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[[Immagine:Schizzi (Spreti).jpg|thumb|Spreti, vol. VI, p. 201]]
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'''Vittorio Spreti, ''Enciclopedia storico-nobiliare italiana'', Milano, 1928-32, vol. VI, pp. 200-201:'''
  
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Antichissima casa cremonese, che si fa discendere da un GIACOMO ALDOVRANDO, detto Schizza, di nazionalità scozzese, venuto in Italia con l’imp. Ottone III, quando scese a Roma per essere incoronato da Gregorio V, e da questi lasciato nel 998 quale capitano di Bordolano e Pratariso (ora Castello dei Visconti), in riva all’Oglio. Giacomo Aldovrando lasciò sei figli che dal sopranome del padre furono chiamati Schizzi. Di costoro VALERIO fu vescovo di Cremona e SILVERIO generò GIACOMO che fu padre di BENEDETTO, capitano di 200 fanti cremonesi portatisi in Terrasanta nel 1099; di VALERIO, canonico della cattedrale di Cremona dal 1096 al 1107 e di GIAMBATTISTA, uno dei sei nobili cremonesi che nel 1096 andarono ambasciatori ad Arrigo IV per ottenere un magistrato e poter vivere in libertà. Da questo Giambattista la discendenza si divise in vari rami che dettero uomini egregi per dottrina, probità e valore, e si stabilirono in varie città d’Italia.
  
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Sin dal 1088 gli Schizzi furono ascritti al nobile corpo decurionale di Cremona con PAOLO, senatore, e dopo di lui la famiglia dette ben 53 decurioni, l’ultimo dei quali fu GIACOMO, eletto nel 1779.
  
'''VOCE IN VIA DI COMPILAZIONE'''
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L’imperatore Venceslao, nel 1383, nominò GABRIELE suo famigliare e conte palatino e gli accordò il privilegio di aggiungere in capo, all’antico stemma, l’aquila nera in campo d’oro.
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L’imperatore Carlo V, nel 1533, creò senatore GIAMBATTISTA, oratore per la città di Cremona e Filippo II lo ammise fra i suoi consiglieri. Morì nel 1558 in Bruxelles e fu sepolto in quella cattedrale. Il fratello di Giambattista, FEDERICO, fu, dallo stesso re Filippo II, con diploma di motu proprio 12 maggio 1558, investito del feudo di Casteldidone, che fu poi da Carlo II, re di Spagna, con diploma 17 novembre 1670, eretto in contea a favore di LODOVICO, pronipote del senatore e dei suoi discendenti maschi primogeniti.
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L’imperatore Rodolfo II, con diploma 25 gennaio 1589, dichiarava nobili di quattro avi paterni e materni, GABRIELE Schizzi e i suoi discendenti (mf.), in infinito.
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Ai fratelli GIACOMO LODOVICO e LODOVICO CARLO, essendo pervenuta per eredità della loro bisava Rosalinda Spolverini, la terza parte del feudo di Salizzole nel veronese, il doge Lodovico Manin, con atto 2 ottobre 1789, ordinò che fossero iscritti, coi loro discendenti d’ambo i sessi, nell’Aureo Libro dei Titolati col titolo di conti di Salizzole.
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L’I. R. Tribunale Araldico della Lombardia austriaca, con decreto 8 ottobre 1770, ordinò la registrazione della famiglia del conte GIACOMO Schizzi nel Catalogo delle famiglie nobili e titolate feudatarie del ducato e la delineazione dell’arma su descritta nel Codice Araldico.
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L’imperatore Francesco I, con Sovrana Risol. 21 novembre 1816, confermò LODOVICO nell’antica nobiltà col titolo di conte.
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Con sovrano decreto, dato a Parma il 25 aprile 1857, fu omologata la disposizione testamentaria del 20 aprile 1856, con la quale FOLCHINO Schizzi, conte di Casteldidone e Salizzole, ultimo di sua famiglia, istituiva erede universale l’unico suo nipote, FOLCHINO Dodici, figlio unico della di lui figlia primogenita Giulia, sposata al nobile cav. Cesare Dodici, ordinando all’uno e all’altro di assumere in perpetuo il cognome e l’arma della antica famiglia Schizzi (vedi Dodici Schizzi Cesi).
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v. s. [Vittorio Spreti]
  
  
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== Stemmi==
 
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ARMA: Triangolato di rosso e d’argento di cinque file; col capo d’oro carico di un’aquila bicipite di nero. (Codice Araldico, Arch. Stato di Milano, p. 226).
  
 
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== Dimore ==
 
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== Sepolture ==
 
== Sepolture ==

Versione attuale delle 16:53, 10 nov 2019

Spreti, vol. VI, p. 201

Vittorio Spreti, Enciclopedia storico-nobiliare italiana, Milano, 1928-32, vol. VI, pp. 200-201:

Antichissima casa cremonese, che si fa discendere da un GIACOMO ALDOVRANDO, detto Schizza, di nazionalità scozzese, venuto in Italia con l’imp. Ottone III, quando scese a Roma per essere incoronato da Gregorio V, e da questi lasciato nel 998 quale capitano di Bordolano e Pratariso (ora Castello dei Visconti), in riva all’Oglio. Giacomo Aldovrando lasciò sei figli che dal sopranome del padre furono chiamati Schizzi. Di costoro VALERIO fu vescovo di Cremona e SILVERIO generò GIACOMO che fu padre di BENEDETTO, capitano di 200 fanti cremonesi portatisi in Terrasanta nel 1099; di VALERIO, canonico della cattedrale di Cremona dal 1096 al 1107 e di GIAMBATTISTA, uno dei sei nobili cremonesi che nel 1096 andarono ambasciatori ad Arrigo IV per ottenere un magistrato e poter vivere in libertà. Da questo Giambattista la discendenza si divise in vari rami che dettero uomini egregi per dottrina, probità e valore, e si stabilirono in varie città d’Italia.

Sin dal 1088 gli Schizzi furono ascritti al nobile corpo decurionale di Cremona con PAOLO, senatore, e dopo di lui la famiglia dette ben 53 decurioni, l’ultimo dei quali fu GIACOMO, eletto nel 1779.

L’imperatore Venceslao, nel 1383, nominò GABRIELE suo famigliare e conte palatino e gli accordò il privilegio di aggiungere in capo, all’antico stemma, l’aquila nera in campo d’oro.

L’imperatore Carlo V, nel 1533, creò senatore GIAMBATTISTA, oratore per la città di Cremona e Filippo II lo ammise fra i suoi consiglieri. Morì nel 1558 in Bruxelles e fu sepolto in quella cattedrale. Il fratello di Giambattista, FEDERICO, fu, dallo stesso re Filippo II, con diploma di motu proprio 12 maggio 1558, investito del feudo di Casteldidone, che fu poi da Carlo II, re di Spagna, con diploma 17 novembre 1670, eretto in contea a favore di LODOVICO, pronipote del senatore e dei suoi discendenti maschi primogeniti.

L’imperatore Rodolfo II, con diploma 25 gennaio 1589, dichiarava nobili di quattro avi paterni e materni, GABRIELE Schizzi e i suoi discendenti (mf.), in infinito.

Ai fratelli GIACOMO LODOVICO e LODOVICO CARLO, essendo pervenuta per eredità della loro bisava Rosalinda Spolverini, la terza parte del feudo di Salizzole nel veronese, il doge Lodovico Manin, con atto 2 ottobre 1789, ordinò che fossero iscritti, coi loro discendenti d’ambo i sessi, nell’Aureo Libro dei Titolati col titolo di conti di Salizzole.

L’I. R. Tribunale Araldico della Lombardia austriaca, con decreto 8 ottobre 1770, ordinò la registrazione della famiglia del conte GIACOMO Schizzi nel Catalogo delle famiglie nobili e titolate feudatarie del ducato e la delineazione dell’arma su descritta nel Codice Araldico.

L’imperatore Francesco I, con Sovrana Risol. 21 novembre 1816, confermò LODOVICO nell’antica nobiltà col titolo di conte. Con sovrano decreto, dato a Parma il 25 aprile 1857, fu omologata la disposizione testamentaria del 20 aprile 1856, con la quale FOLCHINO Schizzi, conte di Casteldidone e Salizzole, ultimo di sua famiglia, istituiva erede universale l’unico suo nipote, FOLCHINO Dodici, figlio unico della di lui figlia primogenita Giulia, sposata al nobile cav. Cesare Dodici, ordinando all’uno e all’altro di assumere in perpetuo il cognome e l’arma della antica famiglia Schizzi (vedi Dodici Schizzi Cesi).

v. s. [Vittorio Spreti]


Genealogia

Genealogia Schizzi

Stemmi

ARMA: Triangolato di rosso e d’argento di cinque file; col capo d’oro carico di un’aquila bicipite di nero. (Codice Araldico, Arch. Stato di Milano, p. 226).

Stemmi famiglia Schizzi

Storia

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Cremona

Sepolture

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Fonti

Bibliografia

Sitografia

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