Secco

Da EFL - Società Storica Lombarda.

Forte stirpe di signori (Capitanei et Milites) di carattere feudale i Secco. il nome, che forse trae origine dalla radice longobardica «sich» o tedesca «sieg» (vittoria), appare in una lapide tombale, documento di sicura autorità, del 1278, oggi depositato nel Museo Cristiano di Brescia, dalla quale si può risalire al proavo del dedicante, a GIOVANNI, vissuto ai tempi della prima Crociata; dal di lui figlio GIACOMO, come appare dalla iscrizione sulla lapide, nacquero ALBERTO, vescovo di Utica e CERVATO, Miles, cioè cavaliere o feudatario valvassore.

La famiglia dalla sua sede d’elezione Caravaggio e nella vicina Calciana compare presto anche nella città di Bergamo e si diramò in bresciana e nel milanese aggiungendo anche altri importanti cognomi come ben dice Belotti (BB3, vol. 3, p. 66n): "La famiglia dei Secco o Secchi fu tra le più cospicue di Caravaggio. Per le parentele contratte essa si diramò poi nei Secco d’Aragona [nel ‘400], Secco Borella, Secco Comneno, Secco Suardo [nel 1517], ecc. Ne scrisse, attribuendone le origini a un discendente di Richimero, e quindi con le solite fantasticherie delle opere encomiastiche, G. Bossi, Milano, 1708". (Vi è un opuscolo a stampa anonimo che si riferisce ai Secci a Roma nell’alto medioevo avuto tramite Laura da...

Belotti parla di un Antonio Secco da Caravaggio sostenitore dei ghibellini intorno al 1393. Annota che questo Antonio Secco "doveva essere congiunto di Giacomo detto il Rosso, e di Bartolomeo detto Bartolino, capitano di Caravaggio. Un Antonio, figlio di Giacomo, che non pare possa essere lo stesso di cui nel testo, serviva Francesco Sforza nella Ghiara d’Adda nel 1454. Nicolò Secco fu stimato capitano di Carlo V. [GPA]

La famiglia si divide in diversi rami: Secco d'Aragona, Secco Suardo, Secco Comneno.

[Spreti]' SECCO D’ARAGONA

ARMA: Inquartato: nel 1° partito: a) fasciato di argento e di rosso di 8 pezzi (Ungheria); b) d’azzurro gigliato d’oro (Angiò); nel 2° partito: a) d’argento alla croce potenziata d’oro accantonata da quattro croci dello stesso (Gerusalemme); b) d’oro a quattro pali di rosso (Aragona); nel 3° d’argento a tre fascie di rosso; nel 4° d’argento al cavaliere armato di tutte pezze, trottante, al naturale col pennacchio di rosso, con due scudetti d’oro al leone nero, tenente un pennoncino d’oro carico di un leone di nero, il cavallo coperto di gualdrappa d’oro a sei leoni illeoparditi di nero 2, 2, 2; sul tutto d’argento al leone rampante di rosso, coronato d’oro, tenente una spada al naturale e attraversato da una banda d’azzurro caricata di tre rose d’argento (Secco). CIMIERO: Un drago nascente, tenente con le branche una bandiera d’argento carica di una croce di rosso. ORNAMENTI: Manto di velluto di porpora soppannato di ermellino col cercine, coi svolazzi d’oro e d’argento, di rosso e di azzurro. DIMORA : Milano. In Caravaggio, terra del Bergamasco prossima all’Adda, il fiume che ancora sembra risuonare delle furibonde contese medioevali scatenatesi sulle sue sponde, emerge, sin dalla metà del sec. XIII, una forte stirpe di signori (Capitanei et Milifes) oli carattere feudale: i Secco. Anche per essi si è pensato, e valenti cultori di studi storici non lo escludono, ad una ascendenza lontana e potente, a quella schiatta ghisalbertina dei conti di Bergamo che, privata del potere cittadino, si sparpagliò per la provincia creando famiglie possenti di conti rurali, fieri del nome e della loro indipendenza. Indubbiamente il nome, che forse trae origine dalla radice longobardica «sich» o tedesca «sieg» (vittoria), appare in una lapide tombale, documento di sicura autorità, del 1278, oggi depositato nel Museo Cristiano di Brescia, dalla quale si può risalire al proavo del dedicante, a GIOVANNI, vissuto ai tempi della prima Crociata; dal di lui figlio GIACOMO, come appare dalla iscrizione sulla lapide, nacquero ALBERTO, vescovo di Utica e CERVATO, Miles, cioè cavaliere o feudatario valvassore. Ancor prima del 1500, i Secco di Caravaggio, già divenuti tanto ricchi di censo da aver subito alla mano quei diciottomila fiorini d’oro coi quali acquisteranno la signoria che per oltre quattro secoli li contradistinguerà, si erano alleati con famiglie illustri e potenti, quali i da Vistarino, signori di Lodi, i Malaspina, marchesi della Lunigiana, i Torriani, signori di Milano,i conti D’Arco, i marchesi Del Carretto. Tali parentadi dimostrano come i Secco appartenessero in quei secoli a quella parte della nobiltà che agguerritasi nelle campagne, resisteva ai tentativi di dominazione delle città. Il 1400, secolo dei condottieri, segnò l’apice dell’attività e della fortuna dei Secco, che per merito di svariate ed illustri imprese furono aggregati alla reale casa d’Aragona; s’imparentarono con famiglie sovrane quali i Gonzaga, i Visconti, i Torrelli, i Lusignano, i Malaspina; con famiglie dogali come i Mocenigo e i Doria; con famiglie imperiali come i Comneno di Costantinopoli, di celebri condottieri come i Terzi, i Dal Verme, i Pallavicino, i Martinengo, i Lodrone, i Da Tolentino, i Da Pietrasanta, i Trivulzio, i Vimercati Sanseverino. Attraverso i secoli diedero alla Patria venti giureconsulti e tre dottori in lettere, un Cavaliere della SS. Annunziata, tre di Malta e otto Cavalieri aurati. Si annoverano inoltre cinque Podestà, otto Senatori, ventun Governatori di città, quindici Ambasciatori, due Prefetti, Colonnelli e Capitani di giustizia. Diedero inoltre alla Chiesa quattro Protonotari, due referendari a-postolici e un generale dell’Ordine dei domenicani. Furono i Secco ascritti al patriziato milanese e di cinque altre città; ebbero la nobiltà del S. R. Impero e l’investituta di dieci feudi ereditari. Molti furono i rami di questa famiglia, ma parecchi si estinsero, sicché nel secolo XX ne rimasero due soli : l’uno marchionale e comitale a Milano, l’altro comitale ad Erbusco. Ritornando alla antica genealogia diremo, in succinto, che CERVATO fu padre di GIACOMO II († 1278), il quale dalla consorte Amorosa Bevilacqua ebbe MARCO e GEROLAMO, il primo dei quali ebbe BARTILOMEO, nel 1291, capitano di Caravaggio, mentre il secondo fu capostipite dei Secco Borella, conti di Vimercate, estinti nel secolo XVIII con GIOVANNI BATTISTA. Bartolomeo, da Francesca Pirovano, ebbe GIACOMO III (1316-1363), detto il Rosso, che fu per i Visconti, governatore di Crema, e sposò Isabella della Torre, da cui: FERMO, MARCO II e ANTONIO. Orfani di padre, ancor giovinetti, il 13 aprile 1388 i tre fratelli si presentarono in Milano alla Corte di Regina Della Scala, per ivi stipulare l’atto di acquisto di Calcio e della Calciana Superiore mediante il quale tutti i diritti sovrani che la Scaligera esercitava su tali terre in nome proprio, venivano trasferiti ai compratori, elevandoli, malgrado la piccolezza del territorio, a grandi feudatari. Fu la signoria di Calcio e della Calciana concessa in modo assoluto a Regina Della Scala e da questa, in eguale stato, ceduta, coi diritti sovrani, ai Secco per una assai cospicua somma appunto perché avente spiccato carattere di allodialità e indipendenza che i Visconti tutti, indi gli Sforza, e Francia e Spagna e Venezia, dovettero riconoscere, poiché loro derivava di pieno diritto in virtù dello strumento di acquisto. La Calciana inferiore invece venne divisa in tre parti e comperata dai Barbò, dai Da Covo e dai Groppello. Fermo, fervente ghibellino, caro ai Visconti che lo fecero castellano e governatore di terre e di città, fu il capostipite dei Secco Comneno, così chiamati per il matrimonio di GIORGIO Secco, conte di Mozzanica, con Andronica Comneno della Casa imperiale d’Oriente. Questo ramo si estinse nei Secco-Suardo che ne assunsero il cognome. Marco, il secondo figlio di Giacomo il Rosso, sposò in prime nozze Cassandra Del Carretto, ed in seconde Lantelmina da Vistarino, che lo rese padre di due figli : GIACOMO VI e CERVATO III. Capostipite il primo di un ramo che fiorirà nel milanese, capostipite il secondo di un altro che si propagherà nel bresciano, serbando tuttavia i due rami il condominio su Calcio e la Calciana. Seguiremo dapprima le sorti del ramo primogenito. Giacomo VI, condottiero anch’esso dei Visconti; sposò Luchina Del Cerro dei conti di Cervia, e ne ebbe quattro maschi, due dei quali notevoli : FRANCESCO (1430-1496) e ANTONIO († 1470). Francesco, vissuto fra il fragore delle armi, venne giovinetto inviato quale paggio alla Corte di Mantova; creato Cavaliere del S. R. I. nel 1452 a Ferrara da Federico, re dei Romani, si distinse l’anno appresso riconquistando a Francesco Sforza, suo amico e compagno d’armi, il territorio della Gera d’Adda che era caduto in mano dei Veneziani. Lodovico Gonzaga gli diede in moglie, «pro benemeritis» con ricca dote, sua figlia Caterina; Federico e poi Giovanni Francesco lo ebbero carissimo quale Ministro per le cose militari e Luogotenente, infine, generale per gli affari dello Stato. Condottiero al soldo di Venezia e di Milano, ricercatissimo per il suo valore, fu abile diplomatico quando trattò il matrimonio di Isabella d’Este con Giovanni Francesco Gonzaga. Da Gio. Galeazzo Maria Sforza venne investito nel 1482 della contea di Bosco d’Alessandria e nel 1485 della contea di Sale oltre Po. Nel convegno della Lega contro Venezia, avvenuto a Cremona nel febbraio 1483, il duca di Calabria, Alfonso d’Aragona, per dimostrare a Francesco l’alta sua considerazione, lo aggregò alla sua famiglia concedendo a lui ed ai suoi discendenti il diritto di portare il regale nome d’Aragona e di inquartarne l’arma. Purtroppo tanti onori e tanta potenza inorgoglirono il Secco, il quale, trovandosi in Mantova da più anni investito di poteri straordinari, nella primavera del 1492 dovette improvvisamente fuggire perché era stata scoperta una sua trama segreta per impadronirsi del potere. Bandito dallo Stato, riparò presso la sua unica figlia Paola, che aveva sposato Marsilio Torelli, conte e signore di Guastalla e Montechiarugolo; passò indi in Toscana offrendo il suo braccio alla Repubblica Fiorentina. Dopo diversi fatti d’arme vittoriosi nella guerriglia contro Pisa, fu incaricato di scortare coi suoi armati re Carlo VIII e per esso si batté nella giornata di Fornovo. Ritornato in Toscana, e ripresa la guerra contro i Pisani, in un inseguimento vittorioso venne colpito a morte da un’archibugiata. ANTONIO (1430-1488), uno dei più qualificati partigiani di Francesco Sforza, Luogotenente della Gera d’Adda e Governatore di Cremona, sposò Caterina dal Verme, la cui madre Luchina era figlia del Carmagnola, e ne ebbe, tra gli altri, GIACOMO ANTONIO (1451-1517), il quale, cresciuto alla Corte di Mantova, ne fu bandito con lo zio; creato Senatore nel 1494 da Lodovico il Moro, quattro anni dopo lo abbandonò per passare al servizio della Repubblica di Venezia, per la quale combatté ad Agnadello. Il Re francese, vincitore di quella battaglia, gli confiscò il feudo di Sale (quello di Bosco era stato trasferito da poco tempo ai Riario), feudo che non venne più restituito ai Secco. Solo più tardi Filippo IV di Spagna volle reintegrarne la perdita concedendo ai discendenti di Giacomo Antonio, e loro successori in infinito, il luogo, terra e Castello di Fornovo, con mero e misto imperio e titolo marchionale. Giacomo Antonio condusse in isposa Cassandra Pallavicino, dalla quale ebbe FRANCESCO, MARCANTONIO e quattro figlie. Francesco (1490-1562), nobile cavaliere, che nel 1541 fu tra i patrizi milanesi che fecero scorta a Carlo V, dalla consorte Elisabetta, figlia del conte Lodovico Suardo, ebbe dieci figli, dei quali SOCINO (1540-1572), giureconsulto, Vicario di provvisione e Prefetto di Milano, che sposatosi con Brigida Prada, continuò il ramo primogenito vivente, mentre MARCANTONIO, sposatosi con Prima Vertua, iniziò un altro ramo, che si spense sul finire del sec. XVII. Dei figli di Socino soltanto ALESSANDRO, che fu anch’esso decurione, Vicario e Prefetto in Milano e che aveva sposato Eleonora, figlia di don Giovanni de Cordova, Governatore di Novara, ebbe discendenza. Fu suo figlio SOCINO MARIA († 1702), creato marchese di Fornovo con patenti 31 dicembre 1643 da Filippo IV d’Austria, re di Spagna, come già si disse. Egli passò molto tempo della sua vita in Fiandra, dove possedeva il feudo di Mélin e dove sposò Filippina de Maldeghem, figlia di don Emanuele, signore di Mosbek, la quale generò ALESSANDRO EMANUELE, che fu al servizio di Eugenio di Savoia (1675), decurione in Milano nel 1698, e marito di Gerolama Castiglioni dei conti Boni, da cui nacquero otto figli, due dei quali continuarono la famiglia: il primogenito GIOVANNI BATTISTA, marito della contessa Paola Martinengo Cesaresco, fu padre di GIOVANNI ANTONIO, il quale dalla moglie contessa Teresa Secco d’Aragona ebbe un figlio, CARLO FRANCESCO (1798-1886), morto senza discendenti. Il secondogenito RICHIMERO sposò la contessa Onesta Secco d’Aragona e ne ebbe GAETANO (1760-1841), marito di Maria Teresa Grugnì, da cui LUCIANO, gesuita, e ASCANIO (1803-1882). Da quest’ultimo, e dalla moglie Fulvia Orrigoni, nacquero RICHIMERO (1833-1896) e GAETANO (1846-1920), i quali fratelli formarono due rami distinti della famiglia. Il figlio di Richimero e della sua sposa Teresa Fontana, il vivente GIUSEPPE (n. a Verona il 18 novembre 1876), chiese ed ottenne il riconoscimento degli antichi titoli con D. M. 2 febbraio 1921. Egli è marito di Noemi Venturuzzo e padre di GASTONE (n. a Milano il 19 settembre 1906), dottore in legge. La famiglia è iscritta nel Libro d’Oro della Nob. Ital. e nell’Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di marchese di Fornovo (mpr.), conte e consignore di Calcio e della Calciana Superiore (m.), patrizio milanese (m.), nobile (mf.), in persona di GIUSEPPE, di Richimero, di Ascanio. Figlio: GASTONE. f. l.

SECCO D’ARAGONA.

ARMA: D’argento al leone rampante di rosso, coronato d’oro, tenente una spada al naturale e attraversato da una banda d’azzurro caricata di ire rose d’argento. Alias: Inquartato nel 1° partito: a) fasciato d’argento e di rosso di 8 pezzi (Ungheria); b) d’azzurro gigliato di oro (Angiò); nel 2° partito: a) di argento alla croce potenziata di oro accantonata da quattro crocette dello stesso (Gerusalemme); b) d’oro a quattro pali di rosso (Aragonsa); nel 3° d’argento a tre fascie di rosso; nel 4° d’argento al cavaliere armato di tutte pezze, trottante, al naturale col pennacchio di rosso, con due scudetti d’oro, al leone di nero, tenente un pennoncino d’oro carico di un leone di nero, il cavallo coperto di gualdrappa d’oro a sei leoni illeoparditi di nero 2, 2, 2; sul tutto, d’argento al leone rampante di rosso, coronato d’oro, tenente una spada al naturale e attraversato da una banda d’azzurro, caricata da tre rose d’argento (Secco). CIMIERO: Un drago nascente tenente con le branche una bandiera d’argento carica di una croce di rosso. DIMORA: Milano. Ramo secondogenito della famiglia precedente, distaccatosi nel secolo scorso con GAETANO, figlio di ASCANIO qm. Gaetano († 1841). Da Gaetano (1846-1920) e dalla consorte Maria Rusponi, nacquero: 1) Anita (n. 7 settembre 1891), spos. con Salvatore Carlucci; 2) ETTORE (n. il 22 gennaio 1894), spos. con Renata Billi, da cui: a) Giuliana (n. 2 dicembre 1919); b) ASCANIO (n. 11 ottobre 1923). La famiglia è iscritta nell’El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di nobile dei marchesi di Fornovo, conte e consignore di Calcio e della Calciana Superiore (mf.), patrizio milanese (m.), in persona del predetto GAETANO, di Ascanio. Figli: Annita, ETTORE. Figli di Ettore: Giuliana e ASCANIO. f. l.

SECCO D’ARAGONA.

ARMA : D’argento al leone rampante di rosso, coronato d’oro, tenente una spada al naturale e attraversato da una banda d’azzurro caricata di tre rose d’argento. Alias: Semipartito troncato: nel 1° partito: a) di azzurro gigliato di oro (Angiò); b) d’argento alla croce potenziata d’oro accantonata da quattro crocette dello stesso (Gerusalemme); nel 2° partito : a) d’argento a tre fascie di rosso (Ungheria); b) d’oro a quattro pali di rosso (Aragona); nel 3° d’argento al leone rampante di rosso, coronato d’oro, tenente una spada al naturale e attraversato da una banda d’azzurro, caricata di tre rose d’argento. DIMORA: Erbusco (Brescia). Ramo della famiglia precedente (v. ivi origine e ascendenza), che discende da CERVATO 3° († 1447); figlio di Marco e di Lantelmina dei Vistaririo. Fu Cervato condottiero dei Visconti e Governatore di Bologna nel 1483, ucciso all’assedio di Caravaggio. Aveva sposato in prime nozze Lucia Visconti, che gli diede MARCO, capostipite di un ramo estintosi nel 1560 con NICOLÒ, Ambasciatore e Governatore di Asti; in secondi voti Dorotea da Covo, da cui ebbe numerosi figli, dei quali: GIACOMO fu il capostipite dei Secco, patrizi di Brescia, oggi viventi; GIOVANNI, Governatore di Bergamo, di un ramo che si .spense nel 1603, e SOCINO, del ramo che si estinse, dopo una generazione soltanto, con Maria, che andò sposa a Lodovico Suardo, dal qual matrimonio discesero i Secco Suardo (vedi). GIACOMO (t 1488) fu condottiero per la Repubblica Veneta e venne accolto nel Consiglio Generale della Nobiltà Bresciana nel 1460. Dalla moglie Tommasina dei Terzi ebbe nove figli, dei quali MARCO (1477-1560), patrizio bresciano, fu tra i valorosi che osteggiarono i Francesi durante l’assedio del 1512, capitano della Valle Camonica a più riprese e NICOLÒ, che, sposatosi con Bianca Federici, della potente famiglia Camuna dei signori di Angolo ed Erbanno, morì giovanissimo lasciando un figlio solo, CARLO (1515-1542). Questi, come l’avo e il padre, servì nel mestiere del le armi dapprima la Serenissima e poi nel 1540 passò agli ordini dell’imperatore, che lo inviò in Ungheria contro le orde turchesche e dove trovò morte gloriosa sul campo di Székes Fejervar (Alba Reale), sopraffatto dal numero dei nemici. Aveva sposato giovanissimo Nicolosa, del cavalier Vincenzo Calini, che gli diede un solo figlio maschio, CIRO (n. 1541), che fu Cavaliere di Malta e Maggiordomo del duca Guglielmo di Mantova. CIRO, da Maddalena Stella, di nobile famiglia bresciana, ebbe TEODOSIO (n. 1568), che fu uomo d’arme e alfiere sotto la Repubblica Veneta, capitano nel 1610 della Valle Camonica, marito in secondi voti di Maria dei conti Vimercati Sanseverino, che lo rese padre di Ciro II (1619-1681). Fu Ciro podestà degli Orzinuovi; sposò la nobile Maddalena Calvazeglia da Brescia, da cui ebbe sei figli, dei quali: Margherita andò sposa al conte Leopardo Martinengo da Barco e fu madre della Beata Maria Maddalena; TEODOSIO II († 1689) fu podestà di Salò e amico dei Gonzaga e fu da essi creato conte e cavaliere dell’Ordine del Preziosissimo Sangue; CARLO fu ufficiale di cavalleria del duca di Modena, e infine TROIANO (1640-1725), che fu paggio ed amico dei duchi di Mantova, mentre il figlio TEODOSIO (1690-1754), che egli aveva avuto assieme a parecchi altri dalla consorte nobile Caterina Carati, fu per molto tempo alla Corte di Modena, indi alfiere nelle file dell’esercito imperiale per la guerra di secessione spagnola. CIRO (1687-1768), altro figlio di Troiano e che fu al servizio di Venezia quale capitano di fanti nel Levante, si batté da prode all’assedio di Corfù e poi, imbarcatosi su navi corsare venete, scorrazzò nelle acque turche dove ebbe parecchi vittoriosi scontri. TEODOSIO, dalla moglie nobile Maria Olmo, ebbe, tra gli altri, NICOLÒ (1732-1799), uomo integro, che ebbe l’esistenza amareggiata da cause e liti continue condotte in difesa dei propri privilegi feudali, che egli vide a poco a poco svanire assieme all’avito patrimonio; aveva sposato la nipote Caterina Secco d’Aragona, figlia di una sorella e del marchese Gio. Battista, la quale gli diede numerosa figliolanza. Il più giovane dei figli, TEODOSIO (1774-1797), arruolatosi nell’esercito austriaco, cadde sui bastioni di Mantova durante l’assedio postovi dal Bonaparte; il primogenito FRANCESCO (1767-1844), appassionato delle arti e delle lettere, tolse in moglie nel 1810 la nobile Giulia Pulusella, dalla quale ebbe ben dodici figli, ma di questi, come spesso avviene, uno solo ebbe discendenza e fu FERMO (1814-1894), che dalla consorte, nobile Teresa Sabelli, ebbe un solo figlio, il vivente conte FRANCESCO. La famiglia è iscritta nell’El. Uff. Nob. Ital. coi titoli di nobile (mf.), conte e consignore di Calcio e della Calciana Superiore (m.), in persona di FRANCESCO, di Fermo, di Francesco, n. nel 1856, sp. con Angelina Maj. Figli: TEODOSIO (n. 1888, † 1915), dottore in giurisprudenza; FERMO (n. 1890), dottore in giurisprudenza, ufficiale di fanteria in guerra (1915-18), spos. con Pietà Corna Pellegrini; Giuseppina (n, 1891); ANDREA (n. 1894), capitano di fanteria in S. A. P. in guerra (1915-18). Figlia di Fermo: Angiola Maria (n. nel 1923). f. l.


Genealogia

Genealogia Secco

Teatro genealogico delle famiglie nobili milanesi: manoscritti 11500 e 11501 della Biblioteca Nacional di Madrid, a cura di Cinzia CREMONINI, Mantova: Gianluigi Arcari, 2003

Stemmi

Stemmi famiglia Secco

Storia

Personaggi

Dimore

Sepolture

Iconografia

Dipinti e Ritratti

Archivio fotografico

Fonti

http://siusa.archivi.beniculturali.it/cgi-bin/pagina.pl?TipoPag=prodfamiglia&Chiave=28697&RicPag=37&RicSez=prodfamiglie&RicVM=indice&RicTipoScheda=pf

Archivi di famiglie e di persone: materiali per una guida, 2: Lombardia-Sicilia, a cura di Giovanni Pesiri, Micaela Procaccia, Irma Paola Tascini, Laura Vallone, Roma, Ministero BBAAC, 1998 (Pubblicazioni degli archivi di Stato. Strumenti; 133), n° 1500 - 1502.

Bibliografia

http://www.treccani.it/enciclopedia/nicolo-sebregondi/

Sitografia

Documenti

Collezioni

Note