Villa Pesenti Agliardi - Sombreno

Da EFL - Società Storica Lombarda.

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Sombreno Villa Pesenti Agliardi facciata.jpg

Sombreno Villa Pesenti Agliardi Vista aerea.jpg
Ritratto di Leopold Pollack (già Milano, Galleria d'Arte Moderna.
Leopold Pollack. Facciata verso mezzogiorno di villa Pesenti (1798). Penna e acquerello, Sombreno, Collezione Pesenti-Agliardi.
Leopold Pollack. Facciata verso il Giardino a fiori di villa Pesenti (1798). Penna e acquerello, Sombreno, Collezione Pesenti-Agliardi.
Leopold Pollack. Facciata verso Levante di villa Pesenti (1798). Penna e acquerello, Sombreno, Collezione Pesenti-Agliardi.
Leopold Pollack. Secondo piano superiore di villa Pesenti (1798). Penna e acquerello, Sombreno, Collezione Pesenti-Agliardi.
Leopold Pollack. Facciata verso Tramontana di villa Pesenti (1798). Penna e acquerello, Sombreno, Collezione Pesenti-Agliardi.

ROBERTO FERRANTE, PAOLO DA RE, Ville Patrizie Bergamasche, Bergamo, Grafica e Arte Bergamo, 1983, pp. 45-51:

Nell’accettare l’incarico di progettare la casa di Sombreno, il Pollack cercò di realizzare un progetto di parco che purtroppo rimase incompleto. Altre ville significative della zona si trovano ad Almenno S. Salvatore, Almenno S. Bartolomeo e Villa D’Almè.


La villa fatta costruire dal conte Pietro Pesenti a Sombreno negli anni a cavallo fra il Settecento ed Ottocento deve essere vista come parte di un tutto che comprende anche il parco. Villa, cioè, nel senso più completo del termine, così com’era stata concepita dall’architetto Leopoldo Pollack che avrebbe voluto fare di questo edificio un esempio di architettura con il quale dare una svolta alla sua carriera. Purtroppo la realizzazione del progetto avrebbe obbligato la famiglia Pesenti a sostenere una spesa che venne giudicata eccessiva, per cui molte idee rimasero sulla carta.

La parte del progetto che più ha sofferto dì questa circostanza è quella del giardino che il Pollack avrebbe voluto “arredare” come un vero e proprio luogo di soggiorno estivo nel quale i motivi ornamentali si sarebbero alternati alle sorprese che il visitatore si sarebbe trovato ad osservare. Dai disegni planimetrici conservati emergono elementi suggestivi di cui oggi si può soltanto intuire la complessità della impostazione.

Nel giardino avrebbe dovuto esserci l’elemento architettonico (per la presenza dell’edificio residenziale), l’elemento paesaggistico (gli intenti panoramici intesi a far vedere la campagna circostante), urbanistico (per la presenza di una piazza rotonda circondata da piante), archeologico (con il recupero di suggerimenti egiziani e classici), romantici (per alcuni cenni che rievocano l’architettura castellana), speleologico (con la formazione di una grotta), esotico (con aiuole realizzate con fiori olandesi), industriale (con una filanda munita di 24 fornelli), scientifico (per la possibilità di misurare il tempo attraverso un orologio solare). Inoltre avrebbe dovuto esserci anche un’agrumeria con piante di limoni ed aranci.

E non è tutto. Il Pollack avrebbe voluto inserire anche motivi celebrativi e simbolici quali un Monumento della Libertà in Italia, un Tempio della Pace ed uno del Silenzio. Infine l’architetto aveva lasciato anche alcuni spazi riservati all’iniziativa del committente.

Del progetto originario venne realizzato l’obelisco della Libertà che troneggia davanti alla facciata della villa, il padiglione della Pace ed altre decorazioni secondarie. L’impostazione del parco, che si avvale della presenza di alcune piante d’alto fusto rare nella nostra provincia, manifesta questa nobiltà d’intenti, ma per arrivare ad intuire la volontà del progettista è necessario lavorare dì fantasia. Le splendide intuizioni del Pollack rimasero tali e se ora sono note, lo si deve soltanto alla prudenza della famiglia Agliardi che le ha conservate.

Visitando questa villa, soprattutto osservando i disegni del parco, viene da porsi una domanda: come mai un architetto famoso come il Pollack che a Milano aveva già progettato l’imponente Villa Belgioioso, poi diventata Villa Reale, e che a Bergamo, tra l’altro, aveva firmato il teatro Sociale, ha accettato la proposta del conte Pesenti per rifare la sua residenza di campagna così lontana dai centri urbani e per di più da ristrutturare su una costruzione esistente?

La risposta è da cercare nella storia italiana di quegli anni. La sfortunata vicenda austriaca in Lombardia dei primi anni dell’Ottocento coinvolse il prestigio professionale dell’architetto Piermarini del quale Leopoldo Pollack era riconosciuto discepolo. In aggiunta, la sua origine austriaca non rappresentava un incoraggiante biglietto da visita per la nuova classe dirigente. In quegli anni, quindi, il Pollack aveva bisogno di lavorare e di scrollarsi di dosso un passato che male si armonizzava con la nuova situazione politica.

L’occasione fornitagli dal conte Pesenti gli dava inoltre la possibilità di dimostrare la sua autonomia inventiva e, visto che nell’ammodernamento della casa aveva poca libertà di scelta dovuta agli schemi della vecchia costruzione, accentrò l’attenzione sul giardino inserendo nella progettazione tutta quella serie di “idee” di cui abbiamo fatto cenno.

La villa in se stessa è d’impostazione neoclassica ed è come un grosso parallelepipedo i cui locali sono stati costruiti prendendo come nucleo centrale un salone esistente al primo piano.

La facciata, che sull’asse centrale presenta un avancorpo a lieve risalto con tre grandi archi (ora chiusi da vetri) ha lateralmente due ali dì limitata sporgenza decorate sulle testate da nicchie con coronamento a timpano che racchiudono, a loro volta, in una la statua dell’Abbondanza con la cornucopia e nell’altra l’Agricoltura con gli attrezzi rurali. Sopra, in riquadri rettangolari, sì leggevano due distici latini allusivi alla vita campagnola.

La facciata a nord, in cui si apriva l’androne di ingresso alla casa, sia per lo spessore dei muri che per l’irregolarità non rettilinea della superficie, mette appunto in evidenza la presenza di un nucleo abitativo precedente, forse costruito nel Seicento. Questa considerazione è confermata dalla presenza, nel piano superiore ed in asse alla villa, dell’ampio salone a volta con misure insolite per quel periodo: oltre cinque metri per dieci; cioè una lunghezza esattamente doppia della larghezza.

È attorno a questo locale che il Pollack impostò simmetricamente tutta la composizione edilizia della casa formando, al pianterreno, un vasto vestibolo con movenza di archi ad effetto scenografico. A sinistra del vestibolo, attraverso una sala a volta e lunettata, si giunge ad un locale quadrato dove inizia un imponente salone che sale al piano superiore. A nord del vestibolo si allineano tre sale: due con stucchi neoclassici, la terza con volta a padiglione ornata con finissime composizioni decorative del pittore Vincenzo Bonomini. Sul lato destro del vestibolo il gruppo delle sale è invece ornato nelle volte da motivi di decorazione policroma di epoca posteriore, come si usava nei palazzi cittadini nei decenni seguenti la metà dell’Ottocento.

Le decorazioni più importanti e significative sono comunque al primo piano.

Il salone centrale è riccamente decorato di festoni e motivi barocchi. Nei locali adiacenti, invece, acquistano particolare interesse le decorazioni di alcune pareti eseguite con la tecnica delle papier peints francesi, carte da parati realizzate con sistemi artigianali ed importate dalla Francia. Eseguite a tempera, hanno mantenuto, nonostante gli anni, una straordinaria vivezza di colori.

La decorazione di una di queste sale svolge il tema della caccia al cervo con una molteplice varietà di elementi inquadrati in un paesaggio di folti alberi con cavalieri in giubba rossa, cavalli, cani e, a lato, carrozze ferme, gruppi di dame in costume del primo Ottocento in eleganti e piacevolissimi atteggiamenti.

In un altro ambiente le pareti compongono una visione orientale a vive tonalità in un complesso panoramico che mette in evidenza riflessi d’acqua, canoe, edifici di architettura araba, chioschi, minareti, moschee. Una piccola saletta, adibita a locale di studio, presenta le architetture addensate di una città ideale nella quale spiccano visibilmente i più noti edifici monumentali parigini: la S.te Chapelle, il Louvre, Notre Dame, gli archi del Carousel e de l’Etoile, la Tour Saint Jacques.


Vedi Nota spese per la fabbrica di Breno dal 1793 al 1819

Carlo Perogalli. Villa Pesenti, Agliardi a Paladina, Sombreno (Bergamo). Estratto dall’«Archivio storico lombardo» serie IX - volume VII - 1968 Milano Società Storica Lombarda, 1969

Ginevra Agliardi. Il progetto di Leopoldo Pollach per il giardino di villa Pesenti-Agliardi a Sombreno, Tesi di laurea, Milano, 2002


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Leopold Pollack. Piano terreno di villa Pesenti (1798). Penna e acquerello, Sombreno, Collezione Pesenti-Agliardi.
Leopold Pollack. Primo piano superiore di villa Pesenti (1798). Penna e acquerello, Sombreno, Collezione Pesenti-Agliardi.
Sombreno Villa Pesenti Agliardi - Pianta.jpg
La facciata con l'Obelisco della Libertà, 1983 ca.
La parte centrale della facciata con l'avancorpo a lieve risalto, 1983 ca.
L'ingresso della villa, 1983 ca.
Lo scalone che porta al piano superiore
Il salone centrale al primo piano
Soffitto settecentesco del salone centrale con festoni, motivi barocchi e dipinto centrale di soggetto allegorico
Affresco del soffitto settecentesco del salone centrale, con soggetto allegorico
Vincenzo Bonomini. Soffitto con affresco raffigurante "La Repubblica"
Vincenzo Bonomini. Affresco raffigurante un paesaggio con rovine classiche e la "casa del giardiniere"
Vincenzo Bonomini. Affresco raffigurante un paesaggio con rovine classiche e un edificio termale
Vincenzo Bonomini. Affresco raffigurante Bacco e Arianna
Albero genealogico della famiglia Agliardi
Stupendo soffitto dalle finissime decorazioni
Tappezzeria francese disegnata a tempera su carta raffigurante una caccia al cervo in un fitto bosco
Decorazioni in gesso di una camera
La famiglia Agliardi davanti alla villa di Sombreno nel 1867 ca.
La famiglia Agliardi nel giardino di Sombreno, 1867 ca.
La famiglia Agliardi nella loggia della villa di Sombreno, 1867 ca.
L'obelisco, 1867 ca.
L'obelisco, 1867 ca.
Caffè al Tempietto, 1868 ca.
G.B. Madone. L'obelisco, 1883
G.B. Madone. La villa vista dal giardino, 1883 ca.
L'obelisco, 1885 ca.
Giovanni Battista Agliardi con il giardiniere Massimiliano, 1890 ca.
Giovanni Battista Agliardi con Piero e Alessio Moroni, 1893-94 ca.
Passeggiata in giardino, 1893-94 ca.
Casa del giardiniere, 1893-94 ca.
La facciata sud vista dalla montagnetta in giardino, 1893-94 ca.
Giardinieri nella rotonda davanti alla villa, 1893-94 ca.
Il Tempietto del Silenzio, 1893-94 ca.
Il domestico Recalcati sul portone della villa nel 1894
Giovanni Battista Agliardi con Piero Ghezzi (1897)
Maria Anna Agliardi con la nutrice Luigina Tironi (1899)
Carolina Agliardi Goltara con la figlia Maria Anna (1899)
Maria Anna Agliardi in braccio alla sorella maggiore Elena (luglio 1899)
Elena, Laura e Giovanni Battista Agliardi all'obelisco (1900)
Elena, Laura e Giovanni Battista Agliardi su un carretto (1900)
La facciata della villa (1900 ca.)
La villa nel 1901 ca.
La sequoia wellintonia nel giardino verso ovest (1901 ca.)
La villa e l'obelisco (1901 ca.)
16 ottobre 1906. Fidanzamento di Elena Agliardi con Antonio Pesenti
Ottobre 1906. Elena, Laura, Battista e Maria Agliardi alla fontana della ninfa
1913 ca. Laura Agliardi e Rita Guffanti Pesenti
Irma Gandini. L'obelisco, 1918-19 ca. Erbusco, coll. privata
La villa dal giardino, 1923 ca. (Foto Luigi Amati)
La villa dal giardino, 1923 ca. (Foto Luigi Amati)
Il tempietto, 1923 ca. (Foto Luigi Amati)
Anonimo. Il tempietto (Erbusco, coll. privata)
La Fontana della ninfa
1942 M.lle Annette Burri con il somarello sardo
22 settembre 1949. Maria Montessori a Sombreno (Foto Sandro Da Re)
22 settembre 1949. Maria Montessori a Sombreno, ricevuta dalla C.ssa Myriam Agliardi Gallarati Scotti e dai suoi figli Gian Paolo, Giacomo Bonifacio, Laura e Ajardo. Nel gruppo vi sono anche il figlio della d.ssa Montessori, Mario, con la moglie Ada Pierson, il Prefetto e consorte, la C.ssa Ludovica Borromeo Gallarati Scotti, la sig.ra Eleonora Honegger con il figlio Silvio, la prof. Giuliana Sorge, la C.ssa Albani, la signorina Valagna, l’ing. Luigi Pasinetti, il Prof. Virgilio Taramelli, il Prof Angelo Giavarini. (Foto Sandro Da Re)
22 settembre 1949. Maria Montessori a Sombreno (Foto Sandro Da Re)
Miss Anna Bareid con Laura e Aiardo Agliardi, 1952
1952. Pascolo a Sombreno
1952. Il cortile di fronte alla villa
1965. Veduta aerea del borfo di Sombreno, con a destra la villa
La Fontana della ninfa, 1966 ca.
Il giardino verso il tempietto, 1966 ca.
Il giardino verso il tempietto, 1966 ca.
La villa verso est; a sin. la sequoia wellintonia, 1966 ca.
Gelpi. La Statua dell'Ospitalità sulla facciata della villa.
Gelpi. La Statua dell'Agricoltura sulla facciata della villa.
La statua dell'Ospitalità dello scultore Gelpi
La facciata della villa e l'obelisco, 1978 ca.
Il Tempietto del Silenzio, inserito nel parco (1983 ca.)
Il Tempietto del Silenzio
Il Tempietto del Silenzio
La Fontana della ninfa, fondale architettonico del giardino (1983 ca.)
Vista aerea di Sombreno (1993)
Vista aerea di Sombreno (1993)
Vista aerea della villa di Sombreno
Agosto 2003. La villa durante un temporale
La villa sotto la neve, gennaio 2005
L'obelisco e la villa sotto la neve, gennaio 2005
Il lato occidentale della villa, ottobre 2006