Stanga: differenze tra le versioni

Da EFL - Società Storica Lombarda.
(Fonti)
Riga 1: Riga 1:
 +
ARMA: Palato d’oro e di nero.
 +
CIMIERO: Un levriere al naturale, collarinato di oro, nascente.
 +
MOTTO: Non itur ad astra delitiis.
 +
DIMORA: Cremona e Milano.
 +
Antichissima ed illustre famiglia cremonese. Alcuni storici le attribuirono come capostipite un MANICARDO, padre di OLIVIERO, che nel 1112 era guerriero e avrebbe generato il ramo degli Stanga, poi conti di Castelnuovo Bocca d’Adda, e di UBERTINO, uno dei 16 senatori di Cremona, nel 1117, e che avrebbe generato il ramo degli Stanga, marchesi di Annicco e che si chiamarono Stanga Trecco. Ma tale origine è sussidiata solo dalla tradizione e non da documenti genealogici.
 +
Capostipite provato degli Stanga,  conti di Castelnuovo Bocca d’Adda, è un SAMUELE, governatore di Bozzolo nel 1293, e il di lui figlio GASPARINO, giureconsulto, nel 1325, fu eletto dal marchese Obizzo d’Este, quale giudice dei Savi in Ferrara. Da costoro segue una lunga teoria di uomini che illustrarono la patria. CRISTOFORO, detto il «gran cavaliere», fu incaricato di ambascerie presso principi e pontefici, nominato luogotenente generale in tutto lo Stato di Milano da Gian Galeazzo Visconti e eletto decurione di Cremona nel 1387, anno nel quale, con altri giureconsulti, riformò gli statuti della città; un altro CRISTOFORO, famigliare ducale nel 1741, ottenne di estrarre otto oncie d’acqua dal naviglio di Cremona, con lettere ducali del 16 agosto 1477 e, nel 1483, fu eletto decurione della città; MARCHESINO fu cancelliere del duca di Bari, Lodovico il Moro, ricevette in dono, nel 1485, la Banca della Notaria di Cremona, con lettere ducali del 20 marzo 1489 potè acquistare da Daniele Birago il Dosso di Bellagio, divenendo così il feudatario di tutta la riviera di Lecco, fu segretario del duca Galeazzo Maria Sforza e, da questi, con diploma 1° gennaio 1492, fu investito del feudo di Castelnuovo Bocca d’Adda, nello stesso anno, donato di una pensione di lire 1600, ottenne poi, con lettere ducali, 11 luglio 1499, di estrarre dodici oncie d’acqua dal naviglio, presso Corsico e tutto ciò in gratificazione dei prestati servigi. Morì senza successori maschi sì che, dopo la sua morte, il feudo di Castelnuovo Bocca d’Adda ritornò alla Camera ducale.
 +
Detto feudo passò poi al ramo collaterale in persona di CAMILLO, del fu Giulio, il quale con istrumento 11 ottobre 1555, rogato da Gerolamo Legnani, ne ottenne investitura dalla R. Ducale Camera di Milano per il prezzo e mercato di 2500 scudi d’oro d’Italia, compresi i dazi, redditi ed imbottato, con mero e misto imperio e giurisdizione piena per sé, figli, discendenti, successori, e con titolo comitale.
 +
Filippo II, re di Spagna e duca di Milano, con diploma dato in Gand il 20 aprile 1557 confermò la suddetta investitura. Il predetto Camillo fu decurione di Cremona nel 1561 e da lui nacque, fra gli altri, GIOVANNI BATTISTA, che fu residente in Roma per gli elettori di Baviera e Colonia e fu padre di altro CAMILLO, decurione nel 1610. Generò questi altro GIOVANNI BATTISTA, che sposò Anna Ariberti, dei marchesi feudatari imperiali di Malgrate che gli procreò, nel 1667, un altro CAMILLO.
 +
Il feudo di Malgrate, il 25 giugno 1641, con rogito del notaro Matteo Croce, era stato venduto dalla Corona di Spagna, per 70.750 scudi, a Bartolomeo Ariberti di Cremona, col mero e misto imperio, piena e suprema giurisdizione, podestà, alto dominio, come lo tenevano gli antichi signori Malaspina, e colle pertinenze di Filetto, Mucurano, Orturano e Grota, per esso, suoi eredi e successori.
 +
Detto acquisto fu confermato il 31 dicembre 1645 da Filippo IV, re di Spagna. Nel 1649 Bartolomeo Ariberti fondò una primogenitura comprendendovi anche la signoria di Malgrate a favore dei suoi discendenti maschi e, in loro difetto, a favore dei discendenti di sua figlia Anna, moglie del nominato Giovanni Battista Stanga. Dei tre figli maschi di Bartolomeo, successe al padre nel feudo Giambattista, il quale lasciò un Bartolomeo, figlio bastardo spurio che, nel 1671, successe, a sua volta al padre suo, ancor minorenne, quando il padre morì. Per mezzo della vedova di Giambattista, Giulia Rangoni, e sua tutrice, sollecitò dall’imperatore la grazia di essere abilitato alla successione nel feudo imperiale di Malgrate, ma ne ebbe un rifiuto e il feudo, dal 1671, ritornò alla Camera ducale.
 +
CAMILLO ANTONIO Stanga, figlio della nominata Anna Ariberti, si surrogò nella primogenitura fondata dall’avo, Bartolomeo Ariberti, stante i difetti dei natali di Bartolomeo juniore, e l’imperatore Leopoldo, con Patenti Cesaree, date in Vienna il 14 giugno 1692, ordinò che il predetto Camillo Antonio Stanga fosse riconosciuto quale unico signore e marchese del feudo di Malgrate e nel 1693, lo immise di forza nel possesso della signoria, con intervento delle sue truppe.
 +
Ma ne fu poi discacciato, nel 1699, dalle armi spagnole ed il feudo venne in possesso di Giambattista Ariberti, arcivescovo di Palmira, figlio legittimo dello spurio Bartolomeo, ed in fine fu assegnato alla sorella di detto Giambattista, sposa del marchese Fraganeschi, patrizio cremonese, famiglia estintasi nel secolo XIX nei conti Castelbarco.
 +
Figli del conte Camillo Antonio Stanga furono GASPARE, decurione di Cremona nel 1724, e GIOVANNI BATTISTA, cavaliere costantiniano.
 +
Dal detto Gaspare nacque altro CAMILLO ANTONIO, che fu l’ultimo dei decurioni di sua famiglia (1750), e che ottenne il riconoscimento dell’antica nobiltà, del titolo di regio feudatario e conte di Castelnuovo Bocca d’Adda, l’iscrizione della famiglia nel catalogo delle nobili dello Stato di Milano e la delineazione dell’arma (sopra descritta), nel Codice Araldico, con decreto 26 giugno 1773 dell’I. R. Tribunale Araldico della Lombardia austriaca.
 +
Al di lui figlio GIOVANNI BATTISTA, Francesco I d’Austria con Sovr. Risol. 19 novembre 1816, confermò l’antica nobiltà col titolo comitale trasmissibile a tutti i discendenti maschi da maschi come ne godeva la famiglia prima del 1796.
 +
MORANDINO CAMILLO, figlio del precedente, fu istituito erede universale dallo zio materno conte Omobono Offredi, patrizio cremonese e libero barone del regno di Boemia, vescovo di Cremona, e che si spense ivi il 28 gennaio 1829. Questi Stanga così furono anche chiamati STANGA OFFREDI.
 +
Morandino Camillo († 15 ottobre 1836), aveva sposato la nobile Elena Brivio, dei marchesi di S. Maria in Prato, e da questo matrimonio nacquero:
 +
OMOBONO (n. a Cremona l’11 ottobre 1827, † il 13 febbraio 1884), che sposò, il 16 aprile 1850, Antonia, del conte Francesco Albertoni, dalla quale non ebbe discendenza; GAETANO (n. a Cremona il 7 agosto 1830, † ivi il 4 ottobre 1898), che sposò, il 7 giugno 1858, Luigia, del marchese Francesco Vernazzi, e dalla quale nacquero gli attuali discendenti; CESARE (n. a Cremona il 30 marzo 1832, † ivi il 23 dicembre 1860), che sposò Bianca, del conte Cosimo Liberati, che gli procreò una sola femmina, Clara (n. a Cremona il 18 novembre 1859), sposata, il 27 settembre 1880, col conte Adalberto Suardo.
 +
Con D. M. 14 marzo 1883 fu riconosciuto al conte OMOBONO, di Morandino Camillo, il titolo di conte di Castelnuovo Bocca d’Adda, di conte, di patrizio cremonese, trasmissibili, il primo dei suddetti titoli, ai discendenti maschi da maschi; a GAETANO, figlio dello stesso conte Morandino Camillo, il titolo di conte e di patrizio cremonese e di nobile dei conti di Castelnuovo Bocca d’Adda, trasmissibili, i primi due titoli a tutti i discendenti maschi da maschi, e l’ultimo ai discendenti d’ambo i sessi per continuata linea retta mascolina, nonché a tutti i membri della famiglia l’arma sopra descritta.
 +
Con la morte senza discendenza del primogenito conte Omobono, i titoli della primogenitura passarono al fratello Gaetano.
 +
La famiglia è iscritta nel Libro d’Oro della Nob. Ital. e nell’Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di conte (m.), conte di Castelnuovo Bocca d’Adda (mpr.), trattamento di don e donna, in persona di OMOBONO, di Gaetano, di Morandino Camillo, n. a Cremona il 17 dicembre 1864, dottore in legge.
 +
Sorelle: Elena, n. a Cremona il 15 agosto 1859, sposata il 24 giugno 1885 con Paolo Pallavicini; Clementina Maria, n. a Cremona il 25 marzo 1867, sposata ivi il 27 luglio 1889 col nobile Francesco Besozzi Visconti; Maria Carolina, n. a Cremona il 14 aprile 1868, sposata ivi il 19 aprile 1897 con Giovanni Mina-Bolzesi; Giustina, n. a Cremona il 17 febbraio 1877, sposata ivi il 5 giugno 1900 con Guglielmo Stecchini.
 +
Cugina: Clara, di Cesare, di Morandino Camillo.
  
 +
v. s. [Vittorio Spreti]
  
'''VOCE IN VIA DI COMPILAZIONE'''
+
STANGA (STANGA TRECCO).
 +
ARMA: Di rosso inquartato da un filetto d’oro: nel 1° e 4° al leone d’oro illeopardito; nel 2° e 3° allo staffile d’argento, il manico accollato ad un listello dello stesso col motto: Fatalis fortitudo in lettere maiuscole romane di nero, lo staffile posto in sbarra nel secondo ed accompagnato dal sole d’oro nel canton destro del capo e posto in banda nel terzo punto ed accompagnato dal sole nel canton sinistro del capo; sul tutto palato d’oro e di nero (Stanga); il tutto sotto un capo di rosso sostenuto da un filetto d’oro al falcone d’argento carico di tre fasce d’azzurro e coronato d’oro (Trecco).
 +
CIMIERO: Un leone d’oro, nascente.
 +
DIMORA: Milano e Crotta d’Adda.
 +
MAFFINO Stanga, come risulta da istrumento 8 agosto 1343, rogato dal notaro imperiale Cauzzino de’ Cauzzi, cittadino cremonese, era padre di NICCOLINO. Questi procreò CORRADO, che fu padre di GIAN FRANCESCO e GIAN ANTONIO. Costoro, da Bianca Maria, duchessa di Milano, con due Privilegi del 3 dicembre 1452 e 5 ottobre 1457, furono dichiarati esenti da imposizioni e dazii. Gian Antonio, che era divenuto genero del duca Francesco Sforza, ottenne una casa con giardino in Pavia nel 1454.
 +
Il duca Filippo Maria Visconti, con Privilegio del 23 aprile 1420, ed in virtù di confisca eseguita a favore della Camera Ducale di Milano, e in pregiudizio di Pico Cassani da Soncino, aveva donato ad Oldrado Lampugnani tutti i beni e ragioni che quello possedeva nel territorio d’Annicco, nel vescovato di Cremona, e con ampia immunità da ogni dazio sia imposto che da imporsi. Gian Andrea Lampugnani, erede del su detto Oldrado, volendo alienare tutti i beni al nominato nobile Gianfrancesco Stanga, ne fu riportata l’opportuna facoltà dal duca Francesco Sforza che ne accordò il trapasso con Diploma 3 marzo 1464, trapasso che fu convalidato con rogito 28 marzo 1465 di Lazzaro Ceirate e Pietro Motta notari in Milano.
 +
Dal predetto Gianfrancesco discendono in linea diretta gli attuali rappresentanti la famiglia.
 +
Lo stesso Gianfrancesco fu eletto decurione di Cremona nel 1474; PASQUINO, nello stesso anno, coprì uguale carica e nel 1480 creato aulico ducale; nel 1475 CORRADOLO ottenne da Papa Sisto IV l’Abazia commendataria di S. Antonio, che fu poi posseduta da altri cinque della famiglia, e nel 1485 fu governatore a Genova per l’imperatore Massimiliano, fu creato poi consigliere del Duca di Milano e nominato infine protonotario apostolico; il cavaliere GEROLAMO fu decurione in Cremona nel 1482 e PIETRO e NICOLÒ nel 1483; ANTONIO venne ammesso nel Consiglio Ducale di Milano nel 1494.
 +
Il ricordato abate CORRADOLO si rese così benemerito durante il suo governatorato in Genova, che l’imperatore Massimiliano, con suo Privilegio di motuproprio dato in Genova il 6 ottobre 1496, e ivi registrato, dichiarò nobili militi tutti gli Stanga, i loro successori e discendenti, con tutte le prerogative che godevano gli altri nobili del S. R. I., dichiarandoli inoltre conti imperiali palatini con tutte le facoltà di legittimare bastardi, creare notari, ecc. Lodovico Maria Sforza, duca di Milano, con Diploma 10 giugno 1498, riconfermò il detto privilegio imperiale a Corradolo e congiunti. GIOVANNI BATTISTA Stanga, figlio del su nominato Gianfrancesco, che acquistò i beni di Annicco, ottenne dal Senato Veneto, con Patente 8 febbraio 1499 del doge Agostino Barbarigo, conferma dei privilegi che gli spettavano nel Cremonese.
 +
Da Giambattista nacque GEROLAMO, padre di VINCENZO, decurione nel 1570, che generò BALDASSARRE, padre di GIULIO. Questi, decurione nel 1626 e duce di milizie, sposò Aurelia Trecco, patrizia cremonese, che gli generò FRANCESCO, che fu erede, per via materna, del nobile decurione e patrizio cremonese Carlo Trecco, con l’obbligo, per tutti gli eredi alla successione presente e futura, di aggiungere al proprio tanto il nome che il cognome del testatore. Al suddetto Francesco, divenuto CARLO STANGA TRECCO, nominato decurione di Cremona nel 1658, Ranuccio Farnese, duca di Parma e Piacenza, con Diploma 13 gennaio 1686, conferì il titolo di marchese trasmissibile ai suoi figli maschi e discendenti maschi legittimi e naturali in infinito. Da Carlo nacque il marchese GIULIO CARLO, decurione nel 1695 e padre di BALDASSARRE CARLO, decurione nel 1716, che ottenne da Ferdinando Carlo, duca di Mantova e Monferrato, con Diploma dato in Mantova 9 giugno 1706, per sé e discendenti in infinito d’ambo i sessi la nobiltà di Mantova e parimenti dal Senato e dagli anziani di Reggio Emilia, con lettere date in Reggio il 14 dicembre 1717, fu insignito, coi discendenti, della cittadinanza reggiana, purché egli prestasse giuramento e i di lui figli e discendenti dimorassero in detta città e sottostassero agli stessi pesi che erano sostenuti dagli altri cittadini nobili.
 +
Da Baldassarre Carlo nacque altro GIULIO CARLO, sergente maggiore del terzo della milizia della provincia di Cremona, decurione nel 1750 e che, succedendo al padre, godette di tutti i benefizi derivanti dalla signoria di Annicco. Da lui nacque VINCENZO CARLO, eletto decurione patrizio di Cremona il 6 aprile 1780, che fu padre di altro GIULIO CARLO, il quale da Francesco I, imperatore d’Austria, con Sovrana Risoluzione 28 gennaio 1817, comunicata all’I. R. Governo di Lombardia con dispaccio 10 febbraio 1817, venne confermato nell’antica nobiltà col titolo di marchese come ne godeva la famiglia prima del 1796. Su parere però della I. R. Commissione Araldica di Lombardia, l’imperatore d’Austria, confermando il titolo marchionale, ne restrinse la trasmissibilità ai soli maschi primogeniti.
 +
Dal suddetto marchese Giulio Carlo († 31 ottobre 1852), che sposò Brigida dei conti Attendolo Bolognini, nacque VINCENZO CARLO (n. a Crotta d’Adda di Cremona il 15 ottobre 1821, † 9 il febbraio 1887), che sposò in prime nozze a Milano il 2 settembre 1846 Maria dei conti Attendolo Bolognini, della quale restò vedovo il 14 dicembre 1865; in secondi voti a Parma il 27 gennaio 1867 Irma dei marchesi Manara, della quale restò vedovo il 10 luglio 1871; in terzi voti a Milano nel novembre 1873 Isabella dei conti Salazar di Romanengo.
 +
Figli del primo letto furono: GIULIO CARLO (n. Milano 22 dicembre 1847, † 11 agosto 1906), che il 26 febbraio 1873 sposò in Milano la nobile Eleonora Colleoni dei conti di Solza e che gli generò gli attuali rappresentanti; Claudia (n. Milano 2 ottobre 1849), sposata a Milano nel 1875 al conte Carlo Conti di Faenza; FERDINANDO; ANTONIO (n. Cremona 27 settembre 1854); Carlotta; Camilla; Francesca (n. a Milano 7 marzo 1863, † ivi 5 febbraio 1903).
 +
Figlio del secondo letto: IDELFONSO.
 +
Con D. M. 30 giugno 1895 furono riconosciuti i titoli sotto citati.
 +
La famiglia è iscritta nel Libro d’Oro della Nob. Ital. e nell’Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di nobile del S. R. I. (mf.), marchese (m.), conte palatino (m.), trattamento di Don e Donna, in persona di FRANCESCO Stanga Trecco, di Giulio Carlo, di Vincenzo Carlo, n. a Milano 16 ottobre 1879, spos. alla nobile Adele Valier.
 +
Sorelle: Alberica, n. a Milano nel 1877, spos. a Milano 14 ottobre 1905 col conte Gian Lodovico Sola Cabiati; Maria, n. a Milano 19 dicembre 1881, spos. il 12 novembre 1901 col conte Anton Ferrante Boschetti.
 +
Zii: FERDINANDO, n. a Milano 10 gennaio 1853, spos. 15 aprile 1880 con Ida Busca Arconati Visconti dei marchesi di Lomagna; Camilla, n. a Milano 24 dicembre 1861, spos. ivi 4 febbraio 1884 col marchese Matteo Campori di Modena; Carolina (Carlotta), n. a Cremona 3 dicembre 1857, spos. a Milano 12 febbraio 1880 col conte Luigi Parravicini.
 +
IDELFONSO (nato dal secondo letto dell’avo), n. a Milano 8 novembre 1867, spos. a Milano 10 gennaio 1889 con Ida dei conti Turati, divorziato con sentenza 28 ottobre 1915 del Tribunale di Ginevra, delibata dalla Corte d’Appello di Lucca con sentenza del 29 dicembre 1915.
 +
 
 +
v. s. [Vittorio Spreti]
  
  

Versione delle 18:49, 9 feb 2020

ARMA: Palato d’oro e di nero. CIMIERO: Un levriere al naturale, collarinato di oro, nascente. MOTTO: Non itur ad astra delitiis. DIMORA: Cremona e Milano. Antichissima ed illustre famiglia cremonese. Alcuni storici le attribuirono come capostipite un MANICARDO, padre di OLIVIERO, che nel 1112 era guerriero e avrebbe generato il ramo degli Stanga, poi conti di Castelnuovo Bocca d’Adda, e di UBERTINO, uno dei 16 senatori di Cremona, nel 1117, e che avrebbe generato il ramo degli Stanga, marchesi di Annicco e che si chiamarono Stanga Trecco. Ma tale origine è sussidiata solo dalla tradizione e non da documenti genealogici. Capostipite provato degli Stanga, conti di Castelnuovo Bocca d’Adda, è un SAMUELE, governatore di Bozzolo nel 1293, e il di lui figlio GASPARINO, giureconsulto, nel 1325, fu eletto dal marchese Obizzo d’Este, quale giudice dei Savi in Ferrara. Da costoro segue una lunga teoria di uomini che illustrarono la patria. CRISTOFORO, detto il «gran cavaliere», fu incaricato di ambascerie presso principi e pontefici, nominato luogotenente generale in tutto lo Stato di Milano da Gian Galeazzo Visconti e eletto decurione di Cremona nel 1387, anno nel quale, con altri giureconsulti, riformò gli statuti della città; un altro CRISTOFORO, famigliare ducale nel 1741, ottenne di estrarre otto oncie d’acqua dal naviglio di Cremona, con lettere ducali del 16 agosto 1477 e, nel 1483, fu eletto decurione della città; MARCHESINO fu cancelliere del duca di Bari, Lodovico il Moro, ricevette in dono, nel 1485, la Banca della Notaria di Cremona, con lettere ducali del 20 marzo 1489 potè acquistare da Daniele Birago il Dosso di Bellagio, divenendo così il feudatario di tutta la riviera di Lecco, fu segretario del duca Galeazzo Maria Sforza e, da questi, con diploma 1° gennaio 1492, fu investito del feudo di Castelnuovo Bocca d’Adda, nello stesso anno, donato di una pensione di lire 1600, ottenne poi, con lettere ducali, 11 luglio 1499, di estrarre dodici oncie d’acqua dal naviglio, presso Corsico e tutto ciò in gratificazione dei prestati servigi. Morì senza successori maschi sì che, dopo la sua morte, il feudo di Castelnuovo Bocca d’Adda ritornò alla Camera ducale. Detto feudo passò poi al ramo collaterale in persona di CAMILLO, del fu Giulio, il quale con istrumento 11 ottobre 1555, rogato da Gerolamo Legnani, ne ottenne investitura dalla R. Ducale Camera di Milano per il prezzo e mercato di 2500 scudi d’oro d’Italia, compresi i dazi, redditi ed imbottato, con mero e misto imperio e giurisdizione piena per sé, figli, discendenti, successori, e con titolo comitale. Filippo II, re di Spagna e duca di Milano, con diploma dato in Gand il 20 aprile 1557 confermò la suddetta investitura. Il predetto Camillo fu decurione di Cremona nel 1561 e da lui nacque, fra gli altri, GIOVANNI BATTISTA, che fu residente in Roma per gli elettori di Baviera e Colonia e fu padre di altro CAMILLO, decurione nel 1610. Generò questi altro GIOVANNI BATTISTA, che sposò Anna Ariberti, dei marchesi feudatari imperiali di Malgrate che gli procreò, nel 1667, un altro CAMILLO. Il feudo di Malgrate, il 25 giugno 1641, con rogito del notaro Matteo Croce, era stato venduto dalla Corona di Spagna, per 70.750 scudi, a Bartolomeo Ariberti di Cremona, col mero e misto imperio, piena e suprema giurisdizione, podestà, alto dominio, come lo tenevano gli antichi signori Malaspina, e colle pertinenze di Filetto, Mucurano, Orturano e Grota, per esso, suoi eredi e successori. Detto acquisto fu confermato il 31 dicembre 1645 da Filippo IV, re di Spagna. Nel 1649 Bartolomeo Ariberti fondò una primogenitura comprendendovi anche la signoria di Malgrate a favore dei suoi discendenti maschi e, in loro difetto, a favore dei discendenti di sua figlia Anna, moglie del nominato Giovanni Battista Stanga. Dei tre figli maschi di Bartolomeo, successe al padre nel feudo Giambattista, il quale lasciò un Bartolomeo, figlio bastardo spurio che, nel 1671, successe, a sua volta al padre suo, ancor minorenne, quando il padre morì. Per mezzo della vedova di Giambattista, Giulia Rangoni, e sua tutrice, sollecitò dall’imperatore la grazia di essere abilitato alla successione nel feudo imperiale di Malgrate, ma ne ebbe un rifiuto e il feudo, dal 1671, ritornò alla Camera ducale. CAMILLO ANTONIO Stanga, figlio della nominata Anna Ariberti, si surrogò nella primogenitura fondata dall’avo, Bartolomeo Ariberti, stante i difetti dei natali di Bartolomeo juniore, e l’imperatore Leopoldo, con Patenti Cesaree, date in Vienna il 14 giugno 1692, ordinò che il predetto Camillo Antonio Stanga fosse riconosciuto quale unico signore e marchese del feudo di Malgrate e nel 1693, lo immise di forza nel possesso della signoria, con intervento delle sue truppe. Ma ne fu poi discacciato, nel 1699, dalle armi spagnole ed il feudo venne in possesso di Giambattista Ariberti, arcivescovo di Palmira, figlio legittimo dello spurio Bartolomeo, ed in fine fu assegnato alla sorella di detto Giambattista, sposa del marchese Fraganeschi, patrizio cremonese, famiglia estintasi nel secolo XIX nei conti Castelbarco. Figli del conte Camillo Antonio Stanga furono GASPARE, decurione di Cremona nel 1724, e GIOVANNI BATTISTA, cavaliere costantiniano. Dal detto Gaspare nacque altro CAMILLO ANTONIO, che fu l’ultimo dei decurioni di sua famiglia (1750), e che ottenne il riconoscimento dell’antica nobiltà, del titolo di regio feudatario e conte di Castelnuovo Bocca d’Adda, l’iscrizione della famiglia nel catalogo delle nobili dello Stato di Milano e la delineazione dell’arma (sopra descritta), nel Codice Araldico, con decreto 26 giugno 1773 dell’I. R. Tribunale Araldico della Lombardia austriaca. Al di lui figlio GIOVANNI BATTISTA, Francesco I d’Austria con Sovr. Risol. 19 novembre 1816, confermò l’antica nobiltà col titolo comitale trasmissibile a tutti i discendenti maschi da maschi come ne godeva la famiglia prima del 1796. MORANDINO CAMILLO, figlio del precedente, fu istituito erede universale dallo zio materno conte Omobono Offredi, patrizio cremonese e libero barone del regno di Boemia, vescovo di Cremona, e che si spense ivi il 28 gennaio 1829. Questi Stanga così furono anche chiamati STANGA OFFREDI. Morandino Camillo († 15 ottobre 1836), aveva sposato la nobile Elena Brivio, dei marchesi di S. Maria in Prato, e da questo matrimonio nacquero: OMOBONO (n. a Cremona l’11 ottobre 1827, † il 13 febbraio 1884), che sposò, il 16 aprile 1850, Antonia, del conte Francesco Albertoni, dalla quale non ebbe discendenza; GAETANO (n. a Cremona il 7 agosto 1830, † ivi il 4 ottobre 1898), che sposò, il 7 giugno 1858, Luigia, del marchese Francesco Vernazzi, e dalla quale nacquero gli attuali discendenti; CESARE (n. a Cremona il 30 marzo 1832, † ivi il 23 dicembre 1860), che sposò Bianca, del conte Cosimo Liberati, che gli procreò una sola femmina, Clara (n. a Cremona il 18 novembre 1859), sposata, il 27 settembre 1880, col conte Adalberto Suardo. Con D. M. 14 marzo 1883 fu riconosciuto al conte OMOBONO, di Morandino Camillo, il titolo di conte di Castelnuovo Bocca d’Adda, di conte, di patrizio cremonese, trasmissibili, il primo dei suddetti titoli, ai discendenti maschi da maschi; a GAETANO, figlio dello stesso conte Morandino Camillo, il titolo di conte e di patrizio cremonese e di nobile dei conti di Castelnuovo Bocca d’Adda, trasmissibili, i primi due titoli a tutti i discendenti maschi da maschi, e l’ultimo ai discendenti d’ambo i sessi per continuata linea retta mascolina, nonché a tutti i membri della famiglia l’arma sopra descritta. Con la morte senza discendenza del primogenito conte Omobono, i titoli della primogenitura passarono al fratello Gaetano. La famiglia è iscritta nel Libro d’Oro della Nob. Ital. e nell’Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di conte (m.), conte di Castelnuovo Bocca d’Adda (mpr.), trattamento di don e donna, in persona di OMOBONO, di Gaetano, di Morandino Camillo, n. a Cremona il 17 dicembre 1864, dottore in legge. Sorelle: Elena, n. a Cremona il 15 agosto 1859, sposata il 24 giugno 1885 con Paolo Pallavicini; Clementina Maria, n. a Cremona il 25 marzo 1867, sposata ivi il 27 luglio 1889 col nobile Francesco Besozzi Visconti; Maria Carolina, n. a Cremona il 14 aprile 1868, sposata ivi il 19 aprile 1897 con Giovanni Mina-Bolzesi; Giustina, n. a Cremona il 17 febbraio 1877, sposata ivi il 5 giugno 1900 con Guglielmo Stecchini. Cugina: Clara, di Cesare, di Morandino Camillo.

v. s. [Vittorio Spreti]

STANGA (STANGA TRECCO). ARMA: Di rosso inquartato da un filetto d’oro: nel 1° e 4° al leone d’oro illeopardito; nel 2° e 3° allo staffile d’argento, il manico accollato ad un listello dello stesso col motto: Fatalis fortitudo in lettere maiuscole romane di nero, lo staffile posto in sbarra nel secondo ed accompagnato dal sole d’oro nel canton destro del capo e posto in banda nel terzo punto ed accompagnato dal sole nel canton sinistro del capo; sul tutto palato d’oro e di nero (Stanga); il tutto sotto un capo di rosso sostenuto da un filetto d’oro al falcone d’argento carico di tre fasce d’azzurro e coronato d’oro (Trecco). CIMIERO: Un leone d’oro, nascente. DIMORA: Milano e Crotta d’Adda. MAFFINO Stanga, come risulta da istrumento 8 agosto 1343, rogato dal notaro imperiale Cauzzino de’ Cauzzi, cittadino cremonese, era padre di NICCOLINO. Questi procreò CORRADO, che fu padre di GIAN FRANCESCO e GIAN ANTONIO. Costoro, da Bianca Maria, duchessa di Milano, con due Privilegi del 3 dicembre 1452 e 5 ottobre 1457, furono dichiarati esenti da imposizioni e dazii. Gian Antonio, che era divenuto genero del duca Francesco Sforza, ottenne una casa con giardino in Pavia nel 1454. Il duca Filippo Maria Visconti, con Privilegio del 23 aprile 1420, ed in virtù di confisca eseguita a favore della Camera Ducale di Milano, e in pregiudizio di Pico Cassani da Soncino, aveva donato ad Oldrado Lampugnani tutti i beni e ragioni che quello possedeva nel territorio d’Annicco, nel vescovato di Cremona, e con ampia immunità da ogni dazio sia imposto che da imporsi. Gian Andrea Lampugnani, erede del su detto Oldrado, volendo alienare tutti i beni al nominato nobile Gianfrancesco Stanga, ne fu riportata l’opportuna facoltà dal duca Francesco Sforza che ne accordò il trapasso con Diploma 3 marzo 1464, trapasso che fu convalidato con rogito 28 marzo 1465 di Lazzaro Ceirate e Pietro Motta notari in Milano. Dal predetto Gianfrancesco discendono in linea diretta gli attuali rappresentanti la famiglia. Lo stesso Gianfrancesco fu eletto decurione di Cremona nel 1474; PASQUINO, nello stesso anno, coprì uguale carica e nel 1480 creato aulico ducale; nel 1475 CORRADOLO ottenne da Papa Sisto IV l’Abazia commendataria di S. Antonio, che fu poi posseduta da altri cinque della famiglia, e nel 1485 fu governatore a Genova per l’imperatore Massimiliano, fu creato poi consigliere del Duca di Milano e nominato infine protonotario apostolico; il cavaliere GEROLAMO fu decurione in Cremona nel 1482 e PIETRO e NICOLÒ nel 1483; ANTONIO venne ammesso nel Consiglio Ducale di Milano nel 1494. Il ricordato abate CORRADOLO si rese così benemerito durante il suo governatorato in Genova, che l’imperatore Massimiliano, con suo Privilegio di motuproprio dato in Genova il 6 ottobre 1496, e ivi registrato, dichiarò nobili militi tutti gli Stanga, i loro successori e discendenti, con tutte le prerogative che godevano gli altri nobili del S. R. I., dichiarandoli inoltre conti imperiali palatini con tutte le facoltà di legittimare bastardi, creare notari, ecc. Lodovico Maria Sforza, duca di Milano, con Diploma 10 giugno 1498, riconfermò il detto privilegio imperiale a Corradolo e congiunti. GIOVANNI BATTISTA Stanga, figlio del su nominato Gianfrancesco, che acquistò i beni di Annicco, ottenne dal Senato Veneto, con Patente 8 febbraio 1499 del doge Agostino Barbarigo, conferma dei privilegi che gli spettavano nel Cremonese. Da Giambattista nacque GEROLAMO, padre di VINCENZO, decurione nel 1570, che generò BALDASSARRE, padre di GIULIO. Questi, decurione nel 1626 e duce di milizie, sposò Aurelia Trecco, patrizia cremonese, che gli generò FRANCESCO, che fu erede, per via materna, del nobile decurione e patrizio cremonese Carlo Trecco, con l’obbligo, per tutti gli eredi alla successione presente e futura, di aggiungere al proprio tanto il nome che il cognome del testatore. Al suddetto Francesco, divenuto CARLO STANGA TRECCO, nominato decurione di Cremona nel 1658, Ranuccio Farnese, duca di Parma e Piacenza, con Diploma 13 gennaio 1686, conferì il titolo di marchese trasmissibile ai suoi figli maschi e discendenti maschi legittimi e naturali in infinito. Da Carlo nacque il marchese GIULIO CARLO, decurione nel 1695 e padre di BALDASSARRE CARLO, decurione nel 1716, che ottenne da Ferdinando Carlo, duca di Mantova e Monferrato, con Diploma dato in Mantova 9 giugno 1706, per sé e discendenti in infinito d’ambo i sessi la nobiltà di Mantova e parimenti dal Senato e dagli anziani di Reggio Emilia, con lettere date in Reggio il 14 dicembre 1717, fu insignito, coi discendenti, della cittadinanza reggiana, purché egli prestasse giuramento e i di lui figli e discendenti dimorassero in detta città e sottostassero agli stessi pesi che erano sostenuti dagli altri cittadini nobili. Da Baldassarre Carlo nacque altro GIULIO CARLO, sergente maggiore del terzo della milizia della provincia di Cremona, decurione nel 1750 e che, succedendo al padre, godette di tutti i benefizi derivanti dalla signoria di Annicco. Da lui nacque VINCENZO CARLO, eletto decurione patrizio di Cremona il 6 aprile 1780, che fu padre di altro GIULIO CARLO, il quale da Francesco I, imperatore d’Austria, con Sovrana Risoluzione 28 gennaio 1817, comunicata all’I. R. Governo di Lombardia con dispaccio 10 febbraio 1817, venne confermato nell’antica nobiltà col titolo di marchese come ne godeva la famiglia prima del 1796. Su parere però della I. R. Commissione Araldica di Lombardia, l’imperatore d’Austria, confermando il titolo marchionale, ne restrinse la trasmissibilità ai soli maschi primogeniti. Dal suddetto marchese Giulio Carlo († 31 ottobre 1852), che sposò Brigida dei conti Attendolo Bolognini, nacque VINCENZO CARLO (n. a Crotta d’Adda di Cremona il 15 ottobre 1821, † 9 il febbraio 1887), che sposò in prime nozze a Milano il 2 settembre 1846 Maria dei conti Attendolo Bolognini, della quale restò vedovo il 14 dicembre 1865; in secondi voti a Parma il 27 gennaio 1867 Irma dei marchesi Manara, della quale restò vedovo il 10 luglio 1871; in terzi voti a Milano nel novembre 1873 Isabella dei conti Salazar di Romanengo. Figli del primo letto furono: GIULIO CARLO (n. Milano 22 dicembre 1847, † 11 agosto 1906), che il 26 febbraio 1873 sposò in Milano la nobile Eleonora Colleoni dei conti di Solza e che gli generò gli attuali rappresentanti; Claudia (n. Milano 2 ottobre 1849), sposata a Milano nel 1875 al conte Carlo Conti di Faenza; FERDINANDO; ANTONIO (n. Cremona 27 settembre 1854); Carlotta; Camilla; Francesca (n. a Milano 7 marzo 1863, † ivi 5 febbraio 1903). Figlio del secondo letto: IDELFONSO. Con D. M. 30 giugno 1895 furono riconosciuti i titoli sotto citati. La famiglia è iscritta nel Libro d’Oro della Nob. Ital. e nell’Elenco Uff. Nob. Ital. coi titoli di nobile del S. R. I. (mf.), marchese (m.), conte palatino (m.), trattamento di Don e Donna, in persona di FRANCESCO Stanga Trecco, di Giulio Carlo, di Vincenzo Carlo, n. a Milano 16 ottobre 1879, spos. alla nobile Adele Valier. Sorelle: Alberica, n. a Milano nel 1877, spos. a Milano 14 ottobre 1905 col conte Gian Lodovico Sola Cabiati; Maria, n. a Milano 19 dicembre 1881, spos. il 12 novembre 1901 col conte Anton Ferrante Boschetti. Zii: FERDINANDO, n. a Milano 10 gennaio 1853, spos. 15 aprile 1880 con Ida Busca Arconati Visconti dei marchesi di Lomagna; Camilla, n. a Milano 24 dicembre 1861, spos. ivi 4 febbraio 1884 col marchese Matteo Campori di Modena; Carolina (Carlotta), n. a Cremona 3 dicembre 1857, spos. a Milano 12 febbraio 1880 col conte Luigi Parravicini. IDELFONSO (nato dal secondo letto dell’avo), n. a Milano 8 novembre 1867, spos. a Milano 10 gennaio 1889 con Ida dei conti Turati, divorziato con sentenza 28 ottobre 1915 del Tribunale di Ginevra, delibata dalla Corte d’Appello di Lucca con sentenza del 29 dicembre 1915.

v. s. [Vittorio Spreti]


Genealogia

Genealogia Stanga

Stemmi

Stemmi famiglia Stanga

Storia

Personaggi

Dimore

Sepolture

Iconografia

Dipinti e Ritratti

Archivio fotografico

Fonti

http://siusa.archivi.beniculturali.it/cgi-bin/pagina.pl?TipoPag=prodfamiglia&Chiave=28464&RicPag=38&RicVM=indice&RicSez=prodfamiglie&RicTipoScheda=pf

Bibliografia

Sitografia

Documenti

Collezioni

Note