Vertova

Da EFL - Società Storica Lombarda.

già Albertoni dei Capitani di Vertova

Alberto Albertoni di Bernardo Console della città di Bergamo e difensore delle liberà comunali contro il Barbarossa è uno dei deputati alla firma del trattato di Costanza 1183 ed è considerato il capostipite di questa famiglie tanto importante nella storia di Bergamo.

Si cita anche (da Don Pino Gusmini) come esemplare di un rapporto “democratico” ante litteram, quello tra il libero comune di Vertova alla sua origine e il feudatario vescovile Bianco Albertoni dei Capitani di Vertova nipote di Alberto che ne divenne nel 1225 uno dei due Consoli.

Altri Albertoni furono Consoli di Vertova: Giov Andrea 1290; Pietro 1361; Bernardo 1387; Cabrino 1450; Martino 1475.

(Vedere: rapporti con la Val di Scalve; l’albero genealogico a cura Serassi in Bib Civ e il libro di B. Ferrani citato da Don Pino Gusmini pag 53 e le ricerche di Maria Grazia Vertova pag 48 nota 15 riportata a pag.56; interessante è il rapporto ivi citato da Don Gusmini con la Comunità di Honio (p. 50) di cui Vertova faceva parte ma il cui console non poteva essere contemporaneamente quello di Vertova e il capitolo sul regime feudale in val Seriana Pag 51)

Nella storia di questa famiglia vi fu verso il 1450 la diramazione dai figli di Cabrino: Martino che dette origine al ramo che si estinse con Elisabetta o per meglio dire si fuse con i Camozzi Gherardi e Pietro che continuò il nome Vertova ed ancor oggi fiorente.

Il palazzo avito dei conti Vertova era in via Bartolomeo Colleoni, già dei Lanzi, poi Palazzo dei Corrieri Veneti, ora Casazza. In seguito fabbricarono un altro palazzo in via San Giacomo, e l’ultimo della famiglia, conte Andrea, comperò presso Porta San Giacomo l’antica casa Brembati che i Camozzi vendettero ai Noli, e dai Noli passò ai Perini. L’antica tomba di famiglia era nella chiesa di Sant’Agostino; gli ultimi discendenti furono sepolti nella cappella del Castello di Costa di Mezzate. Palazzo e castello avevano a Costa di Mezzate ed a Grumello del Monte.

Degli Albertoni “de Vertua” si segnalano in Bergamo sin da Alberto (1197) e nel Medioevo, in quanto “capitanei” del Vescovo con diritti su Vertova, furono registrati anche come Catanei e, ancora nel 1394, Bernardo otteneva tale investitura; furono nel Consiglio Comunale dal 1340, con Ambrogio; all’inizio del secolo successivo il nobile Bernardo di Pietro Cattaneo degli Albertoni di Vertova acquistò dagli Adelasi una casa “merlata” in Pignolo, ridotta poi a palazzo da Clemente, giurista. L’imperatore Carlo V fece conti Galeazzo e Leonardo; quest’ultimo, residente in San Cassiano, si imparentò con i Calepio; Galeazzo difese le ragioni di Clusone nella richiesta di ampliamento della giurisdizione separata (1591). Nuovi titoli nobiliari ebbe Carlo (1618), coinvolto poi in episodi di delinquenza signorile (1624), mentre Martino, canonico, fu arciprete e vicario vescovile e Giovanni Battista, cavaliere di Malta e ingegnere militare distintosi nell’assedio di Mantova, cedette la sua parte di eredità per trasferirsi alla Valletta (1645). Bartolomeo, con due acquisti successivi (1668 e 1681), ebbe una nuova residenza presso la Rocca. Nel ‘700 i Vertova possedevano beni in Seriale, acquistati dai Gonzaga, e il palazzo di Grumello, derivante dalla primogenitura Agosti; il conte Giovanni Battista, massone filo-veneto, fu municipalista della Repubblica Bergamasca, membro della Bina nel 1799 e rappresentante di Bergamo ai Comizi di Lione (1802); il conte Andrea (m. 1845) tenne salotto nella villa di famiglia in Costa di Mezzale e la sorella Elisabetta, per estinzione della linea maschile, portò ai De Gherardi il cognome di famiglia. La casa di Pignolo, che ancora negli anni Trenta ospitava una frequentata “frasca”, passò ai primi del ‘900 ai Terzi, fotografi in Zambonate. [GPA]


Spreti, Vittorio. Enciclopedia storico-nobiliare italiana, Milano, Enciclopedia storico-nobiliare italiana, 1928-32, vol. VI, pp. 880-882:

VERTOVA, VERTUA, ALBERTONI DA VERTOVA, CAPITANI DI VERTOVA.

La famiglia Vertova è fra le più antiche di Bergamo. Alcuni la fanno derivare dai conti Franchi, altri dai Capitani di Scalve. Quantunque non sia palese il punto di attacco nelle genealogie, pure sembra attendibile la tradizione della comune origine di queste due famiglie sia per la comunanza dei nomi propri, sia per quella dei beni nell’alta Val Seriana e particolarmente a Bagnatica e a Costa di Mezzate, dimostrata da documenti del sec. XII. Capostipite della famiglia Vertova fu ALBERTO D’Albertone, console di Bergamo, deputato ai giuramenti di Lodi (1160) e di Piacenza per la Lega Lombarda e oratore di Bergamo a Costanza (1183), dove sottoscrisse la pace con l’Impero. Vuolsi che egli ottenesse dal Barbarossa il Castello con terreni a Bolghera, confiscato poi dalla Repubblica Veneta per fellonia a Cabrino Vertova, insieme coi beni ch’egli aveva in Val Seriana. Da questo Albertone ebbe origine il cognome Degli Albertoni, conservato da un ramo della famiglia trasferitosi in Cremona, un discendente della quale venne chiamato «Il Vertova». Del resto anche i Vertova di Bergamo da tempi remotissimi possedevano beni nel Cremasco. Evidente analogia si trova anche negli stemmi delle due famiglie. La famiglia Vertova diede illustri personaggi alle magistrature, alle prelature ed alla milizia. Diede un vescovo ad Alessandria della Paglia, parecchi arcipreti e canonici alla Cattedrale di Bergamo. Frate Clemente Vertova, teatino, fu confessore dell’imperatore Carlo V, il quale con diploma 24 novembre 1532 creò conti palatini e cavalieri aurati i .due fratelli Leonardo e Galeazzo. I titoli vennero trascritti nel Libro d’Oro dei titolati di Venezia. L’8 aprile 1687 per terminazione del Magistrato dei feudi vennero descritti col titolo di conti e cavalieri come discendenti dal detto Leonardo, Gerolamo ed i suoi figli Flavio, Giovan Battista, Clemente, Martino, Carlo, Bernardo, Galeazzo e Lodovico.

Nella guerra dei Paesi Bassi, un Vertova ebbe dal general Farnese una spada di onore, che si conserva nell’armeria del Palazzo Vertova, ora Camozzi, a Costa di Mezzate. Vestirono l’abito gerosolimitano Angelo, scomparso nella difesa di Rodi, assediata da Maometto II, Giovan Battista, commendatore di Genzone (27 ottobre 1616), ingegnere militare, restauratore delle fortificazioni della Valletta a Malta. Diede grandi prove di valore nelle guerre di Valtellina ed ebbe l’onore di tenere al sacro Fonte battesimale il duca Carlo Emanuele di Savoia a nome della Religione. Morì a Malta e fu sepolto nella chiesa di San Giovanni. Cristoforo, commendatore di Malta (13 maggio 1645), molto si distinse nelle Carovane e combatté nell’Armata di Savoia. Se ne ammira l’armatura nel Castello di Costa di Mezzate. Il conte Giovan Battista fu tra i reggitori della Lombardia dopo la caduta di Napoleone.

Questa famiglia si estinse nella prima metà del sec. XIX nei Camozzi de’ Gherardi, i quali per maggiorasco istituito dal conte Giambattista, padre di Elisabetta, sposata ad Andrea Camozzi, a favore del figlio di questi, Giovanni Battista, aggiunsero al proprio cognome quello dei Vertova. Il palazzo avito dei conti Vertova era in via Bartolomeo Colleoni, già dei Lanzi, poi Palazzo dei Corrieri Veneti, ora Casazza. In seguito fabbricarono un altro palazzo in via San Giacomo, e l’ultimo della famiglia, conte Andrea, comperò presso Porta San Giacomo l’antica casa Brembati che i Camozzi vendettero ai Noli, e dai Noli passò ai Perini. L’antica tomba di famiglia era nella chiesa di Sant’Agostino; gli ultimi discendenti furono sepolti nella cappella del Castello di Costa di Mezzate. Palazzo e castello avevano a Costa di Mezzate ed a Grumello del Monte.

Al principio del sec. XVIII altra famiglia Vertova, ossia i Vertova degli Albertoni, venne aggregata al Consiglio di Bergamo ed ebbe il titolo di conte dalla Repubblica Veneta. Aveva palazzo in via Masone; poi Brembati, in seguito Medolago e da ultimo Brentani. Aveva pure possessi anche a Seriate ed a Brembate Sotto. Nel Libro dei veri titolati della Serenissima Repubblica Veneta, al n. 322, c. 220, si legge: «Vertova De Albertoni. Fattosi riflesso dall’Eccellentissimo Senato all’antica nobiltà della famiglia Vertova discendente da Alberto Albertoni che fu oratore l’anno 1183 nella pace di Costanza alla maestà di Federico I Imperatore divenne sotto li 5 aprile 1710 a specioso decreto col quale li fedeli Marcantonio, Giuseppe e Lodovico Ferdinando fratelli Vertova q. Pietro discendenti dal suddetto Alberto de Albertoni restarono insigniti del titolo onorifico di conte con la legittima discendenza in perpetuo». I suddetti vennero iscritti nel Libro d’Oro l’8 aprile successivo. Anche questa famiglia è estinta, perché GIUSEPPE ed ALESSANDRO, figli di LUIGI, e benigno, fratello di questo, non hanno avuto discendenti. Nel Consiglio di Bergamo sono iscritti: MARTINO e GIOVANNI, 1475; PIETRO, 1491; CLEMENTE, 1509; GALEAZZO, 1510; LEONARDO, 1517; FEDERICO, 1519; e così altri ininterrottamente fino al 1800. Vi compare la prima volta col titolo di conte CARLO nel 1619. Nell’Elenco del 1828 sono iscritti: GIOVAN BATTISTA, BENIGNO e LUIGI; in quello del 1840: ANDREA, BENIGNO e LUIGI (Vertua).

La famiglia è iscritta genericamente nell’El. Uff. Nob. Ital. del 1922 col titolo di nobile (mf.), in persona degli ultimi riconosciuti BENIGNO e LUIGI qm. Giuseppe (4 settembre 1818).

g. l.

Genealogia

Genealogia Vertova

Stemmi

Stemmi famiglia Vertova

Storia

Personaggi

Dimore

Sepolture

Iconografia

Dipinti e Ritratti

Archivio fotografico

Fonti

Presso la Biblioteca Civica 'A. Maj' di Bergamo sono conservate le pergamene relative alle seguenti persone (per maggiori dettagli vai al sito):

Vertova Ambrogio fu Zandino, 1370 perg 0154

Vertova Antonino (eredi di -), di Bergamo, 1437 perg 1846

Vertova Roberto fu Francesco, notaio, 1566 perg 1036

Bibliografia

Sitografia

Documenti

Collezioni

Note