Sombreno. Storia d’un giardino

Da EFL - Società Storica Lombarda.

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STORIA D’UN GIARDINO. 200 ANNI TRA IMMAGINI SOGNATE E IMMAGINI REALI
Bozza per lo studio del giardino della villa Agliardi già Pesenti in Sombreno in base alla documentezione iconografica dell’archivio Agliardi.


L’ambiente

La Valbreno in un dipinto databile al 1690 ca.

Questo quadro è un documento molto significativo della parcellizzazione sul finire del ‘600 delle coltivazioni agricole dei dintorni di Sombreno - detta anche la val Breno -, un territorio già allora intensamente coltivato.

La piantumazione di filari di gelsi e vite durò intensa sino circa agli anni 1950-55. La bachicoltura aveva dato in quell’arco di tempo un impulso molto importante all’economia della zona, consentendo uno sviluppo che la caratterizzò profondamente sotto il profilo sociale ed artistico.

L’origine montanara di molti abitanti della zona, Pesenti compresi, spiega la gelosa cura dedicata per secoli alla terra.

Si intuisce un rapporto non solo fisico ma anche ‘ideologico’ col giardino, amato, ma forse anche temuto dagli stessi proprietari come antagonista dei terreni coltivati (e quindi passato alla nuova destinazione con un’iniziale cautela ed attenzione al rapporto con la campagna circostante.)

Da qui la cautela, quasi avara, con cui i campi vienivano destinati al nuovo ruolo di giardino. È quindi pensabile che il binomio "agricoltura / ospitalità" che ha ispirato il Pollack ed il suo committente Pietro Pesenti non abbia soltanto uno stimolo culturale nello spirito bucolico settecentesco, ma proprio un concetto d’utilità e di rispetto della campagna, in una visione nuova, neoclassica, dell’ortus clausus, che riscatta questo ‘spreco’ di terreno agricolo.


Il progetto

Leopold Pollack. Progetto per il giardino di villa Pesenti (1798). Penna e acquerello, Sombreno, Collezione Pesenti-Agliardi.

Il progetto venne redatto da Leopold Pollack tra il 1796 e l’inizio dell’800; in gran parte fu rifatto perché distrutto nel saccheggio di casa Pesenti nel ’97 con l’arrivo degli Austro-Russi. Lo documentano le belle tavole acquerellate del progetto che sono conservate nella villa di Sombreno.e sono state oggetto di mostre e di vari e attenti studi pubblicati (Perogalli, Terranova ecc.) e non, come le tesi di laurea di Aiardo Agliardi e di sua figlia Ginevra.

Il Tempietto del Silenzio e la casa dell’Ortolano sono due emblematici elementi del sogno di Leopold Pollack. Egli, insigne discepolo del Piermarini, tra il 1796 e l’inizio ‘800, per incarico del conte Pietro Pesenti, patriota cisalpino, progettò oltre all’importante villa neoclassica, anche il giardino.

Un giardino paesaggistico neoclassico lombardo

Gelpi. La Statua dell'Ospitalità sulla facciata della villa.

La genialità del Pollack sta nel aver individuato un rapporto con il contesto ambientale, il circostante colle coltivato, tanto da assumerlo come parte virtuale del disegno. Il tema del giardino è ispirato alle finalità di questa residenza, tema rappresentato dalle due statue poste sulla facciata della villa, l’Agricoltura e l’Ospitalità.

Giardino utile quindi, ma anche per dilettare l’anfitrione e gli ospiti.

In sostanza Pollach, che per i molti contatti che aveva avuto con il suo committente milanese Belgioioso aveva potuto approfondire e assimilare i temi propri dei giardini pasaggistici inglesi, a Sombreno seppe interpretare quella lezione rapportandosi al paesaggio collinare. Questo tema di fondo riaffiora oggi, anche fisicamente, dopo cent’anni in cui il giardino, che venne poi impiantato intorno al 1880 in chiave romantica all’inglese, si va naturalmente diradando, mentre alcune delle piante superstiti, con l’imponenza acquisita assumono sempre più il carattere di “monumento verde”.

Il committente

Bortolo Fumagalli (1781-1863) opp. Jean-François Bosio (1764-1827), Ritratto di Pietro Pesenti

Committente del progetto della villa fu il conte Pietro Pesenti, figura di patriota cisalpino che nella breve storia della repubblica Bergamasca, presto incorporata nella Cisalpina, ebbe importanti cariche, partecipando attivamente con la generosa irruenza della sua giovinezza al grande rinnovamento sperato, e sfociato invece poi nel terribile bagno di sangue causato dallo sfolgorante trionfo di Napoleone.

Comandante generale delle milizie della Guardia Nazionale di Bergamo (vedi G. Locatelli Milesi, Bortolo Belotti, Carlo Perogalli) Pietro Pesenti fu tre anni dopo Presidente dell’Amministrezione del Dipartimento del Serio, e partecipò ai Comizi di Lione; imprigionato e saccheggiato con il ritorno degli Austro-Russi, fu poi perseguitato con la Restaurazione del ‘15. Le delusioni e i dolori lasciarono profonde tracce nella sua psiche che, minata, provocò la prematura morte nel 1826.

Egli era l’ultimo rampollo maschio di uno dei due rami in cui s’era divisa nel ‘600 l’importante famiglia di drappieri. I Pesenti già all’inizio del ‘400 dalla culla natale di Gerosa in Val Imagna s’erano insediati in Bergamo e Sombreno.

Dal conte G. Battista Pesenti a sua volta penultimo maschio dell’altro ramo Pesenti e da sua moglie Giovanna, sorella di Pietro, era nata nel 1801 Marianna, che nel 1822 sposò il conte Paolo di Bonifacio Agliardi e da cui ebbe quattro figli: Alessio (1823+1896), Camilla (1823+1842), Pietro (1825+1866) e Giovanni Battista (1827+1896). Quest’ultimo, rimasto scapolo e divenuto Senatore del Regno, fu poi proprietario della villa di Sombreno e a lui si attribuisce l’attuale impianto del giardino.

Il fratello di Marianna, Pietro (+ 1842), abbracciò la carriera ecclesiastica e fu tra l’altro Parroco di S. Andrea in Porta Dipinta in Bergamo


L’immaginario

Vincenzo Bonomini (1756-1839), il grande affreschista bergamasco, era stato chiamato del Pesenti e dal Pollach per decorare la maggior parte della villa. Nell’imponente salone dalla volta barocca al primo piano, egli con grande perizia affrescò le pareti riprendendo i due temi di fondo del progetto pollachiano: la Ospitalità e l’Agricoltura. Così, in un ambiente immaginario ma con vivo richiamo all’essenza del paesaggio reale, egli raffigurò due significativi elementi del progetto del giardino: uno - la casa dell’ortolano - reale ed agricolo, l’altro - le terme, destinate al piacere del vivere in villa - solo ideato dal Pollach e mai realizzato.

Un altro affresco di Pietro Deleidi, detto il Nebbia, riproduce una visione immaginifica della villa, in un ben più fantasioso paesaggio: è nella sala da pranzo al pian terreno e purtroppo in parte danneggiato dall’affiorare del salnitro.

Gli affreschi in vicolo Bettami

Vi è una bella raffigurazione della villa Pesenti di Sombreno nella casa in vicolo Bettami in Città Alta, che nei primi decenni dell’Ottocento era Agliardi. Anche se non è una delle opere miglior del Nebbia, è interessante soprattutto per la datazione – verso gli anni ’30 (certo anteriore agli anni 1845 ma posteriore al 1822). Un particolare curioso è che il tetto sul timpano denuncia chiaramente che per le architetture l’affresco è tratto dal progetto e non copiato dalla realtà.

Il giardino incompiuto

La mappa catastale del 1812 dimostra che del giardino vi era solo l’Obelisco alla Libertà e relativa rotonda

Dopo la penosa prematura scomparsa nel 1826 di Pietro Pesenti e quasi un ventennio d’abbandono della villa e parco in parte incompiuti e durante i quali sarebbero anche per un certo tempo stati affittati, attorno al 1840 pervennero per divisione a Marianna Pesenti Agliardi, che in quegli anni iniziando ad abitare la villa completò anche alcuni monumenti come il Tempietto del Silenzio (1838), definito nei preventivi del capomastro “cafehause”. Un importante documento della lunga fase di transizione è il bel sevizio fotografico, che vari elementi consentono di datare nell’autunno 1867, forse proprio nel settembre, in cui ricorreva il quarantesimo compleanno del figlio minore Gian Battista; la stagione autunnale sarebbe confermata dagli schioppi in spalla ai fratelli ritratti e dalle lunghe ombre degli alberi. Nelle foto si nota l’esistenza di un filare alberato che con molta probabilità fiancheggiava un viale sull’asse dai cancelli al tempietto. Si nota dietro il Tempietto un muro altissimo con sopra accumulati dei coppi, probabilmente quanto restava dell’incompiuta limoniera, prima dei successivi riattamenti della serra fredda, ghiacciaia e montagnetta, che allora non c’era; lo si vede in altra foto. Questa ed un’altra foto scattata con angolazione contigua documentano come la parte antistante la casa dell’ortolano fosse a frutteto ed orto.

Altre foto sempre di questa serie (fanno parte d’un album) dimostrano che la rotonda attorno all’obelisco "alla libertà" era completaments circondata da piante (sembrano ippocastani), molto più alte e più ravvicinate rispetto a quelle progettate dal Pollach.


Le foto della villa intorno al 1867 Si possono notare il viale alberato, la fontana dinnanzi alla villa (poi smantellata e usata come parapetto dalla montagnola a sud, e per un ponticello), il muro predisposto per la Limonaia poi realizzata più piccola, il frutteto e campo davanti alla casa del giardiniere.

1867 ca. Giardino verso la limoniera non ancora realizzata

Il nuovo giardino romantico

Vi sono quattro valide prove che il nuovo progetto romantico sia stato realizzato solo verso il 1880:

1) L’acquisizione della casa da parte del Senatore Giovanni Battista Agliardi. Dopo la morte nel 1875 della Cssa Marianna Pesenti (che aveva sposato il C.te Paolo Agliardi) la villa di Sombreno nelle divisioni successive toccò a suo figlio, il Senatore Giovanni Battista Agliardi, la cui passione per fiori e piante era nota in famiglia. Si può pensare che Egli una volta diventato proprietario della villa e del parco lo abbia trasformato. Ciò anche in considerazione della sua grande amicizia con casa Piazzoni che il quel periodo avrebbe impiantato il bellissimo Parco poi divenuto Marenzi in via Pignolo. Si potrebbero ravvisare meglio le influenze culturali e forse progettuali . La stessa qualificata scelta di essenze di pregio, di cui talune esotiche, denota competenza, anche se oggi non condividiamo il gusto dell’esotico così ricercato in quegli anni.

2) Acquerelli di Gio. Madone del 1883

Questi acquerelli sono molto interessanti, oltre che per il loro piacevole aspetto, perchè danno una data di sufficiente certezza all’impianto del nuovo giardino. Si noti la giovane età dei Cedri e delle Sequoie.

3) Le foto fatte negli anni 1880 e 1890 (fino ai primissimi anni del ‘900)

Circa il gusto per le essenze esotiche, le foto databili al 1901 mostrano due palme in facciata della villa .Esse però, giustamente, non piacevano già più alla successiva generazione, e infatti nella corrispondenza del 1916 tra Giovanni Battista Agliardi al fronte e le sue sorelle si legge "finalmente" come sua risposta alla notizia che erano state abbattute.

4) La testimonianza del vecchio giardiniere Giacomo Cappelli: noi ragazzi udimmo con una certa incredulità che egli sosteneva d’aver visti quando era ragazzino le Wellinthonie Sequoia e i Cedri del Libano piccoli. La cosa che a noi sembrava strana torna invece pefettamente perché - altra notizia per noi singolare - egli aveva partecipato alla battaglia di Adua nel 1896 e doveva essere nato quindi verso il ’75. In effetti per molti anni s’era erronemente ipotizzata una piantumazione fatta verso il 1830.

Foto anni 1906- 10

Altre foto del 1906 documentano l’evolvere del giardino romantico, che con la creazione di grandi quinte verdi, specialmente di conifere, si estraniava sempre più dall’ambiente circostante e quindi dal disegno pollachiano.

16 ottobre 1906

Ottobre 1906 – Fontana della Ninfa Foto anni 1923-30

1923 ca. (Foto Luigi Amati)

Piante dedicate alla nascita dei figli

Foto anni 1945-48

Vita di un giardino e nel giardino

Un giardino quando è degno della “G” maiuscola , come tutti i beni artistici, è il frutto di una serie di gesti pensati e attuati, frutto non casuale, dove si sono incontrati l’ amore creativo. la logica progettuale e quella operativa in un rapporto equilibrato e felice.

Per il giardino poi questo rapporto, ben più che un altri campi artistici, si continua nel tempo per l’interazione dell’ opera dell’ uomo con quella dinamica della natura.

L’ opera dell’ uomo non è solo quella del progettista e del giardiniere, ma emerge assai in questo caso quella del committente che, articolata tra i vari membri della famiglia, concorre a determinare le varie zone e i vari aspetti di fruizione: quella estetica, quella botanica piante , fiori, ortaggi, quella ludica dei luoghi di riposo e dei giochi.

Quanto più è bravo il direttore di questa complessa orchestra, tanto più piacevole anche per il visitatore non specializzato è il risultato.

Non è una questione di spazio, è una questione di rapporto. Vi sono giardini minuscoli che sono preziosissimi.

Nel caso del giardino di Sombrero, disponendo di uno spazio relativamente notevole, le varie funzioni sono state via via ben ubicate senza sgradevoli interferenze.

Come si è detto innanzi qui vi è stata una sovrapposizione di un giardino romantico sull’iniziale progetto classico che, anche se solo in parte attuato, aveva una sua così forte carica progettuale da felicemente condizionare anche quello romantico e che riaffiora mano in mano che le piante, ormai ultra centenarie, muoiono o assumono aspetti monumentali e personalità che suscitano affetto.

Di questo giardino poi abbiamo la fortuna di disporre di una notevole quantità di documenti, oltre al progetto originale del Pollach e i relativi disegni acquerellati anche un gran numero di fotografie che ne mostrano l’evoluzione dell’ impianto prima e dopo il 1875 e quindi aiutano per la datazione delle piante più importanti, ma mostrano anche molti aspetti di come era goduto sia per ospitale rappresentanza, che per riposante diletto di adulti e giochi dei ragazzi. Così le aiole fiorite, comprese quelle dei fiori da recidere e le serre specialmente dedicate alle padrone di casa ed alle giovinette e non è un banale luogo comune sottolineare l’ importanza delle donne in rapporto ai fiori ed al giardino. Ma anche per gli uomini c’erano le piante preferite e gli angoli dove frescheggiare, leggere e fumare. Poi c’erano gli spazi per i bambini e i ragazzi: la casetta, l’ orticello, gli angoli dove giocare a nascondino, a bandiera, agli indiani, come si leggeva in Salgari , o al pallone, facendo meno danni possibile, le piante dove arrampicarsi. Abbiamo le foto dove via via compaino sullo sfondo del giardino sei generazioni ed io mi trovo in mezzo, come la quercia impiantata per la mia nascita e le altre essenze impiantate per quella dei miei fratelli. Questa carrellata d’immagini inizia con quelle del 1866-67 in un bell’ album dove vediamo per esempio la famiglia riunita che prende il caffè presso al tempietto, oppure agli ospiti attorno all’ obelisco, poi quelle del prozio G. Battista, che verso 1885 col giardiniere controlla i lavori e verso il 1893 passeggia mostrando soddisfatto il crescere del suo giardino alla bella nipote Elisa dalle lunge gonne con i suoi figli Alessio e Piero Moroni; ecco verso i1 1899 la foto di mio Padre che gioca con le sue sorelle e cuginette, o che su di un cavallo a dondolo duella con l’ amico Ghezzi, poi ancora quelle per il fidanzamento di sua sorella Flena o per le nozze di sua sorella Maria, a quelle per il battesimo di mio fratello Aiardo o per le nozze di mia sorella Laura, benedette dal Cardinale Roncalli, allora Patriarca a Venezia poi Giovanni XXIII°, che visitò velocemente il giardino, vi sono poi le foto della dottoressa Maria Montessori, ospite di mia Madre, scattate da Sandro Da Re, una delle quali venne usata per le mille lire.

Per non tediare mi limito a citare queste scegliendole tre le tante che ricordano l’ intrecciarsi di episodi di vita e d’ amore familiare sullo sfondo mutevole, ma fedele di un giardino

Foto 1966 ca.

Foto 2004