi ultimi due il duca di Parma e Piacenza, Francesco Farnese, con Lettere Patenti 10 dicembre 1708, concesse il titolo di conte trasmissibile a tutti i loro figli maschi ed a tutti gli altri discendenti maschi legittimi e naturali in infinito; ma essi non lasciarono discendenza. La famiglia però non si estinse perché Annibale Antonio, il primogenito, la continuò in Lodi. Da lui nacque il conte GIAN CLAUDIO, decurione di Lodi nel 1755, che fu padre del conte ANNIBALE GIORGIO ALBERTO che da Carlo Emanuele III, re di Sardegna, con Patenti datate in Torino il 23 gennaio 1773 venne investito del luogo e feudo di Casaleggio, nel novarese, col titolo e dignità comitale per sé, e discendenti maschi legittimi in infinito, con ordine di primogenitura, in feudo retto e proprio, nobile e gentile, paterno, avito e proavito, con autorità di deputare il giudice fiscale, segretario ed ogni altro inserviente alla giustizia, col mero e misto imperio, totale giurisdizione, della prima cognizione delle cause civili, criminali e miste, delle pene e multe, condanne e confische, e generalmente di ogni altro diritto ed emolumento a detto feudo spettante ed appartenente.

Dal predetto nacque altro BALDASSARRE, che fu pure decurione di Lodi e che con Decreto dell’I. R. Tribunale Araldico della Lombardia austriaca del 26 marzo 1778 ottenne personalmente l’iscrizione nell’elenco dei titolati e feudatari e l’iscrizione della famiglia nel Catalogo dei nobili e la delineazione dell’arma gentilizia nel Codice Araldico.

Baldassarre generò altro GIAN CLAUDIO († 1819), sposato alla contessa Francesca Patellani, patrizia milanese, cui Francesco I, imperatore d’Austria, con Sovr. Risol. 2 dicembre 1816 confermò nell’antica nobiltà col titolo di conte trasmissibile per ordine e in linea di primogenitura, goduto dalla famiglia prima del 1796.

Da Gian Claudio ebbe i natali ANNIBALE CARLO, al quale il Ministro degli Interni del Regno d’Italia, con Decr. Min. 28 luglio 1885, dichiarò spettare il titolo di conte già confermato al di lui padre con la citata Sov. Risol. 2 dicembre 1816, e non il titolo di conte di Casaleggio perché le leggi e le costituzioni della monarchia di Savoia, date in Torino il 7 aprile 1770 da Carlo Emanuele III, re di Sardegna, prescrivevano che l’investitura del feudo doveva chiedersi, in ogni caso di successione o di acquisto o di avvenimento alla Corona dei Reali Successori, entro un anno e un giorno, sotto pena di caducità. Non essendosi trovate altre investiture del feudo di Casaleggio, posteriori alla data del 23 gennaio 1773, e non essendosi potuto provare che il conte ANNIBALE GIORGIO ALBERTO, in allora investito, fosse morto in minor spazio di tempo di un anno e un giorno prima dell’abolizione della feudalità, oppure dopo l’abolizione della medesima, non si poté, nel suddetto Decreto Ministeriale, dichiarar la spettanza del titolo di conte di Casaleggio al conte ANNIBALE CARLO Della Scala. Fu però riconosciuto contemporaneamente il titolo di patrizio di Lodi.

Annibale Carlo nacque in Lodi il 19 dicembre 1806; aveva sposato ivi il 30 dicembre 1833 Maria del nob. Giorgio Barni, dei conti di Roncadello, patrizio di Lodi. Da questo matrimonio nacquero: Paola Giuditta Francesca, sposata ad Augusto Gaetano Mina; GIOVANNI CLAUDIO, dottore in giurisprudenza, consigliere e deputato provinciale di Cremona, cav. Mauriziano e della Corona d’Italia, n. in Cremona il 2 agosto 1836, † ivi il 30 maggio 1892, sposato in S. Daniele Ripa Po il 5 maggio 1859 con Angela Flaminia Guerri; Vittoria vedova del nob. Cesare Pezzani.

Un altro ramo della famiglia Della Scala, trapiantatosi in Bucovina (Rumenia), residente a Casa Calinesti, presso Barbesti, esiste tuttora.

La famiglia è iscritta nel Libro d’Oro della Nob. Ital. e nell’Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di conte (mpr.), patrizio di Lodi (m.), nobile dei conti e dei patrizi di Lodi (mf.), in persona di CRISTOFORO, di Giovanni Claudio, di Annibale Carlo, n. in Cremona il 30 agosto 1869, dott. in leggi, ex-deputato provinciale di Cremona, ex-sindaco di Robecco d’Oglio, cav. uff. della Corona d’Italia, maggiore nella Riserva, spos. in Catania il 29 settembre 1892 con Maria Beatrice, figlia di Emilio Caracciolo Coppola di Sarno.

Sorella: Enrica, n. in Cremona 22 settembre 1872, sposata a Milano il 30 ottobre 1893 col nob. avv. Felice Pezzani, † 28 agosto 1924.

Zia: Vittoria, n. a Cremona il 4 luglio 1854, sposata ivi il 23 luglio 1883 col nob. Cesare Pezzani, vedova il 20 maggio 1903, † 6 giugno 1900.

v. s. [Vittorio Spreti]


Genealogia

Genealogia della Scala

Stemmi

ARMA: Troncato: nel 1° d’oro all’aquila di nero, coronata del campo; nel 2° di rosso alla scala di cinque piuoli d’oro, sostenuta da due levrieri controrampanti d’argento ed affrontati, il tutto movente dalla punta. (Codice Araldico, Arch. di Stato Milano, pag. 150).

Stemmi famiglia della Scala

Storia

Personaggi

Dimore

Robecco d’Oglio (Cremona).

Sepolture

Iconografia

Dipinti e Ritratti

Archivio fotografico

Fonti

Bibliografia

Sitografia

Documenti

Collezioni

Note