Sombreno - "Casa e brolo alla chiesa di Breno"

Da EFL - Società Storica Lombarda.
1965-66 ca.
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VILLA AGLIARDI a Sombreno in via Bergamo 12

In un vecchio cabreo del 28 marzo 1814 questa antica e misteriosa dimora veniva chiamata “Casa e brolo alla Chiesa di Breno”. Era stata acquistata dal C.te Pietro Pesenti il 18 Novembre 1813 ad un’asta dei beni di Pietro Giacomo Moroni - non della famiglia dei nostri cugini, ma altri Moroni, che vivevano da almeno due secoli a Sombreno e forse parenti dell’architetto Giovanni Moroni di Ponte S Pietro, famiglia che sembra avesse origini medioevali molto vicine a quella dei Baroni Scotti.

È presumibile però che fosse stata acquistata da questi Sigg. Moroni successivamente alla ristrutturazione del 1626, infatti il misterioso stemma affrescato sul camino non ha attinenza con quelli Moroni.

Don Angelo Rota, già Curato a Sombreno e appassionato d’arte, tanto da guadagnarsi il soprannome di “grata mur”, sosteneva che nel ‘600 la villa appartenesse ad un notaio, di cui purtroppo non si sa il nome.

Nello stemmario Camozzi lo stemma che più gli si avvicina è quello dei Cortinovis di Grassobbio (n. 3140 a p. 218) che rispetto al nostro ha però alcune piccole aggiunte.

Da Pietro, morto nel 1826, passò per successione a sua nipote, la C.ssa Marianna, ultima discendente della famiglia Pesenti.

Essa aveva sposato nel 1822 il C.te Paolo Agliardi e il loro figlio, il Senatore G. Battista la ereditò nel 1875 e la lasciò al nipote G. Battista, mio Padre.


Nel corso del XVIII, ma soprattutto nel XIX secolo (come risulta dalla mappa di Sombreno del 1812), la villa, rimasta incompiuta e probabilmente per qualche tempo abbandonata, era stata trasformata in cascina con aggiunte di un corpo a ponente, portici e stalle a levante e mezzodì.

Queste superfetazioni, mal costruite, erano anche giunte alla loro fine per vetustà e obsolescenza.

Il corpo della villa, anche se danneggiato dal tempo, era invece molto sano e ben si prestava al restauro.

I restauri iniziati nel 1965 e conclusi nel '69, a cura di mio fratello Ajardo Agliardi, architetto che aveva pure progettato tutto il restauro improntato ad uno scrupoloso recupero dell’esistente anche grazie al reimpiego delle antiche tecniche edili, l’hanno riportata al suo antico armonioso aspetto. In tale occasione si è evidenziata una struttura di base tre-quattrocentesca che aveva avuto una radicale trasformazione del 1626 (data rinvenuta su un muro della scale e salvata sotto vetro). Questa data del resto coincide con gli stucchi del camino e delle cornici, che si erano miracolosamente salvati.

Sono state rinvenute solo alcune tracce d’affreschi di quell’epoca che hanno carattere decorativo di modesto pregio.

Non si è trovata nessuna traccia d’incendio, il che ha fatto pensare a mio fratello Aiardo, che dirigeva i lavori di restauro, che l’intervento seicentesco fosse un ampliamento con l’aggiunta del corpo a sud costituito dal porticato e le soprastanti logge. Aveva anche constatato che le volte della sala e della cucina di allora, erano state costruite nel ‘600 su muri preesistenti.

La facciata ad archi è di tipica impostazione bergamasca di allora e secondo quanto mi segnalò nel 1981 l’architetto Angelo Napo Arrigoni di Crema la tipologia richiama nel loggiato del 2° piano sottotetto quella Vertovese del follo .

Gran parte degli intonaci della facciata sud sono quelli originali del 600 ed anche gli stipiti in pietra che incorniciano porte e finestre sono da ascriversi all’intervento seicentesco.

È arredata con mobili d’epoca e anche parecchi quadri sono del ‘600: Evaristo Baschenis, Salvator Rosa, Barbello, Cifrondi e quattro tele rustiche d’un anonimo fiammingo che ritraggono scene cortesi ambientate sembra in Olanda. Vi è poi una tela, anche questa di pittore ignoto, che documenta il paesaggio dei dintorni di Sombreno nel tardo Seicento. Vi sono inoltre opere di Maratta. del Piccio e di Costantino Rosa.

Il piccolo giardino, anch’esso progettato da Aiardo, iniziato nel 1968, è stato completato da vari interventi di mia moglie Immacolata soprattutto per cespugli e fiori. È costituito da essenze tipiche dell’epoca e del posto: carpini, querce, tassi e arbusti da fiore e bacche ed è ispirato ai roccoli, un tempo numerosi sulle colline circostanti, ma nel contempo riprende i motivi ad archi della villa.

[GPA, 26 novembre 2004]

Graffito interno, con indicazione della data 1626
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Progetto di ristrutturazione, 1965-66 ca.
Pasqua 1970, con le famiglie Agliardi, Lechi e Zileri Dal Verme
Pasqua 1970
Gennaio 2005. Il giardino sotto la neve
Gennaio 2005. Il giardino sotto la neve
Gennaio 2005. Il giardino sotto la neve
Gennaio 2005. Il giardino sotto la neve
Gennaio 2005. Il giardino sotto la neve
Gennaio 2005. Il giardino sotto la neve
Gennaio 2005. Il giardino sotto la neve
Gennaio 2005. La casa sotto la neve
Luglio 2006. Il giardino